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Il dattero di mare
La costiera amalfitana e quella sorrentina sono due località turistiche molto note dove arrivano visitatori di ogni ceto sociale. Un posto dove la natura ha volto il suo sguardo benigno, e dove ognuno reclama la sua parte di vedute. Per chi non può permettersi l'albergo, si organizzano, dai posti più disparati, gite di un giorno. Non potranno permettersi una permanenza in loco,ma che diamine!, una spaghettata ai datteri di mare non se la nega nessuno. Perché, sui datteri di mare, si può costruire uno spicchio di quella che il folklore definisce "filosofia partenopea". Mettiamola così: Napoli e la Campania sono il regno dell'arte dell'arrangiarsi e i suoi abitanti, che conoscono i doveri dell'ospitalità, si fanno in quattro per compiacere chi li va a trovare. Se c'è gente che richiede qualcosa, c'è sempre qualcuno di loro disposto a dargliela e viceversa: se qualcuno di essi offre qualcosa, prima o poi trova chi gliela compra, soprattutto se ha il fascino del proibito. I datteri di mare appartengono a questa categoria.
L'AMP si è intestata la battaglia in difesa di questi piccoli animali e sottolinea un dato incontestabile: con i datteri se ne vanno via parte degli scogli e la vita attorno ad essi. Ma la risposta, talora, è secca e disarmante: E chi se ne frega!
Non è facile parlare di difesa dell'ambiente di fronte ad un piatto di datteri di mare. Chi li apprezza, dal punto di vista culinario, ovviamente, sostiene che va bene così. I datteri, meglio in un piatto che al mare. Buoni con gli spaghetti, crudi ancora migliori e, quando saranno scomparsi, pace all'anima loro.
I raccoglitori battono sul tasto della disoccupazione e dell'assenza dello Stato. Cosa volete che ci importi dei datteri di mare quando non c'è lavoro, quando ben altri crimini non sono perseguiti come meriterebbero? I "datterari", dal canto loro, sono degli artisti, ma gli avvocati che li difendono, quando sono presi in fragrante, non sono da meno.
In tribunale, alle prese con un pescatore beccato sul fatto dalla Guardia Costiera, l'avvocato difensore cerca di guadagnarsi il pane:
Signor Giudice, non è vero che il mio cliente rovinava gli scogli. Egli, con un martelletto e con l'aiuto di un paio di pinzette, allargava delicatamente i fori senza far violenza a nulla. Oserei dire che operava con la maestria di un chirurgo. Del resto, tenga presente che, se per caso si rompe il guscio, il dattero non serve più a nessuno.
Ma quale delicatezza, avvocato? E' stato trovato un piccone.
Questo è vero, Signor Giudice, ma il piccone non serviva per i datteri. Il mio assistito non poteva permettersi una barca e si è arrangiato come ha potuto. Ha utilizzato un piccolo canotto e il piccone gli serviva da ancora. Il poveraccio, guardatelo, non è un violento. Egli ha un animo molto sensibile e, se ha commesso un'infrazione, è solo per bisogno. Deve mantenere una famiglia ed è disoccupato.
Avvocato, dai documenti risulta che l'imputato è figlio unico ed è celibe.
Anche questo è vero, signor Giudice. Il mio cliente però è, diciamo, il padre putativo di un certo numero di, vogliate passarmi il termine, sbandati ai quali serve da guida.
Bella guida se ... e il resto non ci interessa.

Immaginiamo, ricorrendo all'oleografia imperante e più scontata, che questo possa essere il quadro nel quale sono costretti ad operare Area Marina Protetta, associazioni ambientaliste e tutti coloro che hanno a cuore i problemi del territorio. Però, è anche vero che, a forza di insistere, i risultati si vedono. Non è raro, ed è anche confortante, notare all'ingresso dei ristoranti cartelli che comunicano alla clientela che lì non si servono datteri perché la raccolta e il consumo dei datteri sono proibiti dalla legge e rovinano l'ambiente. Quest'ultimo, a ben guardare, è il vero datore di lavoro di molti. Il turismo, nella maggior parte delle zone protette, costituisce la principale fonte di reddito. Evitare di metterla a repentaglio a cuor leggero è un fatto che entra sempre di più nella percezione collettiva di coloro che in questi luoghi ci vivono. E i risultati sembrano dar ragione a chi, per la salvaguardia di questi beni, non si risparmia. Dai dati ricavati dal monitoraggio, si rileva che, negli ultimi tempi, la raccolta di datteri è diminuita del 70%.