Liliaceae

Liliaceae

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Asphodelus fistulosus L. Asfodelo fistoloso. Classe: Monocotiledoni, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Asphodelus: deriva dal greco a = non, spodos = cenere e elos = valle; cioè valle di ciò che non è stato ridotto in cenere (Pignatti). Il nome deriva dal fatto che gli asfodeli ricoprono garighe di sovente soggette ad incendi. Poiché gli organi sotterranei degli asfodeli (bulbo-tuberi) sopravvivono al passaggio del fuoco, gli asfodeli e le piante che hanno la capacità di sopravvivere agli incendi sono quello che appunto resta di ciò che non è ridotto in cenere; fistulosus: per le foglie cave all'interno.

  • Comportamento ed habitat

    Cresce dal mare sino agli 800 metri di altitudine su pascoli degradati, in garighe.

  • Diffusione

    Sul Gargano è diffuso ovunque nelle quote più basse, mentre verso l'interno è difficile trovarlo oltre i 600 metri di altitudine; nel bosco Difesa S. Matteo sinora non è stato mai rinvenuto dal sottoscritto anche nelle zone più aride e assolate. In Italia è presente in tutto il Centro e Sud, isole comprese; raro al Nord.

  • Portamento e radici

    Pianta di modeste dimensioni se paragonata a alle altre specie di Asfodelo. Alta circa 50 cm, biennale o perenne; fusto eretto, cilindrico, poco ramificato, talora semplice. Le radici sono fascicolate e sottili.

  • Foglie

    Partono tutte dalle radici e mancano sul fusto. Sono fistolose e semicilindriche, lineari, a margine scabro, larghe 3-5 mm e lunghe 20-30 cm.

  • Fiori

    Numerosi, inseriti su di una infiorescenza a racemo lasso con un peduncolo di 0,5 cm e articolato verso la metà; muniti di una brattea lunga la metà del peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi 12-16 mm, allungati e con l'apice ottuso, carnosi, bianchi e con una stria centrale rosso-scura. Stami 6 con filamento bianco e antera bruna; sono inseriti su di una piccola formazione che circonda l'ovario. Quest'ultimo unico, con 1 stilo un po' più lungo degli stami e 1 stigma rigonfiato all'estremità.

  • Epoca di fioritura Marzo-maggio
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Sono delle capsule (= cassule) globose, con diametro di 5-7 mm e formate da 3 valve che a maturità si aprono (frutto deiscente) e mettono in libertà numerosi semi. Su ogni valva ci sono 2-3 rughe trasversali.
  • Confusione e riconoscimento

    Si differenzia da Asphodelus tenuifolius per i seguenti caratteri. Asphodelus fistulosus ha: altezza 50 cm, foglie larghe 3-5 mm, tepali 12-16 mm, capsula globosa di 4-7 mm, pedicelli articolati verso il mezzo. Asphodelus tenuifolius ha, nel complesso, tutte le sue parti più piccole rispetto al primo: altezza 30-40 cm, foglie molto strette di 2 mm, tepali 6-10 mm, capsula obovoide di 4 mm, pedicelli articolati sotto il mezzo.

  • Curiosità

    Indicatore di degradazione ambientale
    La presenza degli asfodeli, tipica nelle garighe, indica uno stato di degradazione dell'ambiente. Gli asfodeli sono tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno.

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Asphodelus albus Miller = Asphodelus macrocarpus Parl. Asfodelo montano. Classe: Monocotiledoni, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Asphodelus: deriva dal greco a = non, spodos = cenere e elos = valle; cioè valle di ciò che non è stato ridotto in cenere (Pignatti). Il nome deriva dal fatto che gli asfodeli ricoprono garighe di sovente soggette ad incendi. Poiché gli organi sotterranei degli asfodeli (bulbo-tuberi) sopravvivono al passaggio del fuoco, gli asfodeli e le piante che hanno la capacità di sopravvivere agli incendi sono ciò che appunto resta di ciò che non è ridotto in cenere; albus: per il colore bianco dei tepali; montano: per la sua caratteristica di prediligere terreni posti ad altitudini elevate.

  • Comportamento ed habitat

    Cresce di preferenza in prati e pascoli ad altitudini elevate, ma può trovarsi anche ad altitudine relativamente basse (300-1700 m).

  • Diffusione

    Sul Gargano è diffuso nelle zone interne e nel bosco Difesa S. Matteo predilige il sottobosco pianeggiante. In Italia vegeta ovunque eccetto Sicilia e Sardegna.

  • Portamento e radici

    Pianta eretta, alta 80-110 cm, con un robusto fusto cilindrico dato dallo scapo fiorale che è privo di foglie e di ramificazioni. Le radici sono date da un breve rizoma dal quale partono numerosi tubercoli fusiformi e ingrossati verso il centro.

  • Foglie

    Partono tutte dalle radici e mancano sul fusto. Sono nastriformi, larghe 2-4 cm, lunghe 40-70 cm, vanno diminuendo la larghezza andando verso l'apice. Sono di colore glauco, totalmente glabre e prive di ghiandole, a sezione triangolare appiattita (trigone).

  • Fiori

    Numerosi, inseriti fittamente su di un racemo cilindrico lungo 20-30 cm  con un peduncolo di 1-1,5 cm; muniti di una brattea lunga quanto il peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi quasi 2 e larghi 0,6-0,7 cm, allungati e con l'apice ottuso, carnosi, bianchi e con una stria centrale verde. Stami 6 con filamento bianco a base triangolare, lungo circa 2 cm e antera arancione; sono inseriti su di una piccola formazione che circonda l'ovario. Quest'ultimo unico, con 1 stilo di 2 cm e 1 stigma rigonfiato all'estremità e poco più lungo degli stami.

  • Epoca di fioritura Aprile-giugno
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Sono delle capsule ovoidi di varia lunghezza (10-20 mm), formate da 3 valve che a maturità si aprono (frutto deiscente) e mettono in libertà numerosi semi. Ogni valva presenta 7-8 rugosità trasversali.
  • Confusione e riconoscimento

    Data la mancanza di ramificazioni dello scapo, non dà adito a possibilità di confusione con specie simili.

  • Utilizzo

    Erboristeria e commestibilità dei tubercoli
    I vari trattati di erbe officinali fanno sempre riferimento all'Asphodelus microcarpus. Date le caratteristiche simili tra questa specie e l'Asphodelus albus, è tuttavia da pensare che i tubercoli dell'Asphodelus albus si prestino agli stessi utilizzi di quelli dell'Asphodelus microcarpuse cioè per uso esterno come cura di dermatosi e scottature solari (decotto con 5 gr in 100 ml di acqua e applicato con pezzuole) ed anche per un possibile uso alimentare.

  • Curiosità

    Indicatore di degradazione ambientale
    La presenza degli asfodeli, tipica nelle garighe, indica uno stato di degradazione dell'ambiente. Gli asfodeli sono tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno.

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Asphodeline liburnica (Scop.) Rchb. Asfodelo della Liburnia. Classe: Monocotiledoni, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Asphodelus: deriva dal greco a = non, spodos = cenere e elos = valle; cioè valle di ciò che non è stato ridotto in cenere (Pignatti). Il nome deriva dal fatto che gli asfodeli ricoprono garighe di sovente soggette ad incendi. Poiché gli organi sotterranei degli asfodeli (bulbo-tuberi) sopravvivono al passaggio del fuoco, gli asfodeli e le piante che hanno la capacità di sopravvivere agli incendi sono ciò che appunto resta di ciò che non è ridotto in cenere; liburnica: della Liburnia, antico nome dell'Illiria, una regione un tempo compresa tra i confini dell'Italia e della Macedonia.

  • Comportamento ed habitat

    Cresce dai 200 sino ai 1200 metri di altitudine su pascoli degradati ed aridi. Molto spesso lo si trova in piena fioritura (a fine giugno) a fianco dell'Asphodelus microcarpus che ha ormai i frutti che dal verde tendono a cambiare colore.

  • Diffusione

    Presente sul Gargano, nel bosco Difesa S. Matteo, oltre che in zone prive di vegetazione arborea, vegeta rigoglioso anche nel sottobosco dove dà una forte nota di colore ad un sottobosco che tende a seccare. In Italia è presente solo in Puglia, Campania, Basilicata e Calabria.

  • Portamento e radici

    Pianta eretta, alta sino a 1 metro, con un fusto cilindrico piuttosto esile. Prima dell'emissione dello scapo fiorale si presenta come un ciuffo verde di 40-60 cm che ricorda vagamente una coda di cavallo.

  • Foglie

    Sono presenti solo nella parte inferiore del fusto e del tutto assenti sotto l'infiorescenza. Sono simili a quelle dell'Asphodeline lutea (lineari, acute all'apice, lunghe sino a 40 cm e larghe 1,5-2 mm, trigone e di colore glauco); differiscono da quest'ultima specie per il bordo scabro.

  • Fiori

    Numerosi, inseriti lassamente su di un racemo cilindrico con un peduncolo di 1-2 cm e muniti di una brattea più lunga del peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi tutti circa 3 cm ma di larghezza diversa e alternati tra loro: tre sono larghi 0,6 e tre 0,9 cm; oblungo-lanceolati, gialli e con una stria verde centrale. Stami 6 curvati ad amo, con filamento giallo, lungo 1,5 cm e antera nerastra; gli stami sono inseriti su di una piccola formazione che circonda l'ovario. Quest'ultimo unico, con 1 stilo portante 1 stigma rigonfiato all'estremità, un po' più lungo degli stami e come questi curvato ad amo.

  • Epoca di fioritura Giugno-luglio
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Sono delle capsule globose di circa 1 cm, formate da 3 valve che a maturità si aprono (frutto deiscente) e mettono in libertà numerosi semi neri.
  • Confusione e riconoscimento

    Si differenzia da Asphodeline lutea per i seguenti caratteri. Asphodeline liburnica ha: foglie assenti sotto lo scapo fiorale e presenti soltanto nella parte inferiore del fusto, capsula di circa 1 cm di diametro, foglie con margine scabro, peduncoli fiorali più lunghi delle brattee, fioritura a giugno-luglio. Asphodeline lutea ha: foglie su tutto il fusto, capsula di 1,5 cm di diametro, foglie con margine liscio, peduncoli fiorali più corti delle brattee, fioritura ad aprile-maggio.

  • Utilizzo

    Erboristeria e commestibilità dei tubercoli
    A differenza dell'Asphodelus microcarpus, sembra che non si registri un utilizzo di questa specie in erboristeria né per uso alimentare, neanche in situazioni di carestia.

  • Curiosità

    Indicatore di degradazione ambientale
    La presenza degli asfodeli, tipica nelle garighe, indica uno stato di degradazione dell'ambiente. Gli asfodeli sono tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno.

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Urgìnea maritima (L.) Baker = Urgìnea scilla Steinh. = Scilla maritima L. Scilla marittima, Squilla; Cepòdda a carrare (dialetto sammarchese). Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Urgìnea: dalla tribù algerina Beni Urgin dove fu studiata in maniera approfondita nel 1834; maritima: dal latino 'maritimus' = marino, di mare; Scilla: dal latino 'scilla' che deriva a sua volta dal greco 'skilla' = scilla, sorta di cipolla; Squilla = campanella; Cepòdda = cipolla; a carrare = a gruppi.

  • Comportamento ed habitat

    Vegeta nelle garighe, sulle scogliere calcaree e comunque in zone esposte al sole. Pianta della zona mediterranea. Resiste al passaggio ripetuto di incendi sotto forma di bulbo. Dal mare fino ai 600 m.

  • Diffusione

    Soprattutto versante tirrenico, isole comprese, Puglia e Basilicata. Le foto sono state scattate nei pressi di Borgo Celano (S. Marco in Lamis) e a S. Giovanni Rotondo, località Mila. Sul Gargano: garighe a destra e sinistra statale da Borgo Celano a S. Giovanni Rotondo; garighe a destra e sinistra provinciale da Borgo Celano a Foggia sino al ponte di Ciccallento; Rignano Garganico.

  • Portamento e radici

    Pianta non aromatica neanche nei fiori. Scapo fiorale cilindrico, pieno, di colore verde rossastro pallido per la presenza di uno strato pruinoso biancastro che va via strofinando la pianta con le dita; altezza 80-150 cm, unico per bulbo, non ramificato. Lo scapo, nella parte più alta dell'infiorescenza, presenta delle costole longitudinali; nella parte più bassa e in quella senza fiori è priva di costolature, glabra e di colore rosso-vinoso. La pianta passa la fase di quiescenza sotto forma di bulbi grossi e globosi, dal diametro che arriva a 10 cm, talora 15. I bulbi sono riuniti in gruppi di 5-20 e sono appressati gli uni agli altri, parzialmente emergenti dal terreno. Da essi, nella parte basale, partono poche radici robuste, mentre dalla parte apicale, in estate, fuoriesce lo scapo fiorale e in autunno spuntano le foglie.

  • Foglie

    Foglie emesse dal bulbo in autunno, di colore verde, lanceolate, margine intero, nervature longitudinali, di consistenza coriacea e lucide; lunghe 15-50 cm, larghe 5-10 cm. Nell'insieme conferiscono all'ambiente dove la pianta cresce una nota di verde intensa e duratura.

  • Fiori

    Lo scapo fiorale è emesso dal bulbo nella tarda estate quando non vi è più traccia di foglie verdi, tutte ormai secche. L'infiorescenza è fitta, a forma di fuso con base ristretta e conica verso la punta, lunga 30-60 e larga, nel suo massimo, 4-6 cm. I primi fiori a sbocciare sono quelli posti nella sua parte inferiore; seguono quelli mediani e infine quelli posti nella parte apicale.

    Molto numerosi (anche un centinaio), 3-4 x 8-10 mm se ancora chiusi, ermafroditi, i fiori sono inseriti singolarmente a racemo lungo lo scapo mediante peduncoli lunghi 1-3 volte i fiori. Presenza di brattee lineari, peduncoli glabri, di colore rosso-vinoso che possono tendere verso il rosa chiaro. Tepali 6 (3 esterni e 3 interni) e saldati alla base, ovato-ellittici, uguali fra loro, glabri, a margine intero, biancastri con al centro una linea, talora appena accennata, che va dal verde al rosso-vinoso, dello stesso colore dei peduncoli. Stami 6 con filamento bianco e che si assottiglia verso l'apice; antere verdi e colorate di giallo per il polline, brune col tempo, sormontanti di traverso l'apice del filamento come un cappello. Ovario supero, verde; su di esso è posto uno stilo bianco che va restringendosi verso l'apice, terminante con un stigma quasi nullo, sporco di giallo durante la fecondazione.

  • Epoca di fioritura Sul Gargano agosto-settembre
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Capsula ovoidale con 3 logge, ognuna contenente numerosi semi
  • Confusione e riconoscimento

    Specie inconfondibile per forma e portamento. Nella tarda estate per l'infiorescenza alta e caratteristica, nelle altre stagioni per le foglie e i bulbi seminterrati. Ci sono due varietà, la rossa e la bianca (Scilla maritima L. var. rubra e Scilla maritima L. var. alba); la prima a squame intermedie bruno-rossastre e l'altra a squame intermedie bianco-giallastre. Le squame più interne delle due varietà sono tutte dello stesso colore biancastro.
    Altre due Scille presenti sul Gargano sono la Scilla autumnalis L. e la Scilla bifolia L. con le quali però non c'è possibilità di confusione anche perché appartengono al genere Scilla e non al genere Urginea.

  • Utilizzo

    Pianta medicinale
    La droga, detta in termini farmacologici scilla, si ricava dalle squame interne del bulbo che sono raccolte poco prima della fioritura, sono tagliate a striscioline e messe a seccare. I principi attivi sono costituiti da glucosidi cardiotonici, lo scillarene A e lo scillarene B, i quali hanno anche effetti diuretici, già conosciuti da Dioscoride. La scilla è quindi utilizzata, sotto forma di polveri, tinture ed estratti, nelle nefropatie e nelle insufficienze cardiache. Essa non si accumula come la Digitale della quale è stata sempre usata come succedaneo a partire dalla seconda metà del 1700. Non è però iscritta nella Farmacopea Ufficiale. E' opportuno sottolineare che i preparati della scilla vanno presi sotto stretto controllo medico.
    La Scilla ha anche effetto balsamico (è un espettorante), ormonale (estrogeno) e ginecologico (nei casi di eclampsia, una tossiemia delle donne gravide che si manifesta con sintomi di epilessia, preceduti da edemi e ritenzioni idriche).
    Topicida
    Per il suo contenuto in scilliroside, la varietà rossa è utilizzata nella lotta contro i topi. Un tal tipo di lotta era già conosciuto nel Medio Evo. La Scilla è menzionata nel Gart der Gesuntheit (1495) come "cepe muris", cioè cipolla del topo, cosa che ne testimonia l'uso topicida.
    Uso locale dei bulbi
    I bulbi a contatto con la pelle provocano arrossamenti e prurito per il loro contenuto in rafidi di ossalato di calcio, una sostanza volatile che irrita anche gli occhi. Un tempo, secondo la testimonianza non verificata di un pastore, venivano bolliti e il liquido di cottura utilizzato per combattere le mosche.

  • Curiosità

    Mitologia
    Nella mitologia greca Scilla era una ninfa che si era innamorata di Glauco. Per ottenerne l'amore chiese alla maga Circe di prepararle un filtro amoroso. La maga lo preparò e disse a Scilla di averlo versato in una fonte dove la ò bagnarsi. Ma, Circe, anch'essa innamorata di Glauco, mise nella fonte un veleno che trasformò Scilla in un orrendo mostro con il corpo di donna, la coda di pesce e, al posto della sua, sei teste di cani urlanti. Per la disperazione la ninfa si buttò in mare nel canale di Sicilia, di fronte a Cariddi. Qui si nascose nelle caverne marine da dove usciva per divorare i naviganti.
    Navigare nel canale di Sicilia, per le forti correnti, è stato considerato sempre pericoloso. Il mito ne attribuisce la pericolosità al mostro nel quale la bellissima ninfa è stata trasformata. La scilla, come pianta, è pericolosa ed ecco che il nome è sicuramente appropriato: il mito si salda con la realtà.
    Resistenza al passaggio del fuoco
    In estate spesso le garighe nelle quali abbonda la Scilla marittima sono percorse dal fuoco che brucia la parte più esterna delle squame dei bulbi senza intaccarne la vitalità. Si vedono, allora, lande desolate bruciate dal fuoco dalle quali emergono gli scapi fiorali, alti e diritti di questa pianta, i quali ci sorprendono con la loro presenza ricordandoci che, fuoco o non fuoco, la vita continua; ci sono piante che non lo temono affatto e la loro vitalità, anzi, ne viene esaltata. Che poi, dopo il passaggio ripetuto del fuoco, l'equilibrio complessivo dell'ecosistema si assesta su un livello più basso, questo è un altro discorso.
    Ricordi da giovincello
    Il Monte della Donna, nella parte ad altopiano, è disseminato di Scilla marittima. In una calda giornata di primavera, cosa poteva fare per divertirsi un gruppo di giovinastri, in escursione per 2-3 giorni sul citato monte? Poteva, naturalmente, ingaggiare una guerricciola a suon di bulbi di Scilla che allora nessuno conosceva. Il risultato fu alquanto deprimente, non tanto per le botte, che non erano affatto da trascurare, quanto per l'effetto del succo dei bulbi sulla pelle. Arrossamenti e prurito a non finire e tutti a tuffarsi nella pila dell'acqua per cercare di lenire il fastidio.

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Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Scilla bifolia L. Scilla silvestre, Scilla a due foglie Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Scilla: dal latino 'scilla' che deriva a sua volta dal greco 'skilla' = scilla, sorta di cipolla; bifolia: dal latino = a due foglie, per il numero delle foglie che la pianta presenta.

  • Comportamento ed habitat

    Vegeta nei boschi  di montagna.

  • Diffusione

    In tutto il territorio nazionale. Le foto sono state scattate nel Bosco Difesa S. Matteo a San Marco in Lamis dove è presente dovunque sotto gli alberi.

  • Portamento e radici

    Pianta perenne che sverna sotto forma di bulbo che è posto abbastanza in profondità, ad una diecina di cm e più. Il fusto è unico, eretto e ramificato, di colore nocciola-violaceo, alto 8-12 cm.

  • Foglie

    In numero di 2, lunghe una diecina di cm (talora anche più di 30) ed opposte;  verdi, arcuate e con la punta richiusa a cappuccio, che tende ad adagiarsi sul terreno; sono a doccia rivolta verso l'alto e lucide.

  • Fiori

    Lo scapo fiorale è emesso in primavera assieme alle foglie. I fiori, in numero di 5-15, sono portati da un peduncolo dello stesso colore del fusto; hanno corolla di un paio di cm e sono costituiti da 6 tepali azzurri, più o meno bislunghi; al centro del fiore c'è un ovario ingrossato che termina con uno stilo-stigma lungo quanto l'ovario stesso, dello stesso colore dei tepali; sempre azzurri sono i 6 stami verticali, con filamenti a base allargata e terminanti con una punta; sulle punte sono inserite di traverso le antere grigio-brunastre, sovrastate leggermente dallo stigma.

  • Epoca di fioritura Sul Gargano marzo-maggio
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Capsula globosa con 6 logge nelle quali ci sono dei semi di forma obovata.
  • Confusione e riconoscimento

    Non dà adito a confusione in quanto sul Gargano il genere Scilla ha solo due specie:

    • Scilla autumnalis L.: fioritura autunnale; 4-7 foglie.
    • Scilla bifolia L.: fioritura primaverile; solo 2 foglie.
  • Utilizzo

    Pianta medicinale
    In letteratura è riportato un utilizzo dei bulbi di questa pianta come diuretico e cardiotonico. Tuttavia, un utilizzo pratico e consueto della Scilla a due foglie manca e, se in passato c'è stato, attualmente se ne è perso il ricordo (Aldo Paoletti). In ogni caso, non essendo ben conosciuti i suoi effetti, conviene lasciare la pianta dove di trova ed utilizzarla eventualmente per colorare d'azzurro i giardini.

  • Curiosità

    Scilla a 3 foglie?
    Può capitare di imbattersi in piante che sembra che abbiano 3 foglie, ma, se si scava in profondità, si nota la presenza di un secondo bulbo.

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Scilla autumnalis L. Scilla autunnale Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Scilla: dal latino scilla che deriva a sua volta dal greco skilla = scilla, sorta di cipolla; autumnalis: dal latino = autunnale, per il periodo della fioritura.

  • Comportamento ed habitat

    Vegeta soprattutto nelle garighe; dal mare sino alla montagna. Sul Gargano è abbondante anche sui 900-100 metri (Chiancate, Montenero).

  • Diffusione

    In tutto il territorio nazionale. Le foto sono state scattate nel bosco Difesa S. Matteo di S. Marco in Lamis, località Lammia Nuova. In questo bosco vegeta abbondante in tutte le zone scoperte; su tutte le Coppe Casarinelli (fascia Rignano-S. Marco in Lamis-S. Giovanni Rotondo), Chiancate.

  • Portamento e radici

    Pianta bulbosa con bulbo di 1-2 cm di diametro, un po' allungato e che arriva a 4-5 cm di profondità. La parte aerea è alta 5-20 cm; lo scapo fiorale, cilindrico, è privo di foglie; da uno stesso bulbo spuntano, a scalare, più scapi. Radici numerose, sottili e biancastre.

  • Foglie

    Foglie emesse in numero di 4-7 dopo lo scapo fiorale, del quale sono più corte. Sono sottili (1-2 mm), verdi, più o meno cilindriche e scanalate.

  • Fiori

    Lo scapo fiorale è emesso in tarda estate-autunno. L'infiorescenza è lassa, agli inizi di forma piramidale, in seguito cilindrica. I primi fiori a sbocciare sono quelli posti nella sua parte inferiore; seguono quelli mediani e infine quelli posti nella parte più apicale. Essi, in numero di 10-20, ermafroditi, sono inseriti singolarmente a racemo lungo lo scapo mediante peduncoli lunghi 1-2 volte i fiori stessi. Brattee assenti. Tepali (mancano petali e sepali) in numero di 6 (3 esterni e 3 interni) e saldati alla base, ovato-ellittici, uguali fra loro, glabri, a margine intero, rosa-violacei, 4-5 mm. Stami 6 con filamento concolore ai tepali e che si assottiglia verso l'apice; antere brune, ovali, sormontanti di traverso l'apice del filamento come un cappello. Ovario supero, celeste, con stilo terminante con un stigma quasi nullo.

  • Epoca di fioritura Sul Gargano agosto-ottobre
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Capsula a 3 lobi contenenti 2 semi neri per lobo.
  • Confusione e riconoscimento

    Non dà adito a confusione in quanto sul Gargano il genere Scilla ha solo due specie 

    • Scilla autumnalis L.: fioritura autunnale; 4-7 foglie.
    • Scilla bifolia L.: fioritura primaverile; solo 2 foglie.
  • Utilizzo

    Pianta ornamentale
    Pur non essendoci una commercializzazione di questa pianta, date le sue ridotte dimensioni e le sue capacità di vegetare in terreni molto poveri, va bene in giardini rocciosi sui quali si vogliano delle fioriture autunnali. Bulbi di questa pianta si trovano talora addossati a quello della Sternbergia colchiciflora che però fiorisce 15-20 giorni dopo la Scilla autunnale; almeno questo si osserva nel bosco Difesa S. Matteo di S. Marco in Lamis.

  • Curiosità

    Nella mitologia greca Scilla era una ninfa che si era innamorata di Glauco. Per ottenerne l'amore chiese alla maga Circe di preparare un filtro amoroso. La maga lo preparò e lo versò in una fonte dove consigliò Scilla di bagnarsi. Ma, Circe, anch'essa innamorata di Glauco, versò nella fonte un veleno che trasformò Scilla in un orrendo mostro con il corpo di donna, la coda di pesce e sei teste di cani urlanti. Per la disperazione la ninfa si buttò in mare nel canale di Sicilia, di fronte a Cariddi. Qui si nascose nelle caverne marine da dove usciva per divorare i naviganti.
    Una tale spiegazione del nome si adatta sicuramente meglio ad altre scille velenose, tra le quali la Scilla marittima (Urginea maritima). Si tratta comunque di piante appartenenti alla stessa famiglia. In ogni caso, per la Scilla autumnalis, in letteratura o nella tradizione popolare non sembra ci siano molte segnalazioni su un suo utilizzo o sulla sua pericolosità.

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica

    Ornithogalum umbellatum L. Latte di gallina comune, Cipollone bianco, Cipollina selvatica. Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Ornithogalum: dal greco 'ornis, ornithos' = uccello e 'gala' = latte. Per il colore bianco latteo dei fiori, cui fanno eccezione poche specie, o per il colore bianco dei bulbilli al pari delle uova delle galline; umbellatum: dal latino = 'umbellatus'  = a forma di ombrella, anche se i fiori sono portati in corimbo e non in ombrella.

  • Comportamento ed habitat

    Prati, pascoli, boscaglie; dal mare ai 1.200 metri di altitudine.

  • Diffusione

    Presente in tutto il territorio nazionale, isole comprese, ed è pianta comune. Le foto sono state scattate a Montenero, nel bosco Difesa S. Matteo di S. Marco in Lamis.

  • Portamento e radici

    Pianta erbacea perenne che sverna sotto forma di bulbo il quale è a tunica bianca e sottile. Accanto al bulbo principale ci sono numerosi bulbilli (bulbo prolifico), i quali sono posti esternamente alla tunica, i più grandi con foglie. Scapo robusto, alto 10-20 cm; peduncoli eretto-patenti, gli inferiori spesso quasi completamente patenti (orizzontali), lunghi 6-7(10) cm e riflessi in alto verso l'apice in modo che il fiore è rivolto verso l'alto.

  • Foglie

    Tutte basali, in numero di 5-6, presenti alla fioritura, larghe 2-5 mm, lunghe 20-40 cm e quindi più lunghe del fusto; verdi e scanalate con al centro una stria bianca.

  • Fiori

    Odore tenue e gradevole. Infiorescenze a corimbo, alte più o meno quanto la loro larghezza, con 5-15 fiori, con ogni fiore munito di una brattea lineare, biancastra e lunga 2-4 cm; attinomorfi con 6 tepali lanceolati, 6-8 x 20-25 mm, bianchi internamente e all'esterno con una macchia verde che spesso li ricopre completamente ad esclusione del bordo. Stami bianchi, che si restringono, verso l'apice, a punta sulle quali sono inserite le antere gialle. Ovario supero, verde, sormontato da uno stilo-stigma che arriva alla stessa altezza degli stami.

  • Epoca di fioritura Aprile-maggio
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Capsula con 6 costole longitudinali poste tra loro alla stessa distanza.
  • Confusione e riconoscimento

    Tra le specie del Gargano che presentano infiorescenza più o meno tanto lunga quanto larga e hanno peduncoli eretto-patenti che non formano delle S, ci sono 5 specie di cui 3 con foglie senza stria longitudinale bianca e 2 che la presentano. Queste due sono:

    • Ornithogalum umbellatum L.
      presenta il bulbo accompagnato da numerosi bulbilli, posti all'esterno della tunica e presentanti delle foglie.
    • Ornithogalum divergens Boreau
      presenta il bulbo accompagnato da numerosi bulbilli, posti all'interno della tunica e senza foglie.
  • Utilizzo

    Pianta non utilizzata
    Non ho trovato in letteratura un utilizzo di questa pianta come pianta officinale. Non sono segnalati neanche inconvenienti legati a tossicità.

  • Curiosità

    Come costituire un giardino facilmente gestibile dai pigri
    In coltivazione le dimensioni tendono ad aumentare e, se i bulbi sono sistemati a breve distanza, si ottiene una fioritura molto numerosa e compatta. L'odore che i fiori emanano è gradevole e allestire un piccolo angolo di colore su un balcone è cosa facilissima tanto più che la pianta è adattata a temperature anche basse (vive in montagna). Se nello stesso vaso si interrano alcuni tuberi di Ciclamino autunnale, da prelevare anch'essi nel bosco, si ha la fioritura primaverile dell'Ornithogalum umbellatum e quella autunnale del Cyclamen hederifolium. Non occorre togliere i bulbi e i tuberi dal terreno. Si lascia il vaso sul balcone senza preoccuparsi di nulla. In estate e in inverno le piante sono in quiescenza e non temono né il freddo é caldo. Il vaso lo si può lasciare al suo posto per anni senza alcun lavoro: le piante se la vedono da sole. Se ogni tanto, quando sono in piena vegetazione, si dà però un po' di acqua, non si offenderanno.
    Naturalmente, assieme a tuberi e bulbi, sarà opportuno prelevare nel bosco anche la terra dove essi saranno messi a dimora. Si vedrà, con grande sorpresa, che accanto alle due specie considerate, ne spunteranno altre dai semi contenuti nel terreno.

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Nomenclatura e sistematica

    Asphodelus microcarpus Salzm. et Viv = Asphodelus ramosus L. p.p. = Asphodelus aestivus Auct Fl. Ital. non Brot. Asfodelo mediterraneo, Porraccio. In dialetto sammarchese è detto 'Purrazza'. Classe: Monocotyledonae, Famiglia: Liliaceae.

  • Origine del nome

    Asphodelus: deriva dal greco 'a' = non, 'spodos' = cenere e 'elos' = valle; cioè valle di ciò che non è stato ridotto in cenere (Pignatti). Il nome deriva dal fatto che gli asfodeli ricoprono garighe di sovente soggette ad incendi. Poiché gli organi sotterranei degli asfodeli (bulbo-tuberi) sopravvivono al passaggio del fuoco, gli asfodeli e le piante che hanno la à sopravvivere agli incendi sono quello che appunto resta di ciò che non è ridotto in cenere; microcarpus: indica i frutti piccoli di questa specie di asfodelo in rapporto ai frutti più grandi di una specie simile, l'Asphodelus cerasifer; ramosus: indica la presenza di numerosi rami nello scapo fiorale; mediterraneo:indica la sua predilezione per il bacino mediterraneo.

  • Comportamento ed habitat

    Cresce dal mare sino ai 1200 metri di altitudine su pascoli degradati, in garighe.

  • Diffusione

    Sul Gargano è diffuso ovunque e nel bosco Difesa S. Matteo occupa le radure prive di vegetazione arborea spingendosi anche nel sottobosco delle zone più assolate. In Italia occupa le isole e la penisola partendo dalla Calabria sino ad una linea che congiunge Marche, Toscana e Liguria.

  • Portamento e radici

    Pianta perenne, eretta, alta 70-110 cm, con un robusto fusto cilindrico dato dallo scapo fiorale che è privo di foglie e molto ramificato nella parte superiore. Le radici sono date da un breve rizoma dal quale si dipartono numerosi tubercoli ingrossati e più o meno affusolati.

  • Foglie

    Partono tutte dalle radici e mancano sul fusto. Sono nastriformi, larghe 2-4, lunghe 40-70 cm e diminuiscono in larghezza andando verso l'apice. Sono di colore glauco, totalmente glabre e prive di ghiandole, a sezione triangolare appiattita (trigone).

  • Fiori

    Numerosi, inseriti su di una infiorescenza a pannocchia con un peduncolo di 1-1,5 cm e articolato verso la metà/terzo inferiore; muniti di una brattea lanceolata, rossastra e lunga quanto il peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi 1,5 e larghi 0,5 cm, allungati e con l'apice ottuso, carnosi, bianchi e con una stria centrale rosso-scura. Stami 6 con filamento bianco, lungo 1,5 cm e antera arancione; sono inseriti su di una piccola formazione che circonda l'ovario. Quest'ultimo unico, con 1 stilo un po' più lungo degli stami e 1 stigma rigonfiato all'estremità.

  • Epoca di fioritura Marzo-maggio soprattutto a seconda dell'altitudine.
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Sono delle capsule (= cassule) di 5-8 x 6-10 mm formate da 3 valve che a maturità si aprono (frutto deiscente) e mettono in libertà numerosi semi neri. Ogni valva presenta 2-7 rugosità trasversali.
  • Confusione e riconoscimento

    Si differenzia da Asphodelus cerasifer Gay soprattutto per alcuni caratteri legati ai frutti. Sottolineando il fatto che per il Pignatti A. Cerasifer è specie e per il Fiori è subspecie di Asphodelus ramosus L., si ha: 

    • Asphodelus microcarpus ha: capsula da subsferica ad obovoide, dimensioni 5-8 x 6-10 mm, valve esili, ellittiche, a margini piani, con 2-7 rughe ciascuna.
    • Asphodelus cerasifer Gay (Asfodelo maggiore) ha: capsula più o meno sferica, schiacciata superiormente, dimensioni 15-20 mm, valve robuste e revolute verso l'esterno e ciascuna con 7-8 rughe. Un altro carattere di distinzione tra le due specie è la ramificazione: ben sviluppata in microcarpus, molto semplice o quasi assente in cerasifer. Quest'ultimo ha anche i petali più grandi, è pianta rara e presente alle Isole Tremiti.
  • Utilizzo

    Erboristeria
    Utilizzato nella medicina popolare, ma non è iscritto nella Farmacopea Ufficiale IX. La droga è data dai tubercoli che si raccolgono in estate, quando le foglie sono secche; essi si mettono a seccare all'ombra, tagliati in fettine sottili. Dei tubercoli si conosce soprattutto un uso esterno per la cura di dermatosi e scottature solari (decotto con 5 gr in 100 ml di acqua e applicato con pezzuole). Se ne fa anche un uso cosmetico per schiarire le efelidi (tubercoli freschi pestati e applicati in poltiglia sulle parti interessate). L'uso interno come astringente è sconsigliato per la presenza di alcuni alcaloidi.
    Commestibilità dei tubercoli
    I tubercoli di questa pianta sono commestibili; sembra che abbiano costituito una fonte importante di cibo in età prestorica e, più di recente, nei periodi di carestia.
    Preparazione di cesti
    Le foglie, divise in due nel senso della lunghezza, in Sardegna sono utilizzate per la costruzione di cesti.

  • Curiosità

    Indicatore di degradazione ambientale
    La presenza degli asfodeli, tipica nelle garighe, indica uno stato di degradazione dell'ambiente. Gli asfodeli sono tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno.
    Utilizzo delle foglie
    Un uso particolare delle foglie di asfodelo si ha nella produzione di formaggi tipici di Rignano.
    Simbologia antica
    Gli antichi Greci rappresentavano il regno dei morti ricoperto di asfodeli. Per questo essi erano il simbolo dei defunti ed erano utilizzati per adornare le tombe.

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Nomenclatura e sistematica

    Asphodeline lutea (L.) Rchb. =  Asphodelus luteus L. Asfodelo giallo. Classe: monocotyledonae, Famiglia: liliaceae.

  • Origine del nome

    Asphodelus: deriva dal greco 'a'  = non, 'spodos' = cenere e 'elos' = valle; cioè, valle di ciò che non è stato ridotto in cenere (Pignatti). Il nome deriva dal fatto che gli asfodeli ricoprono garighe di sovente soggette ad incendi. Poiché gli organi sotterranei degli asfodeli (bulbo-tuberi) sopravvivono al passaggio del fuoco, gli asfodeli e le piante che hanno la capacità di sopravvivere agli incendi sono ciò che appunto resta di ciò che non è ridotto in cenere; luteus: per il colore giallo dei fiori.

  • Comportamento ed habitat

    Cresce dal mare sino ai 1.500 metri di altitudine su pascoli degradati; di preferenza vegeta nelle zone più assolate e aride (garighe). Molto spesso associato all'Asphodelus microcarpus.

  • Diffusione

    Sul Gargano è diffuso ovunque e nel bosco Difesa S. Matteo occupa le radure prive di vegetazione arborea spingendosi anche nel sottobosco delle zone più assolate. In Italia è presente in tutto il Meridione ad eccezione della Sardegna; è presente anche in tutto il Centro, Emilia Romagna esclusa.

  • Portamento e radici

    Pianta eretta, alta sino a 80 cm, con un robusto fusto cilindrico dato dallo scapo fiorale che è privo di ramificazioni. Le radici sono date da tuberi lunghi e stretti.

  • Foglie

    E' l'unica specie di Asfodelo che ha le foglie su tutto il fusto. Queste sono lineari, a bordo liscio, carenate e trigone (cioè triangolari in sezione trasversale); larghe pochi mm, lunghe 10-40 cm; hanno apice acuto, base allargata e avvolgente il fusto; andando verso l'apice, diminuiscono progressivamente di lunghezza sino ad essere molto corte. Sono di colore glauco, totalmente glabre e prive di ghiandole.

  • Fiori

    Numerosi, inseriti in modo piuttosto fitto su di un racemo cilindrico lungo 10-35 cm; peduncolo fiorale di 1-2 cm, brattea scariosa di 2-3 cm più lunga del peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi tutti circa 3 cm ma di larghezza diversa e alternati tra loro: tre sono larghi 0,6 e tre 0,9 cm; oblungo-lanceolati, gialli e con una stria verde centrale. Stami 6 curvati ad amo, con filamento giallo, lungo 1,5 cm e antera nerastra; gli stami sono inseriti su di una piccola formazione che circonda l'ovario. Quest'ultimo unico, con 1 stilo portante 1 stigma rigonfiato all'estremità, un po' più lungo degli stami e come questi curvato ad amo.

  • Epoca di fioritura Aprile-maggio
  • Impollinazione Entomofila
  • Frutti Sono delle capsule globose di 1,5 cm, prima verdi e poi tendenti verso il bruno scuro.
  • Confusione e riconoscimento

    Si differenzia da Asphodeline liburnica per i seguenti caratteri. Asphodeline lutea ha: foglie su tutto il fusto, capsula di 1,5 cm di diametro, foglie con margine liscio, peduncoli fiorali più corti delle brattee, fioritura ad aprile-maggio. Asphodeline liburnica ha: foglie assenti sotto lo scapo fiorale e presenti soltanto nella parte inferiore del fusto, capsula di circa 1 cm di diametro, foglie con margine scabro, peduncoli fiorali più lunghi delle brattee, fioritura a giugno-luglio.

  • Utilizzo

    Erboristeria e commestibilità dei tubercoli
    A differenza dell'Asphodelus microcarpus, sembra che non si registri un utilizzo di questa specie in erboristeria né per uso alimentare, neanche in situazioni di carestia.

  • Curiosità

    Indicatore di degradazione ambientale
    La presenza degli asfodeli, tipica nelle garighe, indica uno stato di degradazione dell'ambiente. Gli asfodeli sono tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno.