La Crocifissione - Diapositiva presente nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La Crocifissione - Diapositiva presente nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Abbiamo osservato che questo Consiglio fu un mira­bile esempio di politica, e i consiglieri furono mirabili esempi di uomini politici. Ma che cosa riuscì a combi­nare tutta questa politica messa assieme? Combinò la distruzione di Gerusalemme, la distruzione di tutto lo Stato ebraico, la distruzione degli stessi Pontefici e Farisei, che parteciparono a quel Consiglio. E perché? Perché quel Consiglio ebbe tutto quello che di meglio poteva avere dal punto di vista politico, ma non ebbe niente di quello che di cristiano avrebbe dovuto avere; anzi fu tutto contro Cristo: Collegerunt Pontifices et Pharisaei concilium adversus Jesum.
Queste ultime parole 'adversus Jesum' non sono parole del Vangelo, ma appartengono alla glossa della Chiesa. Notate bene: la Chiesa dice che questo Consiglio si riunì contro Gesù: e da un Consiglio che si riunisce contro Gesù, che cosa ci si poteva aspettare, se non la sua stessa distruzione? La distruzione dei suoi consi­glieri e di tutto lo Stato, che essi pretendevano difendere e rafforzare con quei sistemi? E così fu.
Il fondamento politico sul quale si basò la risoluzione di uccidere Cristo fu questo: Si dimittimus eum sic, venient Romani et tollent locum nostrum et gentem (Nota 19): se rilasciamo così quest'uomo, tutti lo acclameranno Re, e se si saprà a Roma che abbiamo un Re contrario alla sovranità dell'Impero, i Romani verranno contro di noi, ci strapperanno alle nostre case, distruggeranno la nostra gente e il nostro Stato; muoia dunque quest'uomo, per evitare la rovina di tutti noi.

Ma vedete come furono ingannati dalla loro stessa politica. 'Uccidiamo dunque quest'uomo, per evitare la rovina di tutti noi'; e si rovinarono tutti, perché ucci­sero quell'Uomo; 'Uccidiamo dunque quest'uomo perché non vengano i Romani e non occupino Gerusalemme'; e poiché uccisero quell'Uomo vennero i Romani e presero Gerusalemme e non lasciarono in essa pietra su pietra. Che avvenne di Gerusalemme? Che avvenne della repubblica ebraica? Chi li distrusse? Chi li mandò in rovina? I Romani. Proprio i Romani! Ecco a che cosa portano i Consigli e le politiche, quando le loro ragioni di Stato sono contro Cristo.

Mappa della Palestina nell'800 a. C.
Mappa della Palestina nell'800 a. C.
Leggiamo in Sant'Agostino: In contrarium eis vertis malum consilium. Vedete, egli dice, come il cattivo consiglio si ritorse contro coloro che lo avevano concepito: Ut possiderent, occiderunt; et quia occiderunt, perdiderunt: per conservare il loro Stato uccisero Cristo; e proprio perché uccisero Cristo persero il loro Stato. Oh Quante volte si perdono gli Stati, perché ricorrono alle offese di Cristo come a mezzi della loro conservazio­ne! Chi dà consigli contro Cristo, dà consigli contro se stesso. E se i mezzi che gli uomini usano per la loro conservazione sono contro Dio, Dio ritorcerà gli stessi mezzi contro gli uomini per distruggerli.
Dio castigò molte volte il popolo ebreo. Lasciamo stare le schiavitù individuali, inflitte al tempo dei Giudici dai Madianiti, inflitte al tempo dei Re dai Filistei. Pensiamo alle schiavitù generali di tutti i componenti del popolo: la prima, al tempo di Mosè, fu inflitta dagli Egiziani; la seconda, al tempo di Osea, dagli Assiri ; la terza, al tempo di Jeconia, dai Babilonesi; l'ultima, che è quella di cui ci occupiamo oggi, dai Romani.
Il Mosè di Michelangelo Buonarroti
Il Mosè di Michelangelo Buonarroti
E perché Dio ordinò che gli esecutori di quest'ultima schiavitù fossero proprio i Romani e non piuttosto un'altra nazione? Non erano gli stessi Egiziani, gli stessi Etiopi, gli stessi Arabi, gli stessi Persiani, gli stessi Greci e gli stessi Macedoni, tutti sempre lì a pochi passi, confinanti con lo Stato ebreo? E come mai Dio dispone che l’esecutore di questa schiavitù non fosse nessuna di que­ste o altre nazioni, ma proprio il popolo romano? Perché il mondo tutto vedesse che la causa di questo castigo era da ricercarsi nella politica del Consiglio, che aveva con­dannato Cristo.
State a sentire e vedrete voi stessi. I consiglieri del famoso Consiglio, di cui ci occupiamo, presero tre riso­luzioni, tutte tre fondate sul timore, sul rispetto, sul servilismo, sull'amicizia verso i Romani. La prima la notò San Gregorio, la seconda San Basilio, la terza Sant'Ambrogio. Non sto qui a riportarvi le parole, per non allun­gare troppo la mia lezione. La prima decisione fu quella di eliminare Cristo, perché, se Egli avesse continuato a vivere circondato da quel seguito, da quegli applausi e da quel popolo che lo proclamava Re, i Romani sarebbe­ro venuti contro Gerusalemme: Si dimittimus eum sic, venient Romani.
La seconda decisione fu quella di consegnare Cristo ai soldati romani; infatti furono essi che lo presero nel­l'Orto e lo crocifissero: Judas vero cum accepisset cohortem (si trattava di una coorte romana).
La Moschea degli Ulivi - Diapositiva che si trova nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La Moschea degli Ulivi - Diapositiva che si trova nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La terza decisione fu di convincere Pilato - governatore di Giudea, nominato tale dai Romani - che, se avessero liberato Cristo, sarebbe caduto in disgrazia di Cesare: Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris.
Ah sì? Voi temete più la potenza romana che la Giustizia divina? Ebbene, la Giustizia divina vi castigherà per mezzo della potenza romana! Voi consegnate Cristo ai soldati romani, perché lo prendano e lo crocifiggano? Ebbene Cristo consegnerà voi ai soldati romani, perché vi assoggettino, vi ammazzino, vi distruggano! Voi ante­ponete la grazia dell'imperatore romano alla Grazia divi­na? Ebbene Dio farà sì che gli imperatori romani divengano i vostri più crudeli nemici, farà sì che venga TitoVespasiano a conquistarvi e distruggervi.
Ecco dunque come tutte le politiche dei Pontefici e dei Farisei si ritorsero contro loro stessi; ecco come le decisioni di quel famoso Consiglio decretarono la sua stessa rovina. A questo servirono il timore, il rispetto, l'ossequio, il riguardo, l'amicizia verso i Romani. Questa fu la disastrosa fine di quel Consiglio, meritevole di finire così, dati i mezzi che esso aveva scelti.