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La bellezza del mondo è per tutti

Veduta esterna della Penisola di Ortigia a Siracusa
Veduta esterna della Penisola di Ortigia a Siracusa
Sotto, il rumore sordo del mare, le onde che si infrangono sugli scogli ottusi, spuma bianca e flutti. Sopra, rocce aguzze, tarlate, pronte a cedere sotto il peso di un corpo da un momento all'altro. Guai a scivolare e rovinare a corpo morto su di esse: impotenti a trovare un appiglio al quale aggrapparsi, non c'è scampo dagli spigoli taglienti. Del resto, il cartello parla chiaro: "Zona interdetta per motivi geomorfologici".
Al Faro di Murro di Porco non c'è alcuna possibilità di approdo. Di qui si può solo guardare e ascoltare il mare: seguire con gli occhi la linea che separa, lontana, il mare dal cielo e la vela bianca d'una barca che costeggia lenta; oppure ascoltare il rumore della risacca, il richiamo stridulo dei gabbiani. Altro non si può fare, abili e disabili è lo stesso. Per questi ultimi basta una passerella poggiata sugli scogli ed è fatta: onde e cielo non chiedono passaporti, si fanno ammirare da tutti.
Ortigia è un'isoletta carica di storia e di mito. La sua parte più affascinante è la punta, zona militare, vietata ai civili. Immaginiamo che proprio da qui i Romani provarono, a loro spese, l'efficacia degli specchi ustori, ideati da Archimede per difendere la città da Marcello. Siracusa resistette strenuamente, ma alla fine cadde e, insieme ad essa, cadde lo stesso fisico e filosofo, sotto la spada di un legionario nel 212 a. C. Per Roma era importante colpire gli alleati italici di Annibale per sperare di portare vittoriosamente a termine il conflitto coi Cartaginesi. La leggenda vuole però che qui, prima dell'assedio, Archimede, immergendosi in una vasca delle terme della città, sia stato folgorato dalla intuizione del principio che da lui prende il nome ed abbia esclamato: "Eureka!"
La ninfa Aretusa, mentre si bagnava in un ruscello, fu vista da Alfeo che si invaghì di lei e le si lanciò contro per rapirla. La ninfa scappò e, poco prima di essere raggiunta, òtemide che trasformò lei in fontana e Alfeo in fiume. Poi, aperto un condotto sotterraneo, la dea fece arrivare l'acqua della fonte Aretusa sino all'isola di Ortigia. Qui Alfeo, attraversato il mare, senza mischiare le sue acque dolci con quelle salate, raggiunse le acque della fonte che mescolò con le sue. Oggi, più prosaicamente, ad Ortigia, si può ammirare una fontana, intitolata alla ninfa.
Aprire la zona militare dell'Isola di Ortigia alla cittadinanza, e quindi al mondo intero, è una bella idea dei Siracusani. Nel suo punto più suggestivo, si vuole realizzare il centro visite della Area Marina Protetta e un ostello per i disabili. Si ricorda che questi, nel mondo, ci sono sempre stati e popoli differenti li hanno considerati in maniera differente, a seconda della loro sensibilità. Ovviamente, in questa sede, non interessa fare una disamina del trattamento a loro riservato nelle diverse epoche e tra i diversi popoli. Ci si limita semplicemente a fare delle riflessioni. La mitologia e la letteratura greca non disdegnavano affatto i disabili e a loro dedicavano attenzioni non di poco conto. Il dio Vulcano era zoppo e la tradizione vuole che lo stesso narratore di poemi, Omero, fosse cieco. I disabili, nel mito, non sono messi in un cantuccio, hanno un ruolo.
Ci piace constatare che nelle Aree Marine Protette, di sovente, mitologia, storia e vita quotidiana si fondono; Siracusa, da questo punta di vista, non ha nulla da invidiare ad altri posti. Però, ci piace ricordare anche che, di tutto questo, i disabili sono parte.