Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: Sannicandro Garganico - La Micca
Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: Sannicandro Garganico - La Micca
Intensamente io guardo e contemplo questo mare di pietre, questo deserto dell'anima. Scopro le origini della mia patria antica attraverso l'infusorio, il protozoo, il mollusco, con valve e conchiglie, divenuti pietre. Ritrovo la scabra, scontrosa essenzialità del carattere mio e della mia gente. Mi riconosco, «debole vita che si lagna», dolente coscienza effimera di queste pietre.
Vivo la vita di queste pietre: inutili e dormienti nelle vinte plaghe carsiche tra Cagnano e San Giovanni, tra San Marco e Sannicandro; utili e pregiate tra Apricena e i dirupi di Castelpagano; ardenti, assolate da un eterno meriggio, dagli aerei nidi umani di Rignano e di Monte. Imperioso e convulso mondo roccioso, dilaniate viscere impietrate, cateratte di macigni, muraglie titaniche e divine, dove spalti e dirupi, contrafforti e burroni, fortezze e abissi, castelli di giganti e naturali costruzioni ciclopiche sono una cosa sola. Ma soprattutto la meditazione è incantata da quei campi esausti, disseminati di minute pietre, dove già è passato il lavoro umano.
Qui l'aria è senza tempo tinta. Invano il turbine si solleva e spira. Vanamente sorgono la grazia del sole, la pietà della luna, la pace delle stelle.
Dopo volgere di millenni, vivono queste pietre tra vasti respiri di luce e lunghi tonfi di tenebra.
Pietre grige come il tedio delle ore immote; cilestrine come il petto dei colombi e delle coturnici, come il tempo e la lontananza; rosse come avvolte da una sanguinosa luce sinistra; verdastre come la cuora delle paludi; nere come il lutto che affiora dalle tombe arcaiche con i relitti manufatti, con le selci focaie, funeree come la proterva e sconfitta volontà del contadino; ambrate, gialle come scheletri umani ancora essudanti; bianche come ossi di seppia; candide come cenere intatta e ossi calcinati: residui scheletrici di una realtà umana e terrestre.
Il musco e il lichene tentano un'ultima, illusoria, irreale e quasi astratta vegetazione. I colori, con cui essi delirano, hanno la impalpabile evanescenza dei fantasmi. Solo la capra ancora ritorna, con la sua fame voraginosa, per danzarvi una sua ultima, satanica festa di distruzione.
E come in Grecia anche qui le pietre testimoniano, più che altrove, il tormento della storia umana: un'aridità estrema e definitiva, dopo tanta vita, tanta civiltà e tante battaglie vinte e perdute.
Io vivo tra queste pietre salutari. Con esse mi son fatta la mia casa a prova di convulsioni telluriche. Non tra selve di case, clamorose di giorno e fulgide di notte, non tra orti, giardini e boschi, io mi chiedo chi sono e che fui.
Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: La rupe di Peschici
Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: La rupe di Peschici
Pur senza volontà eremitica, c'è qualche contadino amico (Leonardo! Leonardo!) che ha scelto o accettato di vivere tra queste pietre in una casetta non più grande di un uovo. Mira egli, come da una riva tranquilla, scorrere lungo la strada l'elettrico e frenetico fiume umano, altoparlante, graveolente di nafta e di benzina, inseguente false immagini di sudati divertimenti, e si contenta. Contempla e resiste.
Così, con sollievo liberatore, la nudità di queste pietre mi aiuta a spogliarmi di tutte le vanità, di tutte le compiacenze, non escluse quelle estetiche e letterarie. La loro aridità consuma desideri e speranze. I fiori, che spuntano tra la magra erba, non hanno il simbolo della ginestra leopardiana. Altra lava, altro fuoco, altre fiamme incandescenti hanno eruttato le passate generazioni umane. Queste pietre hanno un passato, terribilmente concreto, ma senza futuro.
Forse esse somigliano, o fanno pensare, a pianeti morti, a soli spenti, a stelle cieche e vane nell'immenso spazio. Ed ecco: l'avventura umana sulla terra mi è preannunciata da queste pietre: una splendida ed effimera apparizione nell'immenso tempo senza mutamento.
«Mie considerazioni sulla pluralità dei mondi ed il niente di noi e di questa terra e sulla grandezza e la forza della natura che noi misuriamo coi torrenti... che sono un nulla in questo globo ch'è un nulla nel mondo... Onde un niente mi parve la vita nostra e il tempo e i nomi celebri e tutta la storia».
O Leopardi, or dov'è il grido dei nostri avi garganici e di quella stessa luminosa civiltà ellenica? Per questo, i pallidi fiori tra l'erba arsiccia mi suggeriscono non solo la fraterna solidarietà umana, ma una pietà universale, cosmica.
Qui i fili d'erba al vento non fanno più tempo.
Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: Le "gradinate" di Monte Sant'Angelo
Gargano segreto - Illustrazione di Alfredo Petrucci: Le "gradinate" di Monte Sant'Angelo
Il tempo si è fatto pietra. Pur si contempla tanta distruzione, tanta desolazione senza ribelle disperazione. Queste pietre, nella loro profondissima quiete, insegnano saggiamente qualche cosa. Come nei luoghi dell'antica Grecia, esse sollecitano uguali sentimenti, uguali considerazioni. «Sembra in qualche modo che a Olimpia uno sia aiutato ad intendere, quasi a gustare, la propria transitorietà ed insieme la beatitudine d'esistere; ad umiliarsi in una tenera e virile accettazione della propria sorte; ad annullarsi con gratitudine nel senso di quell'armonia, di quella giustizia che governa le anime e le cose, e tutte le consuma e trasforma, nessuna trascura e dispregia» (E. Cecchi).
Da questa pietrificazione, sì, una forza virile mi nasce, con l'accettazione della mia qualsiasi condizione umana, grato di essere stato qui collocato dalla sorte, nascendo. Sono questi i luoghi della mia infanzia esploratrice, dolorosamente destandosi la coscienza con occhi avari di luce, tra gli urli di una guerra mondiale.
Allora, tuttavia, nei mattini odorosi di erbe nuove, correvamo a gara, con gli uccelli e coi puledri, incontro al sole. Il respiro dei pozzi spalancati, disseminati in queste contrade, ci chiamava alle sponde, assorti al rombo del mondo intorno: gli orecchi attenti come su immani conchiglie. Fiorivano le mani puerili su quegli abissi, attente al geco rampante sulle pareti muscose nell'interno dei pozzi. Ci destava il grido delle rondini fuggite da quei petti tenebrosi.
Ora rovine di pietrame li ingombra; allora ci suonava la terra sotto i piedi.
Questo è il mio Gargano più segreto, più mio, più me.