Platea dei beni badiali prima del 1782, epoca del Regio Patronato.

  • Una vecchia immagine di S. Marco in Lamis- Archivio G. Bonfitto
    Una vecchia immagine di S. Marco in Lamis- Archivio G. Bonfitto
    Palazzo badiale a 3 piani, situato in S. Marco in Lamis, con due moggia di terreno ad orticoltura verso Levante.
  • Forno grande, privativo dell'Abate, ad uso di cuocere il pane.
  • Dall’affitto dei dritti promiscui di tutt'i beni feudali, che costituivano il tenimento di S. Marco in Lamis nella estensione di carra circa 700, su cui i cittadini avevano il Jus Civico descritto nel folio d’immunità del Cardinale Carafa; l'Abate ne ritraeva annui duc. 6000 circa; e quello conchiuso nel 1779 in favore del Cavaliere D. Giacomo Francone con Istrumento del 12 Gennajo detto anno, fu aumentato, per un periodo di anni 8 ad annui duc. 6860,00.
  • Avea poi la Badia oltre dei beni feudali, ancora quelli detti burgensatici, esistenti fuora il territorio feudale, e che utilizzava con particolari affitti, cioè 1. nel feudo di Fazzuolo una Masseria di campo con mezzana alberata di carra quattro, poggio corrispondente, e versure 400 di portata. 2. In detto feudo altra Masseria di campo detta Faranello, di carra due, e versure cinque di mezzana, versure 200 di portata col corrispondente poggio. 3. La panetteria, e taverna di Fazzuolo. Si noti come questi sopradetti stabili, cioè Panetteria e Taverna con istrumento del 7 Luglio 1731 furono alienati in favore di D. Irene Belvedere per duc. 1051; e l'acquirente corrispondeva alla Mensa badiale un canone annuale di ducati sette. 4. Nel feudo di S. Chirico una masseria di campo detta Valle Oscura con carra tre di mezzana, corrispondente poggio, e versure trecento di portata. 5. Nel Caldaroso, il così detto Giardino con Torre di circa versure 18. 6. Nel feudo di Castel-Pagano una masseria di campo detta le Quercie con carra due di mezzana alborata e versure 200 di portata con poggio ed acquajo. 7. Nei Demanii di S. Severo la Difesa di S. Ricciardi di carra 32. 8. Nel tenimento suddetto di Castel-Pagano la chiesa diruta di S. Altera, con alcune versure di terreno seminatoriali. 9. Nell'Angarano, tenimento di Apricena, un tratto di terreno di versure sette. 10. Nel territorio di Arignano, una chiusa di olive di versure tre, e un'altra chiusetta; e che furono censite nel 1769 la prima a D. Giovanni la Bella, e l'altra a Saverio d'Anza. La Chiesa detta la Madonna di Cristo apparteneva ancora alla Badia. 11. In detto tenimento di Arignano possedeva sopra una masseria detta la Salsa versure quattro, e sopra Coppa del Vento versure sette. 12. Nella città di Foggia: un soprano di casa in mezzo alla piazza di fronte alla Portella, censito ai Cavalieri della Cava per annui ducati dieci. 13. Nella città di Molfetta: una chiesa diruta con chiusa di olive; versure cinque di terra a coltura, censiti ai Signori Mangiacavallo. E tutti i numerati beni Burgensatici, dopo che la Badia venne dichiarata di Regio Patronato, fecero passaggio presso la Suprema Amministrazione del Monte Frumentario.
  • Esigeva ancora l'Abate per dritti giurisdizionaìi: dal Marchese Cavaniglia Signore di S. Giovanni Rotondo per annuo censo del Quarto, di cui era enfiteuta perpetuo, duc. 350: per affitto della Mastrodattia duc. 84: dal Jus di Scannaggio degli animali duc. 70.

Dal 1782 al 1810.

Panorama di S. Marco in Lamis. Da Pitta.
Panorama di S. Marco in Lamis. Da Pitta.
La Badia di S. Marco in Lamis in questa epoca non profittava che delle sole fide dei forestieri sull'Agro Badiale, e del dritto della Terragiera. Aveva ancora la Badia in suo dominio la Difesa di S. Matteo, su cui i cittadini non vi usavano alcun diritto di legnare, né di erbare, eccetto nel solo mese di Agosto, in cui potevano condurre al pascolo i soli animali domati; ed in caso fortuito, potevano i cittadini fare la collata di legna morte. Aveva una Difesa di carra 16 nel luogo detto Coppa di Mastro Giacomo, e su cui i cittadini non vi esercitavano il dritto civico.
L'ultimo affitto per un sessennio, venne conchiuso nel 1807 a favore di D. Angelo Gabriele di S. Marco in Lamis, per l'annuo estaglio di duc. 6000; ed il contratto fu stipulato dal Direttore dei Regi Demanii D. Federico Zampalcone.
Dal 1811 al 1848.
Per effetto della esecuzione della sentenza della già Suprema Commissione feudale dei 18 luglio 1810, l'amministrazione dei Regi demanii per la Badia vacante, per i suoi due quinti dei Demanii Ex-feudali Ecclesiastici prese: di Sazzano tra erboso, e coltivativo moggia 7268 antiche: difesa S. Matteo per intera, di moggia 2609 - Coppa Mastro Giacomo tra coltivativo ed erboso moggia 1219: Orto Badiale moggia due: il così detto Forno badiale con la taverna, e tavernola: la carcere con i due soprani, ed il palazzo badiale rimasero al comune per gli usi comunali, e circondariali.
Dagli affitti in complesso, il Regio Demanio ne percepiva D. 2000 lordi del contributo fondiario.
Dal 1819 al 1846.
Per effetto del concordato tra 'l nostro Governo con la Santa Sede del 1818, la Diocesana di Manfredonia, par la Badia vacante, amministra i suddetti beni fondi, e ne ritrae dai parziali affitti:

Da Difesa S. Matteo

D. 870

Da Sazzano

D. 1280

Dalla Coppa Mastro Giacomo

D. 650

Dal Forno, e Taverna

D. 0060

Totale

D. 2860

Detratti, come si è detto il contributo fondiario d'annui D. 363, e le spese de’ guardaboschi in D. 261; si ha la rendita depurata in D. 2356.