Come eravamo. Ruote di un carretto.
Come eravamo. Ruote di un carretto.
Il legno non era lavorato solo dai falegnami, c'erano altri artigiani che producevano con questo materiale tanti oggetti, utili per la casa e per i diversi mestieri, e che lavoravano soprattutto con l'ascia. Naturalmente il confine tra i due mestieri non sempre è preciso.
Gli oggetti maggiormente richiesti erano le sedie. Bisogna tener presente che, nelle case dei lavoratori, a parte quelle "belle" ricevute in dote all'atto del matrimonio, le sedie erano acquistate da questi artigiani. Queste erano meno alte, tarchiate, più larghe e comode così come le cercavano le donne.
Inoltre, costruiva lu daccialarde, una specie di tagliere su cui le donne, nel preparare da mangiare, con un coltellaccio riducendolo a poltiglia; si trattava di un piccolo piano di venticinque centimetri di lato con un piccolo manico per mantenerlo durante l'operazione, ma che serviva anche, attraverso un foro, per appenderlo ad un chiodo vicino al camino.
Come eravamo. Vecchi mobili illustrati in un ex voto della collezione del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Sono presenti anche diverse sedie.
Come eravamo. Vecchi mobili illustrati in un ex voto della collezione del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Sono presenti anche diverse sedie.
Facevano anche le castagnole (nacchere) ricavate da un legno duro e speciale, lavorato a punta di coltello; erano incavate, a forma di conchiglia, le quali, appaiate e legate con un filo resistente, infilate in due o tre dita della mano, urtandosi tra di loro sviluppavano un suono gradevole che scandiva il tempo di certe danze popolari come la tarantella, la quadriglia, ecc.
L'oggetto più richiesto dalle casalinghe era lu lavature. Per realizzarlo occorreva molto lavoro e altrettanta pazienza e precisione. Da un tronco d'albero si ricavava un asse sfaccettato da tutte e due le parti con uno spessore di almeno quattro centimetri, alto settanta, ottanta e largo trenta circa. Alle due estremità del piano venivano lasciati una quindicina di centimetri liberi, il resto, quaranta o cinquanta centimetri, veniva diviso con delle linee, una ogni due centimetri, lungo le quali si segava per la profondità di un centimetro e mezzo. Quando tutto il piano era segato, entrava in azione l'ascia. Lavorare con l'ascia voleva dire conoscere perfettamente quell'attrezzo e il materiale che si trattava. Voleva dire, soprattutto, lavorare con precisione tra due linee: sgrossare dal centro prima da una parte e dopo dall'altra in modo che alla fine risultava un piccolo triangolo con il vertice a punta e liscio. Finito il primo passava al secondo e via di seguito sino alla fine. Completato tutto l'asse, guardandolo di profilo, si vedevano tanti triangolini messi bene in ordine.
Tavoletta votiva presente nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Si nota, al centro, una cosiddetta 'tina', attrezzo indispensabile in ogni casa.
Tavoletta votiva presente nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Si nota, al centro, una cosiddetta 'tina', attrezzo indispensabile in ogni casa.
Quando lu lavature era terminato, le donne lo acquistavano per lavare la biancheria sporca. Lu lavature stava alla tina come l'acqua al pozzo. Infatti, nella tinozza mettevano l'acqua calda ed i panni sporchi i quali, poi, venivano con insistenza stropicciati sul "lavatoio".
Facevano anche li lainature (mattarelli) per fare li laine (pasta di casa). E poi li frucciuline: un bastone lungo non meno di un metro e mezzo, che ad una delle due estremità terminava con due punte ben larghe e lunghe una decina di centimetri e che serviva alle donne, la mattina, quando dovevano rifare il letto, per rimuovere li frusce de ranerinia (foglie di granturco di cui i materassi erano imbottiti). Le donne, per non girare e rigirare attorno al letto, allungavano la frucciulina e con le punte tiravano su il lenzuolo e la coperta in poco tempo.
Si costruivano anche cucchiai e forchettoni per la cucina e tante altre piccole comodità.
Gli arnesi che usava erano l'accetta, l'ascia, lu verdene (trapano a mano), scalpelli e pochi altri piccoli arnesi, compresi li crite (vetri rotti) che servivano a levigare il pezzo.
Come eravamo. Tavoletta votiva. Incidente occorso durante il raccolto del grano.
Come eravamo. Tavoletta votiva. Incidente occorso durante il raccolto del grano.
Tra gli attrezzi costruiti per la campagna troviamo le forche (o forconi) che i contadini della montagna usavano soprattutto d'estate, al tempo del raccolto, per la rimozione della paglia e delle stoppie quando sull'aia seguivano il quadrupede bendato che girava per pesà lu rane (pestare sotto i piedi della bestia le spighe e le stoppie). C'erano forche a due denti e a tre, le quali erano ricavate dai rami di alberi che si prestavano alla bisogna. Inoltre, i nostri contadini avevano le forche a quattro denti, ma queste non erano di un solo pezzo: vi era il manico, un tassello, sempre di legno, di una trentina di centimetri di lunghezza per cinque di lato e, appunto, quattro denti. Sul tassello venivano operati quattro fori di due centimetri di diametro in cui venivano innestati i quattro denti leggermente curvi che finivano a punta. Al centro invece si praticava un quinto foro di proporzioni superiori ed era quello che doveva ricevere il manico.
Alle forche bisogna aggiungere la pala, anch'essa di legno e di un solo pezzo, che serviva a "ventilare" il grano sull'aia. Al contadino occorreva un altro arnese indispensabile: il rastrello per raccogliere la paglia rimasta sull'aia, il letame nella stalla ed altro. Anche il rastrello era fatto di un solo pezzo di legno e veramente richiedeva molto lavoro e tanta pazienza essendo costituito da più denti.
Anche i manici delle zappe, dei picconi, dei martelli, ecc. li costruivano sempre loro, li mastrerasce, così come botti, tinozze e secchi di legno.
Inoltre, c'era lu ratavedde, che serviva a raccogliere materiale vario. Non riuscendo, almeno per il momento, a trovare il suo vero nome in lingua, se mai esiste, cercherò di fare intendere nel modo più semplice possibile il senso della funzione che svolgeva ai suoi tempi in agricoltura. Era un arnese agricolo più largo di una zappa, ma molto più corto: una specie di rastrello, a forma rettangolare e senza denti, tutto di un pezzo. Era il meno difficile da costruire e, tuttavia, assolveva ad un compito insostituibile sull'aia per raccogliere e ammucchiare il grano, il letame nella stalla e cose del genere.

 Vecchi attrezzi  Vecchi attrezzi  Vecchi attrezzi