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Il lento e difficile cambiamento del Circolo Acli a San Marco

S. Marco in Lamis: il viale innevato di fronte all'edificio Balilla.
S. Marco in Lamis: il viale innevato di fronte all'edificio Balilla.
Il verbale del 15 settembre 1962 è il primo scritto che troviamo nel devastato archivio del circolo locale. Da questo e da quelli che seguiranno possiamo leggere la sua tormentata storia alla ricerca di una maggiore coerenza politica ed associativa, perduta negli anni cinquanta, e di una piena autonomia da ingerenze esterne, come si legge nelle indicazioni del Congresso Nazionale di Bari del dicembre 1961. È una battaglia lunga, che durerà circa un decennio, prima di arrivare alla normalizzazione della vita associativa e liberare il circolo da legami politici e da interessi particolari.
Nel primo verbale si legge che il presidente Antonio Eduardo Ciavarella esorta il direttivo a riconfermare la delegata femminile, esortazione che si ripete nel verbale del 25 settembre, evidentemente manca l’unanimità sulla nomina e certamente c’è dissenso sul modo poco democratico di condurre il circolo. Passerà ancora più di un anno dal momento che solo nel verbale del 19 ottobre 1963 si riunisce il consiglio direttivo eletto nell’assemblea del 13 ottobre per votare le cariche interne. È significativo il fatto che su nove componenti sono presenti otto con l’assenza strategica di Leonardo Del Mastro. Ma più significativo è il risultato della votazione segreta che vede eletto il presidente Ciavarella con voti 4, gli altri dirigenti Del Conte e Matteo Aucello sempre con voti 4 e Antonio Soccio con voti 3. Gli altri quattro consiglieri, Nicola D’Amico, Matteo Soccio, Michele Martino e Francesco Paolo Giuliani votano scheda bianca. L’assenza strategica è stata determinante per un cambio di guardia e per una svolta decisiva nel senso dell’autonomia e della rottura con il passato.
S. Marco in Lamis: gruppo folcloristico.
S. Marco in Lamis: gruppo folcloristico.
Comunque il risultato è stato il primo campanello d’allarme, non gradito dallo stesso presidente Ciavarella che invita il consiglio a ripensare ad un nuovo presidente da eleggere, in quanto lui è troppo impegnato a livello provinciale per poter svolgere questo ruolo. L’assistente, don Bonifacio Cipriani, invita alla concordia e a dare incarichi anche provvisori nella riunione che è rinviata alle ore venti del 20 ottobre. Ma in questa riunione la crisi è ancora più accentuata perché A. Soccio non accetta l’incarico di amministratore, forse risentito per il voto mancante, come da accordi presi verbalmente in precedenza, forse pensando a questo direttivo che nasce manovrato da ambienti democristiani, interessati a mantenere la presidenza Ciavarella. Non a caso rimprovera quest’ultimo a non sviare il discorso sulla tragedia del Vayont, essendo tutti solidali e vicini a quelle popolazioni, e di attenersi invece all’ordine del giorno, dichiarando piuttosto l’intenzione di mantenere la presidenza oppure di rinunciare, come ha accennato a parole il giorno precedente in caso di mancata maggioranza di 5 su 9, vista l’assenza reiterata di Del Mastro. È da notare che A. Soccio, esponente e membro del PSI e iscritto alle Acli dal 1948, è fra quei pochi autonomisti preoccupati dell’abbraccio mortale con i comunisti.
S. Marco in Lamis: centro storico.
S. Marco in Lamis: centro storico.
Fumata nera ancora una volta se il 30 ottobre si riunisce di nuovo il consiglio di presidenza alla presenza del segretario provinciale Michele Basanise e del vice presidente Bonante che invitano, nella concordia, a lavorare tutti nelle Acli e per le Acli. A loro giudizio, i problemi della crisi del circolo sono più formali che sostanziali e ammoniscono dunque Ciavarella a lavorare con una gestione trasparente. Il 7/11/1963 il Consiglio di Presidenza si presenta dimissionario per il rinnovo delle cariche interne e finalmente vengono eletti all’unanimità Ciavarella come presidente, N. D’Amico come amministratore, Antonio Parracino come segretario e M. Martino come responsabile del circolo. Si stabilisce il costo della tessera in 500 £ per gli anziani e 700 £ per gli altri, s’incarica A. Soccio a riscattare i beni del circolo sequestrati in una abitazione di via Carducci dal fornitore di bevande che vanta crediti per migliaia di lire. Il 21 novembre inizia la campagna tesseramento, s’invita la sede provinciale al rimborso dei corsi di formazione ed alla nomina di un legale nella persona del neo avvocato Centola, iscritto alle Acli ed esponente DC, per il recupero dei beni. Prima il direttivo, poi l’assemblea del 30/12/1963, a prescindere dai forti debiti pregressi chiude l’anno sociale con un attivo di 124,425 £ e si brinda con tutti i soci al nuovo anno. Rimane significativa l’assenza continua di Del Mastro, M. Aucello, M. Soccio e F. P. Giuliani.
Intanto nel circolo si forma, negli ultimi anni, un folto gruppo di giovani studenti, ricco di idee e smanioso di metterle in pratica. E così il 1 febbraio 1964 il circolo invita gli esponenti della Società di Cultura, un sodalizio molto apprezzato a San Marco in quegli anni, per le sue idee avanzate, laiche e radicali, il vicario del vescovo, il dirigente dell’Ufficio del lavoro e non mancano naturalmente esponenti DC, PCI, PSI e dell’amministrazione Comunale. Lo scopo di questa assemblea di studio è quello di trovare occupazione per i giovani e di risolvere gli annosi problemi del paese che vive in un completo abbandono e degrado: mancano sbocchi occupazionali in seguito alla crisi dell’artigianato tradizionale, un tempo fiore all’occhiello di tutto il Gargano e la provincia.
S. Marco in Lamis: una classe nell'a. s. 1952-53.
S. Marco in Lamis: una classe nell'a. s. 1952-53.
L’emigrazione continua, nel paese manca ancora acqua e fogna e le donne sono costrette a prendere l’acqua potabile dai pozzi, usata, come cento anni addietro, nell’ottocento e nel primo novecento, per la cucina, la pulizia, e le faccende domestiche, oppure dai pochi fontanini costruiti durante il fascismo che erogano acqua a giorni alterni. Inoltre, nell’assoluta mancanza d’igiene, mancando la fogna nella maggior parte dell’abitato, le donne prima dell’alba, al suono della tromba, si recano a gettare gli escrementi umani in una grossa botte, ed una volta al giorno l’immondizia nei carri che passano per le strade. In quell’assemblea i deputati presenti eletti nella circoscrizione, si rendono disponibili, ma fanno a scarica barile. I comunisti danno la colpa ai democristiani al Governo e i democristiani all’amministrazione comunale che non ha un progetto.
S. Marco in Lamis: una adunata nel 1927.
S. Marco in Lamis: una adunata nel 1927.
I giovani del circolo preparano un comitato di agitazione permanente per risolvere i problemi di San Marco: essi partono dalla ricerca di sfruttamento delle uniche risorse naturali del paese, come i boschi e le pietre, al fine di dare occupazione alle nuove generazioni organizzando appositi centri di formazione professionale. La penuria di case che costringe le famiglie a vivere in tuguri, la mancanza di strade e di fogna in tutti i quartieri ed il miglioramento delle strade di collegamento con i paesi vicini sono dibattiti che il circolo affronta quasi quotidianamente. Il gruppo giovanile che anima questi problemi è tenuto ai margini della vita interna del circolo ma vive quella delle Acli nazionali, lontana dalla militanza diretta dei partiti politici, ma l’unica determinante per il cambiamento vero verso la fine degli anni sessanta.
Nel circolo ci sono due anime, quella dirigente e quella militante. Intanto la crisi del ’63 che sembra risolta si acuisce già nel marzo ’64. Il presidente strategicamente si dichiara dimissionario, non riuscendo a controllare i molti iscritti che seguono le Acli, mentre il direttivo del circolo rimane in carica, e, da quanto si intuisce dai verbali, le dimissioni del direttivo del 10 marzo per mancanza di collaborazione, si risolve il 12 dello stesso mese con la nomina di un Commissario da parte della sede provinciale nella persona dello stesso Antonio Eduardo Ciavarella. È l’unico modo per continuare a gestire il circolo come fatto personale e nell’interesse di alcuni dirigenti della DC e dell’Amministrazione che vede con preoccupazione il nuovo che sta emergendo nelle Acli.
I verbali riappaiono il 27/1/1965, a dieci mesi di distanza, quando il Presidente Commissario Ciavarella nomina un direttivo provvisorio formato per due terzi da personaggi dei direttivi precedenti, a cui vengono distribuiti gli incarichi.
Dintorni di S. Marco in Lamis.
Dintorni di S. Marco in Lamis.
Evidentemente la mossa serve a giustificare l’operato alla sede provinciale, a dare una parvenza di democrazia all’esterno, al fine di riacquistare la credibilità perduta. Nel direttivo del 9/8/1965, secondo questa strategia, si chiede al Vescovo di sostituire l’assistente e di nominarne un altro. La richiesta non ha nessuna risposta dalla Curia, se l’11/11/1965, si riunisce il fantomatico direttivo provvisorio, senza la presenza dell’assistente, per aprire il tesseramento e convocare l’assemblea per il rinnovo del direttivo. È strana la mancanza di notizie di questa assemblea che forse non c’è mai stata se ancora in un verbale del 24/03/1966 si legge di un consiglio di presidenza andato deserto. Solo del 22/09/66 troviamo un verbale di consiglio di presidenza per la assegnazione delle cariche tra i consiglieri eletti nell’assemblea del 18/9/66. Di questo consiglio risultano eletti all’unanimità dei presenti il solito Ciavarella, presidente, Del Conte, vicepresidente, segretario Bux, amministratore Nardella, il padre di Gaetana e Michele Nardella, futuri attori della compagnia teatrale delle Acli. Si nominano come delegato alla formazione Pignatelli, alle Acli terra Angelo Bonfitto, all’artigianato Michele Cera e Giuseppe Campanozzi, e come delegato giovanile Antonio Guida. Sono assenti Celozzi ex segretario DC e l’assistente don Bonifacio.
Napoleone Cera
Napoleone Cera
La presenza nel direttivo di personaggi sconosciuti nella vita del circolo, ad eccezione di Del Conte, Napoleone Cera e Guida, l’assenza del gruppo dei giovani Aclisti militanti, quella di un personaggio chiave della politica locale come Celozzi e quella dell’assistente ecclesiastico mai sostituito, fanno capire che malgrado la formale elezione di un direttivo, voluta dalla sede provinciale su pressioni esterne del mondo politico e religioso, la crisi continua a causa della gestione politica e sociale del circolo che non riesce a rinnovarsi. Infatti, le Acli, che operano fuori dal circolo, chiedono alla sede provinciale e agli esponenti politici DC presenti in consiglio comunale, di tagliare i fili della protezione alla presidenza Ciavarella che da anni e, specie negli ultimi, gestisce con arroganza padronale il circolo, annullando i tanti meriti che le Acli locali hanno avuto nel passato e ogni considerazione che queste hanno nel dibattito culturale e politico che si sviluppa a livello nazionale. La fretta di formare un direttivo qualsiasi, proprio nell’autunno del ’66, dimostra come ci sia l’estremo tentativo di Ciavarella e dei suoi protettori di essere ancora presente in Consiglio Comunale, per condizionare la vita politica e conservarne i favori nelle elezioni che si svolgeranno nel novembre del ’66. Tutto ciò è evidenziato nei verbali del 2/10/66 in cui il Consiglio di Presidenza chiede di votare un elenco di dieci nomi da inserire “tassativamente” in ordine alfabetico nella lista DC. La proposta viene approvata con 5 voti favorevoli e 2 contrari, assenti sempre Celozzi e l’assistente ecclesiastico. Ma la DC ignora la richiesta ed il 6/10/66 il consiglio di presidenza si riunisce alla presenza dell’assistente provinciale padre Roberto Calzone e del segretario provinciale Pavino. Il presidente Ciavarella esordisce che le Acli sono state escluse non solo dalla lista DC ma anche dal comitato elettorale per la nomina dei candidati, che questa ha preferito la Coldiretti alle Acli e lo stesso Del Conte lamenta di essere emarginato nel direttivo DC proprio perché aclista.
S. Marco in Lamis: Gruppo di donne.
S. Marco in Lamis: Gruppo di donne.
La laconica risposta della DC è diplomatica: l’esclusione è dovuta al fatto che le Acli hanno pubblicato sulla “Voce” e sul “Tempo” un comunicato nel quale hanno fatto intendere di voler presentare una propria lista, e, visto che questa ipotesi è venuta meno, invita la sede provinciale delle Acli a segnalare una rosa di nomi da inserire nella lista DC. Il 17 ottobre si approva un verbale, compilato su carta intestata della sede provinciale, con una rosa di nomi da portare al comitato elettorale DC. La dirigenza DC, dopo aver scoperto le carte truccate del presidente del circolo e di quei politici che manovrano dietro le quinte, neutralizza il gioco con l’inserimento di personaggi emergenti delle Acli non presenti nella rosa ricevuta. Qualcosa è cambiato nelle Acli a San Marco, anche se il circolo rimane assente nel dibattito politico-amministrativo del 1968, anno in cui si ritorna a votare: la DC non riesce a formare una maggioranza. Le Acli, che sono tenute in grande considerazione nel paese grazie all’attività dei giovani, senza contare il segretario sezionale DC, Giuseppe Centola, aclista, che ha guidato il suo partito alla maggioranza assoluta nel Consiglio Comunale, possono contare su ben sette consiglieri eletti. Pur essendo carenti le notizie scritte sulla vita interna del circolo di quegli anni per l’assenza di verbali, non mancano tuttavia informazioni indirette tratte da documenti e fotografie sull’attività del circolo, dell’ENAIP, del Patronato e della Gioventù Aclista.
Circolo Acli di S. Marco in Lamis: corso di chitarra.
Circolo Acli di S. Marco in Lamis: corso di chitarra.
Quest’ultima, nelle sedi universitarie, è impegnata nelle vicende del ’68 con alcuni suoi dirigenti, i quali vivono le Acli ai margini del circolo, dirigenti che negli anni successivi si disperderanno nelle varie organizzazioni politiche anche con incarichi prestigiosi. Ancora significativo il fatto che in quei pochi verbali trovati, la presenza di Ciavarella, per lunghi anni presidente onnipotente e super protetto, non è più in primo piano nei direttivi ed anzi scompare del tutto il 4/7/1971 con l’elezione di Del Conte, un anziano militante della prima ora delle Acli delle origini, cantoniere provinciale in pensione, eletto presidente e circondato da uno stuolo di giovani Aclisti. È la novità nel segno della tradizione e della continuità della storia aclista, senza fratture e interruzione, ad operare una forte svolta culturale rilanciando le attività ricreative, sociali, politiche e formative.
Don Bonifacio Cipriani, assistente ecclesiastico.
Don Bonifacio Cipriani, assistente ecclesiastico.
C’è una forte esigenza di autonomia, nello spirito delle Acli nazionali, tanto che su questa scia il circolo ricorda agli iscritti che l’autonomia è libertà e li invita quindi a pagarsi la propria autonomia. Così l’assemblea del 1971, all’apertura del tesseramento, eleva il costo della tessera da 1600 a 2000 £. In questa assemblea si potenziano le attività culturali con il duplice scopo di inserire nel tessuto sociale il senso del volontariato e della gratuità del servizio, rivolto ai lavoratori ed agli ultimi e di chiedere alle Istituzioni pubbliche un contributo economico per sostenere il circolo. Compito difficile, se si pensa allo splendido isolamento in cui si è cacciato il nuovo circolo. Senza più collateralismi di sorta e senza più la presenza dell’assistente ecclesiastico, limitato ad una formale designazione della curia, dopo continue pressioni del circolo, che comunque si riduce al compito di semplice osservatore, si è guardati con diffidenza dai cattolici e dai partiti del centro perché troppo a sinistra e dalle sinistre per la storia passata e per la presenza cristiana e libertaria. Siamo persone scomode ma con una grande volontà e fiducia di fare le Acli, di non chiuderci nella comoda gestione del quotidiano e sopravvivere in un’arida esistenza fino ad un’anonima chiusura del circolo, come succede in tanti paesi della provincia e forse d’Italia. Con coraggio l’assemblea del 1971 mi nomina vicepresidente, addetto alla programmazione ed al coordinamento di tutta l’attività del circolo nella speranza di traghettare la fragile barchetta delle Acli di San Marco in acque tranquille verso un approdo sicuro. Da vicepresidente inizio, avvalendomi della mia esperienza maturata negli anni sessanta di consigliere comunale e di componente eletto nel consiglio provinciale delle Acli, a potenziare i vari corsi di formazione invitando dirigenti e docenti amici ad insegnare gratuitamente.
Da Sx.: Giovanni Bianchi con Sebastiano Vontessa.
Da Sx.: Giovanni Bianchi con Sebastiano Vontessa.
Negli anni settanta comincia quindi la seconda fase del circolo Acli a San Marco, il secondo trentennale inteso ad oltrepassare le soglie del terzo millennio e a iniziare la terza fase della storia che è tutta ancora da scrivere. Una storia questa del secondo trentennio del circolo, che è storia vissuta, nel bene e nel male, dal sottoscritto che ha voluto fermare la memoria in queste pagine partendo dalle origini, vissute come testimone diretto o indiretto, e poi dagli anni settanta ad oggi come protagonista e come ponte tra passato e futuro. Per questo mi limiterò ad una semplice cronistoria di fatti e di eventi, senza commenti, a descrivere le conquiste e le sconfitte, ed userò la prima persona nell’esposizione.
Comunque cercherò di evitare l’errore degli annalisti della storia di Roma che per osannare l’impero si lasciarono coinvolgere dalla passione politica trascurando spesso la verità.
Fedele all’impegno preso in quella lontana assemblea, ho traghettato le Acli di San Marco nel terzo millennio per consegnare il testimone ai protagonisti del circolo Acli del futuro: saranno poi essi a giudicare, dai fatti della storia consegnata, se questo impegno è stato adempiuto o tradito. Prima, però, di passare alla cronaca degli ultimi trent’anni, riprendiamo sommariamente la storia nazionale delle Acli per meglio capire e seguire poi quella del circolo.