Nuove affermazioni dei Frati Minori Osservanti (1517)

La Regola bollata del 1223, conservata al Sacro Convento di Assisi.
La Regola bollata del 1223, conservata al Sacro Convento di Assisi.
Nel Trecento i frati minori venivano chiamati Conventuali o non Conventuali a secondo (sic) che dimoravano (sic) nei grandi conventi o nei luoghi devoti.
Nel secolo XV, in tutti gli Ordini religiosi, e specialmente tra i domenicani e i francescani, si manifestarono due tendenze: una rappresentata da quei frati dimoranti nei grandi conventi, con idee più larghe nell'interpretazione della Regola del proprio istituto, e vivendo con legittime dispense e privilegi apostolici; l'altra comprendeva quei frati che vivevano nelle piccole residenze, con una interpretazione rigorosa della Regola, protestando di volerla osservare nella sua integrità e senza dispense o privilegi.
I primi furono detti Conventuali, i secondi Osservanti.
Nell'Ordine dei frati minori la differenza sostanziale tra gli uni e gli altri stava soprattutto con la povertà da osservare. Il problema della povertà è stato sempre il punto cruciale di tutta la storia dei frati minori.
Gli Osservanti volevano che i Conventuali avessero rinunziato alla proprietà in comune, alle rendite stabili, ai latifondi, come cose contrarie alla Regola francescana. I Conventuali rispondevano che essi potevano vivere con tranquilla coscienza con i loro privilegi ottenuti dalla Sede Apostolica (Nota 1).
A rendere più acuto il contrasto fu la richiesta da parte degli Osservanti di avere alternativamente il Ministro generale, cosa che trovò sempre ferma opposizione da parte dei Conventuali. Inoltre la decadenza della disciplina negli Ordini religiosi era da tutti lamentata. Molti frati avevano perduta la pace. Il popolo non restava edificato. E mentre, per buona parte del Quattrocento era fuori della prospettiva sia dei Conventuali che degli Osservanti una spaccatura nell'Ordine minoritico - tutti, infatti, protestavano di non volerla - in seguito le posizioni tenacemente difese da una parte e dall'altra, si resero sempre più contrastanti, il modo di vivere così differente, che tutti i tentativi di conciliazione fallirono.
Papa Leone X Borgia in un dipinto di Raffaello Sanzio.
Papa Leone X Borgia in un dipinto di Raffaello Sanzio.
Nel Capitolo generalissimo della Pentecoste dell'anno 1517, convocato da Papa Leone X, nel gran silenzio dell'aula capitolare del convento di Aracoeli di Roma, alla presenza di tre cardinali, venne pubblicata la storica bolla “Ite vos in vineam meam” di Leone X, del 29 maggio 1517. Il Papa sanciva, con la sua autorità, la netta divisione tra Conventuali e Osservanti. I primi ebbero il loro Maestro generale, i secondi il loro Ministro generale (Nota 2).
La divisione fu certamente un fatto doloroso, ma non si può negare che essa ebbe come conseguenza, una riscossa di fervore, un nuovo empito di vitalità. “L’attuazione dell’ideale di povertà nobilita le lotte fraterne placatesi solo nella divisione” (Gemelli).
L'aspirazione ad un ritorno alle origini del francescanesimo, in pieno periodo rinascimentale, fu qualche cosa di sorprendente come la stessa apparizione dei francescani nel Duecento. In un secolo XVI, tanto superbo nella sua eleganza quanto fiacco nella sua morale, i francescani non furono stimolati dall’emulare gli altri nelle agiatezze, ma dal desiderio di distinguersi e quasi primeggiare nella povertà. In fondo per che cosa lottavano quei frati? Per un ideale di vita religiosa più pura. La bolla “Ite vos in vineam meam” era la conclusione di un intimo travaglio che teneva in ansietà lo spirito nel timore di allontanarsi dal serafico ideale.
Un frate francescano in una incisione del 1904.
Un frate francescano in una incisione del 1904.
Al Capitolo del 1517 la grande famiglia cismontana(Nota 3) degli Osservanti risultava composta di 27 Province. Fra le italiane, quella di S. Angelo in Puglia, sotto il nome di “Provincia Montis S. Angeli Ordinis Minorum Observantium” (Nota 4). D'allora i Vicari provinciali presero il nome di Ministri provinciali. Il primo Ministro provinciale della Provincia osservante di S. Angelo fu p. Daniele da Capracotta (Nota 5).
Nella Puglia Dauna vennero a trovarsi due Province di S. Angelo: una dipendente dai frati minori Conventuali che ebbero i principali e migliori conventi della regione; l'altra dei frati minori Osservanti, che è oggetto del nostro studio.
La divisione fu, per gli Osservanti di S. Angelo, un forte richiamo ad immettersi nel vivo della vita di apostolato, se non volevano scomparire. Nel campo specifico degli studi, alla stasi quattrocentesca seguì una discreta ripresa. Dalle scarse e frammentarie notizie dei cronisti si rileva l'esistenza di una casa di studio nel convento di Calitri nel 1532, dove fu inviato come lettore p. Francesco da Borgia (Nota 6). Il Capitolo generale di Mantova (1541) inviava il lettore p. Sebastiano da Ripatransone al convento di S. Maria delle Grazie a Cerro (Nota 7).
In generale una più efficace organizzazione degli studi si ebbe con il decreto del 15 luglio 1563 del Concilio Tridentino, con cui si ordinava in tutte le diocesi l'istituzione di un seminario per gli aspiranti al sacerdozio.
Per i francescani già gli statuti generali del 1553 richiedevano in ogni Provincia distinte case di studio per la grammatica, la logica, la filosofia e la teologia (Nota 8).
San Francesco di Assisi in un dipinto dello Spagnoletto.
San Francesco di Assisi in un dipinto dello Spagnoletto.
La Congregazione di Napoli del 1590 rinnovava la disposizione di tenere in ogni Provincia uno o più seminari o collegi per i giovani chierici, e ne determinava le condizioni: i giovani, per essere ammessi, dovevano avere almeno diciassette anni, saper leggere e scrivere, conoscere i principi della lingua latina ed essere di buona condotta (art. 49). Dopo tre anni, se giudicati idonei, passavano agli studi superiori (art. 59). I singoli conventi dovevano contribuire al mantenimento dei chierici (art. 57). Era prevista l'assunzione di un secolare per l'insegnamento della grammatica e dell'ortografia (art. 52). I giovani studenti dovevano partecipare alla recita del divino ufficio in chiesa, di giorno e di notte, e fare un'ora di meditazione al giorno (art. 56). Gli studenti non potevano essere impegnati ai lavori servili fuori convento, eccetto per la questua del grano e del vino (art. 55).
La stessa Congregazione generale stabiliva l'istituzione di due studi generali - duae universitates - uno nel convento di S. Maria la Nova a Napoli, l'altro nel convento di S. Francesco a Perugia; al primo dovevano accedere quaranta studenti delle Province del Regno Napoletano, in ragione di quattro studenti per Provincia; al secondo trenta studenti delle altre Province italiane, in ragione di tre studenti per Provincia (art. 118). In ciascuno dei detti studi dovevano insegnare tre lettori, “pietate, doctrina maxime insignes” (art. 119), gli stessi lettori dovevano tenere, ogni giorno, “unam lectionem ex Doctore Subtili”, fare la ripetizione due volte la settimana, e alla fine dell'anno scolastico tenere in chiesa “pubbliche conclusioni” (art. 124) (Nota 9).
Veduta aerea di Valladolid, in Ispagna.
Veduta aerea di Valladolid, in Ispagna.
Nel Capitolo generale di Valladolid (1593) (in cui venne eletto Definitore generale l'ex Ministro di S. Angelo p. Francesco da Mirabello) furono rinnovate ed ampliate le disposizioni del 1553, di tenere in ogni Provincia quattro conventi di studio: uno per le umane lettere, uno per la logica, uno per la fisica e la matematica, uno per la teologia, Sacra Scrittura e diritto canonico (Nota 10).
Non è dato sapere se e fino a che punto tali disposizioni furono attuate nella Provincia di S. Angelo. Nella seconda metà del Cinquecento sono ricordati lo studio di filosofia nel convento di S. Maria delle Grazie ad Isernia e quello di teologia nel convento della SS. Trinità a Sepino (Nota 11). Altro importante centro di studi filosofici e teologici era quello di Gesù e Maria in Foggia, nel 1618 era già studio generale con i lettori p. Francesco da Bisceglie e p. Nicola da Ripatransone (Nota 12). Si fa pure menzione di detto studio nel Capitolo generale di Toledo (1645) con i lettori p. Girolamo da Barrea e p. Francesco da Roseto (Nota 13), e nell'altro, pure di Toledo (1658) con il lettore p. Girolamo da S. Giovanni in Galdo (Nota 14). Il Visitatore Mattielli, nel 1683, trovò, in detto convento, lo studio generale di filosofia e teologia, cosa che durò fino al 1811.
Beato Giovanni Duns Scoto scrivente mentre i frati editano le sue opere sotto la protezione dell'Immacolata e di san Francesco d'Assisi stigmatizzato - Roma - Commissione Scotista - quadro sec. XX.
Beato Giovanni Duns Scoto scrivente mentre i frati editano le sue opere sotto la protezione dell'Immacolata e di san Francesco d'Assisi stigmatizzato - Roma - Commissione Scotista - quadro sec. XX.
Negli studi generali i lettori potevano conseguire la giubilazione, che veniva confermata dall'autorità civile, e comportava alcuni privilegi. Secondo un breve di Urbano VIII, del 2 marzo 1638, per essere ammesso alla giubilazione, un lettore doveva insegnare almeno per tre anni filosofia e per dieci anni consecutivi teologia (Nota 15). I concorsi per il lettorato si svolgevano con metodo severo e grande solennità. Coloro che presso gli Osservanti erano denominati lettori giubilati, presso i Riformati venivano chiamati lettori emeriti e presso gli Alcantarini lettori qualificati.
Il metodo d'insegnamento, affermatesi dal secolo XVI, andò sempre più differenziandosi da quello dei secoli precedenti. Il vecchio e classico manuale - il libro delle sentenze di Pietro Lombardo - veniva a poco a poco eliminato dalle scuole, e lo studio della teologia si ramificò in varie materie. Mentre altri Ordini religiosi usavano largamente la Somma di S.Tommaso come testo di scuola, i francescani pur seguendo i dottori Bonaventura e Scoto, si attennero a metodi eclettici. Le autorità erano per la libertà d'insegnamento e non imponevano il sistema di alcun dottore. Un'eccezione si ha nella prima metà del Seicento, allorché s'impose con rigorosa intransigenza la difesa delle dottrine scotistiche.
John Duns Scotus.
John Duns Scotus.
La Congregazione di Napoli del 1590 si limitava ad ordinare ai lettori di tenere ogni giorno una lezione secondo la dottrina di Scoto; il Capitolo generale di Valladolid (1593) ordinava a tutti i lettori di seguire Scoto, con esclusione di altri dottori - Universis studiorum lectoribus praecipimus, ut literam Scoti solum et non alios auctores ex professo explicare conentur. (Nota 16)
Nonostante l'antagonismo con lo spirito del secolo, il movimento francescano non parve anacronistico, anzi venne favorito da chi meno poteva capirli: il patriziato. Con il favore e la protezione di baroni e marchesi, con l'aiuto effettivo delle popolazioni, i francescani si dettero a fondare nuovi conventi. Nel solo Cinquecento, nella Provincia di S. Angelo, ne aprirono diciassette.