Il Profeta Michea
Il Profeta Michea
La prima qualità positiva che ebbe il Consiglio del Vangelo, fu che la materia sopra cui si doveva discutere era attinente alla professione dei consiglieri. La materia era di religione, ed essi erano sacerdoti; la materia era di fede, ed essi erano teologi; la materia trattava del Messia promesso dai Profeti, ed essi erano dotti nelle Sacre Scritture; infine era materia di lettere, ed essi letterati.
La ragione per cui il mondo si governa così male e per cui chi lo governa è così mal consigliato, pur rice­vendo tali consigli, è data dal fatto che normalmente i capi confondono i metalli, e non sanno discernere i buoni consigli né sanno scegliere i consiglieri.
Se il soldato dà il suo consiglio in questioni di lettere, il letterato in questioni di navigazione e il marinaio in questioni di guerra, quale decisione potrà mai uscire e quale successo si potrà ottenere seguendolo? Ci saranno letterati, ma non ci saranno opere; ci saranno piloti, e non si faranno viaggi; ci saranno soldati ed eserciti, ma la vittoria sarà dei nemici.
Ma voti invece ciascuno nelle cose che sono della sua professione, e immediatamente i consigli saranno autentici consigli. In argomenti di religione, votino Samuel ed Elia; in affari di guerra votino Gioab e Abner; in gravi decisioni di Stato votino Cusai e Achitofel; e nei dubbi di navigazione e di mare (anche se non portano nomi così splendidi) votino Pietro e Andrea.
Sembra una cosa indegna e anzi motivo di scandalo che i Farisei entrino nello stesso Concilio dei Pontefici: Collegerunt Pontifices et Pharisaei concilium. Ma anche il fariseo deve trovar posto in un Concilio? Anche il fariseo deve poter dare il suo voto? Sì, anche il fariseo, se la materia di cui si tratta è attinente alla sua profes­sione. E nonostante che il nome di fariseo fosse a quel­l'epoca tanto spregevole e disgustoso a pronunciarsi, come lo è ancor oggi, tuttavia il fariseo non veniva escluso da un Concilio in cui si trattava materia di sua pertinenza,

perché il buon Consiglio o il buon consigliere non è tale in quanto ha un certo nome o è una certa persona, ma in quanto dà un giusto voto.

Il corpo della regina Jezabel sbranato dai cani.
Il corpo della regina Jezabel sbranato dai cani.
E affinché non attribuiate questa affermazione alla dottrina di una cattiva scuola, sottopongo al vostro esame le riflessioni che io ho fatto, ascoltando il caso di un altro Concilio, indetto, questa volta, da un Principe assai superiore a tutti i massimi pontefici, e di un voto dato da un consigliere assai peggiore del peggiore dei farisei.
Il profeta Michea vide Dio presiedere a un Concilio, assiso in un Trono di grande maestà. Lo stesso Profeta narra l'episodio nel terzo Libro dei Re (Nota 1). Dall'una e dall'altra parte del semicerchio, assistevano Dio tutti i grandi personaggi delle tre gerarchie: Troni, Potestà, Dominazioni, Cherubini, Serafini, ecc. E dice il profeta che anche il diavolo venne a prender parte al Concilio.
Se dunque in un Concilio del cielo, cui presiede Dio e i cui consiglieri sono angeli, un diavolo ha il permesso d’entrare, nei Concili terrestri, dove chi presiede e chi consiglia sono uomini e spesso uomini di molta carne e di molto sangue, quanti diavoli potranno entrare?
La regina Jezabel - Gezabele
La regina Jezabel - Gezabele
Dio formulò la sua proposta al Concilio e disse: 'Per le ingiustizie commesse da Acab re d'Israele e da sua moglie Jezabel, e per quelle che essi permisero fossero commesse nel loro regno, ho deciso di toglier loro la vita e la corona. E poiché lo stile della mia giustizia e provvidenza vuole che i Re siano castigati permettendo che vengano ingannati col percorrere le strade che li porte­ranno alla rovina, mentre essi pensano invece di seguire le strade della loro conservazione, desidererei sapere dal mio Consiglio quale sia il sistema migliore perché il re Acab venga tratto in inganno, intraprenda la guerra di Ramoth e trovi in essa la sua fine. E mi dica anche il Concilio a quale persona o a quali persone pensa bene affidare l'incarico: Quis decipiet Acab regem Israel, ut ascendat et cadat in Ramoth?'
Udita la richiesta di Dio, gli angeli cominciarono a rispondere, naturalmente secondo la loro competenza; e il Testo dice che alcuni proponevano un modo, altri un altro: 'Unus verba hujusmodi, alius aliter' (Nota 2). In­fatti anche fra gli angeli ci possono essere pareri diversi, e questo non toglie nulla alla loro sapienza né alla loro santità; insomma, per spiegarmi meglio, dirò pure che, se alcune opinioni erano degne di angeli, non per questo lo erano meno quelle contrastanti.

L'ultimo a parlare fu il demonio, e il suo discorso fu breve, conciso, pieno di concetto e di decisione: Ego decipiam illum: egrediaret ero spiritus mendax in ore omnium prophetarum ejus (Nota 3).

'Giacché, o Signore, la vostra Maestà Divina ha deciso e permesso che Acab sia ingannato, perché vada in rovina, il mezzo più adatto per ingannarlo è far sì che tutti i suoi consiglieri mentiscano, essi che sono i profeti con i quali egli si consulta; e chi riuscirà a far mentire tutti loro (continuò il demonio), senza dubbio alcuno sarò io; io che mi trasformerò in spirito di menzogna e mi poserò sopra le loro lingue'. E così il demonio terminò il suo discorso.
Udite ora e stupite. Il demonio aveva appena terminato di parlare,

che Dio approvò in pieno il suo pensiero, e non solo gli affidò l'impresa, ma assicurò tutti che sarebbe stata un vero successo: Decipies et praevalebis: egredere et fac ita.

Raffigurazione della Santissima Trinità.
Raffigurazione della Santissima Trinità.
Io mi sto facendo ancora il segno della croce, dopo aver letto una cosa simile. Chi potrebbe credere una cosa simile se non l'affermasse Michea, come testimonio ocu­lare? È mai possibile che Dio ammetta il demonio nel suo Concilio sacratissimo e segretissimo? E non solo che lo ammetta e lo ascolti, ma che possa anche appro­vare il suo voto, che possa trovare che solo lui ha ragione, tralasciando il parere di tanti angeli e somme creature del Cielo?
Sì, è possibile, perché la prudenza e l'obbligo del Signore Supremo non è quello di accettare i consigli dei migliori, ma il migliore dei consigli; non è seguire i ragionamenti dei grandi, ma i grandi ragionamenti; non è sommare i voti, ma pesarli. E dato che in questo caso il demonio aveva dato un voto migliore di quello degli angeli, Dio non approvò il parere degli angeli, bensì quello del demonio. Gli angeli, essendo angeli, votarono in modi diversi, secondo quanto dice il Testo; ma il demonio, il demonio! notate con che finezza votò.
La finezza di un voto consiste nell'osservare due proporzioni: proporzione fra mezzo e fine, e proporzione fra strumento e mezzo. E il demonio osservò perfettamente queste due proporzioni. Proporzionò il mezzo al fine, perché il fine del voto era quello di ingannare Acab; e per ingannare Acab non c'era mezzo migliore che fargli mentire da tutti i consiglieri. Proporzionò anche lo strumento con il mezzo, perché per ottenere che tutti i consiglieri mentissero, non c'era strumento più sottile e appropriato dello stesso spirito di menzogna, insediato nelle loro lingue. Essendo dunque il voto del demonio così adatto alla proposta, così adatto a quel fine, tanto proporzionato nei mezzi, perché non avrebbe dovuto approvarlo? E perché non avrebbe dovuto anteporlo al voto di tutte le altre gerarchie?

Aver riguardo di chi votò, significa apprezzare gli elettori, ma non significa che i loro voti siano i più giusti.

Nella scelta dei consigli non si deve tener conto dell'autorità della persona (per questo Dio non condivise l'opinione dei Troni), né della nobiltà della persona (per questo Dio non condivise l'opinione dei Principati), non si deve tener conto dei titoli (per questo Dio non condivise l'opinione delle Dominazioni), né del potere (per questo non condivise l'opinione delle Potestà), né dell'amore (per questo Dio non condivise l'opinione dei Serafini), né della scienza (per questo Dio non condivise l'opinione dei Cherubini); né della santità (per questo Dio non condivise l'opinione delle Virtù). Insomma non ci si deve lasciare influenzare da nessuna qualità, sia pur essa angelica e più che angelica (per questo Dio non condivise l'opinione degli Angeli e degli Arcangeli).
Se dunque non si deve guardare il consiglio dal lato della venerazione, qual è l'elemento per giudicarlo? Sono i valori intrinseci al consiglio stesso, e niente altro! Anche se la persona che ha dato il consiglio è la più spregevole delle creature, qual era il demonio; anche se è quella più lontana dalla grazia del Principe, come era il demonio,

se il consiglio che essa da è migliore, lo si deve preferire.

Ma devo ancora dire la cosa più importante. Dio approvò il voto del demonio e non quello degli angeli, perché il demonio consigliò meglio. E va bene. Ma per­ché fu proprio il demonio a votare meglio di tutti gli angeli? Forse perché ha più sapienza di loro? No. Forse perché ha una maggior sottigliezza d'intendimento? No. Forse perché ama Dio più degli altri e compie il suo ufficio con più zelo? No. Forse perché più degli altri desidera fargli piacere, e fare e prevedere la Sua volontà? No. Ma allora perché in questo Concilio vota meglio il diavolo di tutti gli angeli messi insieme?
Perché la proposta e la materia del consiglio richiesto da Dio era pane per i suoi denti e non per i denti degli angeli. La proposta e la materia del consiglio era ingannare Acab e farlo precipitare: Quis decipiet Acab, ut cadat? E siccome la professione del demonio è proprio quella di ingannare e far precipitare gli uomini, per questa ragione votò meglio e più oculatamente di tutti. Se la proposta fosse stata di conservare Acab, di giudicarlo, di fargli battere la retta via, perché si difendesse e si liberasse dai pericoli di quella guerra, allora avrebbe infallibilmente prevalso il voto degli angeli, perché questa è la loro professione: conservare, guidare, tener sul retto cammino, liberare e difendere gli uomini.
Ma siccome l'argomento era così lontano ed estraneo alla professione e al compito degli angeli, e così pro­prio della professione e dell'attività del demonio, per questo il demonio votò meglio che tutti gli angeli assie­me. Ecco l'importanza che ciascuno voti in ciò che esercita, e dia consigli in ciò che è di sua competenza.
Sarebbe una grave disgrazia che questa massima non sia osservata in Consigli cristiani e cattolici, quando oggi la vediamo osservata in un Consiglio di nemici di Cristo: Collegerunt Pontifices, et Pharisaei concilium adversus Jesum (Nota 4).