La quarta e ultima buona proprietà che voglio considerare è la seguente: non apparve in quel Consiglio né carta né inchiostro. È da un pezzo che cerco di trattenere dentro di me il pensiero che carta e inchiostro sono due elementi poco utili in un Consiglio. E poiché sembra che questa affermazione sia una condanna lanciata al mondo intero, voglio mostrare che proprio lo stesso mondo si è comportato alla medesima maniera. Nel mondo è più antico il Consiglio o la carta?

Ma se un tempo, quando non esisteva ancora la carta, si facevano lo stesso i Consigli, perché non si potrebbero fare anche ora?

Foto di Ebrei - Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Foto di Ebrei - Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Mi si dirà che allora il mondo non conosceva raffinatezze e politica. Ma per la politica si stava meglio di adesso. La prima Nazione che ebbe la prima lingua scritta e seppe leggerla fu quella degli Ebrei. Agli inizi essi si governavano patriarcalmente, poi in repubblica, poi in monarchia, poi in vari reami: e in tutti questi passaggi non si trovano Consigli con inchiostro e carta.

Il Principe convocava alla sua presenza i consiglieri; proponeva l'argomento da trattare; ascoltava i pareri; decideva ciò che si doveva fare; nominava uno incaricato di eseguire le decisioni, e il Consiglio si scioglieva.

Valle di Giosafatte - Negativo presente nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Valle di Giosafatte - Negativo presente nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Non era un buon sistema questo, signori? Oggi il mondo sarà più pieno di carta, ma non certo più dotato di consiglio. E' vero che a quei tempi accanto alla persona del Re stavano due Ministri di penna: uno storico e un segretario. Lo si desume dal secondo libro dei Re (Nota 15), nel quale è riportato l'elenco dei funzionari della casa reale e fra questi si nomina Giosafat alla voce commentari Sarayas alla voce scriba.
E come mai erano riservati allo storico e al segretario gli incarichi dello scrivere? Per una decisione assai saggia. La scrittura fu inventata per rimediare alla lon­tananza, e alla scarsa memoria. Il segretario scriveva le lettere alle persone lontane o assenti, e lo storico scriveva la memoria per le persone che sarebbero sopraggiunte in futuro. Per questo generalmente nella Storia Sacra troviamo solo libri ed epistole: i libri per coloro che sarebbero venuti, le epistole per quelli che non erano presenti.
Lo scrivere fu anche un rimedio per i muti, come avvenne a Zaccaria, padre del Battista, che, interrogato circa il nome del figlio e non avendo lingua per pronunciarlo, chiese la penna. Se i consiglieri fossero muti e i Re sordi, allora sarebbe necessaria la carta. Ma se i consiglieri possono parlare e i Re ascoltare, a che servono tante scartoffie? Non è forse meglio ascoltare un consigliere che parla e risponde, che leggere una carta muta, che all'occasione non sa rispondere? Quanti consiglieri vorrebbero esprimere cose a parole, cose che non si arrischierebbero mai di porre per iscritto! Dalla bocca dell'interrogato alle orecchie del Re la verità passa sicura: ma non tutti hanno libertà e costanza sufficienti per affidare il loro voto alle linee e ai rischi di una carta.

Introdurre carta e inchiostro (o per lo meno tanta carta e tanto inchiostro) nei Consigli e nei tribunali significò raccorciare il tempo e allungare le discussioni al punto da esaurire la pazienza e la vita degli interessati, prima di arrivare alla conclusione.

La folla grida: 'Liberate Barabba'
La folla grida: 'Liberate Barabba'
L'esempio più lampante di questa esperienza, fra tutte le esperienze riportate in tutte le storie, fu quello dell'esecuzione del Consiglio che stiamo esaminando; Ab illa autem die cogitaverunt eum interficere. L’esecuzione della decisione fu la morte di Cristo.
Non si potrebbe credere al cumulo delle cose fatte in un tempo tanto ristretto per attuare questa decisione, se gli stessi Evangelisti non ce ne dessero testimonianza. Cristo fu preso alle dodici di notte e crocefìsso alle dodici del giorno dopo. E che si fece o che si tralasciò di fare in queste dodici ore di tempo?
Il Signore fu portato a quattro diversi tribunali molto distanti fra loro, e davanti ad uno di essi Cristo tornò per due volte. Vennero radunate e tenute due as­semblee; in due luoghi si presentarono le accuse; si fecero tre esami di testimoni; si risolse la causa incidente, cioè si decise e si pose in atto il perdono di Barabba; si ascoltarono due discorsi in accusa di Cristo; ci fu la difesa fatta dall'imputato e dai difensori; si citarono leggi, si addussero prove; ci furono repliche alle repliche; si rappresentarono due commedie, l'una di Cristo Profe­ta con gli occhi bendati, l'altra di Cristo Re con scettro e corona; l'imputato fu spogliato tre volte, e tre volte rivestito; fu interrogato e esaminato per cinque volte ; fu condannato per due volte; fu esposto al popolo per due volte; tante e tante volte fu percosso dalle mani degli aguzzini, tante e tante volte coi loro bastoni, e con i flagelli; si susseguirono in quell'orrida scena lance, fiaccole, lanterne, corde, colonne, scudisci, verghe, cate­ne, una veste bianca, un'altra di porpora, canne, spine, croce, chiodi, fiele, aceto, mirra, spugna, un cartello scritto in ebraico, greco e latino; ladroni che accompagna­rono il Signore, croci per quei ladroni; Cireneo per aiu­tarlo a portare la sua croce. Cristo inoltre pregò per tre volte; pregò pure Caifa, pregò Pilato; pregarono le figlie di Gerusalemme. Finalmente, trascinandosi, cadendo e risollevandosi fu portato al Calvario e lì fu crocefisso.
La Natività - Diapositiva a colori presente nella Biblioteca del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La Natività - Diapositiva a colori presente nella Biblioteca del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
E tutto questo fu fatto in dodici ore: e oltre a tutto avanzarono ai Ministri tre ore (le tre ore che precedet­tero l'alba) per riposare! C'è da pensarci sopra: come fu possibile che tutte queste cose, così numerose e di così diversa natura, così piene di importanza, furono fatte in così poco tempo, in così poche ore, e per di più in gran parte durante la notte? Tutto fu possibile, tutto fu fatto perché in tutte quelle adunanze, in tutti quei tribunali, in tutte queste risoluzioni e decisioni non entrò né carta né inchiostro. Se si fossero dovute sbrigare quelle cose con i ritardi, con le dilazioni, con le lentezze con le ceri­monie che qualsiasi carta scritta porta con sé, il genere umano starebbe ancora oggi aspettando la sua redenzione.
In occasione della morte di Cristo furono scritte solo quattro parole, e furono quelle del cartello posto sulla croce. E anche quelle generarono subito, appena scritte, dubbi, contrasti, richieste, repliche, malcontenti. E se Pilato non avesse risolutamente tagliato corto dicendo che non avrebbe scritto altro: Quod scripsi, scripsi (Nota 16). si sarebbero trovati gli estremi per un ricorso a Cesare, che stava a Roma (cioè lontano 500 leghe), e secondo la regola generale quella discussione si sarebbe protratta per vari anni.
Fra l'altro anche Cristo ebbe il suo vantaggio nel fatto che, per la sua condanna, non sia stata usata né carta né inchiostro: almeno non fu condannato a soste­nere le spese!
E' mai possibile che non ci possa essere giustizia, in­nocenza o premio disgiunti dal castigo della carta? Hodetto castigo, per non dire furto. Ma esiste forse una car­ta, fra quelle dei documenti, che sia priva del marchio di ruberia?
Nei Vangeli c'è una storia sola che parla di queste scartoffie, e fu quella che mi tolse qualsiasi scrupolo a proposito del mio pensiero riguardo ad esse. San Luca racconta che un ricco possidente aveva affidato la sua proprietà ad un amministratore; ma essendogli giunte all'orecchio mormorazioni sulla onestà del suo servo, de­cise di togliergli l'incarico. Il servo, avendo udito che sarebbe rimasto senza impiego, in tutta fretta prese le sue scartoffie e andò a visitare i debitori del suo padrone. Che cosa combinò con essi? A colui che doveva cento barili d'olio, fece scrivere ottanta: Scribe octoginta; a colui che doveva cento staia di grano, fece scrivere cinquanta: Scribe quinquaginta (Nota 17).
È dunque questa la fiducia che meritano le carte? Ma se non ci fossero queste carte, i servi non avrebbero simili occasioni di inganno. La carta è sempre stata un flagello terribile per il mondo... Ma oggi più che mai. La carta trasse la sua origine e il suo nome dalla scorza di alberi che in latino si chiamavano Papyrus, e quelle scorze furono le prime carte sulle quali gli uomini scrissero. Dopo inventarono la concia delle pelli e la scrittura sulle pergamene divenne più agevole; in tempi più prossimi si inventò quell'accidente della carta, che tutt'oggi usiamo.

Se ben osserviamo questo susseguirsi di cose, possiamo rilevare come la carta, dal suo apparire, porti con sé due operazioni: quella di scrivere e quella di spellare; con il primo tipo di carta si spellavano gli alberi, con il secondo gli animali, con quello odierno si spellano gli uomini. O quante scartoffie si potrebbero ricoprire con le pelli che quelle stesse scartoffie hanno strappato ai loro padroni!

Ma in nessuna parte del mondo tanto quanto in Portogallo, perché in nessuna parte del mondo si consuma tanta carta o si spende tanto in carta! Questi aiuti che diamo a Venezia, non sarebbe meglio darli in denaro da spendere contro il turco a Candia, piuttosto che darli in carte, che finiscono per essere di nostro danno?
Il tributo meglio trovato - suggerito da necessità o da cupidigia – è, secondo me, quello che si riscuote per le carte bollate.

Però manca un particolare a renderlo perfetto: le marche da bollo non dovrebbero essere pagate dai richiedenti, ma dai Ministri. Se fossero i Ministri a pagare i bolli, vi assicuro io che i fiumi di carta non avrebbero corsi così impetuosi, e i disbrighi delle pratiche metterebbero le ali! Penso però che volerebbero ancora meglio se non ci fossero neppure le carte.

Per questo volarono in modo così mirabile le decisioni del Consiglio, di cui abbiamo parlato oggi: Ab illa autem hora (Nota 18).