Ritratto ad olio dell'Abate Nicola Colonna.
Ritratto ad olio dell'Abate Nicola Colonna.
Trapassato l'ultimo Abate Commendatario D. Nicola Colonna Arcivescovo di Sebaste, Nunzio Apostolico in Madrid, e Cardinale della Santa Sede nel 1796, la Badia non venne più provveduta di alcun Abate. Il Regio Demanio esercitò tutti i testé cennati dritti, che annualmente si affittavano ai forestieri per l'estaglio annuale non meno di duc. seimila.
Stettero così le cose sino al 1810, allorché per le leggi preesistenti (Reali Decreti de' 3 dicembre 1808, e 16 ottobre 1809), con sentenza del 16 luglio venne sciolta dalla suprema commissione feudale ogni promiscuità tra 'l Comune, e il Regio Demanio per la Badia vacante: e di tutti i Demanii ex-feudale-ecclesiastici il Comune ne prese tre quinti, ed i Regi Demanii due quinti.
Biagio Zurlo Intendente di Molise, e Commissario Regio per la divisione demaniale di questa Provincia, recatosi sopra luogo, rendé con la data dei 23 decembre 1811 la sua ordinanza di esecuzione della citata sentenza della Commissione feudale. In quella occasione sotto la denominazione di Bosco, e Piscina di Re vennero riconosciuti e distinti i suddetti demanii, e nel modo che nella pianta del Regio Agrimensore de Cesare furono delineati, e riconosciuti; cioè che Bosco, e Piscina di Re venivan compresi nei grandi locali di Sazzano di carra 110: Coppa Ferrara di carra 70: Pontone del Santolo di carra 35: Chiancata della Ferola di carra 25: Cerasa di carra 60; Cardinale di carra 80: Lago rosso di carra 40: Montenero di carra 18: Piscina di Re di carra 100: Casarinelli di carra 68: Difesa di S. Matteo di carra 36; Coppa Mastro Giacomo di carra 16: Caldaroso, Stocco con Difesa di carra 22: Difese comunali di carra 36; estensione totale di carra 716; e di essi la parte colta 302 carra, e l'incolta 414 circa.
Libro appartenuto all'Arciprete Francesco Paolo Spagnoli, compaesano e coevo di Leonardo Giuliani.
Libro appartenuto all'Arciprete Francesco Paolo Spagnoli, compaesano e coevo di Leonardo Giuliani.
Nella divisione il regio Demanio prese per i suoi due quinti 1. la Difesa Badiale: 2. la Difesa Mastro Giacomo: 3. e di Sezzano carra 70 circa. Tutto il rimanente restò a S. Marco in Lamis per i suoi tre quinti; e nella divisione non vennero compresi il Demanio Caldaroso, e le Difese Comunali, perché fondi patrimoniali del Comune. Non si tenne ragione del canone enfiteutico di annui duc. 350, i quali si corrispondevano alla Badia dal feudatario di S. Giovanni Rotondo, per effetto del contratto del 1556, e che venne pagato sino a quell'epoca; e di che non se ne conosce la ragione. Perciò onde non restar pregiudicati e la Comune per i tre quinti, e la Diocesana per i due quinti, nel 1838 se ne interruppe la prescrizione. Non si tenne conto del censo annuo di duc. 10 che la Badia esigeva sopra una casa sita in Foggia in mezzo la piazza di rincontro alla Portella, e che si pagava dai Cavalieri della Cava. Non si parlò di alcuni beni fondi posseduti in Molfetta, e consistenti in una chiesa diruta con una Chiusa di Olive, e versure cinque di terreno coltivato censite a' Signori Mangiacavallo. Né di una casa con forno diruto che possedeva la Badia nella città di Manfredonia. È a credere che mancando il Titolare non vi fu chi avesse fatto tener conto di questi dritti, i quale emergono dalla Platea della Badia dell'anno 1789. Bensì il Comune fu accantonato per un dodicesimo sopra le masserie di Faranone, Faranello, Valle Oscura, e delle Quercie, una volta di proprietà della Badia, e vendute dalla Regia Corte dopo il Patronato del 1782, e sopra delle quali i S. Marchesi vi esercitavano gli usi civici, che per tale accantonamento rimasero compensati. Tra le rendite patrimoniali del Comune vi sono di presente i Canoni che da siffatta concessione si ritraggono (Nota 1).
Nella pianta del Regio Agrimensore de Cesare del 1810, e molto meno nella citata ordinanza del Regio Commissario, non si fa alcuna menzione di un vasto demanio detto Costa della Castagna della estensione di circa carra 80, perché occupato in questi ultimi tempi dal limitrofo Comune di Cagnano, e suo Feudatario, e che per le concessioni venne compreso nel Feudo Badiale. È tradizione che trovandosi a far da Sindaco in questo Comune un tal D. Michelangelo d'Apote, oriundo Cagnanese, tra'l 1730 al 1740; questi per far cosa grata a quel feudatario, tollerò detta occupazione, in tempo, che sventuratamente di Amministrazione Comunale appena se ne conosceva il nome. Ed il possesso di questo demanio è tanto certo per parte della Badia, siccome è certa l'occupazione per Cagnano; che nella perizia fatta nel 1720 dal Regio Tavolaro Guidetti col confinante feudo di Castel-Pagano, in quel tempo dei signori Brancia, si segnò il confine del feudo badiale a Pescoferrato ch'è il lapidem petrago della concessione del Conte Enrico: quatrifinio tra S. Marco, Castel-Pagano, S. Nicandro, e Cagnano. Nell'anno poi 1760 con altra perizia, nella quale intervennero il Regio Consigliere D. Giuseppe Aurelio, ed il Regio Tavolario D. Gennaro Papa, si descrisse la stessa confinazione di Castel-Pagano, e si fece segnare quella di S. Marco alla cima del monte Rosella che si descrisse per trifinio tra S. Marco, Castel-Pagano, e Cagnano; quando che da detta cima vi bisognan circa passi 500 per scendere a Pescoferrato, quatrifinio descritto nella concessione e nella perizia del Tavolario Guidetti. Sicché la Badia rimase pregiudicata di mezzo miglio di latitudine, e miglia otto di longitudine, e che abbraccia tutta la inversa della Castagna. Gli atti del Consigliere de Gennaro che erano in S. Consiglio oggi si rattrovano nel grande Archivio.
Il Comune intanto diunito alla Diocesana di Manfredonia per la sudetta Badia, non mancarono nel 1838 far le proteste contro siffatta occupazione, onde non avesse arrecato alcun pregiudizio la prescrizione trentenaria (Nota 2).
Note
(1) Tutti gli atti della divisione dei demanii tra S. Marco in Lamis, e 'l Regio Demanio, si conservano nel 2. Ufizio dell'Intendenza di Foggia.
(2) Per la revindica dei fondi patrimoniali dei Comuni, è competente a procedere il potere giudiziario; poiché la Legge considera moralmente i Comuni come altrettante persone private. Artic. 10. LL: CC: Real: Resc: dei 4 Giugno 1825. - Nel quale è dichiarato competere al potere giudiziario, e non all'Intendente il giudizio di revindica di una proprietà demaniale, che si possa trovare occupata a danno d'un Comune.
Sul modo come interpetrarsi l'articolo 176 della Legge dei dicembre 1818, si osservi il Real Decreto dei 23 gennaio 1826, riportato da Malerba.

Paragrafo VII.
Allorché, come è stato innanzi detto, l'Abate Carafa nel 1556 concedè in enfiteusi perpetua al Barone Mormile di S. Giovanni Rotondo, una vasta estensione di terreno feudale di circa carra 450, per l'annuo canone di duc. 350, con tutt'i dritti bajulari, giurisdizionali, e censi; se ne descrissero i confini, i quali vennero ripetuti nella sentenza della Commissione feudale del 1810, e nell'istessa ordinanza di esecuzione del 1811. Ma siccome molti dei sopradetti confini variarono nomenclatura; così per tale variazione di nomi venne originata una sorgente di lite oltremodo dispendiosa, protratta fino ai nostri giorni, non essendo state sufficienti a spegnerla le molte e svariate pronunziazioni del Contenzioso Amministrativo. Sicché la Maestà del Re N. S. nella sua Reale saggezza vi pose termine, nominando ad arbitro inappellabile il Procuratore Generale presso la G. C. Criminale di Capitanata D. Giovanni de Horatiis; ed approvando in Consiglio di Stato, la sentenza emanata da questo magistrato il dì 28 ottobre 1844, si è questa dall'arbitro eseguita, essendosi fissati venti termini lapidei dal punto A Valle della Monaca, fino al punto G Grottolina di Montenero, e da questo per linea retta al cominciamento della Vallata del Parco dei signori Gabriele. Ed in questo modo restando ancora Sovranamente approvata la pianta elaborata dall'Architetto signor del Giorno, ogni piato da parte dei due collitiganti Comuni, è col fatto cessato (vedasi la nota 6).
Paragrafo VIII.
Da tempi più lontani, e giova credere fin dal regno di Alfonso I. d'Aragona, fecero parte del Tavoliere di Puglia, e della locazione di Candelaro, le Poste che conosciamo di Lamapuzzo di car. 18; di Monte Granaro di car. 26: della così detta Difensola di car. 6: di Fornovecchio di carra 11. ed i Demanii di Cicerone di carra 9, e di Stigliano di carra 6 - Soffrì cosi il Feudo badiale un'altra diminuzione di carra 79, comecché sopra le Poste gli uomini del Feudo vi esercitassero i dritti dominicali nella sola Statonica, come tuttavia la esercitano da un S. Michele all'altro, meno sul demanio di Cicerone ch'è ricaduto nel tenimento di S. Giovanni Rotondo dietro contestazioni e litigi, ed in forza di decisione della G. C. dei Conti del 1836. La statonica poi sul Demanio di Stignano si è consolidata in favore del censuario della vernotica.
Pascoli che erano sommamente necessarii agl'industriosi Sammarchesi, i quali si fecero sfuggire, non mettendo a profitto le salutari disposizioni, che nel sistema di censuazione, prescriveva la legge dei 3 maggio 1806; e per la quale l'Amministrazione del Comune avrebbe potuto essere preferita ai censuarii pastori forestieri; ciò che non venne fatto.