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[...] ma anche dalla particolare e diffusissima forma che questa vi aveva assunto, la forma ingrottata, presente fin dai primordi in epoca e in terra bizantina.

Olevano sul Tusciano - Grotta di San Michele Arcangelo: Battesimo di Cristo, affresco del IX secolo.
Olevano sul Tusciano - Grotta di San Michele Arcangelo: Battesimo di Cristo, affresco del IX secolo.
La forma del culto in cavità naturali situate a notevole altezza in luoghi poco accessibili, o sulle sommità dei monti, risulta, com'è noto, già diffusa nell’Asia minore nel corso del III secolo dopo Cristo (A. Petrucci, Origine e diffusione del culto di San Michele nell’Italia meridionale, in Millenaire monastique du Mont S. Michel, III, Paris 1967, p.340) con la presenza di molti santuari siti in caverne posizionate, a grande altezza fra i monti, in luoghi scoscesi e impervi. Questa forma particolare del culto era stata originata dal fatto che, con l’affermarsi del cristianesimo, la figura e il culto dell’Arcangelo Michele si erano sovrapposti, fino a sostituirli del tutto, alle figure e ai culti di due divinità dell’Olimpo pagano, Asclepio ed Ermes (Esculapio e Mercurio della mitologia greco-romana) di cui l’Arcangelo aveva assommato in sé tutte le prerogative. Mercurio era, in realtà, messaggero alato degli Dei (aveva le ali ai piedi), accompagnatore delle anime dei defunti (psicopompo), protettore dei commercianti, dei viaggiatori, suscitatore di sogni, dio delle acque miracolose e guaritore delle malattie (aveva in mano il caducéo simbolo dei medici e della medicina) (Decio Cinti, Dizionario mitologico, Sonzogno Etas S. p. A., Milano 1998, Vol. I, p. 112-113). Esculapio, a sua volta, era considerato il grande guaritore di ogni malattia. La forma di culto in grotte e caverne, riguardante queste due divinità pagane, era molto diffusa in Oriente perché essa permetteva la pratica religiosa dell’incubazione ('Incubatio' da incubo, as = giacere, dormire) molto diffusa nel mondo greco- romano, che consisteva nel 'dormire in un tempio sulla nuda terra, per avere da una divinità dei sogni divinatori o una guarigione', in quanto 'si riteneva che il dio guarisse durante il sonno rituale o almeno ispirasse con qualche sogno il mezzo per guarire'. La pratica religiosa dei santuari micaelici situati in grotte e spelonche, divenuta tradizione in Oriente, a partire dalla fine del V secolo d. C., con il diffondersi del culto micaelico dopo la costruzione del santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, divenne comune pure nell’Occidente cristiano, favorita anche dalla pratica devozionale della Stilla, la raccolta a scopo curativo delle acque derivanti dallo stillicidio delle volte delle caverne-santuario, che la fede popolare vuole dotate di qualità terapeutiche. Ciò spiega la grande diffusione dei santuari micaelici in grotte, nell’ambito della diocesi di Salerno e lungo la via che i Salernitani seguivano per compiere i loro pellegrinaggi all’Angelo del Gargano. La più importante di queste grotte-santuario è la Grotta di San Michele di Olevano sul Tusciano, un Comune della provincia di Salerno confinante da un lato con Battipaglia e dall’altro con Acerno. La grotta era situata all’inizio di un’antica via, che, unendo la Popilia all’Appia seguendo il corso del fiume Tusciano, stabiliva una comunicazione materiale, oltre che ideale, con la grotta dell’Angelo del Gargano, che si trova all’altra estremità di questa via. La grotta di Olevano è posta a circa 600 metri d’altezza, lungo le balze del Montedoro (Mons Aureus) in antico raggiungibile soltanto con due ore di cammino e attraversando un ponte denominato Ponte dell’Angelo. La storia religiosa della grotta di Olevano non è dissimile da quella di tante altre grotte del genere, le quali, tutte, narrano delle apparizioni in esse dell’Arcangelo Michele, vittorioso nella sua eterna contrapposizione e lotta con il diavolo, tanto che, quasi a voler contrassegnare anche fisicamente e visivamente questo evento, nelle loro vicinanze ve n’è spesso una, più piccola e inospitale, nella quale la tradizione confina il diavolo vinto dall’Arcangelo. La seconda grotta, che si rinviene nelle vicinanze della grotta di San Michele di Olevano, ha la particolarità di comunicare con la prima attraverso uno stretto budello e, dagli inizi del secolo XX, viene indicata come la grotta di Nardantuono, un brigante della zona che aveva fatto di essa il suo rifugio. Ciò che rende importante la grotta di Olevano anche dal punto di vista storico ed artistico, oltre che religioso e devozionale, è la presenza, in essa, di costruzioni e affreschi unici nel loro genere, valutati dal World Monuments Fund degni di essere inclusi nella lista dei 'cento più importanti monumenti al mondo a rischio e da salvare'. Il brano di un diario, l’Itinerarium Bernardi monachi, in cui il monaco Bernardo, reduce dal pellegrinaggio in Terra Santa, che aveva compiuto nella seconda metà del secolo IX, afferma che: 'usciti dal mare giungemmo al Montedoro, dove c’e una grotta che ha sette altari, che ha anche sopra di sé una grande selva. In questa grotta, a causa dell’oscurità, nessuno può entrare se non con le lucerne accese'. (Itinerarium Bernardi Monachi: 'Exeuntes de mari venimus ad montem Aureum, ubi est cripta habens VII altaria, habens etiam supra se silvam magnam, in quam criptam nemo potest intrare, nisi accensis luminibus'.). La presenza di un notevole numero di affreschi, che coprono le pareti delle cappelle e in particolare quella di San Michele per una lunghezza di oltre 120 metri, conferisce alla grotta importanza artistica, oltre che storica e archeologica.