I costi della bancarotta della sanità pugliese scaricati sui cittadini
La Giunta regionale della Puglia, guidata dal Presidente Raffale Fitto, scarica completamente sui cittadini pugliesi i costi di una sanità inefficiente e gestita con sistemi clientelari che ha generato un deficit che ha ormai raggiunto oltre 600 milioni di euro.
Le misure adottate per ridurre il buco finanziario vanno dall’aumento del 33% dell’Irpef regionale, che significherà per ogni cittadino una tassa di oltre 125 euro in più all’anno, alla reintroduzione dei tickets su oltre un centinaio di farmaci.
Inoltre, a differenza di tutte le altre regioni italiane, il servizio di 118 (pronto intervento) non è stato ancora attivato se non, a titolo sperimentale, in alcune aree della Puglia.
Con il Piano di Riordino ospedaliero approvato nei giorni scorsi la Giunta regionale ha operato un taglio indiscriminato dei posti letto ed, in piena sintonia con la politica sanitaria del Governo Berlusconi, ha favorito la sanità privata a danno di quella pubblica.
Così mentre nelle strutture pubbliche viene ridotto il numero dei posti letto e dei servizi prestati ai cittadini, alle cliniche private vengono assegnati addirittura più posti letto.
Il Gargano viene colpito pesantemente da questo piano che prevede la mancata apertura dell’ospedale di Vico del Gargano, la cui realizzazione era stata deliberata alcuni anni fa dalla stessa giunta regionale. Viene inoltre previsto il ridimensionamento dell’ospedale “Umberto I” di San Marco in Lamis, con la chiusura dei reparti di pediatria, ginecologia e chirurgia, che significa la riduzione da 140 a 105 posti letto. Un ridimensionamento che è solo il primo passo verso una definitiva chiusura.
Un colpo durissimo per un ospedale di oltre cento anni.
Questo ridimensionamento arriva dopo una serie di allarmi giunti nei mesi passati, circa la paventata chiusura del nosocomio, che avevano portato alla costituzione di un 'Comitato pro Ospedale' composto da esponenti di tutti gli schieramenti politici e della società civile. Ma l’attività del comitato è stata fortemente inibita dalle rassicurazioni del Sindaco, Matteo Tenace, e del Consigliere regionale Angelo Cera che invitavano a non creare falsi allarmismi, a stare tranquilli, in quanto l’ospedale sarebbe restato al suo posto: più bello e funzionale di prima.
Ma, evidentemente, il governatore Fitto ha saputo prendere in giro non solo i cittadini sammarchesi, venendo ad inaugurare la statua di Padre Pio, presso l’ospedale 'Umberto I', due giorni prima di portare in giunta il Piano, ma anche il Consigliere Cera che si era illuso di poter salvare in solitudine l’ospedale di San Marco, snobbando e boicottando la lotta unitaria che il 'Comitato pro Ospedale' stava portando avanti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’ospedale ne esce con le ossa rotte… e anche il Consigliere Cera ed appare patetico e stucchevole il suo tentativo di guadagnare i titoli dei giornali e la simpatia dei suoi concittadini con uno sciopero della fame e della sete che, per chi conosce i suoi appetiti (di ogni genere), non appare assolutamente credibile.
L’andamento di questa vicenda dimostra che le sue quotazioni in regione sono sempre più in ribasso ed il suo potere contrattuale nei confronti della maggioranza è pari a zero.
In verità, il Consigliere Cera avrebbe dovuto pensare prima al 'suo' ospedale, ovvero quando in Consiglio regionale è stata approvata la legge che stabiliva i principi a cui si sarebbe dovuto ispirare il Piano, in quella legge erano nascoste le insidie e le trappole tese verso gli ospedali più piccoli e periferici, con l’indicazione di indici difficilmente rispettabili da parte di questi presidi ospedalieri.
Ma chi lo conosce sa che il 'nostro' non è abituato a leggere le carte, a lui piace urlare.
I politici di Forza Italia, invece, non hanno avuto nemmeno il coraggio di farsi vedere in giro. Infatti attesi alla locale “Festa Azzurra”, il capogruppo Lucio Tarquinio, l’assessore Santaniello, l’On. Domenico Spina Diana, hanno disertato in massa: era troppa la paura di essere presi a torte in faccia dopo aver fatto incetta di voti alle ultime elezioni regionali e politiche.
Una figura indegna: non hanno avuto nemmeno il coraggio di prendersi le proprie responsabilità.
Adesso, ai cittadini di San Marco, non resta che continuare nella lotta unitaria, coinvolgendo anche le città limitrofe, mediante l’indizione dello sciopero generale e il blocco delle strade di accesso alla città per dare voce, finalmente, ai lamenti di una comunità prima illusa e poi ignorata.
04.08.02 Sezione Ds di San Marco in Lamis