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llustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
llustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Rivista popolare di politica, lettere e scienze, Anno XVII, N. 22, Roma 30 novembre 1911
Gli storici Inglesi contro l'Italia (Et surtout pas trop de zèle... nella difesa)
All'On. Luigi Luzzatti
L'Italia che ha avuto una mauvaise presse per la impresa tripolina, comincia ad averla anche tra gli storici per le sue condizioni, pel suo sviluppo e per la sua vita politica; e quel che è peggio poco benevoli, severi ed anche ingiusti verso di essa si palesano gli storici che altra volta ci mostrarono grande ed innegabile simpatia; tale, ad esempio, l'Okey, che col Bolton King scrisse quell'Italy to day, che per consiglio ed indicazione della Rivista popolare gli editori italiani  s'affrettarono a pubblicare in veste italiana con grande successo.
Sono due gli scrittori inglesi, che in alcune collezioni storiche assai diffuse ed autorevoli hanno emesso giudizi a noi poco graditi sulle cose d'Italia: l'Okey sopra ricordato nell'United Italy, che fa parte della collezione della Cambridge Modern History; e il G[l]ooch nella Storia del nostro tempo dal 1885 al 1911, compresa nella pubblicazione della Home University Library che si fa sotto il  patrocinio di eminenti professori come Gilbert Fischer dell'Università di Oxford, I. A. Thomson dell'Università di Aberdeen e W. T. B[e]rwster dell'Università di Columbia.
Da notare ancora che le due cennate pubblicazioni furono preparate e pubblicate prima della impresa tripolina; i giudizi dei loro autori, quindi, non poterono essere influenzati dalla ostilità quasi generale che tale impresa creò all'Italia.
llustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
llustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
L'on. Luigi Luzzatti, memore che le proteste sublimi di Gladstone contro il regime negazione di Dio di Napoli avevano valso all'Italia più “che l'aiuto di un esercito vittorioso” e conscio della importanza che hanno i giudizi diffusi tra le nazioni anglo-sassoni, cioé di mezzo mondo, si è levato a protestare fieramente contro di essi con tre articoli nel Corriere della sera (22 ottobre, 7 e 14 novembre).
Non si può che lodare l'illustre uomo della difesa fatta del buon nome d'Italia; tanto più che non è sospettabile l'interesse personale. L'Okey, infatti, in una sua risposta - che il Corriere della Sera con insolita partigianeria ha soppresso, provocando nel Times una dignitosa protesta degli eminenti editori - gli ha ricordato che egli a lui personalmente aveva reso giustizia piena, ma il Luzzatti con patriottica modestia replica

“che delle lodi a lui dirette non sa che farsene, se si abbassa l'Italia e che più gli sarebbe grato se tacesse del suo nome e glorificasse la patria sua”.

Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
E di rara modestia pure fa mostra, quando parlando della conversione della rendita, nulla a se stesso che tanta parte vi ebbe ed ai ministri assegna e tutto il merito della grande operazione attribuisse ai contribuenti, alla collettività italiana, che la resero possibile.
Se l'on. Luzzatti nella nobile difesa avesse tenuto la giusta misura a me non sarebbe rimasto altro compito che di applaudire; ma egli disgraziatamente è andato al di là del segno e per dar torto agli storici inglesi ha esagerato i nostri pregi, ha talora svisato gli errori e le colpe dei governanti italiani; e talaltra li ha del tutto negati. Ciò che è male, non nei rispetti degli stranieri, ma pel rispetto dovuto alla verità storica, per la educazione e la formazione del nostro carattere, per evitare la conservazione e diffusione di dannosi pregiudizi. Egli stesso avverte che

“in altri tempi la presuzione dei primati ci ha nociuto, e il celebre libro di Gioberti sul Primato degli Italiani scritto con intento altissimo, contribuì a renderci superbi al di là dei nostri meriti effettivi”.

Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Consenta a me, adunque l'illustre amico personale; a me, che agli Anglo-sassoni per due volte, a 25 anni di distanza, ho saputo ricordare che i Latini in genere e gl'Italiani in ispecie non erano a loro in nulla inferiori e che in fatto di vergogne, di corruzione e di pervertimento politico i primi di gran lunga li superarono in altri tempi; permetta a me, ripeto, che tenti rimettere a posto qualche sua erronea osservazione e di dare, cui spetta il fatto suo.
Ha ragione da vendere l'on. Luzzatti nel deplorare che l'Okey abbia insistito

“con acre voluttà sulle parti meno brillanti, meno belle e meno buone della nostra vita pubblica italiana ed abbia sorvolato quasi interamente sui progressi morali, scientifici, economici, sociali, militari degli ultimi cinquant'anni in stridente contrasto coi discorsi troppo esagerati commemoranti il giubileo”;

e che il G[l]ooch abbia trovato modo di esaltare l'evoluzione intellettuale della Spagna e dell'Austria senza assegnare il posto dovuto all'Italia.
Con lui si deve consentire nel riconoscere che la risurrezione del nostro paese è un miracolo, che molto si è fatto e si va facendo per cancellare alcune nostre vergogne e per la redenzione degli umili,

“dalle leggi a tutela degli emigranti fino ai forti ordinamenti per le scuole elementari e per la salubrità delle acque”

- (provvedimento quest'ultimo che costituisce un titolo di grande onore per Luigi Luzzatti, aggiungo io) E si deve ammirare la sua frase alata che ricorda

“essersi fatta l'Italia avendo la terra e il cielo contrari, per la ſiamma dell'ideale custodita dai suoi pensatori, apostoli e martiri, i quali vinsero l'indifferenza e l'ostilità del mondo civile”.

Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
E quanto sarebbe stato più da ammirare l'on. Luzzatti, se in questa occasione avesse consacrata una parola speciale al grande apostolo, al grande martire, al grande custode dell'ideale, che vinse l'indifferenza e l'ostilità più esiziale, quella degli stessi italiani: dico, a Giuseppe Mazzini!...
Legittima l'apologia ch'egli fa dello elevamento economico dell'Italia, della restaurazione della nostra finanza e della circolazione bancaria, ma l'avere l'Okey oggi sorvolato su tali punti può giustificarsi con ciò che egli lo stesso storico scrisse nell'Italy to day.
Forse esagera un poco il Luzzatti nella esaltazione della bontà degli ordinamenti amministrativi e nella sapienza e correttezza dei nostri amministratori; ma è innegabile che, specialmente l'alta burocrazia è molto migliore della sua fama ed è più degna di lode, che di biasimo. E' nel vero, parimenti, rammentando l'onesta povertà dei nostri ministri e degli uomini politici italiani, il cui buon nome non può essere offuscato dai tristi ricordi dei Bastogi e dei Susani, dei Fambri, delle Ferrovie meridionali e della Regia cointeressati dei tabacchi. Legittima, direi doverosa, è quindi la ritorsione che egli felicemente fa in tema di corruzione politica e amministrativa rievocando scandalosi episodi contemporanei della vita politica inglese. Tali, ad esempio, le colossali frodi e ruberie della guerra contro i boeri - nelle quali era implicata la ditta cui apparteneva il membro più autorevole del governo: Chamberlaine; - le onorificenze accordate contro denaro, per impinguare la cassa del partito al governo, che le concede e per servirsene come fondo di guerra nelle elezioni; ed una specie di simonia politica anche nella nomina dei pari, denunziata dalla Autorevole Saturday Review (Dicembre 1905) coll'articolo: The adulteration of Peerage. La vergognosa vendita delle onorificenze a scopo elettorale venne riconosciuta dal Times (19 luglio 1907) intrattenendosi degli Honours and Party funds; e nel Daily News sullo stesso argomento il Chesterton potè scrivere: i ricchi pagano e diventano Pari; i poveri sono pagati e diventano servi. Si noti che occasione allo scandalo fu un titolo onorifico conceduto al direttore di una Compagnia colpevole di una grossa frode nell'Amministrazione con danno d'una nave da guerra di 1. classe. Ma scandalo maggiore pare a me sia stata la scarsa sensibilità rivelata dalla Camera dei Comuni che il 15 luglio 1907 respinse con 235 voti contro 120 la proposta di nomina di una Commissione d'inchiesta - Select Committee – sulla Cassa elettorale del partito al governo dietro concorde parere dei capi del governo e della opposizione.
Sin qui sono pienamente di accordo coll'onorevole Luzzatti che in fatto di corruzione inglese molto di più avrebbe potuto rimproverare agli anglo-sassoni rimontando nel passato e valicando lo Atlantico come ho fatto io nelle due citate pubblicazioni (Corruzione politica e Latini e Anglosassoni).
Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
Illustrazione tratta da Lega navale (Mare nostrum), Anno VIII, 1912
E continua ad avere ragione nel rammentare agli storici inglesi che la violenza degli scioperanti e la violenza delle repressioni sanguinose non sono una specialità dell'Italia. Informi la storia britannica dai moti del Luddismo, dal massacro di Manchester nel primo terzo del secolo XIX agli scioperi del 1911. E la storia scellerata dell'Inghilterra in Irlanda per oltre tre secoli?
Il dissenso comincia coll'essere parziale su due punti che non riguardano la politica.
L'on. Luzzatti, intrattenendosi del libro del G[l]ooch per dimostrare che in Italia l'onere del debito pubblico non è quale si afferma e che posto in relazione collo sviluppo del bilancio relativamente diminuisce, lascia comprendere che è gravissima la condizione della Francia, che ha enorme il bilancio - di circa 4 miliardi e mezzo - ed enorme il debito pubblico - di circa 30 miliardi. Ma come non ha potuto tenere conto della diversa ricchezza dei due paesi? Il bilancio e il debito della  Francia sono il doppio di quelli dell'Italia; ma la ricchezza della vicina repubblica è circa quattro volte quella nostra!
Pel buon nome latino e pel giusto apprezzamento del fenomeno, specialmente paragonato con quello dell'Inghilterra, l'on. Luzzatti avrebbe dovuto tener conto del diverso ordinamento amministrativo che coll'accentramento francese assegna allo Stato molte spese che in Italia, e più in Inghilterra, spettano ai corpi locali. Al contribuente poco importa se paga allo Stato o al Comune; importa la complessiva pressione tributaria, che subisce. Ora sommando le imposte che in Francia si pagano alloStato, ai Dipartimenti, ai Comuni e sommando quelle che in Inghilterra si pagano allo Stato, alle Contee, ai Comuni, alle Parrocchie, anche prima del gigantesco bilancio di Lloyd George, il confronto non fa torto alla repubblica.
Contro lo stesso G[l]ooch l'on. Luzzatti giustamente osserva che l'attuale debito pubblico dell'Italia non fu ereditato dai passati governi, ma fu fatto per redimere l'Italia e migliorarne le condizioni di ogni specie. Egli stesso, però, è costretto a riconoscere che per

“un falso vedere sulla essenza del pareggio troppo si moltiplicarono i debiti con errori e con debolezze parlamentari”.

Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Ciò non fa onore ai finanzieri ed ai politici italiani; e il giudizio può darsi più severo quando si leggono sull'argomento ciò che hanno scritto prima il Plebano e poi il Tivaroni.
L'illustre scrittore italiano ha corretto l'esagerata cifra dei riformati di leva, che non è del 50 per cento, quale vien data dall'Okey, ma del 27,65 nel quinquennio 1885-89. L'errore dello storico inglese è però imputabile alle leggerezze ed esagerazioni di parecchi scrittori italiani, anche molto autorevoli. Il Mosso, ad esempio, dette la cifra spaventevole di oltre il 90 per cento di riformati tra i minatori della Sicilia; e l'affermazione tanto contraria a verità venne corroborata ripetutamente dalla grande autorità di Achille Loria, nonostante che lo avessi avvertito dello strafalcione vergognoso del Mosso, che fu un eminente fisiologo, ma si rivelò spesso un sociologo cervellotico.
L'on. Luzzatti si è levato contro il G[l]ooch che ha denunziato l'inettitudine amministrativa italiana argomentando dalla gestione di Stato delle ferrovie e dall'azione spiegata dallo Stato nella catastrofe di Messina e di Reggio Calabria.
Per le ferrovie non si puo dare colpa allo storico inglese: egli si sarà valso delle requisitorie numerose pronunciate contro l'esercizio di Stato nella Camera dei Deputati, delle relazioni parlamentari, delle svariate innumerevoli pubblicazioni accusatrici. E le accuse non poterono essere trionfalmente combattute né dai discorsi di Gianturco e di Bertolini, né dall'ultima memoria abilissima pubblicata dalla Direzione generale delle Ferrovie; cui si possono accordare molte circostanze attenuanti, ma non assolverla del tutto.
Né credo che egli stesso gli abbia fatto onore quando dichiarò che: abbiamo creato un Vaticano ferroviario.

“In quanto a Messina, scrive l'on. Luzzatti, le incertezze del primo momento, collegate colla flotta in congedo (?), furono poi risarcite largamente da sacrifici nobili e da spese durevoli che misero in rilievo la solidità del bilancio italiano e il nessun bisogno degli aiuti forestieri”.

Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Qui c'è di vero ciò che si riferisce ai sacrifici nobili del contribuente ed alla solidità del bilancio. Il resto è abile reticenza che equivale a menzogna - mi perdoni l'aspra frase l'onorevole amico. Tutto ciò che riguarda la disgraziatissima catastrofe del 28 dicembre 1908 costituisce una vergogna incancellabile pel governo italiano: dalla inesplicabile, insipiente e criminosa condotta del Ministero della Marina, alla inverosimile taccagneria del Prefetto di Napoli, all'ingratitudine imperdonabile verso la flotta e i marinai della Russia, allo sperpero dei doni ingenti della filantropia internazionale, alle ruberie inaudite nella costruzione delle baracche, ai cinque milioni spesi negli alloggi provvisori delle truppe, alla Contea assegnata al generale terremoto - il generale Mazza - alla grande medaglia d'oro data all'ingegnere Simonetti. E' tutta una storia d'insipienza, d'inerzia, di errori, di partigianeria di vergogne, di reati politici e comuni. Questa la verità inesorabile.
Entriamo più direttamente nel campo politico.
Che l'Okey abbia avuto torto nell'affermare che la legge sulle guarentigie del 1871 sia stata votata con enorme leggerezza; che essa invece si debba considerare come un monumento di sapienza latina sono dispostissimo ad ammettere, ma non riesco a comprendere la leggerezza dell'on. Luzzatti, che annovera Giuseppe Mazzini tra coloro che la prepararono. Come mai? L'Okey ricordò le due conclusioni della Commissione d'inchiesta sulla marina, e Luzzatti contrappone gli opportuni provvedimenti che la seguirono.
Ma questi provvedimenti confermano anzichè escludere le magagne dell'amministrazione dei due dicasteri militari. Lo storico inglese poi poté essere indotto in errore nel ritenere che perdurassero tenendo conto dell'inqualificabile ordine del giorno Arlotta imposto dall'on. Giolitti, votato codardamente dalla Camera, che quasi condannava l'opera onesta, intelligente, lunga, faticosa della Commissione di Inchiesta, di cui fu pars magna l'onorevole Franchetti.
Il Glooch scrisse:

“La vita pubblica italiana è sempre corrosa dalla corruzione e quanto scarsa confidenza s'abbia nella integrità del Parlamento fu anche di recente rilevato dall'eccitamento prodotto per la revisione dei sussidi alla marina mercantile”;

e il Luzzatti a rintuzzarlo affermando che

“le relative dispute parlamentari italiane a provano la cautela somma colla quale si vuole spendere il pubblico danaro; l'esame profondo con cui si procede prima di rendere definitivi per molti anni i contributi alle linee sovvenzionate; le mani nettissime e gl'intenti purissimi di coloro che prepararono gli ultimi contratti colla marina mercantile”.

Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Pienamente di accordo sull'esame profondo, sulle mani nettissime e sugli intenti purissimi, ma l'on. Luzzatti non avrebbe dovuto dimenticare che se lo storico straniero ha potuto sospettare della corruzione parlamentare ciò si deve al mistero di cui l'on. Schanzer circondò le trattative col Lloyd italiano; dalle voci di corruzione sparse dagli ufſiciosi e dagli amici suoi contro gli oppositori; dal fatto che le ventennali convenzioni sarebbero passate, nonostante la demolizione fattasene da Nitti, da Pantano, senza il violento incidente provocato da me il 7 luglio 1909; che le convenzioni da lui stesso preparate colla Società nazionale passarono mercè le sue stesse audaci affermazioni, dimostrate contrarie a verità dalle dichiarazioni, che gli strappai colla mia interrogazione nel giugno 1910 se non erro.
L'on. Luzzatti pretendendo dai due storici inglesi la filosofia e la facile contentatura dell'on. Bissolati vorrebbe cancellare la pagina turpe della Banca Romana in grazia della legge bancaria sapiente che seguì. Ma egli dimentica che questa legge sarebbe stata sostituita dall'altra sull'abolizione della riscontrata senza la mia denunzia del 20 dicembre 1902, che avrebbe completato il disastro della Banca Nazionale, del Banco di Napoli, del Banco di Sicilia e delle due Banche Toscane.
Il ricordo della Banca Romana, assolutamente incancellabile, ci conduce sul terreno elettorale, nel quale le cose non sono lisce come l'onorevole Luzzatti vorrebbe dare ad intendere all'Okey ed al Glooch.
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Non mi rifaccio in proposito alle discussioni della Giunta delle elezioni, alla interpellanza Cavallotti sulle elezioni del 1886 e ad altre incontroverse documentazioni che provano l'enorme e sfacciata ingerenza del governo italiano ben più deleteria della spaventosa corruzione e della storia dei borghi putridi in Inghilterra. Ma come l'on. Luzzatti ha potuto obliare che l'inchiesta dei Sette provò che l'on. Giolitti prese lire 120.000 dalla Banca Romana per le elezioni del 1892 e che Bernardo Tanlongo venne nominato senatore quantunque l'on. Giolitti che lo nominò conoscesse la sua patriarcale gestione della Banca romana? che altri cinque senatori vennero nominati dallo stesso Giolitti e furono tanto sospettati di avere ottenuto il laticlavio per danaro e che sarebbero stati probabilmente convalidati se la Relazione del Comitato dei sette non avesse indotto la Camera a cacciare il Ministero Giolitti? Ora tutte queste porcherie mi pare che valgano quelle da lui rimproverate ai partiti politici inglesi; e dato che la gestione dei fondi segreti italiani fosse così pura - purezza, a cui nessun presta fede - quale egli l'afferma tali porcherie, ripeto, non ne rimarrebbero affatto infirmate e distrutte; molto meno varrebbero ad infirmare quella scandalosa e pervertitrice influenza del governo nelle elezioni, che venne documentata tante volte nella Camera e che venne ufficialmente riconosciuta di recente dalle sentenze dei tribunali di Trani, di Bari, di Caltagirone, di Girgenti.
Per un momento l'on. Luzzatti lasciando da parte gli storici se la prende coll'Edimburg Review, che a proposito del processo di Viterbo si occupa della camorra della moderna Italia. Egli, nobilmente rievoca a difesa del buon nome del Mezzogiorno e della Sicilia molti loro uomini sapienti e puri come Spaventa, Settembrini, Pepe, Massari, Ruggero Settimo, Lafarina, Poerio, De Sanctis, Scialoja, Crispi; e molti altri avrebbe potuto aggiungerne.
I malanni gravi e antichi del Mezzogiorno e della Sicilia inoltre considera come una eredità di governi pessimi, spaguoli e borbonici.
Del ricordo dei molti meridionali e siciliani che vissero e morirono come i santi laici dello Stato italiano, che dettero lampi di grandezza intellettuale e morale bastevoli da soli ad onorare un popolo, il mezzogiorno all'illustre scrittore deve viva riconoscenza; e bene egli ha fatto, pure, a mettere innanzi l'eredità dei governi pessimi, spagnuoli e borbonici. Ma giustizia voleva che egli non avesse dimenticato, ciò che per comodità di una apologia dimenticò l'on. Bissolati; non poteva e non doveva dimenticarlo lui, che, non da uomo di parte, ma da storico risponde agli storici. Ed è questo che non doveva dimenticare: il governo italiano, in quanto alla educazione politica e morale del Mezzogiorno e della Sicilia ha continuato e peggiorato l'opera dei pessimi governi borbonici e spaguoli. (grassetto mio)
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Ciò ho dimostrato, senza che mi venisse mai smentita o rettifica alcuna. Nel Regno della mafia, (dai Borboni ai Sabaudi); e la conclusione, cui pervenni io: in Sicilia il più grande mafioso è il governo italiano venne fatta propria da un ministro che fu al governo coll'on. Giolitti e collo stesso on. Luzzatti e che entrambi predilessero: da Angelo Majorana.
Ed eccomi all'ultimo appunto, che, forse riuscirà più ostico all'on. Luzzatti.
Egli si è levato sdegnoso contro l'Okey, che a colori di sangue nel libro crudele, come egli lo chiama, descrisse i fatti di Milano del 1898; egli protesta fierissimo a difesa del Re buono e martire contro il G[l]ooch che scrisse sulla benedetta memoria di Re Umberto:

che pur possedendo il coraggio della sua stirpe mancava di intuizione politica e negli ultimi anni fu catturato dal militarismo reazionario”.

Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Dal libro Tripoli italiana La guerra italo-turca, 1911
Comprendo che nella difesa del Re buono molto bisogna indulgere verso il Luzzatti, che non può essere immune dalla tabe del feticismo monarchico e che personalmente si sente attaccato nel ricordo dei fatti menzionati dai due storici inglesi, che si riferiscono a periodi durante i quali egli fu suo ministro. Ma la verità storica, che a lui sta tanto a cuore m'impone il dovere di rilevare che la sua difesa tale verità offende - sacrilegamente egli direbbe.
Non voglio insistere in una requisitoria contro l'assassinato di Monza, di cui un solo atto onorevole, comune a qualunque mediocre capo di Stato, può ricordarsi: la gita a Napoli durante il colera del 1884. L'opera sua di sovrano si riassume nella esclamazione che, asciugate le prime lagrime bugiarde per la scomparsa tragica di Re Umberto, sfuggì ai monarchici più intelligenti ed imprudentemente registrata da un giornale del Veneto. Finalmente abbiamo un Re! essi esclamarono alludendo al successore, che realmente per la correttezza costituzionale e per la integrità della vita privata si è mostrato degno del rispetto anche dei repubblicani.
Ma Re Umberto, su cui pesa forse la maggiore responsabilità per il disastro di Adua, meritò il severo giudizio del G[l]ooch, se non altro per tutta la storia della tentata reazione del Generale Pelloux fallita per quello ostruzionismo, che collegò coll'Estrema Sinistra monarchici come Di Rudinì, Giolitti, Zanardelli, Bianchieri e che strappò a Bissolati in piena Camera il grido di: Abbasso o Morte al Re!
I fatti di Milano del 1898, infine, costituiscono una delle maggiori colpe, uno degli errori più scellerati della monarchia Sabauda. Non si insanguina, non si bombarda una grande città, la capitale morale d'Italia, non vi si massacrano cittadini inermi e inoffensivi senza che la storia imprima un marchio d'infamia sul Re che permise o ordinò il massacro e il bombardamento.
Dato pure che l'accecamento e lo smarrimento prodotti della ingiustificata paura abbiano potuto consigliare tali atti scellerati, ristabito l'ordine e la pace, solamente un Re mancante d'intuizione politica e catturato dal militarismo reazionario poteva mandare all'esecutore del massacro e del bombardamento il telegramma e la suprema onorificenza mandati al Generale Bava Beccaris.
Gli odiati Re Borboni, nulla fecero di eguale o di peggio. Questa, onorevole Luzzatti, la verità storica, che avete calpestata per ricondurre all'osservanza della verità gli storici inglesi.
Napoleone Colajanni