1860-1870 I problemi dell'unità in Capitanata, Catalogo della mostra, a cura di Pasquale di Cicco, Archivio di Stato di Foggia, Foggia, 1982
[Le note (sono 100!) bibliografiche o riferentesi al catalogo della mostra sono state omesse, pur mantenendo la numerazione originale. Ho riportato le note che aggiungono informazioni allo scritto. NdR].
La tutela socio-sanitaria e l'istruzione dopo l'unità in provincia di Foggia
di Giacoma Desimio
Il quadro sanitario che presenta la Capitanata nel primo decennio post-unitario non mostra aspetti particolarmente soddisfacenti.
La popolazione risulta scarsa rispetto all'estensione territoriale, la densità media è di 40.89 abitanti per Km./q , mentre per la maggior parte delle provincie italiane è di 83,90 circa. La vita media, che per l'intervallo cronologico dal 1861 al 1864 risulta di 29,77 anni, nelle altre provincie del regno è di 31.77. Nell'anno 1866 il numero dei morti supera di 1.052 unità il conteggio dei nati. Negli anni successivi si risentono le conseguenze di una epidemia di colera che provoca in totale 3.326 morti. Da una "Tabella dei nati e morti in Capitanata dall'anno 1865 al 1874" firmata dal dott. Luigi Della Martora si evince che la città capoluogo nel 1865 ebbe 1.265 nati e 1.322 morti.
Il dislivello si mantiene alto anche negli anni successivi, tanto da far totalizzare 12.147 nati e 12.948 morti a Foggia; 126.809 nascite e 126.582 morti nell'intera provincia.
Tale situazione può essere fatta risalire a cause sia di ordine socioeconomico, sia ambientale: l'inurbamento, la lontananza dai luoghi di lavoro, le cattive abitudini agricole, l'alimentazione povera e scarsa, la mancanza di cure e cognizioni igieniche adeguate rendono la popolazione più sensibile che altrove alle influenze di un clima malsano, soprattutto nelle zone piane, per la presenza di stagni e luoghi paludosi e la mancanza di zone alberate.
Il progresso degli studi scientifici e l'intervento del governo mirano, tuttavia, al miglioramento sanitario della provincia mediante norme, proposte, regolamenti di igiene e di polizia urbana e rurale, studi sulla potabilità delle acque, statistiche, bonifiche del territorio.
Da una relazione statistico-sanitaria dell'agosto 1868 riguardante tutti i comuni della provincia risultano condizioni igieniche buone o soddisfacenti per diciotto di essi, plausibili per dieci, mediocri ed insoddisfacenti per gli altri. Rispetto ai primi anni dell'Unità risultano migliorati i servizi medici, ostetrici e farmaceutici. Nel 1866, infatti, si contano 150 medici-chirurghi, 125 medici, 31 chirurghi, 334 flebotomi, 265 farmacisti, 13 veterinari, 134 levatrici, quasi tutti i comuni dispongono di medici condotti nella proporzione approssimata di un medico per 2.844 abitanti; alla stessa data si sono già costituiti due comitati medici, uno a Foggia, istituito il 15 ottobre 1863, ed un altro a San Severo.
Risultano mancanti dal quadro del 1868 i tre ospedali di Torremaggiore, Manfredonia, Sannicandro Garganico, presenti, invece, in Prospetto Statistico delle Opere Pie di Capitanata a tutto dicembre 1861 pubblicato a Foggia nell'anno 1865 dalla deputazione provinciale, che registrava per la provincia 13 luoghi di cura confermati dalla statistica generale del prefetto Scelsi (Nota 9) e tenuti dalle opere pie per la cura di 2.279 ammalati.
La più antica istituzione ospedaliera è quella di Troia, fondata intorno al 1590, la più recente quella femminile di Foggia, fondata nel 1827. Nel capoluogo esistono due ospedali. Uno, maschile, tenuto dai frati di San Giovanni di Dio, è rivendicato al comune nel 1869 dal sindaco Lorenzo Scillitani; nel 1850 disponeva per civili e militari di 70 posti letto, destinati a salire a 190 nel 1884. L'altro, femminile, è affidato alle suore della Carità, sotto il titolo dei santi Caterina e Francesco da Paola. Fu fondato dal sacerdote Antonio Silvestri e sito nel vicolo accanto alla chiesa di San Giovanni di Dio. Dopo diversi traslochi esso trova, infine, sistemazione, per intervento del comune e della provincia, nell'ex convento degli Agostiniani (Nota 12). Nel 1856 l'ospedale delle donne ottiene riconoscimento giuridico. Assume, poi, il titolo di "Vittorio Emanuele II", ed è dichiarato di classe provinciale nel 1864: estende, infatti, la sua disponibilità all'intera Capitanata e può ricoverare 14 inferme al giorno (Nota 13).
Al 29 ottobre data il progetto di un nuovo ospedale per le povere inferme della provincia, firmato dall'architetto Metallo e che si sviluppa su due piani. Il 18 novembre dello stesso anno, un resoconto del segretario della deputazione provinciale, Barone, ribadisce l'intenzione di costruire un nuovo fabbricato per l'ospedale delle donne, costretto in locali d'affìtto e con posti letto insufficienti. Il progetto, tuttavia, destinato ad un iter lungo e complesso, rintracciabile in parte negli Atti del consiglio provinciale di Capitanata, non vedrà alcuna concreta realizzazione.
Nel 1880 l'ospedale sarà trasferito, come detto, nel convento di Sant'Agostino, dove rimarrà, soggetto a continui interventi di manutenzione e dopo aver subito un incendio il 6 ottobre 1899, anche nel secolo successivo.
La cura degli infermi, nel decennio 1860-1870, pare affidata per lo più al medico locale. Nelle relazioni sanitarie dei comuni, infatti, le istituzioni ospedaliere non vengono citate spesso ed è difficile risalire al ruolo effettivamente svolto dalle stesse nell'organizzazione sanitaria del periodo.
Le malattie più diffuse nella Puglia piana risultano le febbri malariche, le infezioni intestinali, la cachessia, lo scorbuto, la tigna. Si rileva, inoltre, la presenza del vaiolo, del tifo, delle malattie difteriche, delle malattie veneree. Nelle zone montuose, invece, per lo più sono diagnosticate forme patologiche dell'apparato respiratorio.
Da ciò si può constatare quanto il clima e la topografia dei luoghi incidano sul quadro patologico, sì da determinare, a detta degli studiosi del periodo, condizioni contrastanti tra l'andamento economico e quello della pubblica salute. A tal proposito lo Scelsi parla di "antitesi funesta": la primavera molto piovosa, infatti, renderebbe buono il raccolto, ma inciderebbe negativamente sulle febbri malariche e sui mali respiratori; la siccità, al contrario, provocando cattivi raccolti, e favorendo lo sviluppo dei mali epidemici, migliorerebbe, però, il decorso delle altre malattie.
L'intima connessione tra ambiente e società che aveva interessato, già nella prima metà dell'Ottocento, studiosi della scuola medica napoletana (De Renzi) viene a porsi, quindi, come uno degli interessi precipui della ricerca scientifica. L'insorgere di una lunga e perniciosa epidemia colerica, che si manifesta in San Severo il 26 luglio del 1865 e, dopo recrudescenze periodiche, può essere considerata in via di declino nel novembre 1867, spinge, infatti, le autorità ad interessarsi più da vicino delle condizioni igienico-sanitarie della Capitanata.
Nel luglio 1865 giunge nella provincia il ministro dell'agricoltura, industria e commercio Luigi Torelli, al quale il prefetto Gadda ed il medico e professore di fisica ed economia rurale di Foggia, Vincenzo Nigri, avanzano richieste e proposte in relazione al miglioramento della realtà locale.In tale occasione il Nigri chiede, per poter effettuare calcoli ozonometri, strumenti di ricerca che contribuiranno all'impianto di un osservatorio meteorico-agrario (Nota 20). L'utilità di tali strutture è notevole per l'igienista; le apparecchiature, infatti, forniscono dati di cui egli si giova per la determinazione del clima e le relazioni con l'andamento generale della salute: la quantità annua delle piogge, la cubatura dei recipienti di raccolta delle acque piovane, la programmazione di lavori di prosciugamento e bonifica del territorio.
Il Nigri stesso ci tramanda, poi, in un suo scritto altre vicende sanitarie di quegli anni, relative ad epidemie diffuse dalle regie truppe operanti del Tavoliere (Nota 21). Nel 1864 impensierisce le autorità foggiane un'epidemia tifoidea. Il comune, inviata una commissione nell'ospedale dove erano ricoverati i malati nella seduta straordinaria del 24 febbraio 1864 discute sulla diagnosi controversa del male e stima trattarsi di tifo petecchiale. Contro la delibera adottata al riguardo fa pubbliche osservazioni il dottor Giuseppe Luvini dell'ospedale militare, sostenendo la diagnosi di semplice febbre tifoidea, contagiosa sì, ma non pericolosa come il tifo petecchiale. Da tale disputa scaturisce una polemica che vede finanche un'interpellanza parlamentare (interpellanza Macchi), seguita da una protesta dei medici locali e da altre osservazioni a stampa del Luvini (Nota 22).
Tutto ciò non contribuisce certo al progresso della Capitanata; le conseguenze, infatti, sono notevoli sul piano morale e su quello economico. Uno studioso locale, il Papa, dirà che da quel momento "nelle sfere ufficiali Foggia cominciò a considerarsi come un luogo di punizione, di promozione, di passaggio". Il colera che si manifesta l'anno successivo è destinato, poi, ad aumentare ulteriormente le preoccupazioni.
Positivi, invece, sono i risultati raggiunti nel decennio in esame nel campo della pratica vaccinica, introdotta in Capitanata nel 1801. Dopo il primo quinquennio unitario, infatti, nonostante problemi di natura tecnica, difficoltà e resistenze dell'ambiente, troviamo un servizio vaccinico organizzato e funzionante.
Dal 1861 al 1866 risultano vaccinati 53.096 su 65.704 nati. Risulterebbero 12.608 non vaccinati, ma così non è, giacché bisogna calcolare il tasso di elevata mortalità infantile, pari al 9%. I non vaccinati si riducono, così, a 6.700 ossia l'11 % 25. Per quanto riguarda, poi, gli ultimi anni del decennio 1860-70 la situazione si presenta più o meno stazionaria, ad esempio, da un prospetto del 1868 i non vaccinati risultano ancora 6.964.
Notevole supporto alla pratica vaccinica ed all'attività assistenziale e sanitaria viene ad essere dal 1867 un dispensario medico-chirurgico, sorta di poliambulatorio che si occupa della cura dei malati più bisognosi.
Soddisfacenti sono, a chiusura del decennio, le condizioni di altre strutture complementari quali i cimiteri. In Capitanata nel 1866 se ne contano 55 in buone condizioni igieniche: due, di cui uno a Carlantino, risultano ancora in costruzione e tre sono in programmazione a Biccari, Trinitapoli e Celenza Valfortore.
Per quanto riguarda il rifornimento idrico, da un quadro statistico del 1868, esso risulta, in rapporto alla quantità e qualità delle acque, buono ed abbondante per venti comuni, buono e sufficiente per diciotto, buono ma scarso per uno, mediocre ma sufficiente per sei, abbondante seppure di qualità mediocre per un comune, insufficiente e di cattiva qualità per tre, scarso e mediocre per quattro.
Nel dicembre del 1865 il ministro Torelli nella prefazione ad una pubblicazione ufficiale sulle acque potabili del regno aveva già manifestato preoccupazioni per quanto concerneva le condizioni idriche di tutto il Mezzogiorno 30. Una lettura superficiale del quadro idrico della Capitanata, quale emerge da questa pubblicazione, potrebbe far credere che le condizioni dell'acqua nella provincia non siano del tutto inaccettabili. In realtà le qualificazioni della statistica in esame sono state date per lo più a scopo indicativo, sul parere delle popolazioni locali al riguardo e non in base ad analisi di laboratorio 31. Inoltre le zone interne della Capitanata possono contare su di un solo corso d'acqua, l'Ofanto, che separa la provincia di Foggia da quella di Bari ed è a carattere torrentizio. Le zone costiere caratterizzate, invece, da terreni di tipo alluvionale abbondano di sole acque salmastre non utilizzabili nemmeno per l'agricoltura.
Il governo borbonico lascia quale opera idrica nelle ex provincie napoletane il solo "Canale Carolino" fatto costruire da Carlo III convogliando le acque dal monte Taburno.
Unico rimedio concreto appare, quindi, la raccolta delle acque piovane, sulle quali non si può, tuttavia, fare grande affidamento a causa dei periodi di siccità, e perché, inoltre, essa pone problemi igienici non indifferenti relativi all'ubicazione ed alla manutenzione dei depositi.
Dalle osservazioni dei quadri sanitari si rilevano i suggerimenti dei comuni in relazione alle esigenze di miglioramento di strutture idriche quali fontane pubbliche, piscine, depositi, pozzi artesiani.
Tuttavia per la soluzione definitiva di questi, come di altri importanti problemi igienico-sanitari la Capitanata dovrà, purtroppo, attendere ancora a lungo.
La legge 3 agosto 1862, n. 753, affida a comuni e provincie gli oneri dell'assistenza ai cittadini meno fortunati.
Il prospetto generale degli istituti assistenziali della Capitanata a tutto l'anno 1861, già citato, enumera 13 ospedali, 11 orfanotrofi, 21 monti di maritaggio, 10 monti di pietà, 5 monti pecuniari, 2 istituti per soccorsi medicinali, 47 monti frumentari e 264 tra confraternite e congreghe di carità. Il loro patrimonio ammonta ad una cifra ingente, più di 4.000.000 di lire che danno nel 1861 una rendita di oltre 561.000 lire. Nel 1866 il patrimonio sale a poco meno di 8.000.000 di lire con una rendita complessiva di circa 700.000 lire.
Queste cifre considerevoli in rapporto al valore monetario ed alla popolazione del tempo non devono, tuttavia, trarre in inganno, giacché alla beneficenza vera e propria resta destinato solo il 13% delle rendite totali, il che si traduce in 9,21 lire annue pro capite per 25.940 assistiti. Tutto il patrimonio, in breve, è destinato al pagamento di stipendi per il personale, spese di culto, manutenzione di locali.
Nel tentativo di superare queste forme tradizionali di assistenza nel demanio 1860-70 si costituiscono le prime associazioni tra lavoratori, tese a rassicurare costoro e le loro famiglie contro i pericoli che potrebbero condurre alla miseria.
Tra le istituzioni tradizionali particolare attenzione viene riservata a quelle per l'infanzia, dato che, fra l'altro, risulta molto diffusa l'usanza dell'esposizione dei bambini. Nell'anno 1865 in Capitanata sono registrati 1.054 esposti, di cui 661 nella sola Foggia. Nel decennio 1855-1865 per l'assistenza ai trovatelli vengono spese 764.783,93 lire.
Le strutture per l'infanzia abbandonata, già insufficienti di per sé, risultano, poi, sovrappopolate anche a causa del ricovero in istituto di bambini di paternità legittima, la cui famiglia, priva di mezzi di sussistenza, è costretta a contare sulla pubblica beneficenza.
Dal prospetto delle opere pie si rileva, come detto, l'esistenza di undici orfanotrofi: tre a Foggia, tre a Lucera, uno a Cerignola, Manfredonia, San Severo, Ascoli Satriano e Troia.
Il più grande ed importante di tali istituti è l'orfanotrofio provinciale maschile "Maria Cristina di Savoia", che merita un breve cenno a causa della sua storia complessa ed alquanto travagliata. Il 26 gennaio 1832, per disposizione sovrana si ordinava la fondazione di un orfanotrofio nella città di Foggia.
Demolito il primo, vecchio convento di Gesù e Maria, viene edificato l'orfanotrofio. La costruzione, ultimata nel giugno 1845, era di già inabitabile, tanto che solo dieci anni dopo il consiglio degli ospizi era costretto a citare l'appaltatore dei lavori ed a richiedere finanche la demolizione dello stabile. Gli orfani, nel frattempo, erano provvisoriamente assistiti nella casa privata dei Fuiani in via Sant'Agostino. L'istituto diviene un notevole peso economico per la provincia ed in alcuni periodi è adibito anche ad alloggio di truppe, come nel febbraio 1862 per l'VIII reggimento di fanteria. Il sindaco Scillitani nel 1866 ne ottiene la riapertura; già nel 1868, tuttavia, il parere di una commissione d'inchiesta e del cav. Cocchi della colonia agricola di Assisi, inviati per controllare il rispetto dei fini istituzionali dell'orfanotrofio, non è positivo. Il consiglio provinciale prima e la deputazione dopo pensano, allora, di poter risolvere le sorti dell'istituto trasferendolo in provincia, a Deliceto, nell'ex convento della Consolazione dei padri liguorini. Dopo alterne vicende il consiglio delibera il trasloco il 30 giugno 1868, e nel bilancio di quell'anno troviamo stanziata la relativa somma. L'orfanotrofio, tuttavia, non verrà trasferito pur essendo a favore del trasloco il prefetto Malusardi. L'opinione pubblica era molto contraria, come si deduce da quel che racconta il Villani, e da quanto arguiamo da un reclamo inviato a Sua Maestà dall'amministrazione dell'istituto nel giugno 1869.
Certo è che questa importante istituzione provinciale, destinata a lenire i gravi problemi dell'infanzia povera ed abbandonata della Capitanata, nacque male e visse molto stentatamente tra il 1860-70 ed anche in seguito (Nota 51).
L'assistenza all'infanzia abbandonata non esclude quella per i figli dei meno abbienti che rischiavano di rimanere incustoditi ed abbandonati a se stessi, mentre i genitori si procacciavano da vivere. Di tale assistenza s'interessa anche la classe governante stimolando le attività filantropiche private e l'istituzione di asili per la prima infanzia o di asili rurali. Gli asili esistenti non coprono le esigenze effettive dell'infanzia, nel 1867, infatti, se ne contano solo cinque in tutta la provincia, di cui due inaugurati a Foggia nel gennaio 1862, uno nel rione San Tommaso, al palazzo Civitella, l'altro nel rione di Gesù e Maria.
L'interesse governativo trova rispondenza nei bilanci del consiglio provinciale di Capitanata, che stanzia somme per gli asili rurali. Nel 1867 è stanziata la somma di lire 5.000, utilizzata, però, soltanto dai comuni di Bovino e Panni, che aprono, secondo le aspettative, due asili con la somma di 400 "franchi".
I conservatori femminili della città sono quattro: Maddalena, Santa Teresa, Buon Consiglio, Addolorata, tutti affidati alla cura di religiose.
Il primo, fondato nel 1708, si occupa delle donne "convertite da cattivi costumi", rifugiatesi originariamente in una casa privata sotto la protezione del vescovo Cavalieri (Nota 56).
Il secondo, sotto il titolo di Santa Teresa, fondato nel 1700 in località "Capo la Terra", l'odierna via Arpi, presta asilo alle orfane ed alle bambine abbandonate (Nota 57). Ancora per le "Pentite" nel 1824 sorge, grazie al sacerdote don Antonio Silvestri, il terzo conservatorio o del Buon Consiglio. Il 7 agosto 1868 esso conta 20 religiose e novizie e 42 recluse, ed è sito nei pressi di Sant'Eligio.
Le orfanelle del colera del 1837 sono, poi, le prime ospiti del conservatorio dell'Addolorata costruito nel 1844 su di un terreno donato dai coniugi Iacuzio ed inaugurato nel 1850. Era sito tra via Barra e lo "stradone" di Gesù e Maria, in località Cantarelle al piano della Croce. Mentre si affermava il più recente di tali istituti, l'Addolorata, declinavano gli altri, tanto che nel 1883 si cominciò a pensare ad un loro "raggruppamento" (Nota 59).
Nel decennio in esame neanche questi istituti sembrano vantare un buon funzionamento ed una valida assistenza, se nel 1869 dal verbale di una commissione d'inchiesta inviata dall'amministrazione provinciale rileviamo gravi carenze.
Mancano in Capitanata sino al 1867 ricoveri ed istituti per inabili al lavoro, menomati ed alienati. Tale carenza provoca il fenomeno diffuso della mendicità. Nel novembre 1867 il consiglio provinciale delibera per l'istituzione di un asilo di mendicità e stanzia sussidi invitando i comuni alla fondazione di altri ricoveri. Dal conto morale della deputazione risulta aperta a Foggia la "Casa della Mendicità".
Per quanto riguarda gli alienati mentali si continua per lungo tempo a ricorrere fuori provincia al morotrofio [manicomio, ndr] di Aversa. Tale istituto dal 1865 è mantenuto con fondi provinciali obbligatori. Dal dicembre 1854 al dicembre 1864 la Capitanata vi invia 120 alienati, di cui 54 dimessi nel decennio indicato e 52 morti in istituto, e nel luglio 1865 vi risultano ricoverati 17 malati della nostra provincia, alloggiati in fabbricati vecchi, sporchi, assolutamente inefficienti. Nel luglio 1869, il commissario straordinario Caravaggio tenterà di migliorare le tristi condizioni dei ricoverati con l'aumento delle rette.
Per i menomati nelle capacità sensorie in Capitanata interviene un istituto specializzato di Milano. Francesco Della Martora, segretario della società economica di Capitanata, prende a cuore il problema e, infatti, nel 1868 vi è un suo interessamento presso il prefetto Malusardi, affinchè siano prese iniziative assistenziali adeguate.
Dalle tradizionali istituzioni assistenziali si distaccano le società di mutuo soccorso, embrioni di quelle forme associazionistico-previdenziali tra lavoratori che si cominciano ad affermare in Capitanata in questo periodo. Si nota l'interessamento delle autorità verso questi sistemi cooperativistici che si prefiggono scopi di aiuto e reciproca assistenza tra soci. Nel 1862 è promossa una statistica ufficiale al riguardo, un'altra viene avviata nel 1869. Le risposte alla prima statistica sono negative per l'intera provincia, e Io statuto di una delle più antiche associazioni di Capitanata, la società operaia di San Severo, porta la data del 9 luglio 1865. Nel 1866 il prefetto Scelsi nella sua statitica rileva la presenza di una società a Foggia (Nota 69), due a San Severo (una delle quali distintasi soprattutto per soccorsi prestati a soci e parenti di soci in occasione del colera), una a Cerignola e due "più recenti" ad Ascoli ed a Candela.
Le risposte alla statistica del 1869, confermando l'esistenza delle società dei distretti di Foggia e San Severo, risultano, invece, negative per quello di Bovino, sebbene nel 1874 si rinvengano notizie della società di Ascoli, che appare fondata nell'anno 1866.
Una tavola cronologica ricostruita nel 1978 su documenti d'archivio di data posteriore al 1870 fa risalire, inoltre, all'ultimo anno del decennio in esame altre società di mutuo soccorso, quali quelle di Apricena, Casalnuovo Monterotaro, San Marco in Lamis, San Nicandro e Torremaggiore.
Le finalità di queste organizzazioni, come appaiono anche da un registro delle delibere della società di San Severo (1875-1882), sono per lo più di tipo mutualistico ed assistenziale.
Nel 1860 in Capitanata si contano solo 58 scuole pubbliche elementari, 36 maschili e 22 femminili: una scuola per più di 1.000 abitanti. La popolazione scolastica delle primarie conta complessivamente 1.290 alunni, ossia lo 0,40% della popolazione. Risultano analfabeti 281.997 abitanti su 312.885.
È notevole l'impegno del governo unitario in questo settore della vita pubblica, uno dei più curati dal 1860 al 1870 e, forse, tra i meno curati dal precedente governo. I progressi sono rilevanti e si avvertono già nel primo quinquennio: nel 1864-65 la città di Foggia su 34.025 abitanti enumera ben 15 scuole primarie ed 802 alunni.
Migliora ancora la situazione scolastica nel secondo quinquennio; nel 1867 esistono nella provincia 215 istituti di primo grado e la popolazione scolastica è aumentata rispetto al 1859-1860 quasi del 4%.
Da un quadro generale delle scuole primarie di Capitanata rileviamo, infine, che le scuole salgono a 433 nel 1869 e l'anno successivo a 504. Considerevole anche l'aumento delle scuole per adulti, 21 in tutta la Capitanata nell'anno scolastico 1859-60, divengono 17 per il solo mandamento di Foggia nel 1868-1869. A queste vanno aggiunte, poi, le scuole private, di cui ricordiamo a Foggia quella del maestro Vincenzo del Conte, e quella più recente "per civili fanciulle" inaugurata il 10 novembre 1868 nel palazzo Cutino, già Avelline, alla strada Madonnella.
Gli asili infantili, infine, ignorati quasi nel periodo precedente, ricevono ora un forte incentivo. Nel 1864-65 a Foggia se ne contano di già due, nel 1867 sono cinque nella provincia (oltre a quelli del capoluogo, a San Severo, Lucera. Panni e Bovino). Altri sono in programmazione per i comuni di Cerignola, Vieste, Ascoli Satriano, Candela e Sant'Agata 82.
I primi anni dopo il 1860 sono dedicati soprattutto agli aspetti organizzativi del settore: acquisizione di dati, riorganizzazione e ristrutturazione di scuole tenute precedentemente da ordini religiosi, istituzione di asili, nuovi orsi di studio, affari del personale. Prima dell'Unità, ad esempio, la nomina lei maestri elementari era conferita in base ai rr. dd. 21 dicembre 1819, che attribuivano ai municipi la formazione di una terna di nominativi, tra i quali, Poi, era effettuata la scelta del titolare; tuttavia alcune delle risposte della Capitanata ai quesiti del consiglio superiore della pubblica istruzione per l'anno 1865 informano che tale nomina in precedenza era stata spesso subordinata ad influenze clientelari o clericali.
Il d. lgt. 5 marzo 1861, n. 278, limita l'esercizio della professione al solo personale munito di titolo conseguito presso le scuole preparatorie per allievi-maestri, al fine di poter disporre di personale qualificato. Intorno a tali scuole sorsero polemiche e notevoli furono le difficoltà soprattutto per il personale già in servizio prima dell'Unità. Tuttavia, a spese dello Stato e per la durata di tre mesi entrano in funzione, già nel 1861, le scuole maschili nei capoluoghi di circondario, Foggia, Bovino e San Severo. Nel 1863 a queste se ne aggiunge a Foggia una quarta, a spese della provincia e con il concorso del governo, della durata di sei mesi.
Dall'l giugno 1862 a tutto maggio 1864, poi, sono istituiti due corsi di scuola magistrale femminile di sei mesi, anch'essi a spese dello Stato. Tra il giugno 1863 ed il settembre dell'anno successivo ancora due, uno semestrale, l'altro di nove mesi, a carico della provincia e con sussidio governativo. I corsi sono frequentati complessivamente da 111 allievi e 113 allieve.
Si rileva che per quanto riguarda l'istituzione di scuole magistrali definitive, non ancora ve ne sono nel 1865 86. Nel 1866, invece, il prefetto Scelsi parla di una scuola magistrale femminile nel sollecitare l'apertura di una maschile 87.
La scuola maschile sarà inaugurata, effettivamente, 1'8 marzo dell'anno successivo con una prolusione del prof. Pagliuca, e funzionerà nell'ex convento di San Gaetano, dove successivamente troverà sede, oltre al liceo-ginnasio Lanza, anche una scuola meteorico-pratica diretta dal Nigri.
A differenza delle scuole magistrali funzionanti, pur tra difficoltà, già dai primi anni le altre scuole secondarie vivono a lungo una condizione critica. A tutto il 1866, peraltro, in Capitanata esistono scuole di secondo grado soltanto nei comuni di Lucera, Bovino, Foggia, Ascoli Satriano e Sant'Agata di Puglia. Il 9 febbraio 1866 il consiglio comunale di Foggia delibera la istituzione di un ginnasio comunale che sarà aperto nel convento di San Gaetano, intitolato al medico Lanza ed avrà quale primo preside il prof. don Ambrogio Marcangelo.
La più notevole tra le scuole secondarie della provincia rimane il liceo Broggia di Lucera, istituzione ex gesuitica, frequentato in media dal 1861 al 1866 da 77 allievi e lodato ancora dallo Scelsi.
Per quanto concerne gli studi tecnici se ne era occupata la legge preunitaria 13 novembre 1859. Scuole tecniche, infatti, già esistevano talvolta, come a Lucera, annesse ai licei. In realtà, esse non erano altro che corsi di studio generali, propedeutici agli istituti superiori, avendo di tecnico quasi la sola denominazione. In Capitanata si avverte, quindi, l'esigenza di un insegnamento tecnico vero e proprio, integrazione necessaria ad una cultura umanistica ed indispensabile complemento del progresso economico.
L'11 novembre 1863 si delibera in seno al consiglio provinciale, relatore il consigliere De Ambrosio, l'istituzione di ben sette istituti tecnici nei comuni di Foggia, San Severo, Bovino, Monte Sant'Angelo, San Marco in Lamis, Cerignola e Manfredonia. Tuttavia una scuola tecnica si istituisce a Foggia solo il l0 novembre 1866 e il prefetto Scelsi formula ancora voti, affinchè tali scuole raggiungano nella provincia la diffusione sperata per realizzare il binomio "ricchezza-scienza", auspicato poi dal Papa. L'istituto tecnico di Foggia, intitolato a Pietro Giannone, sarà inaugurato soltanto nell'anno 1886.
Se da un lato notiamo i progressi registrati dal governo unitario nel campo dell'istruzione pubblica, dobbiamo anche constatare che la nuova normativa del d. lgt. 16 febbraio 1861, n. 225, che disciplinava l'istruzione secondaria lasciava scoperto il grado più elevato della cultura istituzionale. Foggia nel 1859 vantava dieci cattedre universitarie annesse al collegio degli scolopi (Nota 95).
Esse furono abolite, giacché in base all'art. 2 del decreto n. 225 l'insegnamento universitario doveva essere impartito nella sola università di Napoli. A nulla valse l'impegno del sindaco Scillitani in questa occasione; fu vano il suo prodigarsi presso il prefetto Del Giudice ed altre autorità, perché le cattedre fossero conservate. Sino al 1889 non la sola Capitanata, ma l'intera regione pugliese resterà priva di un suo centro di studi universitari.
Ricordando gli aspetti positivi dell'attività del governo nel settore dell'istruzione, conviene anche rammentare che gli amministratori locali sono particolarmente consapevoli in questo periodo che la scuola non è in grado da sola di trasmettere l'eredità culturale ed il patrimonio dei valori necessari al progresso ed alla civiltà. Il loro interesse, infatti, si volge anche verso altre istituzioni culturali quali le biblioteche scolastiche, popolari, circolanti, comunali.
Nel 1867 grazie al sindaco Scillitani la biblioteca del comune di Foggia, già precedentemente arricchita del considerevole numero di 21.280 volumi, dovuti in parte a lasciti di privati, ma per lo più a versamenti di biblioteche degli ordini religiosi, trova una nuova sede stabile nelle capienti sale dell'ex convento di San Gaetano (Nota 98).
La soppressione degli enti morali provoca, di riflesso, l'interesse del governo per i beni artistici di loro proprietà nella provincia. Nel 1867 il segretario della commissione provinciale di sorveglianza per l'amministrazione ed alienazione dei beni ecclesiastici segnala al ministero delle finanze i beni artistici di alcune chiese della Capitanata, consistenti in quadri, sculture lignee, statue, candelabri, lampade, oggetti d'oro e d'argento.
L'attività delle autorità locali nel campo della cultura è notata ed apprezzata dalle autorità centrali, tanto che il comune di Foggia viene insignito di riconoscimenti ufficiali dal ministero della pubblica istruzione. Alla città viene assegnata una medaglia d'argento il 6 giugno 1869 per aver promosso l'istruzione di ogni ordine e grado (Nota 100).