S. Marco in Lamis. Immagine del Bosco Difesa di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Immagine del Bosco Difesa di S. Matteo.
La costruzione della fracchia è descritta in diverse pubblicazioni (Nota 106).
Per costruire una fracchia è necessario essere esperti nell’uso dell’accetta, dei segacci e di tutti gli arnesi del boscaiolo e del carpentiere, ed essere un buon conoscitore del legname e delle sue modalità di risposta al fuoco e alle sollecitazioni meccaniche.
La scelta del legname è importante perché da esso dipende la buona riuscita di una fracchia. Il tronco che serve per l’ossatura principale deve essere possibilmente di castagno oppure di quercia, dritto, senza nodi, adeguatamente lungo, in proporzione alla fracchia che si vuol realizzare; le ferle (aste) (Nota 107), sezionate in lungo così da realizzare tutto l’esterno, realizzate da tronchi più sottili, senza nodosità, devono essere anch’esse di castagno o di quercia.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia.
La legna del riempimento, scelta con cura e per tempo in modo da avere una buona bruciatura e non creare fumo, deve essere di varie pezzature, possibilmente di quercia o carpino, evitando il castagno, il noce e il fico perché bruciano male, oppure il mandorlo e le resinose perché creano molta brace. L’olivo sarebbe il  legname migliore, ma non è facilmente sistemabile perché troppo contorto.
Parte della legna andrebbe “sfumata” (asciugata ed essiccata) nel forno in modo da averla asciutta ma non secca e garantire così una migliore resa nella bruciatura lenta, per ottenere una fracchia che bruci senza fumo e che anche dopo alcune ore di accensione non si consumi fino all’altezza del carrello di trasporto, la qual cosa ne comprometterebbe la staticità e il trasporto.
Oltre alla legna e al filo di ferro che serve per legare le ferle ai cerchi, occorrono i seguenti attrezzi che sono il corredo specifico per il gruppo che fa la fracchia: accette di varie misure, martelli, tenaglie, mazzole, mazza da 10 kg, segacci, pinze, motosega.

Costruzione di una fracchia. Il carrello
Costruzione di una fracchia. Il carrello
Costruzione di una fracchia. Il 'fermatronco'.
Costruzione di una fracchia. Il 'fermatronco'.
Costruzione di una fracchia. Aspetto esterno.
Costruzione di una fracchia. Aspetto esterno.

Mentre gli accessori che servono per costruire una fracchia e che vengono usati per molti anni con una normale manutenzione ordinaria sono:

  1. carrello, formato da due grosse ruote metalliche, che hanno un diametro di circa 100 cm e di una larghezza del cerchio di circa 15 cm con raggi idonei a sopportare un peso di oltre 40 qli e che devono essere capaci di resistere alle continue sollecitazioni meccaniche anche della strada. Le ruote sono unite tramite un 'asse' che si innesta nei mozzi e che viene fermato da ganci a occhiello a cui si innestano le catene di traino. L’asse viene rinforzato con putrelle a doppia T in modo da avere una maggiore sede di appoggio per la fracchia e poterla fissare bene al carrello. Talvolta si saldano anche putrelle in senso trasversale all’asse per avere un maggior ancoraggio;
  2. cerchi, che servono per sostenere l’esterno della fracchia e vengono realizzati generalmente con vecchie ruote di carri (traine), ma anche con tondino in ferro da costruzione, saldato in modo da formare un cerchio. Occorrono diversi cerchi di varie misure per ancorare ai vari livelli l’ossatura esterna;
  3. catene e funi d’acciaio;
  4. funi di traino, collegate alle catene ancorate agli occhioli presenti sull’asse in ferro oppure sui mozzi delle ruote, ad una distanza di circa 5 - 6 metri. Sono robuste corde di canapa, del diametro di circa 25 mm;
  5. fermatronco, collare di ferro con un bullone che serve a stringere il tronco principale nella parte in cui non viene sezionato (coda);
  6. lamiera di raccolta della brace, viene ancorata al primo e al secondo cerchio, in modo da formare un vassoio sotto la fracchia per raccogliere la brace che cade, e scaricarla solo in alcuni punti dove possa essere facilmente spenta.
    Le fasi della costruzione della fracchia si possono dividere in cinque momenti:
  1. preparazione del tronco principale;
  2. sistemazione dello scheletro e ancoraggio al carrello;
  3. riempimento;
  4. messa a punto finale;
  5. sistemazione per il trasporto.

S. Marco in Lamis. Fracchia accesa
S. Marco in Lamis. Fracchia accesa
Dopo aver scelto con cura e con meticolosità il tronco, si inizia la  prima fase che è la 'intestatura' e che consiste nel tagliarne le due estremità. Viene poi incastrato il 'fermatronco' a circa un terzo della lunghezza, il lato più corto, in corrispondenza della parte più larga del tronco sarà chiamata 'coda', mentre la parte più lunga sarà quella che dovrà aprirsi per formare il cono della fracchia.
La parte più lunga del tronco viene tagliata fino al 'fermatronco' in 6 - 8 sezioni longitudinali, sia con motosega che con cuneo a spacco in modo che il tronco principale abbia i due terzi sezionati mentre un terzo rimanga integro.
Ad ogni sezione o ferla viene successivamente portata via la parte interna in modo da togliere lo spicchio spigoloso e farla risultare piatta. La rottura di una ferla, sia in questa fase sia nelle successive, comporta la sostituzione dell’intero tronco, anche perché questa è l’ossatura della fracchia.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia. Si lavora sulle 'ferle'
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia. Si lavora sulle 'ferle'
Si procede quindi all’allargamento delle ferle del tronco principale inserendo un cuneo, che con alcuni colpi ben assestati aiuta ad aprire il tronco in corrispondenza del 'fermatronco' e a dargli la forma di cono (Nota 108-Parte 1) (Nota 108-Parte 2).
Nella seconda fase si procede a legare, con filo di ferro cotto, le ferle principali ai cerchi. Questi vengono posti  ognuno ad una distanza di circa 60/70 cm, in forma crescente dal fermatronco verso la cosiddetta imboccatura della fracchia.
Sul carrello vengono sistemati due tronchi trasversali in modo da dare una maggiore stabilità alla costruzione ed evitarne il rotolamento. I tronchi vengono fissati con cavetti  di acciaio all’asse delle ruote.
S. Marco in Lamis. Fumo e scintille di una fracchia accesa
S. Marco in Lamis. Fumo e scintille di una fracchia accesa
Lo scheletro della fracchia, quindi, si pone tra i due tronchi posti sul carrello a circa un terzo della lunghezza del cono della fracchia.
Da altri tronchi, con l’ausilio dell’accetta, si realizzano altre ferle di varia lunghezza. Devono essere ben tagliate e appuntite per incastrarsi con le altre e riempire gli spazi tra una ferla e l’altra, e non avere la corteccia rovinata. La parte interna deve essere ben levigata in modo da far aderire meglio la legna di riempimento. Vengono quindi anch’esse legate con filo di ferro. Alcuni costruttori fissano longitudinalmente i vari cerchi con tondini di ferro in modo da evitare la loro caduta durante la combustione.
Sistemate le ferle per meno della metà, si provvede a legare, con cavetti in acciaio, la fracchia in costruzione al carrello, e alla sua sistemazione sulla base interna e per tutta la lunghezza dello scheletro si fissa un palo dritto o una putrella in ferro allo scopo di impedire che la fracchia si pieghi per il peso eccessivo o per gli scossoni durante il tragitto.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
S. Marco in Lamis. La processione delle fracchie.
Nella terza fase si procede al riempimento, che viene realizzato con la sistemazione della legna, iniziando dalla punta del cono interno e aiutandosi con mazzole. Dalla riuscita del riempimento dipende in gran parte la qualità dell’accensione della fracchia: un riempimento eccessivo non permetterebbe alla legna la  necessaria aerazione e quindi  brucerebbe male; viceversa, la presenza di troppo spazio tra la legna farebbe bruciare la fracchia troppo in fretta.
Man mano che si procede nel riempimento, si finiscono di sistemare le ferle in modo da completare tutta la parte esteriore. Occorre molta accortezza in questa fase, perché la parte visibile deve essere uniformemente coperta da ferle con tutta la loro corteccia ed inserite ad incastro una con l’altra.
In fondo al cono e fino al carrello si utilizza legna 'verde', ma non bagnata, in modo da dare anche peso alla parte finale della fracchia; per la parte centrale si ricorrerà a legna 'sfumata', che è legna appena tagliata ma messa in forni per far evaporare l’acqua in modo da essere asciutta ma non secca e dare una combustione lenta e senza fumo; la zona della bocca viene riempita con legna secca che possa bruciare subito e uniformemente.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia. Sacchi per il contrappeso.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia. Sacchi per il contrappeso.
Nella messa a punto finale si procede per primo alla sistemazione della coda con il taglio a becco di zufolo della zona inferiore dell’apice del tronco, così da far scivolare meglio la fracchia ed evitare che rovini la pavimentazione stradale. Nella zona  superiore viene praticato un foro e issata una pertica  in modo da ancorare nella parte basale due corde per i timonieri e nella parte alta il nome del gruppo oppure la figura dell’Addolorata.
Vicino alla pertica vengono inseriti dei tronchetti che servono per fermare, a mo’ di sella, alcuni sacchi pieni di sabbia che servono da zavorra nella parte iniziale della processione fino a che non bruci parte della legna. Dalla pertica fino al primo o secondo cerchio vengono messi dei fili con bandierine colorate appese che danno un pizzico di vanità.
Per ultimare la sistemazione esteriore vengono tagliati con la motosega tutti i pezzi di legna che fuoriescono dalla sezione della bocca in modo da avere una superficie uniforme che viene finita di riempire con altra legna e con materiale facilmente infiammabile   che deve servire come esca per l’accensione (segatura, paglia, carta o stracci imbevuti di materiale infiammabile).
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia.
S. Marco in Lamis. Costruzione di una fracchia.
Vengono quindi tolti quasi tutti i fili di ferro che sono serviti per legare le ferle ormai inutili dopo il riempimento.
Affinché la fracchia sia trasportabile si provvede ad agganciare delle catene lunghe 5 o 6 metri agli occhioli posti sull’asse oppure sui mozzi esterni delle ruote; alle catene viene legata una corda di canapa di oltre 10 metri, in modo da essere utilizzata per effettuare il traino da circa 10 tiratori disposti su ognuna delle due file.
Alla coda, invece, vengono legate due corde di circa 6 m in modo da essere utilizzate dai  timonieri. Questi fungono da nostromi”, perché la loro funzione è essenziale nelle curve e nel dirigere la fracchia 'a colpi di schuppetta' (‘fucilata’, metafora usata dai timonieri per indicare il percorso in linea retta).
La lamiera che funge da raccoglitore di brace viene legata sotto la bocca della fracchia fino al carrello; essa, da alcuni anni, è stata resa obbligatoria.
Altri accorgimenti per aumentare la staticità, sono i tiranti che fissano maggiormente l’asse tra il primo e l’ultimo cerchio per evitare spostamenti della fracchia posta sul carrello specialmente nelle curve.
Alcuni usano coprire la fracchia con foglie di edera, ma questa accortezza serve solo per mascherare imperfezioni nella costruzione.
S. Marco in Lamis. Fracchie accese.
S. Marco in Lamis. Fracchie accese.
L’accensione è il momento culminante per i 'fracchisti', è il coronamento di tutto il lavoro fatto, e porta con sé la trepidazione dei costruttori.
Per tenere la fiamma 'allegra', che non bruci troppo in fretta o troppo poco, si sfrutta la canalizzazione del vento che arriva  dalle strade laterali, ed è il capofracchia a conoscerne i segreti.
Il Capofracchia dà l’andatura ai tiratori, eventualmente con la veria (pertica) assesta dei colpi nella bocca fiammeggiante per attizzare il fuoco oppure lancia del materiale infiammabile per favorire la combustione oppure dell’acqua per rallentarla. I timonieri hanno il compito di far mantenere la fracchia nella direzione stradale e favorire le curve: a tal fine non vengono comandati dal capofracchia.
Costruire la fracchia implica molte ore di lavoro e questo crea un bello spirito comunitario. Gli 'anziani' insegnano ai più 'piccoli' le varie qualità della legna, come usare gli arnesi del boscaiolo, come posizionare ed ancorare lo scheletro della fracchia sull’asse delle ruote, come inserire la legna, come trasportare e accendere la  fracchia,  come far stare viva la fiamma. In tutto questo si ha un trapasso di nozioni che è difficile solo scrivere e basta che una generazione non passi 'il testimone', che queste tecniche si perdono nella biblioteca dell’animo umano.