Busto di Aristotele attribuito a Lisippo.
Busto di Aristotele attribuito a Lisippo.
Signori! La vera politica deve basarsi sul timore di Dio, sul rispetto di Dio, sull'ossequio di Dio, sull'amicizia di Dio! La vera arte di governare è di seguire la sua legge! Gli antichi politici studiavano i precetti di Aristotele e Senofonte; i moderni politici preferiscono le malizie di Tacito e di altri indegni di essere nominati in questo luogo. La vera politica è una sola: è la legge di Dio.
Ascoltate alcune parole del 17° capitolo del Deuteronomio, parole che tutti i governanti dovrebbero portare scolpite nei loro cuori: Cum sederit in solio regni sui, describit sibi Deuteronomium legis hujus, legetque illud omnibus diebus vitae suae, ut discat timere Deum neque declinet in partem dexteram vel sinistram, ut longo tem­pore regnet ipse, et filii ejus (Nota 20): appena il Re - dice Dio - si assiderà sul trono del suo regno, la prima cosa che farà, sarà scrivere di propria mano questa mia legge, e la leggerà poi tutti i giorni della sua vita, perché appren­da a temere Dio. Non si sposterà da essa neppure un punto, né a destra né a sinistra, e in questo modo con­serverà a lungo il suo regno, per sé e per i suoi figli.
Copertina del Deuteronomio nella cosidetta 'Bibbia di S. Paolo'
Copertina del Deuteronomio nella cosidetta 'Bibbia di S. Paolo'
Allora, Signore, è questa l'arte di regnare? Questi sono i documenti politici, queste sono le ragioni di Stato che voi date al Re del vostro popolo per la sua conser­vazione e per la perpetuazione e il rafforzamento del suo potere? Sì. Sono proprio queste e nient'altro: conoscere la legge di Dio, temere Dio, osservare la sua legge, non allontanarsi da essa neppure in un punto.
Se Aristotele sa più di Dio, si seguano le dottrine di Aristotele; se Senofonte sa più di Dio, si seguano le idee di Senofonte: se Tacito dice cose più giuste di quelle che dice Dio, si faccia tesoro delle sue sottigliezze e dei suoi consigli. Ma se Dio sa più di loro, Dio che è l'unica vera Sapienza, si studino, si imparino e si seguano le ragioni di Stato indicateci da Dio. Non dico con questo che non si debbano leggere libri; ma qualsiasi politica che esclude la legge di Dio è ignoranza, è inganno, errore, malgoverno, rovina. Al contrario la legge di Dio, pura e semplice senza complicazioni, è politica, è scienza, è certezza, è Governo, è con­servazione, è sicurezza.
Tutta la politica di un uomo di Stato cristiano si può riassumere in quattro punti, che si risolvono in quat­tro rispetti: verso Dio, verso se stesso, verso i sudditi, verso gli stranieri. I mezzi per esternare questi rispetti li troviamo tutti nella legge di Dio; il rispetto verso Dio si esternerà con la Religione; verso se stesso con la tem­peranza; verso i sudditi con la giustizia; verso gli stranieri con la prudenza. Verso qualsiasi di queste direzioni navigherà sicura la navicella del governo, se i suoi Con­sigli terranno sempre gli occhi fissi a quella stella polare che è Dio e useranno di quel timone che è la sua legge: Consiliorum gubernaculum lex divina (San Cipriano).
I consiglieri sono i timoni dei Governi, e la legge di Dio deve essere il timone dei Consigli. Consiglio e Stato che non si governano con la legge di Dio sono nave senza timone. Per questa ragione i regni di Geroboamo, di Basa, di Jeù e di tanti altri naufragarono miseramente.
Il più prudente e il più politico dei Re, di cui si legge nelle Sacre Scritture, è senza dubbio David. E qual era il suo Consiglio? Egli stesso ce lo dice: Consilium meum iustificationes tuae (Nota 21): le tue massime sono il mio Con­siglio, Signore!
Questo sì che era un buon Consiglio! Questi sì che erano consiglieri prudenti e saggi! Il Consiglio era la legge di Dio, i consiglieri erano i Dieci Comandamenti. Di Achitofel, di quel famosissimo consigliere, la Scrittura dice che i consigli erano “come” oracoli e risposte di Dio: Tamquam si quis consuleret dominum. I Comandamenti di Dio, che erano i consiglieri di David, non erano come oracoli, ma erano i veri oracoli di Dio. E chi si fa governare dagli oracoli di Dio, come può sbagliare?
Panorama di Bethlem - Biblioteca di S. Matteo a S. marco in Lamis.
Panorama di Bethlem - Biblioteca di S. Matteo a S. marco in Lamis.
Quando Cristo apparve al re Don Alfonso Henriques e gli comunicò che aveva deciso dì affidare a lui la discendenza di un nuovo impero, disse a quel primo Re quello che aveva detto a Mosè: 'Ego sum qui sum': Io cono Colui che è. Io sono Colui che crea i regni e Colui che distrugge: Ego aedificator, et dissipator regnorum sum. In queste due massime Cristo racchiuse tutte le ragioni di Stato, con le quali voleva si governasse ogni Re del Portogallo. È Dio che concede i regni. È Dio che li toglie. Il fine di ogni politica è la conservazione e l'accrescimento dei regni. Ora come si conserveranno i regni, se hanno contro di sé Dio, cioè Colui che li toglie? E come possono prosperare i regni, se non hanno dalla loro parte Dio, cioè Colui che li dà?
Se Dio non sarà contro di noi, la conservazione del regno sarà assicurata: Ponam me juxta te, et cujusvis manum pugnet contra me, diceva Giobbe che fu Re (Nota 22). Mi ponga Dio vicino a Lui, e combatta pure tutto il mondo contro di me. Se avremo Dio dalla nostra parte, anche se tutto il mondo fosse contro di noi, esso non potrà recarci alcuna offesa; ma se Dio sarà contro di noi, anche se tutto il mondo fosse con noi, questo non riuscirà a difenderci. Bisogna far alleanza con Dio, alleanza offen­siva e difensiva, e saremo sempre sicuri.
Ora vediamo il punto debole di quel cattivo Consiglio dei pontefici e farisei: essi per allearsi ai Romani si allontanarono da Dio; e poiché non esitarono a perdere Dio per conservare il loro Stato, persero lo Stato, dopo aver perso Dio. Iste homo multa signa facit: quest'uomo (essi dicevano) fa molti segni. Chiamavano segni i miracoli di Cristo, e benché conoscessero il numero dei miracoli, si ingannarono nel numero dei segni. I miracoli erano molti, ma i segni erano due soli: il seguire Cristo era segno di conservazione; il non seguirlo, segno di rovina.