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David Kolb analizza storia e potenzialità creative di un nuovo modo di fare letteratura

Ci può dire qualcosa sulla storia dell'ipertesto? Com'è nata l'idea in origine?
"La nozione di ipertesto ha origini antiche o medievali, nel senso che se si legge il Talmud o certi tipi di manoscritti che contengono commenti sui commenti, vi si intravede la possibilità di avere testi aperti, che rifiutano di essere chiusi; si può prendere il manoscritto e scrivere qualcosa a margine e, poi, qualcun altro può scrivere un altro commento accanto. In un certo senso è la stampa che sembra aver delimitato la nozione di testo nel senso divenuto oggi comune, e a cui si riferiscono i teorici dell'ipertesto.
Dell'ipertesto parlò, senza usare il termine in sé, Vannevar Bush, uno scienziato che lavorava alla fabbricazione della bomba atomica e che diventò consigliere di un Presidente degli Usa. L'idea di costruire uno strumento in grado di gestire collegamenti gli venne nel 1930, anche se non la pubblicò fino alla fine della seconda guerra mondiale, nell'Atlantic Monthly Magazine. L'idea era che si potesse avere uno schermo - lui pensava ai lettori di microfilm - dove si sarebbe letto qualcosa, e ci sarebbe stato un collegamento che si sarebbe potuto seguire e ci sarebbe stato un altro schermo, e un altro microfilm. Bush immaginò anche che si sarebbe potuto pubblicare un libro che non contenesse altro che collegamenti tra testi scritti in precedenza ed altri. L'idea c'era. Certo, sarebbe stato molto scomodo farlo nel modo suggerito da Bush, ma col computer è molto più facile.
La parola 'ipertesto', in sé, è stata coniata da Ted Nelson come parte di un grande progetto che prevedeva di mettere tutte le conoscenze in relazione tra loro; Nelson sta ancora perseguendo questo progetto in Giappone. Penso che ci sia, in realtà, una differenza tra alcune cose di cui parla Nelson ed altre concezioni dell'ipertesto, perché la sua nozione di ipertesto non richiede che i nodi del testo siano necessariamente separati gli uni dagli altri, vi si può far riferimento in vari modi".
Come definirebbe l'ipertesto?
La maggior parte delle definizioni di ipertesto mi pare che comincino col parlare del contrasto tra il testo lineare, che procede in un ordine unico, e il testo che può essere letto in molti modi perché consiste in parti, o nodi, o blocchi di testo che sono stati collegati in una maniera non lineare. Si può definire, quindi, l'ipertesto come un insieme di porzioni di testo che hanno un modello di collegamento non sequenziale e, quindi, molti percorsi di lettura possibili".
Pensa che ci sia un genere di letteratura particolarmente adatto ad essere scritto mediante l'ipertesto?
"Se si dovessero studiare tutti gli ipertesti che esistono attualmente nel mondo, probabilmente, si vedrebbe che la maggior parte di essi riguarda sistemi di informazione che sono stati riordinati ipertestualmente e resi disponibili attraverso un computer. Tuttavia, la nozione di ipertesto e le possibilità di scrittura ipertestuale possono andare ben al di là di questo. Mi sembra che ci siano almeno altri due modi in cui l'ipertesto potrebbe essere usato; va ricordato che quando fu inventata la stampa, o quando fu inventata la carta, nessuno avrebbe potuto prevedere tutti i diversi modi in cui sarebbe stata usata. I due modi a cui penso sono: un genere di scrittura letteraria sperimentale, d'avanguardia, e l'uso dell'ipertesto come modo di argomentazione, di ricerca e dialogo, come uno strumento che coinvolgerebbe, probabilmente, più autori e implicherebbe l'elaborazione di mezzi per tenere aggiornate le varie porzioni di testo".
Cosa pensa si possa fare con l'ipertesto in campo letterario: pensa che la letteratura sia legata a un percorso narrativo lineare, o è veramente possibile creare della buona letteratura usando ipertesti?
Penso sia possibile fare buona letteratura usando l'ipertesto; non penso, tuttavia, che per ora sappiamo ancora come realizzarla. È come inventare un nuovo strumento musicale: per un po' di tempo la gente esplora le possibilità dello strumento, il pianoforte, per esempio, e poi arriva qualcuno che è capace di sfruttare queste possibilità per fare grande musica. Penso che ora siamo nella fase di esplorazione dell'ipertesto letterario, la sperimentazione sulla forma. E molti di questi esperimenti ripetono, nell'ipertesto, esperimenti che erano già stati fatti nella narrativa o in poesia, tentativi di rottura dell'unità di un poema, tentativi di scrivere racconti che neghino un finale unico, che neghino un percorso unico; Italo Calvino è stato un esempio di tale ricerca, e ce ne sono altri in America. Non è un caso che Robert Coover, che insegna alla Brown University, e che non pubblica ipertesti lui stesso ma pubblica racconti frammentari molto sperimentali, sia stato uno dei primi a cercare di far creare ipertesti letterari ai suoi studenti. Penso che, adesso, ci sia sicuramente una possibilità, ma non l'abbiamo ancora vista realizzata".
Tra gli ipertesti letterari che Lei ha letto, ce n'è qualcuno che considera particolarmente interessante?
"Penso che il lavoro di Michael Joyce meriti particolare attenzione; è stato l'autore di un programma chiamato Storyspace, che gli ha permesso - ed è questo il motivo per cui ha realizzato il programma - di creare, come ha detto lui stesso, un romanzo che si possa leggere ogni volta in modo diverso. E' anche l'autore di un racconto, intitolato Afternoon, che è stato il primo ipertesto letterario ed ha ottenuto un tale successo che poco tempo fa l'ho visto in vendita in una libreria ad un prezzo molto basso; ciò deve far indignare gli editori. Da allora ne ha scritto uno più lungo intitolato Twilight che esce in Cd-Rom, e ne ha scritti altri che appaiono sul web o su dischetti in piccole riviste letterarie. È stato un autore avventuriero. Ha anche un talento nello scrivere belle frasi in inglese, cosicché la sua prosa è potente anche quando è frammentata alla maniera dell'ipertesto".