S. Marco in Lamis. Il convento di S. Matteo agli inizi del '900 (da Beltramelli).
S. Marco in Lamis. Il convento di S. Matteo agli inizi del '900 (da Beltramelli).
Siamo ora giunti a un episodio di rilievo dell'attività militare nella repressione del brigantaggio. L’intraprendente maggiore Mori, comandante di questa zona e coordinatore delle operazioni più brillanti, dimostra tutto il suo coraggio e la sua animosità nel battere i luoghi più selvaggi e impervi del Gargano, tra S. Marco e Cagnano, e nell’affrontare direttamente i briganti nelle loro inaccessibili dimore. Si tratta di uno scontro in campo aperto, di un urto diretto e frontale con la banda di Recchiomozzo. Il sottotenente Mariotti vive forse la sua più bella avventura; e anche la sua memoria vibra e si ravviva, come si vedrà, nella bellissima pagina che descrive la cattura di un giovane intrepido brigante, al seguito di Recchiomozzo, in una lotta mortale. Si ricordi che il Mariotti denomina inesattamente Recchiomozzo, il quale è Angelo Raffaele Villani fu Onofrio e non Angelo Maria Villani. Dagli atti della commissione locale per la repressione del brigantaggio risulta che le due 'robuste guide' della compagnia militare, cui fa cenno il Mariotti, erano le guardie mobili sammarchesi Antonio Tardio e Giuseppe Luigi Nardella, e che l’episodio avvenne precisamente il 6 marzo 1863.
Va infine rilevato che, sebbene i briganti avessero lasciato sul posto ben nove morti e uno gravemente ferito, il Villani col grosso della sua comitiva uscì illeso, guadagnando strategicamente i boschi. I conti saranno poi regolati nell’agosto successivo in un analogo tragico scontro con le sole guardie mobili locali.

San Giovanni Rotondo. Una veduta dei primi anni del '900 (da Beltramelli).
San Giovanni Rotondo. Una veduta dei primi anni del '900 (da Beltramelli).
'Nei suoi frequentissimi mutamenti di sede, il comando del nostro battaglione in questo torno appunto di tempo trovavasi a S. Marco in Lamis con la 14. compagnia; le altre erano disseminate un po’ da per tutto per un raggio considerevole di chilometri; la mia 13. vigilava dall'altura di Rignano Garganico (1.800 abitanti circa). Una sera dei primissimi di marzo 1863 giunse lassù al mio capitano, il seguente ordine del maggiore: ‘La S.V. vorrà inviare questa stessa notte, a traverso la montagna, (tutta roccia impervia, e la notte non era davvero lunare), qui a S. Marco il sottotenente Mariotti con venti soldati dei più robusti, onde far parte di una colonna mobile, di cui il sottoscritto assumerà il comando. Il maggiore Mori’. Formata la colonna con la 14. compagnia - Capitano Rossi, sottotenente Tolusso, 40 uomini di truppa con i miei venti soldati della 13. , con due carabinieri e due robuste guide, le quali, abbandonata o disertata o tradita la causa dei briganti, ora fedelmente conducevano noi sulle loro tracce -, il maggiore, la mattina appresso di buon’ora, la mise in marcia su per quei monti garganici, perlustrandone e frugandone gli estesi boschi e le notevoli accidentalità del terreno. A mezza mattina del secondo giorno, non avendo per anco raccolto alcun indizio dei briganti, ci trovammo sulle alture di Cagnano, quivi il maggiore ordinò un grande alt di qualche ora. Di lassù la strada del monte scende pietrosa e bruscamente serpeggiante sino ad una piccola vallicella, donde si risale di nuovo per vie boscose e più vaste. Prima che spirasse il tempo destinato a riposo, il maggiore improvvisamente, come se obbedisse ad una ispirazione, ordina la ripresa della marcia. Fatto breve cammino, e giunti ad una delle accennate svolte brusche, rocciose e a ciottoli, ci troviamo d’improvviso faccia a faccia con la comitiva di Angelo Maria Villani (35 briganti), la quale veniva su pel monte con cavalli a mano e a passo. Immagini il lettore ciò che ne seguì: i soldati in un attimo fanno fuoco senza comando; i briganti, che hanno la destrezza e la fortuna di balzare in sella, si dileguano a rompicollo; una diecina di essi, smontati ed abbandonando le cavalcature, se la danno a gambe disperatamente.
Reggimento di Cacciatori.
Reggimento di Cacciatori.
Noi l’inseguiamo alle calcagna continuando il fuoco, cui essi di tratto in tratto rispondono, finché uno dopo l’altro vengono raggiunti e ne succedono lotte corpo a corpo veramente macabre: 8 sono finiti a colpi di baionetta e di calcio di fucile sulla testa; uno, inseguito dai soldati del mio plotone, scompare in una specie di voragine dissimulata tutt’attorno da fitta boscaglia. Quivi noi sopraggiunti, senza punto riflettere, saltammo dentro, scoprendovi lateralmente una tana capace di accogliere appunto un uomo carponi. Il brigante vi si era infilato tutto intero; non isporgeva fuori che un piede stivalato, munito di un enorme sperone di ottone. S’incominciò a tirarlo da quel piede ed esortarlo ad arrendersi, ma a smuoverlo riuscì inutile ogni sforzo. Quando meno ce l’aspettavamo, avendo forse egli potuto fare col braccio un movimento opportuno, ci scaricò contro senza interruzione i sei colpi della sua rivoltella, che tutti per fortuna fallirono il segno. Allora uno dei soldati sparò nella buca, e dopo poco, tirando ancora il piede, il corpo esanime fu estratto. Era un giovane poco più che ventenne, bella figura scultorea inappuntabile nella sua uniforme brigantesca con ogni ben di Dio nelle tasche: lunga borsa di pelle fornita di 200 piastre, un grosso involto di gioielli, orecchini e spille di brillanti di valore, fili di coralli comuni, parecchi anelli con pietre varie, un orologio ed ancora una magnifica pipa di schiuma con buona provvista di sigari napoletani; un robusto pugnale, infilato nella cartucciera di cuoio ben lavorata e contenente non meno di 60 cartuccie. Nelle tasche del panciotto, medagliette ed abitini e amuleti di ogni specie; altrettanti appesi al collo: nelle braccia, tatuaggi religiosi; perfetto il fucile a due canne; la rivoltella pareva sparata per la prima volta.
Immagine di Cagnano Varano agli inizi del '900.
Immagine di Cagnano Varano agli inizi del '900.
Questo e gli altri otto cadaveri vennero caricati sui muli, carri non se ne trovarono, e si trasportarono sulla piazza di Cagnano pel riconoscimento; il decimo, gravemente ferito, fu consegnato ai carabinieri. Il comandante del reggimento, di stanza a Ravenna, anche per questo fatto d’armi, ...emanò un ordine del giorno permanente (n. 107) in data 26 marzo 1863, così concepito: ‘Fatti d'armi del 4. battaglione. Lieto di annunciare un nuovo e brillante fatto d'armi sostenuto il 6 corrente da frazioni del 4. battaglione contro i briganti, dò a conoscenza del reggimento come il Sig. Maggiore Mori, comandando egli stesso una perlustrazione nelle campagne di S. Marco in Lamis con soldati della 13. e 14. compagnia, scoprisse un numero considerevole di briganti, che attaccati vivamente, dovettero fuggire dopo accanita resistenza, lasciando sul terreno morti e feriti. Il reggimento non ha fortunatamente a deplorare perdita alcuna. In questo scontro saggiamente diretto dal sig. Maggiore Mori, che nel riferirmene tributò i dovuti elogi indistintamente a tutti gli ufficiali e soldati che vi presero parte, sia per lo slancio e per il coraggio con cui attaccarono i briganti, sia per l’interesse adoperato onde mandare a termine con successo la perlustrazione, si distinsero maggiormente i sigg. capitano Rossi, i sottotenenti Mariotti e Tolusso: 14. compagnia, sergenti Magnoni e Gaidana; caporali Gay e Scavardo. 14. compania, scelto Parisio. 13. compagnia, scelto Virdistolo; soldati Cento, Flematti, Macchi, Barbieri, Barucco, Roccatagliata. Altri piccoli scontri avvennero nel mese scorso nelle vicinanze della masseria Torre di Brancia, ove fu destinato un distaccamento di un plotone della 13. compagnia comandato dal sottotenente Mariotti, ma mercé il coraggio dei soldati, lo zelo e l’attività del Sig. Mariotti, i briganti furono ogni volta messi in fuga quantunque sempre in numero maggiore della forza componente il distaccamento. Nel manifestare a questi valorosi la mia piena soddisfazione, ho la fiducia che il loro esempio sarà imitato da tutti coloro che potessero trovarsi in tali occasioni. Il Colonnello Comandante Bessone’'

Un 'per finire' tra un militare e un frate.
Un po’ per allentare la tensione, dopo la lettura di questo fatto di sangue, e anche per porre in luce il carattere focoso, sbrigativo e anticlericale del sottotenente Mariotti, trascriviamo infine questo gustoso episodio da lui stesso narrato.

La piana di Capitanata agli inizi del '900 (da Beltramelli).
La piana di Capitanata agli inizi del '900 (da Beltramelli).
'Mi trovavo per la seconda volta a Poggio Imperiale, ospite di don Primiano De Palma. Tornato dopo mezzogiorno da faticosa perlustrazione, stanco riarso dalla sete, mi ero messo, libero della tunica, sul poggiuolo in ferro della mia camera, che dava sulla piazza principale del paese, aspettando il mio attendente, il quale da una specie di bottega dirimpetto, e precisamente accosto alla farmacia, mi recasse neve e limoni da rinfrescarmi. Notai frattanto un frate, giovane alquanto panciuto, che con una certa aria spavalda attraversata la piazza stessa a cavallo, trotterellando, messo piede a terra e legato il quadrupede ad un’inferriata, era entrato nell’accennata bottega o cantina. Il soldato avendo soverchiamente tardato a ritornare, mi trovò impazientito, ed egli per giustificarsi mi narrò essere stato trattenuto dall’interesse mostrato dal frate di attaccare discorso con lui: ‘Di che paese sei? - Ha cominciato egli a domandarmi con aria furbesca. Ed io, per vedere un po’ dove andava a cascare, gli rispondo: - Dello Stato del Papa, dei suoi confini di Romagna. L'altro tutto giulivo: - Dunque sei dei nostri! e come fai, povero figlio de mamma, a sta co’ chilli fessi de piemontisi e de Vittorio Manuele, che t’ha mannato ca’ pe te fatte massacrà da li briganti? - Incoraggiato dal silenzio e dalla mia attitudine compunta, ha arrischiato la domanda: - Ma perché non ti dai in campagna? - Non ho in tasca né anco un tornese; se voi mi deste un po’ di piastre, o che non se ne potrebbe parlare? - E perché no? Replica il frate guardandomi fisso negli occhi’. A questo punto il soldato si spaventa della piega presa dal discorso e si affretta a dire: - Aspettami qui, porto questa roba al mio padrone e torno subito.
Non era ancora finito siffatto racconto dell’attendente, che io, rimessami la tunica, cinta la sciabola, con i fumi della collera al cervello, in due salti sono vicino al frate, e, assumendo il tono della prima autorità del paese, (veramente in quel momento non ve n’era altra), gli ordino che mi segua nel mio ufficio per fargli comunicazioni di servizio: egli mi viene dietro più morto che vivo. Don Primiano che trovavasi come al solito nel locale d’ingresso della casa, fiuta la burrasca, rinchiude tutta la famiglia nella camera in fondo allo stesso pianterreno; io frettolosamente salgo la scala ed infilo a sinistra, insieme col frate, la porta della mia camera; il soldato, un lestofante piemontese della più bell’acqua, si affretta a chiudere le imposte del poggiuolo e ad uscire, lasciandomi solo col frate, e chiudendosi dietro la porta della stanza. Faccio grazie al lettore della scena che ne seguì, ma si può esser certi che quel reverendo, mentre non avrà più dimenticato la lezione ricevuta, ed imparato se non ad amare, certo a temere il nostro Re, che era il gran Re, avrà appeso il miracolo al santo protettore per essere stato lasciato ancora libero dopo la mia giustizia sommaria'.

La 'lezione' musicale, è chiaro, fu a suon di mani e di bastone; cosa che il Mariotti si guarda bene dall’ammettere anche quando confidenzialmente fu invitato a rapporto dal suo divertito comandante in San Severo.