Rapporto del Signor Professor LEOPOLDO PILLA a S. E. il Ministro Segretario di Stato degli affari Interni. - Napoli - San Marco in Lamis lì 8 del 1840.

Eccellenza

La cappella palatina nella Reggia di Caserta
La cappella palatina nella Reggia di Caserta
Obbedendo agli autorevoli ordini di V. E. sonomi recato in questi Paesi del Gargano nella Capitanata (Nota 1a) (Nota 1b) (Nota 1c) (Nota 1d) (Nota 1e) (Nota 1f) per esaminare le diverse specie di marmi che sono state trovate dal Signor Leonardo Cera. E poiché ho osservato la più gran parte di quelle specie che sono nelle vicinanze di San Marco in Lamis, adempio al dovere di far conoscere all'E. V. i risultamenti delle mie prime ricerche. Per procedere con ordine in questa mia relazione esporrò geograficamente le osservazioni geologiche che mi è incontrato di fare fin qui, alle quali strettamente si ligano le notizie geologiche sopra i marmi, che mi corre l'obbligo di sommettere a V. E. Come prima si toccano l'estreme falde del Gargano che guardano a scirocco, si vede che sono composte di un calcare terroso, a grana grossolana, giacente a banchi orizzontali, che poco rilevano dalla superficie del suolo. Questa pietra, che dagli abitanti del Gargano addimandasi Tofo (Nota 2) è assai tenera e trattabile, il perché tagliasi in forma di piccoli parallelepipedi e viene adoperata per uso di costruttura nella maggior parte de' paesi della Daunia (Nota 3). Per i suoi caratteri mineralogici e geologici si deduce che appartiene al così detto terreno della creta. Questa roccia a mano a mano si liga ad un calcare compatto, di color gialliccio, a grana finissima, ed a frattura concoide, il quale dà origine alle prime e più basse eminenze Garganiche e se la sua giacitura fosse in forma di tavole continue e con superficie piana e regolarmente parallela sarebbe ottimo per uso di litografia, poiché rassomiglia al tutto al calcare litografico di Pappenheim in Baviera: ma sventuratamente mancavi intieramente questa forma, e invece giace in massi fenduti senza nessun'ordine. La sua età geologica è fuor di dubbio sincrona a quella del Calcare del Giura. All'eminenze fatte di calcare giurassico seguita un vasto altipiano nominato il Calderoso (Nota 4). I
Un angolo della Grotta di Montenero a S. Marco in Lamis.
Un angolo della Grotta di Montenero a S. Marco in Lamis.
l quale da un capo all'altro è ricoverto di una breccia calcarea fatta di frammenti calcarei bianchi per lo più o giallicci rilegato ad un cemento calcareo ferrugginoso di color rosso. In alcuni punti il cemento per essere poco saldo e tegnente, i frammenti calcarei rilevano, ed allora la pietra ha l'aspetto di una puddinga.
Ma in moltissimi luoghi il cemento è compattissimo, i frammenti sono al tutto incarnati nel masso; il perché ne risulta una pietra cosi tenace ch'è difficilissima a frangersi, e quando si rompe la frattura fresca mostra un marmo di bellissimo aspetto, e di figura brecciata, di cui i frammenti calcarei bianchi fanno bellissimo contrasto col cemento rosso che gli liga. Questa breccia è la prima specie di marmo che io ho esaminato. Io non parlo del suo merito dal lato dell'arte, perché V. E. l'ha fatto osservare da valorosi artisti della Capitale (Nota 5), pure non posso tenermi dal dire che è il più bel marmo brecciato ch'io mi abbia fin qui veduto nel nostro regno. Passo invece a dire partitamente delle sue condizioni geologiche. Giace adunque tale breccia in forma di banchi, i quali, secondo che dissi di sopra, ricoprano da un capo all'altro tutta la vasta pianura del Calderoso. E volendo conoscere a quale profondità questi banchi aggiugnessero, volli visitare un profondo incavo aperto in mezzo di essi, e che serve ora ad uso di ovile. Dove vidi che la loro profondità era maggiore di 20 piedi parigini, né il fondo dell'incavo giungeva a traversare tutta la spessezza de' banchi. Esaminai ancora a tal fine una valletta, che è aperta al lato, occidentale, dove osservai che i banchi di breccia giungevano ad una profondità variabile da luogo a luogo, e riposavano sopra il calcare comune appennino stratificato. Per tutte le quali ragioni io mi credo autorizzato a conchiuldere che questo marmo brecciato forma grossi ed estesissimi banchi, dai quali si possono estrarre massi di quelle dimensioni che piacciono e per assai lunghezza di tempo. Da questo luogo furono cavati i marmi brecciati, de' quali molto uso si fece nell'edificio della Regia di Caserta, e la Cava tuttora esiste e si addimanda la Cava del Re (Nota 6a) (Nota 6b) (Nota 6c) (Nota 6d) (Nota 6e) (Nota 6f).
Una cava ad Apricena
Una cava ad Apricena
Terminato l'altipiano detto dianzi s'incontra un secondo ordine di eminenze calcaree assai più elevate delle prime. Le quali si traversano per entro un'angusta ed erta valle nominata valle del volture (Nota 7), onde passa la strada che da Foggia conduce a San Marco in Lamis. Quivi dentro tra le dirupate coste che fanno parte a diritta e a manca, sono altre specie di marmi, le quali io non potei esaminare perché l'ora che traversai quella gola era molto tarda. Avrò occasione di darne conoscenza a V. E. nelle seguenti mie relazioni. Invece esaminai geologicamente quella valle, la quale è aperta in mezzo ad un calcare simile al tutto al calcare appennino comune, notevole assai per la sua stratificazione, e per la forma e disposizione che presentano gli strati. I quali si trovano in tale positura che bene dimostrano quella valle essere il prodotto del sollevamento del calcare e della rottura, e lacerazione degli strati calcarei ebbero a soffrire.
A S. Marco in Lamis - Museo del Carsismo
A S. Marco in Lamis - Museo del Carsismo
- Il perché quivi vedesi bellissimo esempio di una valle prodotta per opera di sollevamento. Finita la valle del volture si pon piede in un secondo altipiano, fatto calcareo, e fatto dal solito calcare appennino. D'onde poco tempo appresso si apre allo sguardo una profonda ed angusta valle, in forma quasi di un cratere vulcanico, in fondo della quale si trova il paese di S. Marco in Lamis (Nota 8). Questo paese adunque è circondato tutto di eminenze calcaree, e quelle che rilevano al lato di settentrione sono le più elevate aggiungono a grande altezza. La roccia ha sempre da per tutto il solito calcare appennino, ovvero giurassico, se non che abbonda molto di parti ferrugginose, le quali dove più dove meno tingono in rosso calcare, ed è in forma assai svariata. E quanto è alla disposizione del calcare, si trova in massi irregolarmente sporgenti dalla superficie de' monti, dove più dove meno rotti ed infranti, e traversati sempre da fenditure, e da cavità come fistolose. In vari luoghi si vede stratificato, e la stratificazione ha direzione ed inclinazione varia. Nelle coste dei monti (Nota 9) che si alzano a settentrione di S. Marco in Lamis sono le diverse qualità di alabastri ritrovati dal signor Cera. Io gli ho esaminati con tutta l'attenzione possibile, e con grandissimo mio compiacimento; poiché ne' giri che ho fatti in quasi tutto il nostro regno non mi è avvenuto mai trovare pietre di questa sorte né più belle né più abbondanti. La natura di questi alabastri considerata mineralogicamente è una e la stessa con poche varietà accidentali: è un calcare concrezionato fibroso, o fibro-lamelloso, traversato da zone parallele di materia colorante ferruginosa di color rosso. Ma veduti dal lato artistico (Nota 10a) (Nota 10b) tali alabastri offrono molte varietà che producono effetti diversi, e quindi sono più o meno pregevoli secondo la grandezza delle fibre, la loro direzione, la natura della loro grana, secondo la direzione delle striscie coloranti, la vivezza dei loro colori, il loro numero ec. ec.
Piantina del Promontorio del Gargano
Piantina del Promontorio del Gargano
Per dir tutto in breve sono, a mio credere, i più belli alabastri trovati fin qui nel nostro Regno, forse non eccettuati ancora quelli di Sicilia. Rispetto poi alla loro giacitura (che è il principale oggetto del mio esame) posso con certezza affermare che si trovano in tale abbondanza da poter provvedere tutte le Fabbriche di pietre di lusso conosciute. La loro disposizione è in forma di strati subordinati al calcare comune appennino, e seguono la loro direzione ed inclinazione che gli strati calcarei. E varia è la spessezza degli strati: ordinariamente hanno tre o quattro piedi parigini, come si dice, di potenza; ma in molti luoghi la spessezza è ancor maggiore, né in tutti i luoghi riesce di vederla per intiero.
E continuano gli strati per lungo lunghissimo tratto, seguitando l'andamento della stratificazione calcarea, ciò che dimostra manifestamente che nell'interno del monte debbono continuare al modo stesso che al di fuori. Il Signor Cera mi ha fatto vedere più di dieci strati di questa pietra in diversi e lontani luoghi del monte, dove egli ha fatto aprire a sue spese delle cave per assicurarsi della natura varia di questi alabastri, e da alcune di queste cave sono estratti grandi massi, i quali, a quel che odo, saranno adoperate in Napoli nell'abbellimento della Reggia.
Dal fin qui detto potrà dunque V. E. argomentare, ed è questo il mio avviso, che gli alabastri trovati nelle vicinanze di questo paese sono assai pregievoli e molto abbondanti. Il tempo cattivissimo e la molta neve caduta non mi hanno permesso di continuare le mie osservazioni in questi monti. Come prima mi sarà possibile ricomincerò i miei giri, e di quello verrò osservando avrò l'onore di rendere puntualmente informata V. E.
Il professore di geologia
LEOPOLDO PILLA.