La seconda qualità superlativamente buona che ebbe questo Consiglio, fu il modo di formulare la proposta: Quid facimus, quia hic homo multa signa facit? Non so se avete prestato attenzione a quello che dicono e a quello che non dicono.

Non dicono: 'Che dobbiamo fare?', bensì 'Che facciamo?'. Grande Consiglio, e grandi consiglieri: consiglieri del 'Che dobbiamo fare?' non sono consiglieri. I consiglieri devono essere gli uomini del 'Che facciamo?'.

E osservate quanto saviamente analizzarono la questione e la controbilanciarono. Essi erano nemici di Cri­sto, e naturalmente giudicarono Cristo come loro nemico e dissero: Quid facimus, quia hic homo multa signa facit? Notate il 'facit' e il 'quid facimus'. Ma come? Il nostro nemico fa e noi non facciamo? Il nostro nemi­co fa e noi 'dobbiamo fare?' Il nostro nemico fa mira­coli e noi non facciamo ciò che può essere fatto senza miracoli? Opera lui, operiamo anche noi!
La ragione, per cui sì perde tanta parte di quella Monarchia d'Asia, così gloriosa e guadagnata con sangue tanto illustre, quale fu? Fu che il nemico faceva e noi dovevamo fare. E non importa andare così lontano.

Fintanto che il Portogallo ebbe uomini del 'dobbiamo fare' (e purtroppo sempre li ha avuti), noi non avevamo libertà, né regno, né corona. Appena si ebbero uomini del 'Che facciamo', subito si ottenne tutto.

La Santissima Trinità in un dipinto di Guido Reni
La Santissima Trinità in un dipinto di Guido Reni
Quando Cristo compì quel famoso miracolo dei cinque pani nel deserto, 'volevano acclamarlo'  Re; ma il Signore non lo permise. Quando invece entrò in Geru­salemme 'lo acclamarono' Re: Benedictus qui venit in nomine Domini, rex Israel (Nota 5); e Gesù non solo permise il gesto e lo approvò, ma lodò e difese quelli che lo avevano acclamato. Allora, se Cristo permise che gli dessero il titolo di Re quando si trovava a corte, dove cioè c'era maggior rischio, perché non lo permise nel deserto, dove non c'era nessun rischio? Sapete perché? Per­ché volle accettare il titolo di Re dalle mani di uomini che lo facevano Re, non dalle mani di quelli che dovevano ancora farlo.
Osservate l'espressione del Vangelo: Jesus autem cum cognovisset, quia venturi erant, ut raperent eum, et facerent eum regem, fugit (Nota 6): Vedendo il Signore che quegli uomini dovevano venire per prenderlo e farlo Re, fuggì. Si trattava di persone che dovevano venire, dovevano prenderlo, dovevano farlo Re. Ecco perché Cristo non volle essere acclamato da quegli uomini

Accettò il titolo dagli uomini che lo fecero, e non da quelli che lo dovevano fare; perché gli uomini del 'dobbiamo fare' non sono uomini, e tanto meno uomini che possan fare un Re e mantenerlo.

La Torre di Babele in un dipinto di Bruegel il Vecchio.
La Torre di Babele in un dipinto di Bruegel il Vecchio.
Il Vangelo dice che Cristo fuggì verso il monte, ma non dice da che cosa fosse fuggito. Invece, è proprio questo che io mi chiedo. Da chi era fuggito allora Cristo? Comunemente si dice che fosse fuggito dalla corona; ma io dico che se era fuggito dalla corona, più ancora era fuggito da quegli uomini. Perché non c'è cosa al mondo dalla quale un Re debba maggiormente fuggire, che dagli uomini del 'dobbiamo fare'.
Per cui penso che se quelli fossero stati uomini del 'Quid facimus', certamente Cristo non sarebbe fuggito da loro.
Il primo Consiglio, che si riunì nel mondo, fu quello della torre di Babele. Un'assemblea, composta da tutti gli uomini allora esistenti, decise, per eternare la memo­ria dei loro nomi, di costruire una torre, i cui estremi pinnacoli toccassero le stelle: Cujus culmen pertingat ad caelum (Nota 7).
La meraviglia che produsse in cielo questa decisione fu indescrivibile. Dio fece suonare l'adunata, e, circon­dato immediatamente da tutti gli eserciti degli Angeli, tenne loro questo discorso: Coeperunt hoc lacere, nec desistent a cogitationibus suis, donec eas opere compleant (Nota 8): questi uomini riuniti in Consigli hanno de­ciso di fare una torre che giunga fino al cielo, e non desisteranno dal loro intento prima di aver compiuto la loro opera: Descendamus igitur et confundamus linguas eorum. Bisogna discendere subito sulla terra a confondere i loro linguaggi, affinché non possano proseguire nel loro intento.
Nel loro intento. Signore! Ma che importanza o che peso possono avere gli intenti degli uomini contro il Cielo? Ma se il cielo e gli Angeli, e più ancora Dio, sono così al sicuro, così al di sopra di ogni potenza umana? Se tutte le macchinazioni dell'ingegno degli uomini e delle loro mani contro il cielo sono da considerarsi vaneggiamenti più che propositi, perché si preoccupa il cielo? Di che temono gli Angeli? Da che cosa si protegge Dio con tanta cura, con tanta preoccupazione, con tanta ostentazione?
E c'è di più. Se la costruzione immensa di quella progettata torre era non solo temeraria, ma assoluta­mente impossibile (non fosse altro per la distanza infi­nita che corre fra la terra e il cielo), come mai Dio poté continuare ad affermare che gli uomini non avrebbero desistito dall'impresa, finché non l'avessero portata a termine? Ve lo dirò io il perché; e lo stesso Testo scrit­turale lo dice.

Quegli uomini non si consigliarono che su due punti, per tutto quello che iniziarono e decisero: si consiglia­rono sui mezzi e sul fine. Nel primo consulto decisero: 'Venite, faciamus lateres': suvvia facciamo mattoni. Nel secondo: 'Venite, faciamus turrim': Suvvia facciamo la torre. Uomini che nelle loro assemblee non dicono faremodobbiamo fare, ma facciamo ('Faciamus late­res', 'faciamus turrim'), uomini così, anche se si met­tono nelle più impossibili imprese, le portano a termine. Uomini che si radunano operando, uomini che hanno decisioni di pietra e di calce, uomini che, quando devono tirar fuori una discussione, tirano fuori muraglie! Di fronte a uomini simili, stia in guardia il mondo, stia in guardia il cielo, stiano in guardia gli Angeli e (se è lecito dire una cosa simile) stia in guardia lo stesso Dio!

La Santissima Trinità - Il mistero svelato in un abbraccio.
La Santissima Trinità - Il mistero svelato in un abbraccio.
Non è esagerazione mia, questa, ma Dio stesso stimò la cosa di tanta importanza da non dilazionare nep­pure di un attimo il suo intervento; e non si limitò a mandare qualcuno, ma discese egli stesso in persona, e non solo, ma accompagnato da tutti i suoi eserciti: 'Descendamus'.
Dello stesso tipo e della stessa potenza fu il Concilio riunitesi contro Gesù, del quale abbiamo parlato all'inizio di questa lezione. Ed ebbe effetti della stessa potenza. Appena Cristo vide che cosa era stato discusso e deciso in quella adunanza, che fece? L'Evangelista dice che il Signore si ritirò subito da Gerusalemme, e nascosta­mente fuggì ad Efrem e si nascose nel deserto: Jesus ergo jam non palam ambulabat apud judaeos, sed abiit in regionem juxta desertum in civitatem, quae dicitur Ephrem (Nota 9). Ma come. Cristo si ritira? Si nasconde? Sparisce? Sì. Perché uomini, che nei loro Concili e nelle loro Assemblee non dicono 'Che dobbiamo fare?' ma piuttosto 'Che facciamo?' preoccupano anche Dio, incu­tono timore, e si direbbe quasi che Lui stesso non si sen­ta sicuro di fronte a tali uomini e a tali Consigli: Non palam ambulabat, abiit in regionem iuxta desertum.