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Panorama di S. Marco in Lamis prima della dissennata urbanizzazione.
Panorama di S. Marco in Lamis prima della dissennata urbanizzazione.
Vi presento il testo di Gabriele Tardio che illustra in modo esaustivo che cosa sono le fracchie. Ho arricchito lo scritto con foto e video in mio possesso. Le illustrazioni sono tratte dal libro fotografico sulle fracchie e da altri testi, sempre di Gabriele. Il grassetto è dello scrivente e le note sono originali dell'Autore. Quelle dello scrivente sono introdotte dalla dicitura 'Nota del webmaster'.
Scriveva il glottologo 
Michele Melillo circa 60 anni fa a proposito di S. Marco in Lamis:

'La campagna medesima in nessun altro posto sembra come qui una cornice, un completamento del paese. Altrove si esce all'aperto per stabilire una comunione di lavoro e di interessi con altri paesi. Qui invece la campagna, quella veramente frequentata, non si estende oltre lo sguardo del paese.

Vecchio panorama di S. Marco in Lamis.
Vecchio panorama di S. Marco in Lamis.
Ai campi lontani si preferiscono quelli che consentono di far capo piú frequentemente (anche pìú volte in una stessa giornata) al richiamo del paese, della piazza, sia che si vada al pascolo, o che si vada a tagliar legna o che si vada a cavar le pietre. Magre attività che vengono tutte, come le rimesse dell'emigrante, ad alimentare una vita senza progresso'.
[...]'E pensiamo al caratteristico pronome impersonale ci (es. ci méte, ci pésa, ecc. per dire 'si miete, si trebbia' ecc.), alle varianti specciàvete, sbreiàvete 'muovetevi', (la prima tipicamente appenninica, la seconda tipicamente appula), alle voci piú propriamente pugliesi (sarebbe lungo e complesso enumerarle anche in parte).
Tutti sintomi di una disgregazione della lingua, anche quando i parlanti chiusi fra i monti sembrerebbero messi al riparo da ogni nnovazione'.

Una fracchia accesa
Una fracchia accesa
La presente ricerca ha lo scopo di presentare la processione della Madonna Addolorata con le fracchie a San Marco in Lamis durante la Settimana Santa.
Chi vuole ulteriormente approfondire l’argomento può consultare altre mie ricerche analoghe (Nota 1).
Il sammarchese è molto legato alla Madonna Addolorata e a tutti gli atti di devozione connessi. In questa pubblicazione, purtroppo, non mi dilungherò sulla devozione alla Madre dei Dolori. Senza di lei le fracchie accese non hanno senso e non verrebbero neanche costruite. E’ troppo forte il legame tra i sammarchesi, la Madre piangente e il fuoco delle fracchie.
Non sta a noi giudicare dalle apparenze, ma solo Lei sa guardare fin dentro il cuore e sa lenire le nostre lacrime in questa valle di dolore.
Una comunità di fedeli per esprimere la fede usa i mezzi che normalmente utilizza nella vita quotidiana.
Le torce chiamate “fracchie” erano uno dei  sistemi per l’illuminazione notturna.
Un sistema antichissimo, semplicissimo ed economico per illuminare il buio della notte.
La tradizione di accompagnare la Madonna Addolorata con fracchie accese per la “cerca del figlio” è attestata già nel XVI sec.
Una fracchia accesa con sullo sfondo la Chiesa Madre
Una fracchia accesa con sullo sfondo la Chiesa Madre
Le fracchie sono il sistema di illuminazione pubblica povera che gente di montagna usava normalmente; dopo l’introduzione della pubblica illuminazione le fracchie sono state usate solo per “accompagnare” la Madonna Addolorata.
Per noi uomini e donne del XXI sec. è affascinante vedere questo spettacolo pittoresco e singolare, che richiama epoche che non sono più.
E’ difficile riuscire ad esprimere tramite lo scritto il sentire profondo del sammarchese, la fede fanciullesca senza tanti fronzoli teologici, il perché di tanti sacrifici senza nessun ritorno economico.
A questo punto voglio ringraziare Antonio Rendina, lu furnare (Nota 2), che tra la fine degli anni ’60 e gli inizi dei ’70, mi ha iniziato all’arte del fracchista. L’elenco di coloro che mi hanno aiutato in questi anni per fare la ricerca sulle fracchie sarebbe lungo: voglio ringraziare tutti e sappiate che tutto è fatto ad onore e gloria della Madonna dei Sette Dolori e del suo Figlio che in croce, stoltezza per i pagani e ignominia per gli ebrei, versò il suo sangue per la nostra salvezza.