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Ricchezza e fragilità
Il viaggiatore che, per la prima volta, si recherà nell'area marina protetta di Portofino, certo preceduto dalla fama della bellezza del luogo, subito si guarderà intorno per cercare i segni di una sua conferma, e non resterà deluso.
Una strada tortuosa lo porterà a Camogli, che si affaccia sul mare. Scenderà giù e, dopo aver lasciato l'auto in un parcheggio, giungerà alla spiaggia. Ad un estremo la sua ammirazione sarà catturata da una chiesa austera tra gli scogli a due passi dall'acqua; all'altro estremo della spiaggia potrà guardare la cittadina in faccia. Le pareti delle case, troppo alte, sono multicolori, semplicemente pittura: ornamenti falsi, dipinti, sorprendenti. L'iniziatore di questa moda deve essere stato un mago del travestimento o uno scenografo che, finalmente, ha trovato un palcoscenico adeguato alla realizzazione delle sue fantasie. Se andrà, invece, a Portofino, vittima di una delle mode dei nostri tempi, il safari a caccia di un esemplare, una volta raro ed oggi inflazionato, di quella fauna che va sotto il nome di VIP, rischia un viaggio a vuoto. Visti da vicino, privi di lustrini e pailletes, fuori dal rettangolo di un teleschermo o della foto di un rotocalco, sono come gli altri e perdono il loro fascino. E allora, se deciderà di tornarci, lo farà per rivedere ciò che veramente merita: l'incantevole bellezza dei paesaggi e l'atmosfera che li circonda.
Le male lingue dicono che i Liguri e, in particolare i Genovesi, sono tirchi, ma una cosa è certa: nelle zone che fanno parte dell'area marina protetta, la natura non è affatto avara. Al contrario, è molto generosa e, ad ogni angolo, l'occhio è attratto da mille particolarità. Io non so quante siano le specie vegetali e animali che si trovano nel tratto di mare che bagna la Liguria, ma so che, secondo Sandro Pignatti (Ecologia del paesaggio), la Liguria è la Regione che ha il maggior numero di specie vegetali in Italia. Ricchezza della flora significa ricchezza e varietà di ambienti. In Liguria c'è ricchezza non solo fisica, ma anche di ingegno e passione. Alla ricchezza, però, fa sempre da contraltare la povertà e nessuno è più povero di un povero tra i ricchi. Scomodiamo pure, per avvalorare la tesi, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la quale la salute è data da una condizione di benessere fisico, psicologico, ma anche sociale. L'integrazione sociale, quindi, oltre che un fatto economico, va vista come un vero e proprio fattore di salute. I poveri sono degli esclusi e proprio per questo intaccati nella loro integrità di persone sane.
Nessuno conosce questa verità meglio dei sindaci dei paesi che sono ritenuti ricchi. In essi ci sono fasce di popolazione debole che, ad uno stato di bisogno simile a quella di molte altre parti, aggiungono una profonda consapevolezza della loro condizione di esclusione sociale che la rende più pesante. Dei tre comuni che fanno parte dell'AMP di Portofino, quello di S. Margherita Ligure, che è il più grande, sente il problema in maniera più acuta: maggiori le dimensioni, maggiori sono i problemi.
La questione di allargare l'area dell'inclusione sociale attraverso lo sviluppo economico del territorio, assume qui connotati particolari. La risorsa fondamentale è data dalle vedute che, per la loro rarità, bisogna considerare a tutti gli effetti un prodotto di lusso che, come tale, fino a qualche tempo fa, era per una limitata cerchia di possibili fruitori.
Oggi, almeno teoricamente e forse demagogicamente, queste discriminazioni sono superate: tutto è a disposizione di tutti. Ma il fascino e la bellezza di questi luoghi è frutto di equilibri molto fragili che, una volta rotti, non si ripristinano. Sono equilibri tra natura ed intervento dell'uomo, ereditati da tempi in cui il meglio era riservato a pochi e, spesso, non diventava una risorsa per gli altri.
La sfida che si trovano ad affrontare le comunità che vivono in posti simili è questa: come preservare la bellezza aprendone la disponibilità a chiunque. In altre parole, come determinare i limiti di sopportabilità del territorio e governare i flussi senza ricorrere ad una selezione che, per i costi della fruizione, torni ad essere per censo. Non abbiamo ricette, abbiamo solo voluto ricordarlo a tutti, perché tali comunità non devono essere lasciate sole nella ricerca delle soluzioni.