S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
Troppi negli anni hanno scritto 'fantasie' sull’origine della tradizione delle fracchie e sull’etimologia del termine, ognuno ha cercato di trovare una giustificazione alle proprie argomentazioni.
Alcuni, invece, non hanno voluto porsi interrogativi sulla conoscenza perfetta dell’origine e della storia della processione con le fracchie perché certamente distruggerebbe o almeno attenuerebbe il fascino che la processione conserva così com’è oggi, innestata nella leggenda (Nota 3). Altri studiosi, invece, si sono astenuti dal fare disquisizioni storiche e etimologiche per la mancanza di notizie certe, e tra questi il Soccio:

'Tu non chiedermi, o mio svagato viaggiatore, rabberciate notizie di etimo che potrebbe fornirti qualche saccente persona del luogo per nascondere un vuoto d’animo dietro appariscenti ma piatte notizie di tradizioni, di leggende o di storia. Queste ottusità si addicono a chi nulla sente o sa sentire...' (Nota 4).

S. Marco in Lamis. Bambini ed una fracchia.
S. Marco in Lamis. Bambini ed una fracchia.
Ma è troppo 'bello' e 'affascinante' inserire l’aspetto mitologico e di culti pagani in una tradizione che è molto popolare e 'quotidiana'.
Nessuno ha mai voluto vedere la spontaneità nell’esprime la propria fede degli umili contadini e laboriosi artigiani nell’usare strumenti, in questo caso fiaccole, e ritualità povera.
Non so se c’è un residuo di paganità e ritualità popolare preistorica, questo esula dal mio compito di ricercatore, non essendoci documenti storici in tal senso non è possibile fare simili affermazioni e sarebbe troppo arbitrario farle. Si potrebbe fare una similitudine o una ricerca antropologica, ma sarebbe difficile, se non impossibile, scremare tutte le stratificazioni culturali che nei secoli si sono avute nell’animo popolare e le eventuali limitazioni date dalle autorità civili e religiose. Per fare una storia della processione della Madonna Addoloratamadonna-addolorata-03.jpg con le fracchiefracchia-23.jpg bisogna partire dalla necessità del popolo sammarchese di illuminare l’oscurità della notte per le normali necessità di vita personale, civile e religiosa.
In altre ricerche ci siamo soffermati sull’uso del fuoco nelle varie epoche del lungo percorso della storia umana e sulle caratteristiche delle varie tecniche di illuminazione. L’uso di torce o lampade alimentate dalla cera d’api, da resine o catrame vegetale, da grasso animale o vegetale, erano sempre un “lusso” che non tutti si potevano permettere. La povera gentefracchia-25.jpg ha usato molte tecniche per la realizzazione di torce utilizzando materiale legnoso o erbaceo spontaneo.
S. Marco in Lamis. Una fracchia
S. Marco in Lamis. Una fracchia
Nella ricerca mi sono appassionato e ho scoperto i moltissimi modi che le varie popolazioni hanno usato o usano per realizzare torce o fiaccole con materiali vegetali con una buona durata e una buona resa di illuminazione.
Ogni popolazione si è adattata alle piante che aveva a disposizione realizzando sia sistemi molto semplici che ingegnosi per realizzare questi economici sistemi di illuminazione nelle normali attività 'civili'. Diverse volte queste fiaccole sono state utilizzate anche per processionifracchia-24.jpg, pellegrinaggi e altre iniziative religiose realizzate in orari notturni.
S. Marco in Lamis. Una fracchia.
S. Marco in Lamis. Una fracchia.
Nel documentare l’uso di fiaccole chiamate fracchie durante la vita quotidiana si ha la prima notizia nello statuto dell’Università de Santo Marco in Lamis (Nota 5) pervenuto a noi in una copia seicentesca ritrovata nell’archivio comunale (Nota 6). Gli statuti dell’Universitas Sancti Marci in Lamis sono due, uno del 1360 e l’altro del 1490. Dalla lettura dei testi si scopre che venivano regolamentati molti aspetti della vita pubblica sammarchese, si hanno ampi squarci sulla gestione delle attività collettive e alcune notizie storiche e geografiche del territorio. Nello statuto del 1490 è regolamentato, tra l’altro, l’uso dell’illuminazione notturna per chi dovesse girare per il paese. Era vietato girare per il paese senza fracchia o segno di lume dal suono della campana della sera fino all’alba, e poteva bastare un lume fino a sei
S. Marco in Lamis. La processione con le fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione con le fracchie.
persone e una fracchia fino a dieci. Come fossero costruite o realizzate queste fiaccole o lumi non ci è dato sapere, ma possiamo dire che la fracchia doveva essere una fiaccola medio-grande che serviva per illuminarefracchia-26.jpg e permetteva ad un gruppo di dieci persone di poter girare nel paese di notte, mentre il lume doveva essere una fiaccola, o altro strumento di illuminazione, più piccola perché basti uno lume a sei persone per girare nel paese. L’uso di girare con fiaccole, lanterne o altro lume è stato in uso fino agli albori dl XX sec. quanto sono stati montati i primi lampioni pubblici, mentre fino alla fine dell’800 c’era solo l’illuminazione notturna pubblica al posto di guardia (Nota 7).
Nelle processioni serali e notturnefracchia-28.jpg i devoti portavano torce o altri sistemi di illuminazione, solo in alcuni casi portavano candele di cera. In diversi statuti di 'compagnie' e 'confraternite' sammarchesi si parla espressamente di processione serali con torce e/o fracchie.
Le processioni e altre manifestazioni di fede serali con fracchie o altri sistemi di illuminazione è documentato in molte occasioni (Nota 8).
L’uso di fracchie nelle processioni della Settimana santafracchia-32.jpg è molto documentato. Le fracchie nell’ottocento sono attestate anche da una relazione di Polizia sulle sacre rappresentazioni a San Marco in Lamis (Nota 9). Come resoconto poliziesco risulta molto colorito, ma rende bene l’idea di come era strutturata la Settimana santa anche con le processioni notturne e le fracchie

Ci sono tante processioni, sbucano da tutte le strade in tutti i momenti con statue, cartoni, cuscini e pure fiaccole accese che riempiono l’aria di fumo e di carboni per terra…

S. Marco in Lamis. Chiesa del Purgatorio. Presepe creato con sagome.
S. Marco in Lamis. Chiesa del Purgatorio. Presepe creato con sagome.
La citazione dei cartoni in questo documento e in altri testimoniano la presenza dei cartoni dei misteri poi diventati 'lampioncini'sagome-processione-fracchie-04.jpg nella processione attuale. La tradizione delle statue dei misterisagome-processione-fracchie-06.jpg era ed è molto diffusa in tutto il meridione d’Italia.
Nell’ottocento la processione del Giovedì, santo della visita dei sepolcri (Nota 10) fatta dalle varie confraternite con le fracchie, i cartoni dei misteri e la statua della Madonna Addolorata aveva un suo specifico rituale con canti per le strade, prima di entrare e uscire dalle chiese, prima del Miserere e davanti alla statua dell’Addolorata.
La processione della visita dei sepolcri il giovedì santo a sera veniva fatta da tutte le confraternite o congreghe con la statua o immagine della Madonna Addoloratamadonna-addolorata-04.jpg e con le fracchie accese.

 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni
 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni
 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni
 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni
 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni
 S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni  S. Marco in Lamis. Antiche sagome o cartoni

 

S. Marco in Lamis. Una fracchia.
S. Marco in Lamis. Una fracchia.
Da una risposta alla visita canonica del 1872 fatta da mons. Geremia Cosenza si evincono le doglianze del Capitolo dei canonici sammarchesi per aver il Vescovo vietato alcune pie devozioni, tra i divieti c’è pure quello di fare le processioni della visita dei sepolcri con le fracchie accese (Nota 11-Parte 1) (Nota 11-Parte 2).
Nel 1873 il Vescovo di Foggia notifica ai padri rettori delle Confraternite di San Marco in Lamis le disposizioni circa la processione della visita dei sepolcri il Giovedì santo. Il testo è molto importante per capire l’evolversi delle processioni del giovedì e venerdì santo (Nota 12-Parte 1) (Nota 12-Parte 2).

S. Marco in Lamis. Fracchie schierate in Viale della Repubblica, prima dell'inizio della processione.
S. Marco in Lamis. Fracchie schierate in Viale della Repubblica, prima dell'inizio della processione.
Da questo momento la processione con le fracchie e con i cartoni dei misteri non viene fatta più da tutte le confraternite sammarchesi ma solo da quella della Vergine Maria SS. dei sette dolori (Nota 13) che il giovedì sera iniziava la visita ai sepolcri che poi continuava il venerdì mattina (Nota 14).
La processione della visita dei sepolcri il giovedì santo a sera veniva fatta da tutte le confraternite o congreghe con la statua o immagine della Madonna Addolorata e con le fracchie accese.
Da questo momento la processione con le fracchie e con i cartoni dei misteri non viene fatta più da tutte le confraternite sammarchesi ma solo da quella della Vergine Maria SS. dei sette dolori che il giovedì sera iniziava la visita ai sepolcri che poi continuava il venerdì mattina.
[...]
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
Da tutti questi documenti si evince che fino al 1872 le varie confraternite sammarchesi organizzavano il Giovedì santo a sera ognuna la propria processione della visita dei sepolcri con uno specifico rituale, con i cartoni dipinti dei misteri, con i cuscini con le effigie della passione (Nota 18), con la statua della Madonna Addolorata e con le fracchie accese. Il giovedì santo a sera c’erano tante processioni che si incrociavano per le vie del paese. Le fracchie erano piccole, portate a mano e ognuno per portarla pagava un carlino al Capitolo (Nota 19). In seguito alla visita canonica del 1872 la processione della visita dei sepolcri venne fatta con le fracchie e i cartoni solo il giovedì sera dalla Confraternita della Vergine dei Sette Dolori presso la chiesa dell’Addolorata. La processione si fermava la notte nella chiesa Madre per riprendere nella visita ai sepolcri all’alba del venerdì, senza più l’uso delle fracchie perché oramai c’era la luce solare.Una svolta decisiva sia quindi nel 1873 con una sola processione della Madonna Addolorata con le fracchie.
Il Beltramelli (Nota 20)  all’inizio del XX sec. così scriveva:

Altra usanza caratteristica di San Marco in Lamis è la cosiddetta Processione delle fracchie, in un più chiaro eloquio: processione delle fascine. Si compie la sera del Giovedì Santo. I sacerdoti, recanti i simboli della religione, sono seguiti da una lunga teoria di popolani disposti in due file. Detti popolani indossano una lunga veste e recano, alla cima di una stanga, una fascina imbevuta di sostanze resinose. Ad un certo punto, ognuno accende la sua fracchia ed è allora un immenso rogo, una fiumana di fuoco che si muove lentamente per le vie della città. La scena è di un bello orrido insuperabile. In questa esaltazione del fuoco rivive l’antica anima pagana, il culto alla forza dell’elemento, che è per noi come il fulcro fra i due termini: la vita e la morte.

Nel 1923 Vocino descrive la processione delle fracchie:

S. Marco in Lamis. La processione con le fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione con le fracchie.
Le feste religiose conservano specialmente, qualche aspetto pittoresco, qualche uso singolare. Veramente pittoresco e singolare è l’uso delle ‘fracchie’ nella processione del Giovedì Santo a San Marco in Lamis. Le ‘fracchie’ sono dei grossi tronchi di alberi per lo più resinosi, tagliati a cono, infarciti in appositi tagli alla base da altri pezzi di legno e cerchiati di ferro, preparati da più mesi e bene essiccati al caldo dei forni per renderli meglio infiammabili. La sera del giovedì santo esse vengono portate accese, una da ognuno, da oltre trecento contadini precedenti in due fila la statua dell’Addolorata che passa processionalmente dall’una all’altra chiesa; spettacolo profondamente suggestivo che fa pensare ai riti di religioni che non sono più, visione fantasticamente romantica che dà la sensazione di una città in fiamme (Nota 21).
S. Marco in Lamis. Vecchia foto della processione delle fracchie.
S. Marco in Lamis. Vecchia foto della processione delle fracchie.
Le fracchie accese erano di piccole dimensioni (da 10 a 40 Kg) e venivano portate a braccio o poggiate sulle spalle. In alcuni casi due uomini mettevano una pertica di traverso e la fracchia veniva poggiata sopra, mentre un altro sorreggeva la “coda”.
Nel 1925 si costruisce la prima grande fracchia montata su ruote.
Donna Michelina Gravina (Nota 22) per devozione fa costruire dai suoi garzoni una fracchia grande da montare e trasportare accesa su ruote. Ci furono delle proteste ma donna Michelina con l’autorità e la ‘semplicità’ ottiene l’autorizzazione a realizzare e trasportare la fracchia su ruote durante la processione (Nota 23).
I componenti il Capitolo scrivono che

si autorizza la signora d. Michelina Gravina ved. Serrilli a partecipare alla processione della Madonna Addolorata con una fracchia trasportata su ruote, non offendendo la devozione, ma solo per fede.

La processione con le fracchie. Sullo sfondo: S. Marco in Lamis.
La processione con le fracchie. Sullo sfondo: S. Marco in Lamis.
La sig.ra Gravina aveva fatto fare dai suoi molti garzoni la fracchia di formato gigante da mettere su ruote in modo che la sua devozione fosse più grande, da quell’anno ci furono sempre delle fracchie montate su ruote in legno. E’ confermata la notizia che i raggi delle ruote delle prime fracchie trasportate erano in legno; per evitare che il calore della brace e le fiamme bruciassero gli assi delle ruote c’era una persona che sistematicamente versava dell’acqua, ma ugualmente negli anni ci furono alcuni incidenti.
Nel periodo fascista la sezione dell’Opera Nazionale Dopolavoro cercava di promuovere e organizzare le fracchie dando dei premi (Nota 24). Nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale fu la spontaneità della gente a continuare la tradizione.
Dalla fine degli anni ‘40 e fino al 1957 fu il Circolo dell’Artigianato (Nota 25) che si assunse l’onere di mantenere in vita, con grandi sacrifici, la manifestazione delle fracchie, ed all’assenza di contributi economici pubblici sopperiva con le elargizioni inviate dai sammarchesi all’estero, in particolare dall’Australia.
S. Marco in Lamis. Una fracchia con, sullo sfondo, la Collegiata.
S. Marco in Lamis. Una fracchia con, sullo sfondo, la Collegiata.
Finalmente dopo il 1957, con la costituzione della Pro Loco e con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale, si provvide a dare una struttura organizzativa stabile con l’impegno costante di quest’ultima a fornire la legna necessaria per la costruzione delle fracchie.
Dai documenti ritrovati e dalle testimonianze scritte e orali pervenuteci, si può dire che fino alla metà degli anni ’20 le fracchie erano piccole, moltissime erano quelle portate a mano o a spalla da una sola persona, altre da tre persone, due che la sorreggevano con una mazza di traverso e l’altra dietro ne sosteneva la coda.
Dagli anziani si sa che al termine della processione, le fracchie venivano raccolte sope li puzzera (Nota 26), piazzale alle spalle della chiesa Madre, all’epoca fuori il centro abitato, dove bruciavano fino ad esaurimento (Nota 27).
S. Marco in Lamis. Ciro Iannacone posa davanti alla sua fracchia.
S. Marco in Lamis. Ciro Iannacone posa davanti alla sua fracchia.
Nel 1954, con una riforma liturgica, si spostava al pomeriggio la Messa in Coena Domini con il conseguente spostamento dell’adorazione del 'sepolcro' e delle processioni delle confraternite alla serata di Giovedì santo, invece che del primo pomeriggio. Per evitare sovrapposizioni di processioni e creare confusioni tra le visite-processioni delle varie confraternite e quella della confraternita dei Sette Dolori che veniva scortata dalle fracchie, si decise di spostare la processione con le fracchie al Venerdì santo a sera e la processione di Cristo morto della confraternita del Carmine al sabato pomeriggio.
S. Marco in Lamis. Angelo Gualano con la sua fracchia.
S. Marco in Lamis. Angelo Gualano con la sua fracchia.
In questo modo la processione con le fracchie perdeva la sua naturale collocazione temporale e la motivazione originaria, quella di accompagnare la Madonna e la confraternita a visitare i sepolcri, per acquistare, invece, un connotato più atipico e atemporale.
Dagli anni ’50 le fracchie assunsero dimensioni mastodontiche, in seguito ad 'orgogliose gare di bravura' tra li carvunère (Nota 28) e i devoti. E’ ancora vivo, nella memoria degli anziani, il ricordo di Angelo Gualano (Marramere) (Nota 29), Ciro Iannacone (Gire Maruzze) (Nota 30), Giacinto Lombardi (Carrubine(Nota 31) e Matteo Soccio (Nota 32).
Questi con le loro maestranze possono essere considerati i veri pionieri e ideatori delle principali tecniche di costruzione delle “moderne” fracchie su ruote.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
Queste enormi fracchie costituivano un motivo di orgoglio per l’azienda, accresciuto dal grande stupore che suscitavano nei cittadini e poi anche nei turisti che venivano attratti dalla pubblicità della Pro Loco. Con la progressiva morte o con la fine dell’attività lavorativa delle grandi imprese boschive, le fracchie grandi furono realizzate anche da altre categorie sociali, come i contadini e gli artigiani, e infine anche da giovani studenti.
Costruire e trasportare queste enormi fracchie incominciò ad apparire una sorta di prova di abilità e di coraggio, il diametro della bocca raggiungeva anche 3,5 metri e il peso superava i 100 quintali. Questo gigantismo, però, comportava anche crescente confusione e notevole intemperanza da parte dei vari gruppi durante la processione, per cui si pensò di arginare questo fenomeno attraverso una riduzione delle dimensioni, e così alla fine degli anni ’60 si cominciarono a mettere dei limiti.
S. Marco in Lamis. Una fracchia.
S. Marco in Lamis. Una fracchia.
Dopo la protesta di molti cittadini negli anni ’80 i Sindaci hanno fatto, ogni anno, un’ordinanza per regolamentare la grandezza e il numero delle fracchie; la Pro Loco si è presa sempre l’incarico dell’organizzazione delle fracchie e dei lampioncini; l’Arciconfraternita, invece, ha sempre curato e organizzato l’aspetto religioso.
Invece dei cartoni (Nota 33-Parte 1)  (Nota 33-Parte 2) dei misteri si sono realizzati, in tutto il XX sec., i lampioncini che con diverse tecniche costruttive si raffiguravano i vari temi della Passione di Cristo.
S. Marco in Lamis. La Madonna Addolorata illuminata dalle fracchie.
S. Marco in Lamis. La Madonna Addolorata illuminata dalle fracchie.
Negli anni ’60 si realizzarono varie scene viventi. Solo agli inizi del XXI sec. si iniziarono le sacre rappresentazioni viventi della Passione che con figuranti in costume arricchivano la processione con una riflessione maggiore per i partecipanti e gli 'spettatori' (Nota 34-Parte 1) (Nota 34-Parte 2). Fino al 1998 il percorso secolare è stato il seguente: chiesa Madonna Addolorata, piazza Gramsci, corso Matteotti, chiesa Madre, via della Vittoria, piazza Oberdan (Nota 35).
Nel 1999 per lavori di ristrutturazione della pavimentazione di corso Matteotti fu modificato il percorso, ma, anche a lavori ultimati non fu ripristinato il vecchio percorso, sia per questioni logistiche che per ordine pubblico, per il deflusso del traffico sulla strada statale e sull’ingresso e uscita per Via San Severo. Ci sono state molte proteste ma le esigenze di ordine pubblico e di deflusso del traffico hanno prevalso.
Dal 1999 al 2005 il percorso è stato: chiesa Madonna Addolorata, via della Repubblica, via mag. Solari, via C. Rosselli, piazza Madonna delle Grazie, viale Europa, piazza A. Moro, poi le fracchie raggiungevano piazza Oberdan, mentre la processione proseguiva per via Marconi, Corso Matteotti per arrivare alla chiesa dell’Addolorata.
Nel 2006, per i lavori di sistemazione della piazza Madonna delle Grazie, il percorso subì ulteriore spostamento. Chiesa Madonna Addolorata, via della Repubblica, piazza e viale Europa, piazza A. Moro, poi le fracchie raggiungevano piazza Oberdan, mentre la processione proseguiva per via Marconi, Corso Matteotti per arrivare alla chiesa dell’Addolorata.
S. Marco in Lamis. Fracchia schierata in Viale della Repubblica, di fronte alla Chiesa dell'Addolorata.
S. Marco in Lamis. Fracchia schierata in Viale della Repubblica, di fronte alla Chiesa dell'Addolorata.
L’amministrazione comunale e una folta delegazione (circa 70 persone tra rappresentanti istituzionali, parrocchiani e 'fracchisti') il 27 marzo 2002 in occasione dell’udienza del mercoledì sono stati ricevuti dal Papa. A Giovanni Paolo II è stata donata una riproduzione in argento della fracchia, e una fracchia di 25 quintali è stata depositata poi nei Giardini Vaticani (Nota 36).
Per le spese organizzative il Comune spende solo pochissime migliaia di euro riveniente dal biilancio comunale o da contributi provinciali e regionali (Nota 37).
L’Amministrazione Comunale distribuisce circa della metà della legna che serve per costruire tutte le fracchie, l’altra è offerta dai privati (Nota 38). Il Comune di San Marco in Lamis cura la stampa e la diffusione del materiale pubblicitario sotto forma di pieghevoli e manifesti murali organizzativi, di programma e di propaganda.
Ogni fracchia, piccola o grande, generalmente riceve una medaglia ricordo, e alcune coppe che variano come grandezza in proporzione ai voti dati dalla giuria.