Urginea maritima

Caratteristiche

  • Immagine: Immagine
  • Nomenclatura e sistematica:

    Urgìnea maritima (L.) Baker = Urgìnea scilla Steinh. = Scilla maritima L. Scilla marittima, Squilla; Cepòdda a carrare (dialetto sammarchese). Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome:

    Urgìnea: dalla tribù algerina Beni Urgin dove fu studiata in maniera approfondita nel 1834; maritima: dal latino 'maritimus' = marino, di mare; Scilla: dal latino 'scilla' che deriva a sua volta dal greco 'skilla' = scilla, sorta di cipolla; Squilla = campanella; Cepòdda = cipolla; a carrare = a gruppi.

  • Comportamento ed habitat:

    Vegeta nelle garighe, sulle scogliere calcaree e comunque in zone esposte al sole. Pianta della zona mediterranea. Resiste al passaggio ripetuto di incendi sotto forma di bulbo. Dal mare fino ai 600 m.

  • Diffusione:

    Soprattutto versante tirrenico, isole comprese, Puglia e Basilicata. Le foto sono state scattate nei pressi di Borgo Celano (S. Marco in Lamis) e a S. Giovanni Rotondo, località Mila. Sul Gargano: garighe a destra e sinistra statale da Borgo Celano a S. Giovanni Rotondo; garighe a destra e sinistra provinciale da Borgo Celano a Foggia sino al ponte di Ciccallento; Rignano Garganico.

  • Portamento e radici:

    Pianta non aromatica neanche nei fiori. Scapo fiorale cilindrico, pieno, di colore verde rossastro pallido per la presenza di uno strato pruinoso biancastro che va via strofinando la pianta con le dita; altezza 80-150 cm, unico per bulbo, non ramificato. Lo scapo, nella parte più alta dell'infiorescenza, presenta delle costole longitudinali; nella parte più bassa e in quella senza fiori è priva di costolature, glabra e di colore rosso-vinoso. La pianta passa la fase di quiescenza sotto forma di bulbi grossi e globosi, dal diametro che arriva a 10 cm, talora 15. I bulbi sono riuniti in gruppi di 5-20 e sono appressati gli uni agli altri, parzialmente emergenti dal terreno. Da essi, nella parte basale, partono poche radici robuste, mentre dalla parte apicale, in estate, fuoriesce lo scapo fiorale e in autunno spuntano le foglie.

  • Foglie:

    Foglie emesse dal bulbo in autunno, di colore verde, lanceolate, margine intero, nervature longitudinali, di consistenza coriacea e lucide; lunghe 15-50 cm, larghe 5-10 cm. Nell'insieme conferiscono all'ambiente dove la pianta cresce una nota di verde intensa e duratura.

  • Fiori:

    Lo scapo fiorale è emesso dal bulbo nella tarda estate quando non vi è più traccia di foglie verdi, tutte ormai secche. L'infiorescenza è fitta, a forma di fuso con base ristretta e conica verso la punta, lunga 30-60 e larga, nel suo massimo, 4-6 cm. I primi fiori a sbocciare sono quelli posti nella sua parte inferiore; seguono quelli mediani e infine quelli posti nella parte apicale.

    Molto numerosi (anche un centinaio), 3-4 x 8-10 mm se ancora chiusi, ermafroditi, i fiori sono inseriti singolarmente a racemo lungo lo scapo mediante peduncoli lunghi 1-3 volte i fiori. Presenza di brattee lineari, peduncoli glabri, di colore rosso-vinoso che possono tendere verso il rosa chiaro. Tepali 6 (3 esterni e 3 interni) e saldati alla base, ovato-ellittici, uguali fra loro, glabri, a margine intero, biancastri con al centro una linea, talora appena accennata, che va dal verde al rosso-vinoso, dello stesso colore dei peduncoli. Stami 6 con filamento bianco e che si assottiglia verso l'apice; antere verdi e colorate di giallo per il polline, brune col tempo, sormontanti di traverso l'apice del filamento come un cappello. Ovario supero, verde; su di esso è posto uno stilo bianco che va restringendosi verso l'apice, terminante con un stigma quasi nullo, sporco di giallo durante la fecondazione.

  • Epoca di fioritura: Sul Gargano agosto-settembre
  • Impollinazione: Entomofila
  • Frutti: Capsula ovoidale con 3 logge, ognuna contenente numerosi semi
  • Confusione e riconoscimento:

    Specie inconfondibile per forma e portamento. Nella tarda estate per l'infiorescenza alta e caratteristica, nelle altre stagioni per le foglie e i bulbi seminterrati. Ci sono due varietà, la rossa e la bianca (Scilla maritima L. var. rubra e Scilla maritima L. var. alba); la prima a squame intermedie bruno-rossastre e l'altra a squame intermedie bianco-giallastre. Le squame più interne delle due varietà sono tutte dello stesso colore biancastro.
    Altre due Scille presenti sul Gargano sono la Scilla autumnalis L. e la Scilla bifolia L. con le quali però non c'è possibilità di confusione anche perché appartengono al genere Scilla e non al genere Urginea.

  • Utilizzo:

    Pianta medicinale
    La droga, detta in termini farmacologici scilla, si ricava dalle squame interne del bulbo che sono raccolte poco prima della fioritura, sono tagliate a striscioline e messe a seccare. I principi attivi sono costituiti da glucosidi cardiotonici, lo scillarene A e lo scillarene B, i quali hanno anche effetti diuretici, già conosciuti da Dioscoride. La scilla è quindi utilizzata, sotto forma di polveri, tinture ed estratti, nelle nefropatie e nelle insufficienze cardiache. Essa non si accumula come la Digitale della quale è stata sempre usata come succedaneo a partire dalla seconda metà del 1700. Non è però iscritta nella Farmacopea Ufficiale. E' opportuno sottolineare che i preparati della scilla vanno presi sotto stretto controllo medico.
    La Scilla ha anche effetto balsamico (è un espettorante), ormonale (estrogeno) e ginecologico (nei casi di eclampsia, una tossiemia delle donne gravide che si manifesta con sintomi di epilessia, preceduti da edemi e ritenzioni idriche).
    Topicida
    Per il suo contenuto in scilliroside, la varietà rossa è utilizzata nella lotta contro i topi. Un tal tipo di lotta era già conosciuto nel Medio Evo. La Scilla è menzionata nel Gart der Gesuntheit (1495) come "cepe muris", cioè cipolla del topo, cosa che ne testimonia l'uso topicida.
    Uso locale dei bulbi
    I bulbi a contatto con la pelle provocano arrossamenti e prurito per il loro contenuto in rafidi di ossalato di calcio, una sostanza volatile che irrita anche gli occhi. Un tempo, secondo la testimonianza non verificata di un pastore, venivano bolliti e il liquido di cottura utilizzato per combattere le mosche.

  • Curiosità:

    Mitologia
    Nella mitologia greca Scilla era una ninfa che si era innamorata di Glauco. Per ottenerne l'amore chiese alla maga Circe di prepararle un filtro amoroso. La maga lo preparò e disse a Scilla di averlo versato in una fonte dove la ò bagnarsi. Ma, Circe, anch'essa innamorata di Glauco, mise nella fonte un veleno che trasformò Scilla in un orrendo mostro con il corpo di donna, la coda di pesce e, al posto della sua, sei teste di cani urlanti. Per la disperazione la ninfa si buttò in mare nel canale di Sicilia, di fronte a Cariddi. Qui si nascose nelle caverne marine da dove usciva per divorare i naviganti.
    Navigare nel canale di Sicilia, per le forti correnti, è stato considerato sempre pericoloso. Il mito ne attribuisce la pericolosità al mostro nel quale la bellissima ninfa è stata trasformata. La scilla, come pianta, è pericolosa ed ecco che il nome è sicuramente appropriato: il mito si salda con la realtà.
    Resistenza al passaggio del fuoco
    In estate spesso le garighe nelle quali abbonda la Scilla marittima sono percorse dal fuoco che brucia la parte più esterna delle squame dei bulbi senza intaccarne la vitalità. Si vedono, allora, lande desolate bruciate dal fuoco dalle quali emergono gli scapi fiorali, alti e diritti di questa pianta, i quali ci sorprendono con la loro presenza ricordandoci che, fuoco o non fuoco, la vita continua; ci sono piante che non lo temono affatto e la loro vitalità, anzi, ne viene esaltata. Che poi, dopo il passaggio ripetuto del fuoco, l'equilibrio complessivo dell'ecosistema si assesta su un livello più basso, questo è un altro discorso.
    Ricordi da giovincello
    Il Monte della Donna, nella parte ad altopiano, è disseminato di Scilla marittima. In una calda giornata di primavera, cosa poteva fare per divertirsi un gruppo di giovinastri, in escursione per 2-3 giorni sul citato monte? Poteva, naturalmente, ingaggiare una guerricciola a suon di bulbi di Scilla che allora nessuno conosceva. Il risultato fu alquanto deprimente, non tanto per le botte, che non erano affatto da trascurare, quanto per l'effetto del succo dei bulbi sulla pelle. Arrossamenti e prurito a non finire e tutti a tuffarsi nella pila dell'acqua per cercare di lenire il fastidio.

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La natura del Gargano
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