Pasquale Soccio (al centro) alla inaugurazione della Biblioteca di San Matteo
Pasquale Soccio (al centro) alla inaugurazione della Biblioteca di San Matteo
Il 21 ottobre 1860, giorno fissato per il plebiscito dal governo garibaldino in Napoli, con decreti dittatoriali dell'otto e undici ottobre, San Marco in Lamis disertò le urne: intendeva così non suffragare col suo voto l'unificazione italiana e la conseguente annessione al regno dei Savoia.
In quel giorno, nella vicina San Giovanni Rotondo ventiquattro notabili liberali vennero ferocemente trucidati.
Si ebbe poi in San Marco un dubbio plebiscito nella domenica seguente 28 ottobre, ma dopo che il popolo in rivolta e i suoi nuovi capi ebbero imposto alle autorità locali di trattare un'onorevole resa con un sedicente generale di truppe garibaldine e col governatore di Foggia, entrambi in attesa a Rignano Garganico e ansiosi di giungere al più presto in San Giovanni Rotondo. La domenica 2 giugno 1861, per la prima volta decretata festa dello Statuto, la città di San Marco fu invece occupata da un folto stuolo di briganti al grido di “Viva Francesco, Viva Pio Nono e Viva la Religione”. Il giorno successivo sulla strada che mena a Rignano ebbe luogo una vera e propria seppur disordinata battaglia, tra migliaio di sammarchesi, donne comprese, e un regolare reparto dell'esercito piemontese, in cui morì combattendo un fascinoso capo dei briganti e del popolo. Per circa tre giorni la città fu preda dei briganti, i quali, oltre ad alcuni efferati eccidi, imposero agli abitanti un loro bacchico imperio. E se per un verso popolo, clero e borbonici attendevano da tempo e con sicurezza spavalda questa esplosiva loro giornata di trionfo, dall'altro, meno il sindaco e i pochi liberali del luogo, le autorità civili e militari della provincia non ne previdero l'inevitabilità; anzi dispacci e lettere ufficiali, che recano appunto la data di questo giorno fatale, dimostrano piuttosto una loro illusione che, a distanza di tempo, ci appare ironica e malinconica.
Di questi avvenimenti si poteva fare, tanta è l'abbondanza di documenti e testimonianze e memorie, un vero romanzo storico o, peggio, una storia romanzata, dando poco, ma tacile giuoco alla fantasia e all'immaginazione. Se ne potrebbe, per altro verso, ricavare una tragedia col pieno rispetto dei canoni classici dell'unità di tempo e di luogo, o addirittura un soggetto cinematografico per la vistosa coralità di un popolo che si offre con la sua radicata tenacia di usi, costumi, tradizioni e, anche, di opinioni e di idee. Ma in ogni caso ci sarebbe sembrato offendere la verità o deturpare una realtà storica che invocava, con la sua ancora palpitante e sofferta umanità, la semplice, rispettosa e paziente ricostruzione degli avvenimenti e della figura dei protagonisti, moltissimi dei quali, come a prevenirci da ogni aberrazione, ci hanno offerto una copiosa documentazione, non raramente, si potrebbe dire, anche dei propri stati d'animo.
Per contro, questa non vuol essere una cronaca di chiuso interesse municipalistico: si è inteso porre attenzione ai vibrati contraccolpi di importanti avvenimenti nazionali in un determinato luogo materialmente periferico, cercando però di porre in luce aspetti, cose e fatti che possono, a loro volta, costituire un apporto non spregevole alla comprensione di quegli stessi avvenimenti. Per il suo interesse intrinseco si tratta di un vivo e significativo frammento di storia nella storia italiana di quel tempo, di particolari individuati e pur vibranti col tutto; direbbe Leonardo, di piccole certezze di contro alle grandi bugie. San Marco, infatti, definita per l'occasione dalle autorità provinciali e centrali “scandalo della provincia”, ci pare un limpido e tipico posto di osservazione per i riflessi e le ripercussioni di avvenimenti tanto importanti e decisivi dell'ulteriore storia italiana, sol che si rifiutino tante tesi di facile storiografia derivanti da unilaterali angoli visuali.
Il desiderio di risalire a fonti incontaminate e comunque finora non utilizzate, di chinare gli occhi pazienti fra una colluvie di atti ufficiali inediti, i quali, da noi sceverati con diligenza e pazienza, parlano da sé; la fortuna di rinvenire memorie anch'esse inedite di contemporanei, ancor fresche e genuine testimonianze, hanno agevolato il nostro compito, spingendoci al rifiuto di tante tesi di comodo o di moda di ieri e di oggi e, a un tempo, a un realistico esame di coscienza.
Capricci personali, particolari ambizioni, caratteri e temperamenti singolari, tenaci interessi di classe, ferocia individuale e collettiva, sentimenti e idee, sono motivi tutti che influiscono e incidono nel corso degli avvenimenti. La storia rispecchia sempre, infatti, a chi la voglia comprendere e vi si chini con affettuosa attenzione, senza veruna pretensione verso qualsiasi fatto, protagonista, parte o idea, la travagliosa condizione umana nel suo dinamico e pur sempre doloroso sviluppo nel tempo.
Questa dunque la conclusione a cui siamo giunti per il rispetto dovuto ad avvenimenti di sì grande importanza per la storia d'Italia ma anche così eloquenti a significare la natura umana quando liberamente o selvaggiamente esplode in ore di radicali rivolgimenti; momenti di rara congiuntura che eccitano in varie e opposte direzioni gli uomini illusi da contrastanti aspirazioni palingenetiche o anarchiche. Ci riferiamo così tanto agli avvenimenti che portarono all'unità d'Italia, quanto al fenomeno del brigantaggio. Penetrare a fondo al fine di scoprire il vero valore di un fatto, l'essenza di un avvenimento importa, più che coraggio, dovere di storico o addirittura di semplice cronista; e che, a parte l'ovvio rischio filologico, tiene tuttora per valido, se bene inteso, il noto consiglio del Ranke (Immagine)b_250_0_16777215_01_images_brigantaggio_parte1_Von_Ranke.jpg circa la necessità di vedere le cose “come propriamente sono state”.
Il Prof. Tommaso (Masino) Nardella
Il Prof. Tommaso (Masino) Nardella
Ci siamo perciò compenetrati delle ragioni di questi personaggi, coi quali, studiandoli, siamo convissuti per anni, fino al punto che ci è apparso difficile e ingiusto porre attenzione o accento su di un solo motivo o elemento agente, estraneandolo (o meglio astraendolo) dal plasma sanguigno, dal magma vulcanico della loro irrequieta umana fenomenologia. Si dirà di più: come verifica della giustezza di una tesi, ci siamo provati anche a isolare un motivo, quello socio-economico (il lettore esperto ne troverà traccia ancora persistente in alcuni capitoli); ma ne veniva fuori una storia, una relazione anemica, scheletrica, monocorde; qualcosa come la querula cicala anacreontea: felice ma senza carne, senza sangue, cioè senza quel necessario colore del tempo.

Ci è sembrato invece che questi personaggi, osservandoli tutti con affettuosa compartecipazione nella indivisibile “tenace ganga che aggrega i vivi e i morti”, questi morti che vivono in noi, ci chiedessero tuttora una più alta giustizia umana e una più completa comprensione storica.
Dedico ai miei concittadini questo lavoro, il quale in fondo non vuol essere altro che una paziente ricostruzione e fedele rievocazione di un triennio di vita (e quale vita!) della nostra città.

L'argomento esposto di seguito era stato da me illustrato in questo pezzo, al quale non è seguita alcuna risposta. Ovviamente. E pensare che tanti si sciacquano la bocca con le parole Territorio, Turismo, Cultura e quant'altro.

Per non affastellare di note la pagina e renderne fastidiosa la lettura, abbiamo creduto di limitarci alla semplice citazione cronologica dei documenti esistenti nell'Archivio Comunale di San Marco in Lamis. Questi, tuttavia, fortunosamente rinvenuti, con meticoloso scrupolo sono stati riordinati dallo scrivente e dal Prof. Tommaso Nardella. Tutti gli Atti, a parte quelli delle sedute decurionali, sono stati divisi in due fascicoli comprendenti otto cartelle indicanti i relativi argomenti. Allo scopo di agevolare la consultazione si è compilata una rubrica sommaria per argomenti, seguendo sempre l'ordine cronologico; essa è stata collocata negli atti a disposizione di un eventuale lettore o studioso. Un particolare ringraziamento al Nardella per l'affettuosa e pazientissima collaborazione offerta sia nel dare un certo ordine ai suddetti documenti, sia nella diligente trascrizione del presente lavoro.