Verso Vieste - Gruppo di mietitori.
Verso Vieste - Gruppo di mietitori.
Le origini di Vieste - o Viesti come la chiamano alcuni benché nel Gargano persista l'antica desinenza in e, - si perdono, come quelle di Rodi e di altre città del promontorio, nella leggenda e nel mito. Al favoloso eroe Diomede e al popolo suo, se ne attribuisce la fondazione in epoca indefinibile; o meglio, poco dopo la guerra di Troia verso il 1184 a. C. Nessuna scorta può sorreggere seriamente la indagine in tempi tanto remoti; è cosa migliore quindi, partire dal punto in cui la storia può esserci valida guida.
Alcuni storici, fra i quali il Giuliani, sostengono essere il nome di Vieste una corruzione di Apeneste, antica città che sorgeva, secondo le loro congetture, nel luogo ove si eleva la città moderna; altri vogliono che Vieste derivi il suo nome da un antico tempio che sorgeva ne' suoi dintorni, sacro alla dea Vesta.
Vieste si fa viva particolarmente nella storia per le sue sciagure; fu perseguitata dagli uomini e dagli elementi.
In tempo di fiere lotte papali, Celestino V fu arrestato a Vieste per ordine di Bonifacio VIII.
Nel 1554 i corsari Turchi assaltarono e presero la città. Per la resistenza opposta loro dagli animosi abitanti, la bestiale crudeltà, precipua dote del popolo, che è rimasto tuttodì al livello intellettuale e civile di quel tempo, si esplicò in un memorando macello. Settemila persone (Immagine)Chianca-Amara.jpg vennero passate a fil di spada, non avuto riguardo né a sesso né a età; altre settemila vennero tratte prigioniere. Quando le galee vittoriose ripresero il mare, la città sperduta rimase pressoché deserta.
Quasi ciò non bastasse, non molti anni dopo e più precisamente il 21 maggio del 1646, un terremoto scosse la città dalle fondamenta e la fece minare in gran parte. Numerose furono le vittime. Non abbiamo particolari narrazioni di questi luttuosi disastri.
Verso Vieste - La raccolta delle olive.
Verso Vieste - La raccolta delle olive.
Nel 1674 i Turchi ritornarono all'assalto e ripeterono le loro gesta di predoni nel 1678, uccidendo e traendo schiavi i cittadini. Fra tutte le città del Gargano, quella che più sofferse per le scorrerie dei Turchi, fu Vieste; ebbe a risentirsene per lungo tempo.
Nel secolo XVI fu data in feudo al capitano Consalvo di Cordova, che vendé poi i suoi diritti al Mendoza.
Carlo V l'aggregò al Demanio.
A Vieste termina una fra le pochissime strade carrozzabili che attraversano il Gargano; oltre la città sperduta, per percorrere il promontorio dal lato di levante, non rimangono che sentieri e vie mulattiere si ritorna allo stato selvaggio.
Per giungere, dalla stazione di Apricena, che è la più prossima, a l'ultima città del Gargano, occorrono dodici ore di diligenza e forse più, dodici ore di inaudite sofferenze anche per l'ultimo viaggiatore delle ferrovie, per chi preferisca alla quarta classe, istituita nell'Italia meridionale, il carro bestiame, che forse è migliore.
Vieste - Panorama.
Vieste - Panorama.
Perché le diligenze del Gargano sono tuttociò che di più antico, di più incomodo e di più indecente si possa immaginare. Veicoli sconquassati, cigolanti, pencolanti, che sobbalzano quasi per acuta doglia ad ogni minimo ciottolino; che traballano su l'orlo de' frequentissimi precipizi, compiacendosi, nella loro antica esperienza, dello spavento dei viaggiatori nuovi; che dondolano, ondeggiano, beccheggiano in guisa sconosciuta, procurando a qualche creatura di stomaco debole un perfetto mal di mare. E ciò non basta. Il volume è grande, ma la capacità è poca; sono in questo, gli idrocefali del genere. Per esservi contenuti, conviene rannicchiarsi, assumere le pose più strane e le più incomode, cercar tutti i mezzi per fare la maggior economia della propria persona, senza impedire però che vi troviate su lo stomaco le gambe del vostro dirimpettaio o il braccio del vicino che vi pigia insopportabilmente sopra un fianco o la scarpa di un più remoto parente che viene a solleticarvi in qualche parte. Queste sono le dolcezze a cui deve sottoporsi colui che abbia in animo di visitare una fra le più belle regioni d'Italia. Perché il Gargano è, in vero, un luogo di incanti e di maraviglie ed è anche fra le regioni più dimenticate del nostro bel Regno.
Vieste è fuori dal mondo, dorme sperduta fra i suoi bianchi scogli; non tanto però, che non si avveda di qualcuno che vigila assiduo nella non remota isola di Pelagosa.