Come eravamo. Pastore con il suo gregge.
Come eravamo. Pastore con il suo gregge.
La pastorizia si è modificata notevolmente. L'elettricità è stata di grande aiuto nelle campagne. Basta osservare come si tosano oggi le pecore, come si mungono le bestie da latte, i caseggiati con la luce e tante altre piccole cose. Tuttavia, il pastore delle nostre zone, nel complesso, non è cambiato di molto. Non intendo, comunque, parlare della pastorizia quanto, piuttosto, di alcune attività, diciamo così, collaterali del pastore come, ad esempio, la produzione di oggetti in uso nelle famiglie di allora.
Come eravamo. Vecchio pastore davanti al ricovero delle pecore.
Come eravamo. Vecchio pastore davanti al ricovero delle pecore.
Ci riferiamo alla lavorazione del legno, nelle lunghe ore del giorno, appresso alle bestie durante il pascolo, specie d'estate, quando la giornata era molto più lunga.
Tra questi oggettibicchieri-brocca.jpg troviamo innanzitutto dei piatti, i cosiddetti roppe. I pastori di una volta non mangiavano nei piatti che noi conosciamo, cioè di terracotta. I piatti se li facevano da soli, da un tronco di albero, con l'ascia e la punta di uno scalpello rudimentale, aiutandosi anche con un coltello speciale. Sulla faccia esterna scolpivano figure femminili, teste di bestie a loro care e fiori di tutte le fogge.
Come eravamo. Oggetti di pastore: un così detto 'cuddare'.
Come eravamo. Oggetti di pastore: un così detto 'cuddare'.
Una spiegazione è d'obbligo: quando a sera i pastori facevano ritorno all'ovile, si preparavano da mangiare e mettevano sul fuoco la caldaia con l'acqua per farla bollire; tutti i lavoratori di una masseria mettevano i "piatti" per terra con dentro il pane affettato, uno di loro passava con la caldaia e versava l'acqua calda in ogni piatto in modo che si bagnasse il pane: questo piatto si chiamava acquasala. Poi, ognuno di loro lo condiva con la quantità d'olio che credeva. Il sale lo mettevano una settimana a testa. Un piatto di creta, in quelle condizioni, quanto tempo poteva durare? Altro oggetto tipico costruito dai pastori era lu scannele una specie di sedia, di sgabello per chi viveva in campagna. Un tronco d'albero veniva tagliato in più pezzi, dello spessore di cinque centimetri, nei quali, lisciati e ben limati da tutt'e due le parti, prima con l'ascia e poi con la raspa, venivano praticati tre fori, di tre centimetri circa di diametro e distanti uno dall'altro almeno trenta centimetri, dentro i quali si inserivano tre tronchetti che fungevano da gambe, come in una sedia appunto.
Come eravamo. Oggetti di pastore: un altro tipo di 'cuddare'.
Come eravamo. Oggetti di pastore: un altro tipo di 'cuddare'.
Così era assicurata la stabilità per chi si sedeva sopra.
Con li ferle (ferole), invece, costruivano li furlizze, sgabelli quasi cubici per la cui realizzazione si usavano persino chiodi di legno in modo che non vi fosse alcun materiale, come il ferro, estraneo alla natura entro la quale vivevano.
Naturalmente costruivano cuddare per i campanacci che appendevano al collo delle bestie, oltre a cucchiai, mestoli, manici per attrezzi, bastoni, sempre in legno, e qualcuno sapeva emulare anche lu mastrerasce e costruiva oggetti per la casalavature.jpg e per la campagnasgabello.jpg.
Tra questi oggetti
I pastori costruivano anche questi oggetti in legno
I pastori costruivano anche questi oggetti in legno
E ancora: abbiamo detto del piatto nel quale mangiavano i pastori, ma non di dove mettevano l'olio e il sale. Ci proviamo.
Come eravamo. Grande recipiente nel quale bolliva il latte usato per fare i formaggi.
Come eravamo. Grande recipiente nel quale bolliva il latte usato per fare i formaggi.
Per ciò che riguarda l'olio, molti di loro non avevano la bottiglia di vetrobottiglione-vetro.jpg. Venuti in possesso di un corno di mucca morta, lo tagliavano alla base con un seghetto e poi lo lasciavano essiccare al sole; con il tempo la materia interna, specie di midollo, diveniva friabile e si staccava da sè al primo tocco contro una pietra. Il resto veniva pulito con una specie di punteruolo fino all'osso, che è resistente, duro e impermeabile. La base veniva chiusa con un fondo di legno ben aderente e, se il caso, per sicurezza, si sistemavano dei chiodini attorno. Terminata la chiusura della base, si lavorava all'apice segando la punta sino a trovare il vuoto interno. A questo punto i pastori si sbizzarrivano nel disegnare figure secondo la loro individuale fantasia. Per la chiusura superiore costruivano lu zuidde, anch'esso di osso o di legno duro (un piccolo turacciolo legato ad un filo di pelle). Tutto l'insieme era chiamato josse (osso).
Per il contenitore del sale non si usava il sacchetto di tela o di pelle, no. Errando per i prati, vicino agli orti, si cercava una zucca di media grandezza, la si lasciava al sole per un po' di tempo e quando si vedeva che il midollo si era totalmente essiccato lo si tirava fuori con un coltello facilmente, mentre la parte esterna, l'involucro con il passare dei giorni, al sole, si induriva e, tagliata l'imboccatura che era larga da contenere il passaggio di una mano, si praticavano due fori per inserirci una fine cordicella per appenderla nei pressi del camino.
In ultima analisi: niente piatti di terracotta né bottiglie di vetro, che, al primo urto, potevano rompersi. Invece, josse, saléra e roppe rimanevano intatti per sempre... o quasi.