Lo svolgersi del Consiglio richiedeva che, dopo la proposta, seguissero i vari pareri e la decisione. Ma per maggior chiarezza del discorso, lasciamo questa terza parte per ultima e passiamo invece alla finale. L'ultima buona proprietà di questo Consiglio fu la migliore di tutte le altre esaminate, e fu l'efficacia e la prontezza del­l'esecuzione: Ad illa autem die cogitaverunt eum interficere. Il Testo greco dice: 'Ab illa autem hora'. Nel giorno stesso, anzi nell'ora stessa dell'assemblea, si co­minciò con tutta sollecitudine a porre in atto la decisio­ne. La proposta portata in Consiglio era stata 'Quid facimus?': che facciamo? E la conclusione del Consiglio fu di eseguire nello stesso istante ciò che si era deciso di fare.

I Ministri pensano che, convocate le Assemblee, fatto il Consiglio, fatte le consulte, fatti i decreti, sia fatto tutto. E invece non è fatto niente. L'inizio degli affari è dato dalla loro realizzazione, e finché questa non è stata posta in atto, si è ancora assolutamente a zero.

In prin­cipio creavit Deus coelum et terram. Sono le prime parole della Scrittura: In principio Dio creò il cielo e la terra. La creazione di questo cielo e di questa terra non era già decretata ab aeterno nel pensiero della sua sa­pienza? Sì, lo era. Ma dunque fu allora che si iniziò la creazione del cielo e della terra? No assolutamente. Dice il Testo: In principio creavit Deus coelum et terram.

Fu quando Dio creò il cielo e la terra che diede inizio alla creazione: perché fino a che non si dà esecuzione ai decreti, per quanto grandi e per quanto importanti essi siano per la loro natura e per il loro numero, non si è dato inizio a niente. Che importa che ci siano Consigli sopra Consigli, o decreti sopra decreti, se fra il decreto e l'esecuzione passeranno poi dei secoli?

La creazione del mondo in un dipinto di Giovanni di Paolo.
La creazione del mondo in un dipinto di Giovanni di Paolo.
I decreti potranno essere di­vini o superdivini - come erano quelli di Dio - ma tutti questi progetti divini decretati e non realizzati che cosa sono? Che cos'era il cielo e la terra prima della crea­zione del mondo? Il cielo era decretato, era decretata la terra, erano decretati gli elementi; ma tutte queste cose decretate che cosa erano? Il cielo era un nulla, la terra era un altro nulla, i quattro elementi erano quattro nul­la, e tutta questa infinità di cose era un infinità di nulla.
Che importa la sentenza del Consiglio di giustizia, se poi non viene data esecuzione? Che importano gli ordini nel Consiglio dei Ministri, quando poi non vengono eseguiti? Che importa decidere preparativi nel Consiglio di guerra, quando poi questi non vengono attuati? Che importano i misteri di un Consiglio di Stato, quando rimangono senza realizzazione? Il mistero altissimo e divinissimo dell'Incarnazione era decretato da un'eternità ed era stato rivelato da quattromila anni: eppure che cos'era questo mistero prima che Cristo si incarnasse di fatto? Niente.
E allora che rimedio si può trovare affinché tutti questi niente si trasformino in qualcosa, o meglio in un tutto? Il rimedio è creare un nuovo Consiglio. Come? Un altro ancora? Si comincia bene: e che tipo di Consiglio? Che nome avrà? Salomone, da cui è partita questa idea, gli dette un nome: 'Consilium manuum' (Nota 10). Un Consiglio di mani cioè di esecuzione. Questo è il Consiglio dei Consigli.

Tutti gli altri Consigli senza questo sono Consigli senza consiglio. I Consigli delle intenzioni discorrono, altercano, disputano, consultano, decidono, de­cretano, e fino qui tutto è niente. Il Consiglio di esecuzione è quello che fa le cose. Anche il Vangelo lo dice: Operata est consilium manuum suarum. Gli altri Con­sigli cercano, questo agisce.

Il re Salomone in un dipinto di Pedro Berruguete.
Il re Salomone in un dipinto di Pedro Berruguete.
Ma chiedo scusa un momento a Salomone: questo cosiddetto Consiglio di mani non dovrebbe chiamarsi Consiglio, perché il consiglio è un atto di intelletto, e le mani non possiedono intelletto. Ma che sto dicendo? Correggo: solo le mani hanno la capacità di intendimento che è necessaria all'azione. La testa possiede un intelletto speculativo; le mani un intelletto pratico: e soltanto questo intelletto è quello che fa le cose.
Così disse un Re che possedeva un intelletto eccellente ed eccellenti mani, il re David: In intellectibus manuum suarum deduxit eos (Nota 11). David ci descrive la felicità di quello Stato, il cui sistema di Consiglio è quello che stiamo esaminando; e conclude che, in tutte le occasioni in cui ottenne felici successi, fu assistito da Dio che lo conduceva, ed egli per conto suo governava seguendo i consigli delle sue mani: 'In intellectibus manuum suarum'. E notate che non dice con 'il' consiglio delle sue mani ma con 'i' consigli delle sue mani: 'in intellectibus manuum suarum'.
La testa - che è una sola - possiede un intendi­mento: le mani - che sono due - possiedono più in­tendimenti: 'In intellectibus'. Qui c'è un intendimento e qui un altro; uno nella sinistra e uno nella destra; e se questi due intendimenti si danno la mano, tutto si può ottenere. I più beati fra i regni non sono quelli che possiedono i cervelli più esperti, ma quelli che possiedono le mani più esperte.

È dagli intendimenti delle mani che si formano i consigli prudenti; o almeno dall'intendimento delle mani prendono la qualità di prudenti, perché i consigli prudenti che non passano dall'intendi­mento alle mani, da prudenti diventano sciocchi.

Assalonne si ribellò contro il re David. Tutto il regno seguì Assalonne, avendone questi guadagnato la benevo­lenza: Toto corde universus Israel sequitur Absalon (Nota 12). La notizia giunse al Re proprio in questi termini; e sic­come gli animi grandi si dimostrano tali nei momenti difficili, Davide si rassegnò alla sua sorte e si ritirò, accompagnato soltanto dai capitani della sua guardia che si trovavano con lui.
Stava già da un pezzo salendo il monte Oliveto, quando ricevette la seconda notizia, e cioè che Achitofel, il suo grande consigliere, era passato dalla parte di Assa­lonne. Fu allora che il cuore del Re accusò i primi turbamenti. Si inginocchiò, alzò le mani al cielo e disse a Dio: Infatua, quaeso, Domine, consilium Achitofel (Nota 13).

Vedete che peso aveva nel giudizio di Davide, e che peso dovrebbe avere nel giudizio di tutti, il potere di un buon consigliere.

Quando dissero a Davide che tutto inte­ro il reame aveva seguito Assalonne, egli non fece alcuna preghiera a Dio, perché lo proteggesse dalle loro armi. Ma quando gli dissero che anche Achitofel aveva seguito il nuovo capo, pronunciò una calda orazione perché lo proteggesse dai consigli di lui.

David ebbe più timore dell'intelletto di un solo uomo, che delle braccia di una moltitudine.

Il Monte degli Ulivi - Diapositiva dell'inizio del '900 presente nel santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il Monte degli Ulivi - Diapositiva dell'inizio del '900 presente nel santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Egli stesso aveva fatto una ottima esperienza personale con la sua sassata contro il gigante, quando aveva potuto vedere con i suoi occhi quanto poco importa che il corpo e le braccia siano protetti da armi, se la testa è debole. In questo caso Davide si trovava di fronte ad Assalonne, come si era trovato una volta contro Golia. Egli lanciò la sua preghiera non contro il bersaglio del reame, che era rappresentato dall'esercito armato, ma contro Achitofel che era la testa di quel corpo.
Un gran consigliere nel Consiglio deve essere la cosa più cara e stimata; e nel Consiglio del nemico deve essere la cosa più odiata e più temuta.
E vediamo ora che cosa avvenne in seguito. La Scrittura ci dice due cose notevoli, che sembrano totalmente contrarie fra loro: la prima che Dio ascoltò la preghiera di Davide riguardo al consiglio di Achitofel; la seconda che Achitofel consigliò saggiamente Assalonne: Domini autem nutu dissipatum est consilium Achitofel utile (Nota 14). Ma allora, se Achitofel consigliò utilmente e prudentemente Assalonne, in che modo Dio ascoltò la preghiera di Davide? La preghiera di David chiedeva che Dio ren­desse vani i consigli di Achitofel; ma se il giudizio di Achitofel fu utile e prudente, come si può dire che Dio rese vani i suoi consigli?
Andate avanti a leggere il Testo, e vedrete come Dio rese vani i consigli. La Scrittura dice che il consiglio di Achitofel fu saggio; ma dice pure che Assalonne non lo seguì: e questa fu la via scelta dal Signore per render vani i consigli.

Perché consigli saggi non seguiti, non sono saggi, ma vani.

Dio poteva render vani in due modi i consigli di Achitofel: o colpendo Achitofel nel suo intelletto, facendo in modo che egli consigliasse male; o colpendo Assalonne nelle sue mani, cioè facendo in modo che, pur essendo buono il consiglio ricevuto, Assalonne non lo seguisse.
E Dio per render totalmente nullo il consiglio di Achitofel, come David gli aveva chiesto, scelse il secondo modo; perché il consiglio che si sbaglia per mancanza di intelletto, è un consiglio sbagliato; ma il consiglio che pure è giusto, ma che non viene seguito, diventa non solo sbagliato ma addirittura vano. Sbagliare un consiglio può accadere anche a uomini prudenti e saggi; ma darlo giusto e vederlo volatilizzarsi per mancanza di esecuzione può accadere soltanto a uomini fatui.

Oh quanti regni si perdono a causa di consigli saggi, che vengono resi vani!

Il Monte Tabor in un negativo dei primi del '900 - Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il Monte Tabor in un negativo dei primi del '900 - Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Vedano un pò i Principi se i loro progetti non siano resi vani dall'intelletto degli Achitofel o dalle mani degli Assalonne. Per queste ragioni ho auspicato un Consiglio di cattivi: pur essendo un consiglio di cattivi quello che ci presenta il Vangelo nel passo che oggi esaminiamo, esso ebbe tanta parte di buono. Cominciò meravigliandosi di quello che non si faceva: 'Quid facimus?'; e finì iniziando senz'altro ciò che si doveva fare: Ab illa autem hora cogitaverunt eum interficere.
Pure non riesco a capacitarmi come tutto ciò potesse avvenire in un giorno solo, anzi nello stesso momento in cui si radunò il Consiglio. Ma quando si depositarono i voti? Quando si scrissero i verbali? Quando vennero sottoscritti? Quando si decise di renderli esecutivi? Quando si diramarono? Quando si registrarono? Quando vennero promulgati? Tutto questo non si poteva fare in un momento, né in un giorno, né in molti giorni. Nel nostro tempo e nel nostro paese, no, tutto questo, in così poco tempo non si sarebbe potuto fare. Ma tutto ciò invece fu fatto. Come mai? Perché in quel Consiglio non si fece uso né di carta né di inchiostro.