Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!! Download
Toggle Bar

Padre Filippo Petracca.
Padre Filippo Petracca.
P. Filippo (Michele) Petracca nacque a Castelnuovo della Daunia, il 10 ottobre 1874, da Carmine e Alberta Palma; vestì l'abito francescano, il 16 marzo 1890, nel convento di Stignano; d'ingegno non comune fu inviato a studiare a Roma nel Collegio internazionale di S. Antonio; fu ordinato sacerdote l'1 agosto 1897; fece il concorso di filosofia con esito brillante, e il 21 settembre 1898, veniva dichiarato Lettore generale. Ritornato in provincia, appena ventiquattrenne fu nominato Consigliere provinciale. Nel 1902, dal Vicario generale Fleming veniva dichiarato Lettore generale di teologia “cum onere concurrendi”. Nel triennio 1902-1905 fu Definitore provinciale. Nel Capitolo tenuto ad Ascoli nel 1905 fu eletto all'unanimità Ministro provinciale. Aveva appena 31 anni.
Dal 1914 al 1921, per alcuni anni fu guardiano del convento di S. Matteo, adoperandosi per avere in fitto il convento, con migliori condizioni. Saltuariamente insegnò filosofia o teologia. Studioso dei problemi dell'epoca ne seguiva con attenzione lo sviluppo.
Nel 1908 fu invitato a tenere la cattedra di filosofia nel Collegio internazionale di S. Antonio a Roma:

“Il Rev/mo Definitorio generale - gli scriveva il Delegato generale p. Kaufman - ben conoscendo la sua capacità per l'insegnamento, desidererebbe che la P. V. R. venisse a disimpegnare in questo Collegio S. Antonio l'ufficio di Lettore di filosofia per lo studio attivo, e cominciando dal 9 settembre prossimo venturo. Il Rev/mo p. Generale avrebbe anche piacere che la P. V. R. accettasse tale incarico. La prego a non voler ricusarsi e fare questo sacrificio per il bene dell'Ordine” (Nota 22).

San Salvatore da Orta - Dipinto del 1700 presente nella chiesa francescana di Gesù e Maria a Foggia.
San Salvatore da Orta - Dipinto del 1700 presente nella chiesa francescana di Gesù e Maria a Foggia.
Petracca non accolse l'invito, anche se lusinghiero. Non conosco con esattezza il motivo del rifiuto, ma si può pensare che l'invito venne in un momento psicologicamente non adatto. La lettera di Kaufman giungeva venti giorni dopo che p. Filippo aveva terminato il triennio del suo provincialato. I Capitoli - si sa - lasciano qualche strascico emotivo che, poi, il tempo cancella. L'invito a trasferirsi a Roma, in quel tempo poteva dare l'impressione di un promoveatur ut amoveatur... Petracca restò in Provincia come Custode, alla quale carica rinunciò nell'anno successivo. Le acque del Definitorio non erano tranquille.
Ben quotato a Roma, p. Filippo, nel 1907, fu inviato come Visitatore generale nella provincia minoritica di Basilicata e Calabria; vi ritornò in tale veste, nel 1911 e nel 1927 (Nota 23). Un Visitatore generale per tre volte nella stessa provincia: un caso unico, per quanto io sappia.
Nei momenti difficili della provincia di S. Michele Arcangelo, si ricorreva a Petracca, così sarà anche nel 1921, come si vedrà.
All'i[n]domita energia spirituale non rispondeva, in p. Filippo, un fisico altrettanto forte. L'ultimo periodo della sua vita lo trascorse, tra acciacchi e infermità, nei conventi di Biccari e di Toro, e in famiglia a Castelnuovo. Morì il 26 gennaio 1952. Fu una grave perdita per la sua provincia e per l'Ordine minoritico. Era un francescano convinto, d'indole rettilinea, d'intuito pronto nel conoscere uomini e cose, dalla conversazione brillante ed abbondante, dal carattere forte, e, talvolta, un po’ troppo. Tutto ciò faceva di Petracca una delle personalità più eminenti e rappresentative del movimento francescano pugliese.
Con spiccato senso della storia, da giovane Ministro provinciale, faceva il punto della situazione della provincia monastica:

La nostra provincia - egli scrive - un giorno vero mazzo di fiori, come mi ripeteva la veneranda canizie del p. Marcellino da Civezza, colpita profondamente dalla Rivoluzione, troppo tardi tentò a riaversi e attraverso mille difficoltà poté assurgere allo stato presente, che, se non è troppo consolante, non lascia però disperare del suo avvenire. Che avvenne? Mancato l'elemento dei vecchi, che costituiscono le colonne dell'edificio religioso ed il caposaldo della disciplina tradizionale, si vide, in poco tempo, una fioritura di giovani, venuti su alla meglio, di educazione varia e rabberciata come permetteva la calamità del momento e col difficile compito di fare da sé”.

La crisi profonda subita dalle province meridionali minacciava di farle scomparire. L'unione delle tre province monastiche, quelle di Bari, Foggia e Campobasso, salvò il salvabile.

Madonna con Bambino e Angeli - Olio degli inizi del '600 presente nella chiesa francescana di Gesù e Maria a Foggia.
Madonna con Bambino e Angeli - Olio degli inizi del '600 presente nella chiesa francescana di Gesù e Maria a Foggia.
“Io non farò - continua Petracca - l'elogio di una tale fusione, da cui i superiori si ripromettevano chi sa quali frutti. Sarei ingiusto però, se negassi che un rinnovamento c'è stato essendosi viste comunità perfette messe dappertutto, noviziato ben regolato, studi meglio indirizzati, disciplina più uniforme, e molto più si farebbe, se piegando il capo all'ubbidienza sapessimo spogliarci di certi pregiudizi di un malinteso regionalismo, che tanto intralciano l'opera rinnovatrice dei superiori, formulando diffidenze e gelosie spregevoli.
Molti, lo so mi diranno: tutto questo lo sappiamo bene: ma voi quale programma ci portate, che sia antidoto ai mali accennati e augurio di serio progresso?
Fratelli miei, la domanda vagliata bene, appare per lo meno ingenua ed essendo tale, non vi dispiaccia che io risponda ingenuamente: programma non ne ho. Vi reca meraviglia? E che bisogno abbiamo di programmi, se le vie ci sono state tracciate così bene dai nostri legislatori? E volete un programma migliore della nostra Regola e delle nostre Costituzioni, che sono il succo della sapienza e dell'esperienza di tanti secoli? E non sono esse il codice di santità più perfetto, che, osservato a puntino, ci farebbe assistere a una vera fioritura di santi come ai tempi primitivi dell'Ordine, quando un'onda di eroismo non mai visto invase il mondo intero? E qual’altro programma ci viene tracciato dai superiori maggiori se non l'eterno programma dell'Ordine, che si compendia nelle nostre leggi così perfette, così sublimi, così pure, così feconde di virtù?
Lasciamo dunque le vaque (sic) vanità, torniamo all'antico, come diceva un grande italiano, non siamo di quei fatui greci che domandavano all'apostolo Paolo magniloquenza dimenticando la sostanza, stringiamoci alle nostre leggi sempre antiche e sempre nuove, scuotiamo l'inerzia che sembra il fatale retaggio di noi meridionali, che pur vantiamo tante belle doti di mente e di cuore, votiamoci generosamente al bene dell'Ordine e dei popoli tanto bisognosi di operai evangelici e avremo espletato il più santo dei programmi, colto nella palestra del bene i più nobili allori.
Per conto mio non posso promettervi che il contributo di una giovane energia rafforzata da una ferma volontà di fare del bene e veder fiorire questa monastica provincia. Ebbene questa energia e questa volontà io spiegherò, perché siano tolti ovunque gli abusi, aiutato il buon volere e combattuto il vizio, rincorata la virtù, spronata la pusillanimità, glorificato il povero saio francescano...
A somiglianza del Divino Maestro non mancherò, con l'aiuto del Cielo, di mescere la fortezza alla soavità: amo che il male sia prevenuto e l'ordine rispettato; ma non voglio che la debolezza degeneri in perdizione, o che il vizio vesta il manto dell'ipocrisia” (Nota 24).
Particolare del presepe del convento di S. Matteo.
Particolare del presepe del convento di S. Matteo.
Caso volle che proprio in quel tempo, dopo il Capitolo, Petracca dovette manifestare la sua “giovane energia” in un caso particolare: il Capitolo provinciale di Ascoli del 1905, in cui Petracca fu eletto all'unanimità Ministro, si era svolto sotto la presidenza del Visitatore p. Giuseppe Ferrini, che era anche Definitore generale. Terminato il Capitolo, alcuni frati, non capitolari, fecero ricorso al Ministro generale, per presunte illegalità. Il ricorso venne respinto. Ma i ricorrenti, per ben tre volte si appellarono alla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, la quale respinse il ricorso. I ricorrenti se la prendevano con il Visitatore Ferrini che avrebbe fatto eleggere a Ministro provinciale e a Definitori, individui di età inferiore a quella richiesta dalle Costituzioni generali dell'Ordine (Nota 25).

Gli ostinati ricorrenti non si avvidero di una piccola cosa, che, più o meno, si verifica in tutti i Capitoli provinciali, e cioè che il Visitatore Ferrini aveva la facoltà di dispensare da quell'articolo delle Costituzioni riguardante l'età richiesta. Il castelletto montato dai ricorrenti crollava. Ma in provincia il susseguirsi dei ricorsi provocava dissapori. Petracca convocò il Definitorio, il quale, dopo aver esaminato il caso, punì i ricorrenti con otto giorni di spirituali esercizi, un pane ed acqua e tre giorni di sospensione a divinis. Questo avveniva il 22 novembre 1905; l’11 dicembre successivo, il Ministro generale Schuler scriveva a Petracca: “ho il piacere di notificare che il Rev/mo Definitorio generale ha approvato le pene da infliggersi ai noti ricorrenti” (Nota 26).

La scalinata di ingresso al Santuario di San Matteo - Anno 2010.
La scalinata di ingresso al Santuario di San Matteo - Anno 2010.
Esigente nel volere la disciplina nei conventi, p. Filippo promosse efficacemente gli studi: mantenne il Collegio serafico a Sepino (SS. Trinità) nominando Rettore p. Pierluigi Muscio da Pietra Montecorvino; mise lo studio di lettere a S. Matteo con i lettori p. Anselmo Laganaro e p. Diomede Scaramuzzi; nel triennio del suo provincialato ammise al noviziato ventidue aspiranti (Nota 27).
Un problema sempre ricorrente nella storia della provincia, quello della sproporzione tra il numero dei frati e quello dei conventi. Nel Capitolo del 1905 erano diciotto, di cui nove guardianie e nove residenze. Petracca, come Fleming, pensò di chiudere quelli di Lucera e di Ripalimosani. Il Generale Schuler approvava pienamente (Nota 28). Ma in pratica, la decisione si disperse nel nulla. Veniva confermato un dato di fatto, che sarà sempre presente anche in seguito: per i frati è facile aprire nuovi conventi, è molto difficile chiuderli. Nel Capitolo del 1908, i conventi saranno venti!