Il terzo mezzo per diminuire o annullare addirittura le occasioni di dire di no, è l'osservanza inviolabile delle leggi.

Mappa dell'Europa nel XVI secolo.
Mappa dell'Europa nel XVI secolo.
Se le leggi venissero mantenute in tutto il loro vigore, senza dispense, senza privilegi, senza eccezioni di persona, il no lo direbbero le leggi e non i Re. Le leggi di Dio che proibiscono qualcosa cominciano tutte con no: Non accides, non moechaberis, non furaberis, non falsum testimonium dices. Ci fu fino ad oggi un uomo, per quanto insolente e svergognato, che chiedesse a Dio il permesso di uccidere, di commettere adulterio, di rubare, di dire falsa testimonianza? Nessuno, perché queste leggi sono inviolabili e non ammettono dispense. La stessa cosa succederà dunque al Principe, se conserverà e manterrà le sue leggi senza violarle e senza fare eccezioni. E in questo modo, così decoroso e così facile, si renderà libero da molte occasioni di dire no, perché la legge l'ha già detto per lui.
Dopo il primo peccato degli uomini, Dio pronunciò la legge universale della morte, alla quale volle che fosse soggetto Adamo, e con lui tutto il genere umano; e nello stesso momento in cui fece la legge, la fece inviolabile. La legge della morte sembra inviolabile per la sua stessa natura; ma in quel tempo avrebbe potuto esser violata, perché mangiando Adamo e qualsiasi altro uomo il frutto dell'albero della vita, la morte sarebbe stata eliminata.
Che fece allora Dio? Ne forte sumat etiam de ligno vitae, et comedat, et vivat in aeternum (Nota 19): Perché non avvenga che Adamo, come ha violato la prima legge man­giando il frutto dell'albero della scienza, non violi anche la seconda mangiando il frutto dell'albero della vita, e divenga immortale: Collocavit ante paradisum Cherubini, et flammeum gladium ad custodiendum viam ligni vitae (Nota 20), pose alla porta del Paradiso un Cherubino con una spada di fuoco, perché senza eccezione impedisse a chiunque di entrare, e se qualcuno tentasse di esimersi dalla legge della morte, morisse immediatamente. Questo fu l'ordine tassativo che ricevette il Cherubino, e questo il rigore indispensabile della legge rispetto alla quale Dio volle che neppure suo Figlio godesse un trattamento di favore. Il privilegio e il potere e la spada del legislatore non devono servire a ferire le leggi, ma per ferire, ammazzare e bruciare chiunque intenda ferirle; per questo il Cherubino ebbe una spada, per questo quella spada era di fuoco.
Un Cherubino ritratto da Giusto de' Menabuoi a difesa dell'ingresso dell'Eden nei confronti di Adamo ed Eva.
Un Cherubino ritratto da Giusto de' Menabuoi a difesa dell'ingresso dell'Eden nei confronti di Adamo ed Eva.
Dio avrebbe facilmente potuto tagliare o seccare l'albero della vita, e con ciò tutti quei terribili apparati di difesa sarebbero divenuti inutili; Egli volle invece che l'albero rimanesse vivo e vegeto, e che la legge fosse osservata inviolabilmente, affinché comprendessero i legislatori che anche se essi possono fare sia pure facilmente delle eccezioni nell'osservanza, tuttavia non devono farle. Ma, Signore, l'albero della vita è carico di frutti; alcuni frutti nascono, altri cadono e tutti si perdono, mentre potrebbero essere usati con tanta utilità! Oh, maledette le utilità! Questo è l'inganno che perde i Principi. Fanno delle eccezioni alle leggi per utilità (che generalmente è utilità dei cortigiani e non dei Principi), e aprono la porta alla rovina universale, che può essere evitata solo dall'osservanza inviolabile delle leggi. Vadano pur persi i frutti dell'albero della vita, che sono la cosa più preziosa creata da Dio; si perdano anche le vite e non si ricuperi l'immortalità; muoia e sia seppellito tutto il mondo; ma non si infranga la legge, e non si facciano delle eccezioni.
Quale fu la conseguenza di questo rigore della legge, che non ammetteva eccezioni? Fu quella consapevolezza universale cantata da David: Quis est homo qui vivet et non videbit mortem? (Nota 21) Quale degli uomini viventi non vedrà la morte? E quando gli uomini furono consapevoli che la legge era inviolabile, sebbene la morte fosse la cosa più odiata e la vita la più amata, non ci fu mai nessuno che si arrischiasse a chiedere o che almeno lontanamente pensasse di poter essere esentato dalla morte, quantunque la morte fosse il male più odiato, e la vita il bene più amato. Si osservino dunque le leggi così severamente e inviolabilmente, che tutti si rendano conto che non possono esser dispensati. Così facendo dire di no alle leggi, i Principi eviteranno di dirlo essi stessi.
Ma siccome esistono alcuni Principi di così buon cuore o di così poco cuore, che non hanno il coraggio di dire neppure alla madre dei due Zebedei, neppure ai loro figli: Nescitis quid petatis, così i sudditi prendono forza per chiedere, le richieste vengono esaudite, e il no delle leggi ricade sopra loro. Ma appena si cominciano a fare delle eccezioni alle proibizioni, la legge non è più legge, non solo perché ciò che si concede a uno non si può negare agli altri, ma anche, e specialmente, perché ciò che si concede a uno che lo chiede, si deve concedere agli altri, anche se non lo chiedono.
Il figliuol prodigo, dipinto di Hieronymus Bosch - 1510.
Il figliuol prodigo, dipinto di Hieronymus Bosch - 1510.
Il Figliuol Prodigo chiese al padre suo che, mentre era ancora in vita, gli desse la parte di eredità che gli competeva: Pater, da mihi portionem substantiae quae me contigit (Nota 22). Ecco che nella sua richiesta egli già mostrò quello che sarebbe diventato, o meglio quello che era già. Vieni qui, ragazzo senza cervello e senza cuore; non sai che i figli non ereditano dai padri se non dopo la morte di essi? E allora come osi chiedere a tuo padre la tua parte di eredità mentre è ancora vivo, e come ti metti in testa che egli possa concederti una cosa così lontana da qualsiasi forma di ragione e di legge? Egli confidò nel grande amore che il padre nutriva per lui, e come l'amore è cieco nel concedere, così è debole nel negare. Alla fine il buon vecchio fece un'eccezione alla legge comune e gli dette la parte di eredità che gli spettava; tuttavia con un particolare notevole, perché i figli erano due: quando dette la parte al figlio che aveva fatto la richiesta, la dette anche all'altro: Divisit illis substantiam (Nota 23). Nota attentamente questo particolare S. Pietro Crisologo, e si meraviglia, e con ragione, che, essendo uno solo il figlio che aveva formulato la richiesta, il pa­dre concedesse la stessa cosa ad ambedue: Uno petente ambobus totem substantiam mox divisit.
Che il padre ancora in vita dia la parte di eredità che gli spetta al figlio, perché questi gliela chiede, è cosa sconveniente, ma passi; ma perché dà la sua parte an­che all'altro figlio che non espresse un tale desiderio e non chiese una cosa simile? Perché non lascia che alme­no questo aspetti la fine dei suoi giorni? È certo che il padre non agì prudentemente concedendo al figlio ciò che concesse e specialmente nel momento in cui lo con­cesse. Ma una volta data a lui la sua parte, agì coerentemente dando anche all'altro la sua; perché l'eccezione alla regola che si concede a uno perché la chiede, non si può negare all'altro anche se non la chiede: Uno petente ambobus mox divisit.
Michelangelo, la Creazione di Adamo, volta della Cappella Sistina (1511 circa)
Michelangelo, la Creazione di Adamo, volta della Cappella Sistina (1511 circa)
È lo stesso caso del brano odierno del Vangelo, ma risolto più altamente dallo stesso Cristo. Gli Apostoli erano dodici; due chiesero, dieci non chiesero; e se il Signore avesse concesso ai due quello che chiedevano, perché avevano chiesto, avrebbe dovuto far le stesse concessioni ai dieci, anche se questi non avevano chiesto niente. Così dunque, come il padre del Prodigo agì coerentemente, concedendo al figlio che non aveva chiesto nulla quello che aveva concesso al figlio che aveva chiesto, così il Signore, con più alta coerenza, negò ai due che avevano chiesto ciò che non doveva essere con­cesso né a loro due né agli altri dieci che non avevano chiesto niente. Il padre per la richiesta di uno fece le concessioni a tutti due, e Cristo dando la risposta a due, rispose a tutti: ma il padre si comportò imprudentemente perché diminuì il valore della legge, praticando una eccezione; il Signore invece si comportò divinamente perché rafforzò il valore della legge negando ciò che era stato chiesto.
Io non nego che in materia di concedere a qualcuno e negare a qualche altro ci siano molte e diverse ragioni; ma la conseguenza del

'L'avete concesso a un altro, dunque non potete negarlo a me' è un argomento che si porta con la massima ragione ad appoggio delle ri­chieste.Si persuada dunque il Principe che ciò che lui concede a uno perché lo chiede, deve concederlo anche agli altri, anche se non lo chiedono.

Si renda conto che le disposizioni e i privilegi non sono soltanto ferite della legge, ma ferite mortali, e che la legge morta non può dar vita a uno Stato. Consideri che le leggi sono le mura dello Stato e che se oggi si è aperta una breccia attra­verso la quale possa passare un solo uomo, domani quella breccia sarà così larga che potrà passarci un esercito intero. Osservate le leggi politiche, le ordinanze militari, le disposizioni economiche, che, pur essendo nate per porre un rimedio, risultarono, a causa di tutte le eccezioni fatte, un vero e proprio discredito. E il Principe giusto giunga all'ultima e unica decisione di trattare le leggi come creature sue, sostenendole e mantenendole nel loro vigore senza violazioni e senza eccezioni; perché ciò che la legge nega a tutti senza far ingiuria a nessuno, una volta concesso a uno (anche se con tutta la ragione) non può essere negato a un altro senza offesa. Ed è quindi cosa migliore, più facile e più decorosa, che siano le stesse leggi a dire il no e a conservarsi intatte, piuttosto che il Principe a infrangerle, per non volerlo dire.