Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
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I. Della presenza francescana: analogia di due insediamenti.

Il chiostro cinquecentesco del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis in una foto del 2000.
Il chiostro cinquecentesco del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis in una foto del 2000.
Come già premesso, circa la fenomenologia nel loro svolgimento temporale in terra dauna della presenza benedettina prima e francescana dopo, si riscontrano parallele caratteristiche affini nei tempi precedenti al loro insediamento ufficiale nelle due valli; e cioè, prima che documenti in nostro possesso c'inchiodassero al 1007 per i Benedettini di S. Giovanni in Lamis e al 1578 per i Francescani nel convento di S. Matteo.
Si ribadisce che queste due date, confermate dalla carta rogata, si riferiscono ormai a un periodo di massima efficienza raggiunta dalla badia prima e dopo dal convento.
Come già nei secoli IX-X per le incursioni slave e saracene, nel Duecento si verifica uno spopolamento delle zone rivierasche: da Lesina a Siponto a Salpi, nuove incursioni piratesche e le zone paludose e malariche rendono sempre più difficile uno stabile insediamento lungo la costa. Nell'entroterra la parte montuosa si presta a una più sicura difesa; nella pianura, le terre dissodate consentono, invece, un ulteriore incremento degli agglomerati umani. ‘Da Siponto all'Ofanto, da Rodi a Campomarino e Termoli il fenomeno dello spopolamento appare sempre più evidente man mano che ci si addentra nel secolo XIII, con una tendenza al parallelo, notevole incremento degli agglomerati più interni’ (Nota 58).
Il chiostro del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.
Il chiostro del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.
Seguendo l'ordine del Provinciale vetustissimum, da una attenta ricognizione in cui anche qualche ipotesi ha pur sempre fondati motivi di certezza, nella accurata e citata relazione di Luigi Pellegrini, si ricava un notevole reticolo di insediamenti francescani che copre gran parte del territorio dauno. Tra la seconda metà del Duecento e gli inizi del Trecento la provincia di S. Angelo presenta questo quadro insediativo: Civitate, Apricena, S. Severo, Foggia, Troia, Corneto, Casalenovum, Ascoli Satriano, Lucera e Siponto tra il Tavoliere e l'Appennino; e Monte S. Angelo, Vieste, S. Giovanni Rotondo, Peschici, Rodi, Ischitella e Cagnano nel Gargano. Per meglio circoscrivere il nostro interesse devo rilevare nell'ambito della badia la presenza francescana a S. Giovanni Rotondo e a Casalenovum (Casone) nei pressi di S. Severo.
A proposito di S. Giovanni Rotondo, scrive inoltre il prof. Pellegrini: ‘La preferenza per S. Giovanni Rotondo rispetto ai vicini agglomerati di S. Marco e Rignano trova la sua logica giustificazione nella maggior importanza e centralità dell'agglomerato prescelto’. A parte Rignano, in verità decentrato, ma pur sempre a pochi chilometri da S. Giovanni in Lamis, S. Marco giace a ridosso, o, meglio, all'ombra dell'imponente mole badiale ed è appena uno sparuto nucleo abitato, che si conserverà tale fino alla metà del Seicento. ‘San Marcuccio terra picciola e murata abbondante di pomi e di castagne’ è detto in una cronaca del viaggiatore domenicano S. Razzi (Nota 59) e forse aveva un numero di abitanti inferiore all'attuale ‘S. Marcuccio’ (Borgo Celano).
I Frati minori intanto (altra caratteristica analogica), come già i Benedettini nei secoli precedenti, si vanno efficacemente sostituendo a questi in una sempre più attiva funzione pastorale, sociale, civica e politica. ‘Presenza in mezzo alla gente, coinvolgimento con i problemi 'locali' quotidiani, impegno apostolico e civico caratterizzarono il francescano medio del secolo XIII’ (L. Pellegrini, cit.).
Quando Bartolomeo da Pisa nelle Conformitates affermava di non credere che al suo tempo vi fosse ‘un Ordine più popolare di quello dei Frati minori’, certamente era nel vero; non sappiamo fino a qual punto questa osservazione avesse un consapevole contenuto di carica sociale e democratica; ma erano certamente i Frati minori suscitatori di una vita nuova che aveva per protagonista l'uomo della base, cioè il popolo. Si può quindi convenire che ‘forti della loro povertà i francescani sono i più adatti a dedicarsi alla cura dei poveri e degli infermi negli ospedali, a svolgere il sacro ministero nelle parrocchie secolari, a stabilire più umani e cristiani rapporti tra i 'maiores e i minores' della società medioevale’ (Nota 60).
In pieno Trecento, nella provincia di S. Angelo si contano 28 conventi di cui 7 nel Gargano. Si pensi anche all'influenza esercitata dai vescovi francescani fin dalla seconda metà del Duecento: Oliviero (1267) ad Ascoli Satriano, Rainerio (1280) e Ruggero (1284) a Troia, Nicola (1290) a Tertiveri; e lungo il secolo seguente si registrano: tre vescovi francescani ad Ariano, tre a Bovino, tre a Dragonara, sette a Lesina, uno a Lucera, un arcivescovo a Manfredonia, due vescovi a Troia, quattro a Tertiveri, due a Vieste; a questi bisognerebbe aggiungere l'opera missionaria dei francescani dauni: Fr. Nicola da Banzi, P. Antonio da Troia e il famoso P. Giovanni da Monte Corvino.
In questo secolo si passa dalla vita itinerante alla dimora stabile, dalle capanne e dai loci ai conventi e alle grandi costruzioni dei secoli successivi che tuttora adornano la Daunia. C'è anche da rilevare che nel Trecento la peste, lo scisma d'Occidente, la carenza di vocazioni e le crisi interne dell'Ordine tra Spirituali, Fraticelli, Minori osservanti, Riformati e Conventuali, pur rallentandone il ritmo, non hanno impedito la progressiva efficace vitalità dei fancescani.
Nel Quattrocento, tuttavia, la vita dei francescani nella Daunia è caratterizzata da un nuovo impulso, da un più ampio respiro di opere e da una regola meglio definita e adeguata alla mutata temperie storica. Essa può essere considerata un vanto originario proprio della provincia di S. Angelo.
Chiesa del convento di S. Matteo: Giovanni da Stroncone in un dipinto di Filippo Pirro.
Chiesa del convento di S. Matteo: Giovanni da Stroncone in un dipinto di Filippo Pirro.
Alle soglie del secolo è da segnalare la fervida attività del B. Giovanni da Stroncone (morto a Lucera nel 1418). Con i 'loci devoti' creati da questo frate, e soprattutto con l'avvento di francescani accorsi nella Daunia dalla Lombardia, dalla Toscana e dall'Umbria, il movimento dell'Osservanza iniziava il suo lento ma costante consolidamento e sicuro cammino.
A conferma di tanta rinascita francescana in terra dauna, con decreto del Ministro Generale P. Guglielmo da Casale, la Provincia di S. Angelo fu eretta canonicamente in Vicaria Osservante nel 1431.
Infine è da rilevare che questi tempi nuovi sono il frutto di vigorose e demiurgiche personalità francescane che hanno impresso un'orma decisiva all'Ordine osservante: S. Giovanni da CapestranoS. Bernardino da Siena e il loro contemporaneo e familiare operante nell'Italia meridionale, P. Nicola da Osimo.
Mentre S. Bernardino era Vicario Generale per l'Italia centrale e settentrionale, P. Nicola fu Commissario Generale dell'Osservanza nel Regno Napoletano e più volte Vicario Provinciale della Vicaria Osservante di S. Angelo. Si deve a lui un'esposizione in volgare della Regola francescana nel 1459 che riscosse l'approvazione del Ministro Generale Guglielmo da Casale e di S. Bernardino il quale ‘la trasmise nel 1440 a tutti gli Osservanti d'Italia’ (Nota 61).
Chiesa del convento di S. Matteo a San Marco in Lamis: coro del Seicento.
Chiesa del convento di S. Matteo a San Marco in Lamis: coro del Seicento.
Senonchè disagi e dissensi percorrono ancora la vita interna di questi francescani. Nell'osservanza della regola e del suo spirito originario vi è un pendolare oscillamento: chi insiste nel privilegio della povertà e chi invece batte il chiodo dell'obbedienza con l'umiltà. Una lettera di S. Giovanni da Capestrano al nostro P. Nicola ha scatti e fremiti contro chi ‘con mentalità ristretta’ antepone il voto della povertà a quello dell'ubbidienza. ‘P. Nicola dovette impegnare le sue forze in un'opera d'intelligente persuasione verso una forma di vita più larga e socievole, insomma più conforme allo spirito di S. Francesco. Il risultato dell'azione di P. Nicola fu buono. Dalla tetra vita dei boschi, dall'isolamento eremitico in cui si erano rinserrati i primi fratres devoti, si ritornò alla vita solare del Francescanesimo che è evangelico connubio di vita contemplativa e di vita attiva’ (Nota 62).
In pospettiva storica, pur con echi riflettenti questo periodo di transizione, e con accenti commoventi, sono di rilevante interesse gli Statuti Particolari che si dettero i fratres devoti di S. Angelo in una riunione capitolare tenuta, nel 1448, nel convento di S. Nazario a Morrone. Pur nella rozzezza della forma volgare e nell'ingenuo candore con accenti di accorata nostalgia per un ritorno a una semplicità di vita, si deve sottolineare che questi bagliori di nuova vita francescana partono comunque dalla Provincia di S. Angelo in Puglia: tanto sta a dimostrare che la Daunia francescana è ormai all'avanguardia col porsi nel Quattrocento al passo dei nuovi tempi afferrando e dipanando cosi meglio il filo pastorale e spirituale, e, democraticamente, sociale e civile della nuova storia.
Appartiene a tale epoca la fondazione dei conventi di S. Bernardino a Troia nel 1449, di S. Bernardino ad Agnone nel 1451, di S. Bernardino a S. Severo nel 1453 (significativa l'onomastica bernardiniana), e di S. Antonio a Biccari nel 1472.