Eremi di Stignano 2. parte - Eremi di Maddalena e Sant'Onofrio (di A.Grana e T. Argod)
Documentario sugli Eremi della valle di Stignano, pubblicato il 13 agosto 2013, in collaborazione con Ludovico Centola e Gabriele Tardio.

Statua della Madonna che si trova nella Chiesa del convento di Stignano.
Statua della Madonna che si trova nella Chiesa del convento di Stignano.
Da uno dei suddetti oratori, ingrandito successivamente fino a raggiungere l'imponenza dell'attuale costruzione, ebbe certamente origine S. Maria di Stignano. Il complesso degli edifici comprende ora la chiesa, il convento con due chiostri, un capace refettorio ed ambienti adibiti a depositi, cantine ecc., e in più, dalla parte orientale, un palazzetto signorile che si congiunge alla chiesa con un forte arco a tutto sesto, creando un fornice che lasciava una volta libero il viottolo in ascesa verso la montagna. A mirare tanta opera di fabbrica vien fatto subito di pensare ad uno di quei miracoli compiuti dalla fede e dalla pietà.
Una gentile leggenda infatti narra di un cieco della zona che, nel suo vario errare per mendicare un pò di cibo, fu sorpreso nel sonno dalla voce di una Donna bellissima, la quale, ad un tempo, gli ridonò la vista e gli indicò la presenza di un suo simulacro nascosto sui rami di una robusta quercia. Il miracolato avrebbe informato poi i vicini abitanti di Castelpagano i quali, colpiti dal duplice prodigio, accorsero in folla sul luogo, iniziando così, con la nuova costruzione e il culto intensificato, la fortuna dell'oratorio originario.
Fin qui la leggenda, ma siamo propensi a credere nella presenza di un motivo di vero nel mito, tipico della devota fantasia popolare.
Un qualcosa di eccezionale o di occasionalmente imprevisto dovette accadere: il rinvenimento della statua bizantina e il nome dello stesso miracolato affidateci dalla tradizione, un tal Leonardo Di Falco, nonché la precisazione della data 1350.
Una cella del convento di Stignano.
Una cella del convento di Stignano.
I soliti storici locali però, a nostro parere, vanamente opinano quando scrivono che la statua sia stata lì nascosta fin dal tempo della lotta iconoclasta per sottrarla al furore distruttore dei bizantini.
A parte che il noto editto iconoclasta ebbe nella penisola italiana, e quindi anche sulle coste pugliesi, un effetto pressocchè nullo, data la maggiore autorità e la costante influenza della vicina sede papale (perché Roma contro Bisanzio oltre all'indubbia autorità morale faceva giocare a suo favore la maggiore distanza dalla capitale del Bosforo), un oggetto come quello, di discreta grandezza sarebbe stato mal nascosto fra i rami di una quercia: il cadere stagionale delle foglie di un primo autunno lo avrebbe reso ben visibile; ma soprattutto è da pensare quale scempiò ne avrebbe fatto il tempo per oltre sei secoli, tanti cioè quanti ne intercorrono dall'editto iconoclasta alla data del rinvenimento. Meglio sarebbe congetturare che, portato il simulacro dall'oriente, come tante altre cose sacre, in Puglia e sul Gargano, in data non precisabile e poniamo pure a seguito dell'editto di Leone Isaurico, fu poi tardivamente ritrovato in uno degli anzidetti oratori dov'era gelosamente custodito e venerato.
Refettorio del convento di Stignano.
Refettorio del convento di Stignano.
Va d'altra parte notato che mentre l'autore dello Zodiaco dice che la materia di cui è composto il simulacro è sconosciuta, qualche cronista locale afferma invece che esso 'sia di pietra bianca, duttile, così comune nel Gargano'.
Ma anche tale questione è controversa e rende possibili le due ipotesi della importazione e della produzione in loco dovuta a qualche artigiano, ispirato però ad antichi modelli bizantini. A meno che non si debba pensare che sia stato portato colà in epoca molto posteriore, non sappiamo se fortunosamente o procacciato di proposito. Certo è che la fortuna della chiesa è da attribuire al sec. XIV come attestano le primitive costruzioni, soprattutto del sacrato diruto dopo i recenti restauri e del primo chiostro tipicamente francescani. Può essere questa una indicazione dubbia, ma che ha il suo valore per quanto stiamo per dire.
Infine un fatto è sicuro: che tale fortuna e la rapida prosperità del pio luogo sono state rese possibili in tempi più civili e sicuri, quando cioè gli uomini che si erano arroccati su vette inaccessibili, al tempo delle invasioni e delle incursioni, divallano alla scelta di un sito per un più ameno soggiorno.
E la valle di Stignano ne rimane un luogo ideale.
Ci pare ora opportuno aggiungere per l'intelligenza o curiosità del lettore altri elementi riguardanti la leggenda, la persecuzione iconoclastica in terra di Puglia e l'insediamento umano che discende dalle vedette dei monti all'amenità delle valli per la mutata temperie storica.
Il coro della chiesa del convento di Stignano.
Il coro della chiesa del convento di Stignano.
Attingiamo tali elementi da un cronista, da uno storico e da un pittore. Il padre predicatore Serafino Montorio è l'autore dello 'Zodiaco di Maria, ovvero le dodici provincie del regno di Napoli, con tutti i segni illustrati da questo sole per mezzo delle sue pregevolissime immagini che in essa quasi tante stelle risplendono'. L'edizione è del 1715, precisamente due secoli dopo la costruzione della nuova chiesa. Narra infatti o descrive eventi prodigiosi che rimonterebbero a più di un decennio dalla pubblicazione dell'opera. La ingenua chiarezza del dettato, la grazia limpida delle espressioni la rendono di amabile lettura: si sente un tal quale aroma che deriva indubbiamente da letture di celebri cronache religiose e mistiche. Si è creduto riportarla integralmente in appendice per queste non spregevoli doti di forma e perché tale opera è stata vagamente o arbitrariamente utilizzata. Premeva far rilevare l'importanza di prim'ordine che ebbe Stignano, 'stella settima', come può desumersi già dal solo titolo del volume, sia sotto il vicereame spagnolo che sotto il nascente regno di Napoli, proprio all'indomani della guerra di successione spagnola e quindi coli'iniziale breve dominio austriaco. Per quanto detto se ne trascrive ora qui l'inizio riguardante la leggenda:

Il giardino che si trova nella parte posteriore del convento di Stignano.
Il giardino che si trova nella parte posteriore del convento di Stignano.
'Da due falde del monte Gargano nasce una valle, non meno spaziosa che amena, detta comunemente di Stignano, nella quale fra molte altre chiesette, abitate da esemplari romiti, vedesi innalzato un vago e magnifico tempio dedicato alla gran Madre di Dio, ed i vi annesso un ben ordinato e capace convento di padri minori osservanti di S. Francesco, ed ebbe egli origine nel 1350 nel seguente modo. Un tal Lionardo Di Falco dell'antica terra di Castelpagano, oggi distrutta, essendo cieco, per poter vivere procacciavasi il vitto chiedendo limosine dalle persone caritative. E perché forse non trovava tutto quello che abbisognavagli per detto effetto portavasi talora altrove mendicando poco lungi dalla sua patria. Un giorno dunque passando per detta valle di Stignano, stanco dal viaggio, per riposare alquanto, si pose a sedere sotto di una quercia e poco dopo coricatesi in terra, prese profondo sonno. Ma quando teneva doppiamente serrati gli occhi, per sua fortuna ricuperò la bella luce del giorno, perché, mentre dormiva, apparvegli la Madre di Dio e graziosamente gli restituì la vista. Svegliossi lieto Lionardo e vedendo essere vero quanto aveva sognato, senza passare più oltre, ritornossene pieno di stupore e di giubilo alla propria patria; ed a chi curioso osservavalo non più cieco, raccontò fedelmente quanto in lui operato aveva la Vergine. A tal novella il clero ed il popolo considerando il miracoloso avvenimento, giudicarono che vi poteva essere qualche mistero, nascosto bensì, in quel luogo per Lionardo sì fortunato; onde, ordinata una divota processione, colà portaronsi a ringraziare la Vergine, la quale, per far loro conoscere a qual fine avea operato sì bel prodigio, volle che trovassero su quella quercia una sua statua, tutta simile a se medesima e come veduta l'avea il cieco illuminato. E' quella statua di modello antichissimo, siede in una sedia formata dal legno della stessa quercia, su la quale fu ella trovata, non si sa però di qual materia ella sia formata, siccome nemmeno si è potuto conoscere del bambino che tiene fra le braccia, quantunque ne sia stata fatta molta diligenza. Trovato sì prezioso tesoro, da molti divoti con le limosine fu principiata la chiesa per collocarvela ed appunto nello stesso luogo, dove fu trovata la detta statua; quindi in progresso di tempi fabbricossi ivi un convento servito da Padri Osservanti di S. Francesco' (Nota 1).

A riprova della discutibile influenza in Puglia esercitata dalle autorità politiche ed ecclesiastiche bizantine per quanto riguarda la lotta iconoclasta e l'ossequio a riti diversi da quelli di Roma, sarà bene rileggere alcuni brani di un diligente lavoro di mons. Domenico Vendola, vescovo di Lucera, nella cui diocesi è tuttora giurisdizionalmente compreso il santuario di Stignano. La diversità dei riti tra Roma e Bisanzio è evidente pretesto alla estensione di sfere di influenza di carattere politico e religioso insieme.
Nel periodo prenormanno,

'mentre sul piano politico e militare in Puglia si svolgeva tutto questo succedersi di lotte, di guerre, di dominazioni in cerca di affermarsi il più largamente, in Oriente sorgevano e si svolgevano le controversie religiose e disciplinari suscitate dagli imperatori e dai patriarchi',

le quali in Puglia avevano

'una risonanza molto attenuata e non generarono quella confusione negli uomini, nelle cose e negli istituti che si verificò in Oriente'.

Senonchè, per quanto ci concerne, al tempo della lotta iconoclasta, e cioè

'nella seconda conquista greca delle Puglie, operata da Basilio I, le cose religiose di questa regione subirono gli stessi contrasti dell'Oriente, con la conseguenza della confusione e del disordine, che lasciarono profondi strascichi'.

Quadro di autore anonimo che si trova nella chiesa del convento di Stignano.
Quadro di autore anonimo che si trova nella chiesa del convento di Stignano.
Come rileva poi Liutprando, vescovo di Cremona, nel 968 l'imperatore Niceforo Foca emanò una costituzione per cui tutte le chiese calabresi e pugliesi dovevano abbandonare il rito latino, sino a quel momento in uso, per seguire quello greco. Vari i contrasti, anche per ragioni di interesse personale, tra i vescovi pugliesi: tra quello di Bari e di Trani unitamente a quello di Canosa e di Siponto. Non conosciamo quali i precisi motivi generali e particolari di rivalità tra Bari e Trani; è certo però che il vescovo rodostano e i suoi successori in Trani e gli altri altrove si dimostrarono disposti ad obbedire all'imperatore, tale non si dimostrò il popolo. Il quale popolo, se era restato indifferente nei secoli passati, alle controversie dottrinali e alieno alle sottigliezze fìlosofiche e teologiche, mostrò la sua aperta disapprovazione sia davanti ai matti furori degli iconoclasti, i quali nelle Puglie non si azzardarono a pubblicare l'editto imperiale di proscrizione delle immagini, ragione per cui i monaci dell'oriente vi trovarono fraterna ospitalità ed accoglienza; sia davanti alla sfrenata voglia di sostituire al rito latino quello greco delle nostre chiese, che erano pur l'unico luogo dove i cittadini, oppressi dal malgoverno bizantino, correvano a confortare gli immensi dolori. Quelle disposizioni servivano ad esasperare gli animi, a suscitare ed accumulare un vespaio di odi e di avversione che si estese a tutto quanto sapeva di bizantino.
Quadro di autore anonimo che si trova nella chiesa del convento di Stignano.
Quadro di autore anonimo che si trova nella chiesa del convento di Stignano.
Di qua nascevano frequenti sedizioni contro gli ufficiali greci, il costante rifiuto di obbedire alle leggi che imponevano, la indifferenza e l'apatia nei loro confronti. Come più cresceva la rabbia e le arti per sottoporre le chiese della Puglia al patriarca di Costantinopoli, più il loro governo barcollava ed i fastosi catapani con i loro titoli ampollosi restavano bocciati. (Nota 2).
Quanto al pittore, riportiamo la riproduzione di due quadri felicemente esistenti nella chiesa. Serva tale riproduzione fotografica al precipuo fine di conservare in qualche modo cose così facilmente soggette all'inesorabile distruzione compiuta da tempi sempre più vorticosi e travolgenti. Ma possa anche il lettore rilevare di persona quello che possiamo chiamare lo stato d'animo ispiratore di cotante ingenue pitture. L'imperizia prospettica, tipica dei primitivi alla Rousseau, lo sfavillio dei colori, voglion sì rappresentare la solennità di un grande evento della valle e del santuario ma indirettamente stanno ad indicare il fatto storico dei nuovi tempi: il poter dimorare finalmente con tranquillità in una valle doppiamente benedetta dalla pietà e dalla natura e una letizia, una grazia che emerge dai colori delle cose e dalle linee sinuose, quasi di danza, di chi si accinge a una festa di valore storico.
Si vorrebbe aggiungere che il sorgere della 'stella' di Stignano segna l'ineluttabile fine di Castelpagano abbandonato, come vogliono tradizione e cronisti, a diversi abitatori: serpenti e briganti; mentre i successori dei Pappacoda si stanziano anch'essi allo sbocco della valle in una contrada che porta tuttora il loro nome. Brancia infatti per i nostri contadini è tutta la zona che va dal vertice di Castelpagano al Candelaro dove appunto sorgeva la già citata Ergitium.