Luogo: San Marco in Lamis (FG), Gargano (Puglia)
Eremi di Stignano - Eremo di Sant'Agostino (di Andrea Grana e Team Argod)
Documentario sugli Eremi della valle di Stignano, in collaborazione con Ludovico Centola e Gabriele Tardio.

La statua della Vergine col Bambino. Il culto della Madonna di Stignano ebbe popolarità e diffusione agli inizi del XVI secolo grazie ai francescani osservanti. Il santuario nacque su una precedente chiesa risalente al Duecento - Da Romano Starace.
La statua della Vergine col Bambino. Il culto della Madonna di Stignano ebbe popolarità e diffusione agli inizi del XVI secolo grazie ai francescani osservanti. Il santuario nacque su una precedente chiesa risalente al Duecento - Da Romano Starace.
Ma pur ponendo da parte le leggende, un lume emerge dalla folta nebbia dei ricordi, dalla boscaglia dei miti, un fioco lume sì, ma di luce tranquilla e certa a significare che anche la valle di Stignano aveva già una fervida vita religiosa ancor prima dell'età più splendida del santuario.
I miti occhi ridenti del poverello di Assisi si affisarono mai per riposarsi dopo un lungo viaggio sulle bellezze non comuni di questi luoghi, specie quando la 'primavera brilla nell'aria e per li campi esulta'?
Oppure salendo dall'infuocato Tavoliere, dopo aver attraversato l'arsa Puglia e scendendo poi dai luoghi 'terribili' dell'Arcangelo dove si era condotto in pio pellegrinaggio, la gentilezza della valle con gli oratori disseminati lungo le pendici e sui colli, con la sua perenne aria di presepio, avrà offerto allo stesso inventore del presepio, improvvisamente, una traccia del verde paesaggio umbro, un anticipo confortevole della piccola patria non lontana?
In merito occorrerebbe dirimere due controversie: la data dello storico evento e l'itinerario percorso da questo pellegrino d'eccezione.
Non il 1216 ma il 1221 o '22 sarebbe la data più accreditata. Così argomenta padre Doroteo Forte:

'Due sono le date in discussione: quella dell'anno 1216, sostenuta da Ughelli, Sarnelli, Spinelli, Fraccacreta e da altri. Quella del 1222, ammessa da Wadding, da Montesarchio, Terzi e da altri, ed è la più fondata' (Nota 1).

Senonchè il Terzi scrive testualmente che, dopo il viaggio in Palestina

'il santo potè riprendere, dopo la Pentecoste del 1221, le sue peregrinazioni apostoliche, scevro da ogni cura. Questa volta si diresse verso il Mezzogiorno d'Italia giungendo fino ai santuari di S. Michele sul Monte Gargano e di S. Nicola di Bari. Sapendo che, nei mesi di luglio e di agosto il santo era nel sacro speco di Subiaco, possiamo ben dire, che sia il 1221 l'anno di detta peregrinazione' (Nota 2).

Ma è poi veramente passato per questa valle gentile?
Con bonaria arguzia il Forte ancora osserva :

'La domanda non è oziosa, perché alcuni cronisti locali si sbizzarriscono in congetture, e ognuno vorrebbe che S. Francesco fosse passato per il territorio che è oggetto preferito delle sue indagini'. Ma lo stesso, già in merito al viaggio del Santo, deve ammettere: 'La mancanza di una citazione esplicita da parte dei primi biografi non può interpretarsi come una negazione' (Nota 3).

Proprio per tale motivo, sempre per il viaggio in discesa da Montesantangelo, non ci sentiamo di buttar via senz'altro l'affermazione di alcuni nostri autori.

'Sulla via del ritorno (S. Francesco) raggiunse la località detta Pulsano..... Quivi pare che il Santo sostasse e poi passando per S. Giovanni Rotondo e Stignano e per il santuario di S. Giovanni in Piano presso Apricena si restituiva alla pianura di Puglia" (Nota 4).

Tondo mariano sull'architrave del portale maggiore della chiesa.
Tondo mariano sull'architrave del portale maggiore della chiesa.
Tornando ancora al Terzi sorge un dubbio per l'indicazione itineraria. Poiché S. Francesco, dopo la sosta a Gaeta, imbocca l'antica via Appia, è da ritenere la visita a S. Nicola posteriore a quella di S. Michele?
Se così, cadrebbe ogni dubbio: il Santo non poteva passare per la via longobardica. Ma seguendo l'Appia può aver egli, sulla scia di Virgilio e Orazio, toccato precedentemente la terra di Bari e, salito poi a Montesantangelo, rispunta l'ipotesi della possibile discesa lungo la via sacra e quindi per Stignano (Nota di p. Doroteo Forte).
E' pura leggenda la presenza di S. Bernardino sul Gargano. Tanto ci dicono autorevoli studiosi di questo dinamico Santo il quale, però, non sarebbe andato oltre la città di Aquila ove trovò immatura morte.
Non è pertanto da prendere in considerazione qualsiasi fabulosa tradizione orale locale. Questa sarà stata alimentata forse dal grande impulso morale, religioso e civile impresso, nel suo tempo, da S. Bernardino e attivato dai suoi seguaci in più parti d'Italia. S. Bernardino infatti, in Firenze, più volte tornò per esercitarvi 'un'alta missione non solo religiosa, ma anche civile. Del resto è questa una delle finalità della predicazione francescana nel secolo XV' (Nota 5).
I Bernardiniani (Nota di p. Doroteo Forte) dunque nel loro slancio di rinnovamento potrebbero non essere stati assenti a S. Severo, S. Marco in Lamis e altrove sul Gargano, donde l'alimento di tale leggenda. Coincide del resto tale attività francescana pròprio col primo splendido periodo di vita nella valle di Stignano. Ed è certo ancora che tale rinascita è dovuta precipuamente o esclusivamente ai francescani. Pertanto se, come vedremo subito, la migliore, più luminosa e certa fortuna di Stignano può fissarsi all'inizio del secolo XVI, è agevole convenire che nei secoli precedenti, e precisamente dal 1200 al 1400, il culto della Vergine è in rapida ascesa, mentre la rinomanza dei luoghi e del primitivo oratorio in particolare, varcava i confini garganici. Si potrebbe anche spiegare così all'inizio del '500 il felice incontro di un frate intraprendente e di un nobile generoso: fra Salvatore Scalzo ed Ettore Pappacoda, signore di Castelpagano. Questi ben dovettero comprendere la duplice importanza del crescente culto alla Vergine e della bontà del sito, prima tappa di riposo dell'iter a S. Michele dei provenienti dall'Abruzzo, per la via di S. Severo, e quindi lungo la già citata via sacra.
Se Stignano fosse un primo o momentaneo luogo di riposo o cura dei pellegrini non è poi da porre in dubbio, anche se la vicina abbazia di S. Giovanni in Lamis, al vertice della valle dello Starale, consentiva una maggiore permanenza e un miglior conforto per, diremo così, un'attrezzatura più ampia e idonea a 'romei' affaticati e infermi (Nota 6).

'Il promontorio garganico era addirittura disseminato di tali luoghi di ricovero: S. Giovanni in Piano, Stignano, S. Matteo (già badia di S. Giovanni in Lamis sorta nel VII secolo per opera dei Longobardi che ne fecero un ospizio per i pellegrini di S. Michele), l'Ospedale della confraternita dei Disciplinati istituiti in Vico da S. Vincenzo Ferrero, senza dire di tutti gli altri che circondavano la montagna stessa dell'Arcangelo' (Nota 7).

Fra i tanti 'romei' torna acconcio qui trascrivere inoltre, quale fonte non dubbia, l'ingenuo brano di un padre domenicano che visitò il Gargano tra il settembre e l'ottobre del 1576.

'Il giovedì a 27 di settembre, detta messa, e fatta colazione partimmo da Procina et al nono miglio, nell'entrata del Monte Santo Angelo, trovammo S. Maria di Stignano, divozione che ottanta anni sono si scoperse e sessanta che fu data ai padri zoccolanti. I quali usano a tutti i viandanti che qui arrivano la carità, se però la chieggono e la vogliono. E ci narrò il vicario di detto luogo, come una botte di vino, solita durare un mese, per i meriti della gloriosa Vergine, dandone ai devoti peregrini era durata due mesi. Da Stignano, bevuto che havemmo ancora noi, partimmo et salendo per quella valle trovammo al terzo miglio S. Marcuccio, terra picciola e murata, abbondante di pomi e di castagne. E più in alto un altro miglio trovammo S. Matteo, badia del Sig. Gian Vincenzo Caraffa, cavaliere di Malta e priore di Ungheria, ove sono liberati gli indemoniati e coloro che sono morsi dai cani arrabbiati sono sanati' (Nota 8).