Quando i ministri sono disonesti
Discorso - detto del Buon Ladrone - tenuto nella Chiesa della Misericordia in Lisbona il martedì santo nell'anno 1655
Domine, momento mei, cum veneris in Regnum tuum. Hodie mecum eris in Paradiso. (Luc. 23, 42)

Padre Antonio Vieira
Padre Antonio Vieira
Questo sermone che si predica oggi, nella chiesa della Misericordia di Lisbona e non nella Cappella Reale, a parer mio avrebbe dovuto esser predicato là e non qui, avrebbe dovuto far parte degli atti di quella cappella e non di questa chiesa. E perché? Perché il Testo su cui si basa questo sermone si addice da cima a fondo alla maestosità di quel luogo, mentre non si addice affatto alla pietà di questo. Una delle cose che troviamo nel Testo preso in esame oggi è la notizia che in Gerusalemme furono processati due ladri, ed ambedue furono condannati, giustiziati, crocefissi e uccisi senza che potessero far nulla per loro né difensori né intercessioni. Permette cose simili la Misericordia di Lisbona? No, davvero. La prima cosa che si preoccupa di fare è eleggere come procuratore delle carceri un Fratello di grande autorità, rispetto e abilità, il cui massimo punto d'onore è non permettere che durante il suo incarico venga giu­stiziato alcun malfattore. Si vede dunque subito che questa parte di storia non si addice alla Misericordia di Lisbona. La seconda parte del passo oggi preso in esame appartiene come ho detto da cima a fondo al palazzo e alla Cappella Reale; in questa seconda parte si parla con il Re: Domine; si nomina il suo regno: Cum veneris in regnum tuum (Nota 1); gli si presentano memoriali: memento mei; e il Re dà subito corso alle richieste, senza ricorrere ad altri tribunali: hodie mecum eris in Paradiso.
La Deposizione di Antonello da Messina - Stampa del 1838
La Deposizione di Antonello da Messina - Stampa del 1838
Ciò che mi tratteneva dal parlare su questo argomento in questo luogo era appunto il timore che l'argomento non fosse adatto al posto, ma di questo scrupolo - non molto diffuso invero fra i predicatori in genere - mi libera il pensare alla predicazione di Giona. Giona non predicò nel palazzo reale, ma per le vie di Ninive, città assai più estesa della nostra, e il Testo sacro dice che la predica giunse immediatamente alle orecchie del Re: Pervenit verbum ad regem (Nota 2).
E vorrei proprio tanto anch'io che quanto sto per predicare giungesse alle orecchie dei Re, di tutti i Re, forse ancor più agli stranieri che ai nostri! Tutti devono prendere come esempio il Re dei Re: e tutti hanno molto da imparare da quest'ultima azione della sua vita.
Il Buon Ladrone pregò Cristo, affinché si ricordasse di lui una volta giunto nel suo regno: Domine, memento mei, cum veneris in regnum tuum. E Dio si ricordò così bene di lui, che volle che si ritrovassero tutti due in Paradiso: Hodie mecum eris in Paradiso. Questo è il ricordo che devono avere tutti i Re, questo vorrei che riuscissero a far loro capire coloro che sono più vicini ai Re e che per questo sono più ascoltati. Che si ricordino di portare i ladri in Paradiso, non solo, ma assieme a loro stessi: Mecum.

I Re non possono andare in Paradiso senza portarsi dietro i ladri, così come i ladri non possono andare all'inferno senza portarsi dietro i Re.

Rilieno presente a Babilonia, 1800-1750 a.C.
Rilieno presente a Babilonia, 1800-1750 a.C.
Questo è l'argomento che tratterò. Ave Maria!
Il portare con sé i ladri in Paradiso, non solo non è compagnia indecente per i Re, ma è anzi un'azione molto gloriosa e veramente regale, dato che con essa Cristo coronò e provò la reale essenza del suo regno, dal momento che ammise il titolo di Re sulla sua croce. Ma in tutti i regni del mondo accade qualcosa di ben diverso: i Re, ben lontani dal condurre seco i ladri in Paradiso, vengono invece da questi trascinati all'inferno. Se quanto ho detto è vero - e io ve lo dimostrerò fra poco con palpitante evidenza - nessuno potrà meravigliarsi che io parli così chiaramente e pubblicamente di un argomento che involve tanti sovrani rispetti; ci si meraviglierà piuttosto del silenzio di altri predicatori e della poca importanza con la quale passano sotto silenzio una parte così importante di dottrina che dovrebbe essere fra le più predicate dai pulpiti, fra le più ascoltate dai fedeli.
Sia dunque nuovo l'argomento di oggi, che pur dovrebbe essere antico e assai frequente; e io lo tratterò con grande speranza di ottenere qualche buon frutto, tanto più che vedo il presente uditorio onorato dalla presenza di tanti Ministri appartenenti ai maggiori tribunali, sopra il consiglio o sopra la coscienza dei quali i Re sono soliti scaricare le proprie coscienze.