Discrizione di S. Marco in Lamis.

Vecchio panorama di San Marco in Lamis.
Vecchio panorama di San Marco in Lamis.
La città di S. Marco in Lamis giace su un suolo concavo del Vallone di S. Matteo, quasi a foggia di bacino, a un miglio di distanza dal Convento dei PP. Minori Osservanti, un tempo Badia di S. Giovanni in Lamis. È coronata da vigne, orti, e da un prato erboso di tre versure circa in una pianura al Sud, che forma il delizioso e pubblico passeggio.
Di quì partono la strada rotabile che conduce a Manfredonia, e che mantiene vivo il Commercio con quel porto; e l'altra non rotabile che va ai Capiluoghi della provincia, e del distretto, ed al vicino comune di Rignano. S. Marco è a considerarsi come la metropoli dei convicini comuni. L'aria vi è oltremodo salubre in tutte le stagioni dell'anno, principal cagione della florida salute degli abitanti, e dell'atletica fattura della gioventù. Il popolo dalle robuste braccia, alligna uno spirito industrioso ed agricola. Il prodotto delle derrate che ricava tanto dai proprii, quanto dai vicini tenimenti, mantiene animato il commercio. Lo stato della popolazione nel 1722, epoca in cui fu eretta la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate, era di 4400 anime: nel 1782, epoca in cui la Badia fu dichiarala di Regio Patronato si comprendeva nel numero di 8000 anime: nel 1793, nel quale anno con Regio Diploma fu dichiarata città, si contavano 9000 abitanti; nel 1803, quando si eresse e formò la Economia di S. Berardino, 9800: nel 1808 epoca del primo stato discusso comunale, 10200, e per cui la città venne dichiarata comune di 1. classe: nel 1815, se ne contavano 10724; nel 1825, 11140: nel 1835, 12351; e nel 1845 venivan numerati 14277 abitanti.
Un aumento di popolazione così rapido, è a ripetersi non solo dall'aria salubre che vi si respira, e per ciò la fibra robusta degli abitanti; ma pur anco n'è stata cagione l'abbattimento dei boschi, che imprudentemente avvenne in tutte l'epoche sopra indicate. Che se lo stato florido della nostra patria, recò moltissimo famiglie a stabilirvi dimora; dall'altro canto la sua popolazione di tanto aumentata, ed al sostentamento della quale si è renduto insufficiente il proprio territorio, cui venne meno il combustibile in un clima rigido è stata in parte obbligata in questi ultimi tempi, ad emigrare ne’ vicini Comuni di Cagnano, S. Giovanni Rotondo, Rignano, Sannicandro, Lesina, ed altri ancora.

Paragrafo V.

Una veduta panoramica di San Marco in Lamis.
Una veduta panoramica di San Marco in Lamis.
A simiglianza di quanto in sul nascere del XIII. secolo venne operato dall'Imperatore Federico II nella sua Curia Capoana; sul declinare del secolo XVIII vennero dalla Regia Curia del Cappellano Maggiore riesaminati i Diplomi dei Greci Imperatori, conceduti agli Abati per la dotazione della Badia. Questa Curia Reverendissima non dubitò con decreto dei 3 Novembre 1782 di reintegrarla alla Real Corona; e dichiarò che il Monastero, e per esso la Badia di S. Marco in Lamis cum faeudis bonis juribus, reditibus, exentionibus, aecclesiis, granciis et pertinentiis omnibus, fuisse et esse de Regio Patronatu, cum facultate eligendi Abatis, quoties Abatias vacare contigerit et cum reliquis juribus a Regio Patronatu pendentibus (Nota 1).
Dichiarata la Badia di Regio Patronato, restarono a S. Marco in Lamis in promiscuità con l'Abate i beni feudali ai termini della concessione del Conte Enrico, e che formavano il suo vasto tenimento; non avendo l'Università che le sole sei Difese comunali, le quali per quello che innanzi è stato detto eran circa carra 36, ed il demanio comunale Caldaroso di circa c. 22. I fondi Burgensatici della Badia, che consistevano nelle masserie site in Puglia dette di Faranello, Faranone, Vall'Oscura, e delle Querce; e l'istesso Giardino con Torre nella detta Contrada Calderoso, furono reintegrati alla regal corona, dopo che la Badia fu dichiarata di Regio Patronato; non essendo stati detti fondi compresi nelle concessioni, e nello stesso Diploma del Conte Enrico, perché le masserie specialmente esistevano in Puglia al di là del territorio badiale.
Antico panorama di San Marco in Lamis.
Antico panorama di San Marco in Lamis.
Per l'esercizio della promiscuità, sursero le private proprietà in tutta l'estensione del Feudo, sopra del quale i cittadini vi esercitavano il dritto civico per uso, e per industria, di seminare, far legna, servirsi delle acque, pascolare, far la ghianda ed altro. Non vi sono sul detto territorio né fiumi, né fontane; e però, per l'acqua necessaria agl'industriosi, i proprietarii degli animali, e della parte sativa, vi formarono di moltissime conserve in ciascun quartiere; conserve, che per mancanza di opportune difese furono ritenute per occupazioni con la sentenza del dì 8 febbraio 1826. Che se per l’uso civico il cittadino seminava sulla parte a coltura del territorio, e pascolava sulla parte incolta; l'Abate ritraeva dalla semina un tomolo e mezzo a versura sul genere che si seminava, a riserva del granone, per effetto del Real Decreto dei 12 luglio 1798: e sul ricolto che si faceva nel Calderoso, sopra la Coppa di Mastro Giacomo, riteneva due tomola a versura. Oltre di questo, avea la Badia il dritto di fidare ai forestieri gli erbaggi nella stagione autunnale, senza diminuzione del dritto Civico.
Nota
(1) Tutte le esposte Concessioni, e Decretazioni esistono presso gli atti del Patronato nell’Uficio dell'Archivio Generale del Regno.