Lavoro nei campi. Tavoletta votiva del 1954 che si trova nel Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Lavoro nei campi. Tavoletta votiva del 1954 che si trova nel Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
L'Agricoltura fu la prima occupazione dell’uomo. Nell'indagare l’origine delle Nazioni, si rileva che ogni individuo coltivava una porzione di terreno. Se ci facciamo un poco a svolgere le pagine della sola scienza veramente ministra di civiltà e sapienza, la Storia; troviamo che l'opulenza e la prosperità dei popoli, derivò ad essi nella più gran parte allora quando vie di meglio si adoperarono con l’aratro e con la zappa, serbando a un tempo nobile semplicità di costumi, siccome segnò l'epoca della decadenza degli stati quel tempo in cui all'operosità, ed alla coltura dei precipui mezzi di sussistenza, sottentrarono la mollezza, e il lusso; e conseguenza ne fu quell'estinguersi negli animi umani il dilettevole affetto ai veri e naturali piaceri, che soli possono rendere felice la vita.

Un popolo agricola sotto la direzione di una saggia Amministrazione darebbe l'idea della società la più conforme alla natura. Pertanto è sommamente utile esaminare il giusto grado di considerazione dovuto all’Agricoltura; le fondate speranze che noi possiamo avere dei suoi progressi, e i migliori mezzi per condurla a perfezione maggiore. Né si debbe intendere che la prosperità di un popolo esige, che tutte le classi di esso si addicano all'Agricoltura; è dovere soltanto illuminare, e proteggere quella che vi è destinata.
E primieramente è d'uopo osservare, a meglio considerar quest'oggetto, che l'agricoltore non gode interamente della proprietà dei suoi fondi, se le circostanze non lo favoriscono ad utilizzarti secondo la sua perizia ed i suoi lumi. Ognuno dovrebbe avere la libertà di coltivare nel suo podere quelle produzioni che il suo interesse, le sue facoltà, la natura del terreno gli suggeriscono, per trarne il maggior profitto possibile.

Nonpertanto l'Agricoltura tiene i suoi precetti che CatonePlinioColumella dettavano ai loro contemporanei per rendere prospera la coltivazione. Essi si riducono: attendere a coltivare la terra opportunamente; lavorarla bene: stabbiarla meglio. Plinio diceva, considerate la qualità del clima, e del suolo. E Catone rinunziate alle terre, il lavoro delle quali esige troppa spesa. Un fondo è cattivo, quando a renderlo pregevole, ci vuol molto danaro e travaglio. E Columella il fondo non sia molto esteso; non imitate quelle persone che posseggono per impedire che altri possedessero. Il campo dev’essere più debole dell'agricoltore: se il fondo è più forte il padrone rimane oppresso. Vendete la casa di città, e comperate un podere campestre, diceva Plinio. L'ordine col quale Catone classificava i poderi erano: le terre per produzione di cereali: le vigne: gli oliveti: i prati: gli orti: i boschi cedui: gli alberi da frutta: le selve.
Il migliore di tutti i prodotti della campagna, secondo Platone, sono i bestiami; quindi allorché se gli domandava qual cosa produceva maggior utile, rispondeva gli armenti se si custodiscono bene.
Ora il Sammarchese è Colono ed è Pastore. Dunque i precetti agricoli possano venir quivi raccolti.