Il brano che segue è tratto da p. Doroteo Forte, Testimonianze Francescane nella Puglia Dauna, Foggia, Curia Provinciale Frati Minori, 1985, II edizione. Lo scritto è arricchito da illustrazioni presenti nel testo e con le didascalie originali. Nella bibliografia di questa edizione (1985) non viene citato p. Salvatore Cappabianca, il quale aveva citato nel 1969 la I edizione dell'opera di P. Doroteo Testimonianze Francescane nella Puglia Dauna del 1967.

Padre Manicone l'autore della Fisica Appula - Disegno di P. Iacobucci.
Padre Manicone l'autore della Fisica Appula - Disegno di P. Iacobucci.
Vico Garganico, ridente e grazioso paese, una volta 'capitale delle selve e delle foreste', ha dato i natali a p. Michelangelo il 5 marzo 1745. 'Io nacqui - egli scrive - nei principi di marzo 1745, e l'onesto e veridico mio padre sovente narravami, che nei primi di quel mese caduta era tanta neve che per portarmi in chiesa a battezzare, fu d'uopo formarsi la strada dentro essa neve' (Nota 60). La sua famiglia era di modesti ma laboriosi contadini, radicati tenacemente al suolo, in lotta con gli elementi atmosferici.
Taciti e soli a due a due - Disegno di P. Iacobucci.
Taciti e soli a due a due - Disegno di P. Iacobucci.
A quindici anni, il 19 luglio 1760, vestiva l'abito francescano nel convento di Stignano, e nell'anno successivo faceva la professione dei voti religiosi (Nota 61). Fisicamente non era un colosso, 'io, i miei fratelli e la mia sorella - egli scrive - siamo tutti di bassa statura, perché di statura bassa erano i nostri genitori' (Nota 62). D'ingegno vivacissimo ed arguto, si applicò, con tenacia di montanaro, agli studi sacri e profani. Dal 1776 fu Lettore di filosofia e poi di teologia nello studio generale di Gesù e Maria in Foggia, ove fu anche guardiano (1787-1790); dal settembre 1776 fino al Capitolo del 1784 fu Definitore provinciale. Con decreto del Ministro generale p. Pasquale da Varese, e con diploma di re Ferdinando IV, del 20 gennaio 1786, veniva dichiarato Lettore giubilato di Sacra Teologia (Nota 63).
S. Francesco visita il Santuario di S. Michele - Disegno di P. Iacobucci.
S. Francesco visita il Santuario di S. Michele - Disegno di P. Iacobucci.
Alla scuola alternava 'le sue peregrinazioni per gli spaziosi campi appuli, per le scoscese rupi garganiche'. Amò la solitudine dello studioso, ma 'il viaggiare era uno dei più vivi piaceri. Faceva osservazioni locali e scriveva; i libri gl'insegnavano l'ampia via, le osservazioni gli additarono la vera strada'.
Intorno al 1800, per qualche tempo, fu a Manfredonia, ove - egli scrive - 'in estate vi è un vento nocivo alla salute, essendo caldo e insieme umido. In tale stagione ti ci tratterrai tu? Il grato levante manderratti a fare delle ingratissime visite da madama terzana doppia. Sgraziatamente per me sei anni addietro detto vento per otto mesi mi fé' cinque volte visitare da detta noiosa madama. Annoiato io allora, a quei gentili signori manfredoniani, che visite cordiali facevanmi, dissi: voi siete buonissima gente, ma il vostro levante è un malefico vento dunque vi lascio. Ciò detto, parto immantinente per Vico mia patria, e recupero tosto la perduta salute' (Nota 64).
Grandi Conventi - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Grandi Conventi - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Ma sentirà sempre una punta di nostalgia per 'Manfredonia splendida e vaga città di Nettuno e di Cerere e per i suoi gentili e generosi abitatori. Le beneficenze di cui mi han colmato, presenti saranno sempre alla memoria mia. Mi accompagnerà in ogni luogo la dolce rimembranza dei cortesi manfredoniani e delle manfredoniane amabilissime. Tutti i miei voti, che non termineranno con la presente vita, saranno diretti alla loro felicità' (Nota 65).
Di una visita a Carpino ebbe un ricordo poco lusinghiero; da parte di quei cittadini non era raro il caso di ricorrere a spietati atti di vendetta privata. 'Carpino - dice scherzosamente Manicone - è il paese dello scorticamento. Quivi si scorticano i bovi vivi, potresti pur tu avere questa sorte. Dallo scorticar bovi vivi, allo scorticar uomini, quivi non vi è che un breve passo' (Nota 66).
Tutta la Puglia Dauna è passata in rassegna da Manicone, dando così un ragguaglio utilissimo dello stato della regione alla fine del Settecento. Trapela un'ansia accorata di rinnovamento nel campo economico come in quello sociale, e talvolta, con tono sferzante, mette a nudo le misere condizioni fìsiche e igieniche in cui giacevano le popolazioni della Daunia: 'la plebe è rozza e i governanti sono egoisti; la plebe ama, per ignoranza, di vivere e morire nella sporchezza, e i governanti in generale pensano solo a governare sé stessi'. Le sue pagine sul mefitismo sono franche e realistiche.
Si studia a lume di candela - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Si studia a lume di candela - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Appassionata la sua esortazione ad agire: 'il non si può, è il veleno della società. Quanti di questi decantati impossibili non riescono poi della più facile e salutare esecuzione? S'incominci, si abbia il coraggio e la volontà di fare bene. Al presente lo spirito pubblico è una chimera, ma non sarà tale per l'avvenire. Il governo della ragione, della generosità e della beneficenza è già venuto. Ora un così fatto governo non ispirerà forse ai ricchi l'entusiasmo per il pubblico bene? Non ci riempirà di questo fuoco sacro?' (Nota 67). La violinata per il governo 'bonapartista' è chiara.
Lezione del P. Lettore - Disegno di P. Iacobucci.
Lezione del P. Lettore - Disegno di P. Iacobucci.
Nei moti politici di S. Severo, dell'8 febbraio 1799, Manicone corse un grave pericolo.
Matteo Fraccacreta ricorda che quando giunse, a S. Severo, l'annunzio dell'arrivo in Puglia delle truppe francesi, i patrioti (così li chiamavano) si agitarono per innalzare sulla pubblica piazza l'albero della libertà. Un alto cipresso fu sradicato nell'orto del convento dei cappuccini, ai rami dell'albero attaccarono bandierine tricolori, in cima un pileolo rosso coronato di lauro. Tra suoni e canti fescennini giunsero in piazza nei pressi della chiesa dei Celestini, ai passanti veniva appuntata una coccarda tricolore. Mescolando sacro e profano, i patrioti pensarono di portare in processione l'immagine della Madonna del Soccorso, dalla chiesa di S. Agostino a quella dei Celestini, di fronte alla quale era stato issato l'albero della libertà. Nell'intenzione dei patrioti, la Madonna doveva proteggere la repubblica, di cui l'albero voleva essere simbolo.

Vexata Quaestio - Disegno di P. Iacobucci.
Vexata Quaestio - Disegno di P. Iacobucci.
Mentre si accingevano a prendere la veneranda immagine, il popolo scoppiò in urla: 'perché la Vergine coi giacobini? Perché sotto l'albero? All'armi, All'armi!'. Successe un pandemonio indescrivibile. Alcuni popolani presero l'albero e lo fecero a pezzi, altri inseguirono i patrioti, penetrarono nelle loro case, vi furono alcuni morti; altri assalirono l'episcopio, fortunatamente il Vescovo Del Muscio riusciva a salvarsi, trovando rifugio nella masseria 'Posta degli armenti del sig. Citelli sotto Castelpagano' (Nota 68).
Precisamente in quel giorno, 8 febbraio 1799, Manicone, ritenuto di sentimenti liberali, si trovava a S. Severo nel convento di S. Bernardino. Scalmanati piazzaioli si precipitarono al convento in cerca di lui. Non lo trovarono. Manicone aveva fatto appena in tempo a fuggire dalla città e a nascondersi, insieme al vescovo suo amico, nella detta masseria.
Libreria conventuale - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Libreria conventuale - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Questa è in sostanza la pericolosa avventura vissuta da p. Manicone a S. Severo nel 1799. In seguito, la leggenda volle infiorarla con altri particolari, accolti con poco discernimento critico, da qualche cronista locale. Così si disse che nel 1821, nei processi contro i liberali, sul rapporto del Ministro di polizia il principe di Canosa, Manicone sarebbe stato condannato a morte, sentenza che per grazia sovrana, dietro intercessione del principe d'Ischitella, non avrebbe avuto esecuzione. Si disse che Manicone fu sottoposto a ludibrio da parte dei dirigenti borbonici di Ischitella.
Contro tali fantastiche dicerie sta il fatto che nel 1821, p. Michelangelo Manicone da Vico era già morto e seppellito da undici anni. Dopo la precipitosa fuga da S. Severo e la breve permanenza nella masseria Citelli, egli poté ritornare al convento di Gesù e Maria in Foggia. Nel 1806, come appare dalla sua Fisica Appula, egli dimorava 'nel piccolo e povero convento d'Ischitella ove volontariamente si era ritirato per vivere vita religiosa e tranquilla'. Nel 1808 fu nominato Vicario di detto convento (Nota 69). Nello stato del personale dimorante nel convento d'Ischitella, nel 1809, appare: “P. Michelangelo (Michele) di Vico, nato il 5 marzo 1745. Ex Provinciale, Lettore giubilato, onesto di costumi” (Nota 70). Non appare più nello 'stato del personale del convento di Ischitella' del 26 giugno 1811 (Nota 71). P. Michelangelo Manicone era già morto in detto convento, il giorno 18 aprile 1810 (Nota 72).
L'opera principale di Manicone è la Fisica Appula (Nota 73). Fu la 'favorita occupazione sua' che termina con un addio: 'miei cari Dauni ecco il testamento che io vi lascio'.
Ricostruzione - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese
Ricostruzione - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese
È uno studio minuzioso che 'a parte ingenuità di osservazione, empiricità e digressioni più letterarie che scientifiche', snocciola una ricca seria di notizie riguardanti la mineralogia, la botanica, la zoologia, l'agricoltura, la pesca, l'igiene ecc. della Puglia Dauna. Da osservatore, Manicone non ama dogmatizzare, né perdersi in erudizione frivola ed ingombrante 'che presso gl'ignoranti si crede segno di grande ingegno, presso i veri dotti denota cattivo gusto' (Nota 74). Egli fa tesoro degli studi sin'allora compiuti e sa applicarli allo studio della sua terra, ma è costretto a dire che 'nessuno ha parlato del Gargano, questa interessante regione è finora un paese deserto. Io sono dunque il primo scrittore della fisica patria. Leggitori, io sono garganico, ma sono pronto a sacrificare alla verità, l'amore stesso della diletta mia contrada' (Nota 75).
Con leggittima curiosità si può chiedere: che valore scientifico ha la Fisica Appula di Manicone? In generale si può rispondere che essa ha i limiti e i difetti di un'opera scientifica della fine del Settecento. In particolare la risposta può darla chi è competente in materia. Checchia-Rispoli, geologo dell'università di Roma, definisce l'opera di Manicone 'veramente scientifica, come quella di un naturalista nel vero senso della parola. Essa rivela un'operosità davvero ammirevole accompagnata da un'intelligenza e cultura superiore' (Nota 76).
Con metodo sperimentale galileiano, provando e riprovando, egli non solo descrive i fatti, ma cerca d'indagare l'origine e spiegarli con una metodologia positiva di osservazione e di esperimento. 'La Fisica - egli dice - non è nata dalla scienza delle ragioni, ma sebbene dall'esperienza e dall'osservazione'. Non è ligio a questa o a quella scuola, ma indipendente e libero di fronte alle altrui opinioni. Sa conversare con gli uomini ragionatori e con i locati abruzzesi, ma senza insaccare alla cieca le notizie da essi ricevute (Nota 77).
Fervet opus - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Fervet opus - Disegno di Fr. Tommaso Rignanese.
Manicone - osserva Checchia-Rispoli - intuiva già che lo studio del suolo è la base su cui si verifica e si sviluppa ogni nostra ulteriore conoscenza su una data regione. Ed è perfetto geologo quando sulla scorta dei fossili, discute dell'origine sedimentaria marina del Gargano e delle isole di Tremiti, contro l'opinione di parecchi suoi contemporanei che li ritenevano di origine vulcanica; quando dimostra l'età recentissima delle formazioni geologiche del Tavoliere di Puglia e quella secondaria della massa garganica; allorché descrive con precisione le varie rocce che incontra sul Gargano e parla di vari fenomeni naturali che ivi hanno sede (Nota 78).
Oltre che geologo, Manicone è anche geografo fisico nel senso moderno della parola. Perciò non trascura di studiare le forme del suolo e le modificazioni che queste ricevono dagli agenti atmosferici. Anche i fenomeni carsici che costituiscono il tratto morfologico più caratteristico del Gargano, ebbero in lui il primo illustratore. Per la storia delle nostre conoscenze su tale fenomeno giova ricordare che Manicone fu il primo a rigettare l'origine vulcanica delle doline, che abbondano nei paesi calcarei e che nel Gargano sono conosciute col nome di grave. Ora nessuno dubita di ciò, ma allora! Allora, vale a dire nella seconda metà del Settecento, le scienze geologiche erano in Italia appena all'inizio del loro sviluppo.
Né meno interessanti sono le sue osservazioni nel campo della metereologia, specialmente quelle sui venti in generale e su quelli locali, e della loro influenza sull'economia vegetale e animale. Parlando dei boschi descrive le piante più importanti che nascono sul Gargano, indicandole con i nomi linneani, dei metodi più acconci a coltivarle, dell'epoca e del metodo di putarle, dei loro prodotti, e dei loro usi.
Chi ha la fortuna di leggere la sua opera - conclude Checchia-Rispoli - può conoscere quale tesoro di erudizione si annidasse nell'intelletto di questo frate, salito a tal nome da meritarsi la nomina a socio del R. Istituto d'Incoraggiamento di Napoli (Nota 79).
Da segnalare anche il gusto letterario di una prosa scorrevole e briosa. Manicone 'vuol scrivere da amico della dimostrazione e delle pulite maniere: la dimostrazione convince, ma la verità devesi annunziare con cuor dolce; gli uomini con la dolcezza si guadagnano, con le maniere zotiche s'irritano'. A pagine letterariamente ben composte seguono anche quelle scadenti, dallo stile pomposo e dal procedere stentato. Tutto sommato, Manicone appare scrittore settecentesco di buon gusto.