Il fattore ambientale come fattore di successo per il turismo

Inizialmente la definizione di ambiente, secondo la scuola strutturalista e antropologica e la sociologia, si basava sulla contrapposizione netta tra natura e cultura perché per natura s’intendeva qualcosa di “naturale”, vergine e incontaminato e alla cultura, invece, si contrapponeva qualcosa di costrutto e artificioso.
Negli anni questa definizione si è andata modificando, in considerazione dell’esistenza di un rapporto di scambio tra natura e cultura. Anche la natura è interpretata come costrutto sociale e storico  Non esiste una natura “naturale” perché non esistono lembi di terra che non siano caratterizzati da fattori di antropizzazione. Un parco naturale o un’area protetta sarebbero un prodotto storico, dal momento che sono recintate e circoscritte per proteggerli dalla forza trasformatrice dell’uomo.
Attualmente molti studi del paesaggio testimoniano come l’uomo sia intervenuto in maniera significativa nella trasformazione della natura e come la continua dinamicità dell’uomo abbia modellato la terra.
L’industria dei viaggi ha potenzialità e riscontri notevoli e positivi sulla società e sull’ambiente; se è concepita basandosi su principi sociali e ambientali e non solo economici, essa può essere in grado di portare progresso, occupazione e benessere diffuso, imponendo a governi e amministrazioni locali la tutela dei beni naturali e culturali che attirano l’interesse dei visitatori, mantenendo una riconoscibilità di identità e unicità del territorio.
Il viaggio influisce pesantemente sull’ambiente umano e in maniera più devastante sull’ambiente naturale.
La qualità ambientale rappresenta un forte strumento di attrazione per il turista, come dimostra la recente indagine svolta da IRP, e lo è sia in quanto riferita alla destinazione, alla struttura ricettiva sia, in molti casi, in quanto influenza le scelte del turista stesso.
Un documento delle Nazioni Unite del 1976 già indicava i principali danni del turismo sul territorio e sull’ambiente in riferimento alla pressione sulle risorse naturali (le sorgenti d’acqua, il suolo, il paesaggio), all’inquinamento, ai disastri naturali (contaminazioni dovute alla formazione di rifiuti solidi, contaminazione delle acque marine e dell’aria a causa dei mezzi di trasporto), alle pressioni sociali e culturali (disturbi allo stile di vita dei residenti, sottovalutazione di quelli tradizionali, sfruttamento delle risorse locali anche quando queste siano già scarse).
Il pilastro delle politiche comunitarie, in materia di turismo sostenibile, è costituito dal V Programma d’Azione per l’ambiente (1992-2000) - Verso  uno sviluppo sostenibile e duraturo.
Con tale programma, L’Unione Europea ha assegnato all’ambiente un valore centrale, delineando nuove strategie da applicare all’intero territorio dell’Unione, per la promozione dello sviluppo sostenibile: cambiamento del comportamento sociale volto al riconoscimento del valore ambientale; condivisione delle responsabilità; individuazione e applicazione di nuovi strumenti ambientali.
L’approccio fondato sulla sostenibilità ha alla base due elementi dai quali è impossibile prescindere:

  1. rispetto della conservazione della biodiversità e della capacità di carico degli ambienti
  2. conservazione delle risorse.

Il patrimonio naturale, forte attrattore turistico, impone di porre attenzione alle relazioni tra patrimonio culturale, naturale e turismo per comprendere quali sono le condizioni per ottenere sostenibilità ed agli strumenti per la preservazione del patrimonio.
Il territorio, infatti, spesso rischia di essere distrutto, di divenire oggetto di museificazione, feticcio, caricatura o parco di attrazione; in questo modo quest’ultimo perde di significato rischiando di sparire.
Per ridurre gli effetti negativi servono attente e buone gestioni, occorre fare attenzione alle ricadute sulle strutture, sull’ambiente e sulla società.
La creazione di eventi, la gestione delle visite possono portare a minimizzare gli impatti, orientando i comportamenti, migliorando le esperienze, assistendo l’industria turistica e creando vantaggi per i residenti; tutto ciò attraverso progetti pilota e operazioni di training.
A questo proposito, nel 1977 a Verona, undici associazioni hanno sottoscritto un documento denominato “Turismo Responsabile: carta d’identità per viaggi sostenibili”, con la finalità di promuovere un modo nuovo per fare turismo: a basso impatto ambientale, equo nella distribuzione delle rendite e rispettoso delle comunità locali.
All’interno della Carta sono evidenziati i punti da seguire nella realizzazione di un viaggio nelle varie sequenze temporali “prima, durante e dopo”, fornendo le indicazioni sui comportamenti da seguire e sui metodi da applicare, sensibilizzando tutti gli attori del sistema turistico (viaggiatore, organizzatore e comunità locali).
Dopo la stesura della carta, molte organizzazioni iniziarono ad avvicinarsi ai principi del viaggiatore etico, tant’è che nel 1988 è nata l’“Associazione Italiana Turismo Responsabile” (A.I.T.R.), una organizzazione senza scopo di lucro che ha come linea guida: il viaggiatore nelle sue esperienze non porta con sé solo il denaro ma anche i sentimenti e la sua sensibilità.
Questa associazione propone un modo di viaggiare più equo che parte dalla coscienza di sé e dalla realtà dei luoghi di destinazione, grazie ad una conoscenza attenta che permette di attuare scelte più precise.
Parliamo di turismo ambientale anche per le strutture ricettive che puntano sul rispetto della natura e del territorio.
Il turismo verde è un settore in forte ascesa; lo testimonia una indagine svolta dalla Commissione Europea che calcola un’elevata crescita delle richieste proveniente dal settore e la continua richiesta del marchio europeo di qualità ecologica Ecobel, istituito dall’Unione Europea per identificare i prodotti e i servizi rispettosi dell’ambiente (segno che le scelte a favore della sostenibilità vengono percepite dagli operatori come fattore competitivo).