Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto intitolata Sole sulla Montagna.
Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto intitolata Sole sulla Montagna.
I geologi, che la san lunga, ci diranno che questa montagna, ora accovacciata come un mansueto gigante al margine del Tavoliere, al tempo dei tempi doveva essere una grossa isola, congiuntasi poi al continente per la lenta emersione delle terre circostanti; per la qual cosa essi attribuiscono alla regione pugliese gli stessi nobili natali di Venere: la Puglia, dicono, è nata dal mare.
Ma di fronte a questa scontrosa e solitaria montagna, che con la sua voluta conferisce rude e cavalleresca nerezza alla linea della Penisola italiana (provate infatti a togliere questo sprone e avrete uno 'stivale' cadente e scalcagnato), di fronte a questa montagna a me piace sognare tutt'altro.
Forse un giorno, stanca di trafficare col mondo, o solo desiderosa di apprendere cose nuove, essa s'è staccata dall'Appennino, cioè dalla materna spina dorsale, e si è messa a veleggiare incontro al sole nascente, come una grande fantastica nave, fermandosi poi incantata e dimentica in mezzo al mare. Questo, s'intende, quando ancora le montagne potevano camminare e avere gli stessi desideri di Ulisse: viaggiare per l'ardente sete di conoscere. Non a caso Diomede, d'Ulisse il compagno in frode, dopo la guerra di Troia e le amarezze provate presso il focolare domestico, approdò e volle morire in questi luoghi.
Qui il tempo s'è davvero fermato con una sua particolare aura magica; e forse ancora per poco...
Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto: il trabucco.
Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto: il trabucco.
Ritrosia di isolani: ecco la prima caratteristica del Gargano e dei garganici. Non far bella mostra di sé al primo venuto; opporre diffidenza, offrirsi a prima vista, con una sorta di civetteria, nel suo aspetto più squallido e povero, come a provare la fiducia del visitatore e a sorridere della sua prima ingenua, sgradevole impressione. Pensi, invece, questo visitatore, che dietro quella ritrosia v'è profondo pudore, tenacissimo affetto per le sorgive bellezze della propria terra, discrezione e orrore della turistica mondanità trombettiera.
Allora il viaggiatore sagace e fiducioso, venuto un po' in dimestichezza, s'accorgerà di molte cose e scoprirà con letizia tanta nascosta poesia. Al piede del Gargano, vasti laghi, estese lagune e paludi, abitatissimi da pesci e volatili diversi, sono come sommersi da un savio e mistico silenzio. Somigliano ora all'aspra Maremma Toscana, ora ai trasparenti laghi alpini, ora, addirittura, al paesaggio olandese, per quel verde tenerino e innocente che affiora tra i frequenti specchi d'acqua.
I monti, ricoperti da vegetazione ricca e varia nella zona settentrionale e centrale, si mostrano nudi, carsici, spaventosamente scheletrici in vista del Tavoliere, come volti scarniti dalla meditazione, su quella piana sconfinata cara a Re Enzo di Svevia. E la veduta dall'alto del Gargano di queste pianure, nella varietà delle sue culture e colori, velati dalla lontananza, specie a maggio, allora che il vento sommuove questo strano mare vegetale, è uno spettacolo di rara bellezza e che dà un dolce sgomento quando improvviso appare, e infinito, tra monte e monte.
Il pallido e silenzioso regno degli ulivi, estesamente coltivati nelle zone basse e solatie, forma una vaporosa ghirlanda a tutta la montagna. Ma per lunghissimi tratti il popolo d'oro degli aranci e dei limoni si protegge dai venti aquilonari dietro assidue cannicciate, proprio in quel tratto, da Rodi a Peschici, dove la tavola del mare sembra più casalinga e familiare, con le poche barche uscite più a festa che a pesca.
E selve di pini dal largo respiro, poste a fantasioso ricamo del cielo e del mare; e boschi di faggi, di aceri e di querce, già noti alla poesia di Orazio, estendersi per decine di chilometri come solenni, deserte cattedrali. Di tanto in tanto, doline remote e grandiose più che stadi o anfiteatri; e caverne e grotte lunghissime con una misteriosa lor vita sotterranea. È tale il silenzio di questa terra carsica da aver abolito ovunque il fresco mormorio dell'acqua sorgiva.
Ma la cosa più commovente è quando, ancora nel silenzio invernale, a un tratto, come per intesa, tutti i mandorli scoppiano in una candida allegria, fiorita come una 'corona di freschi pensieri'! Numerosi spuntano anche dove la terra è più brulla, come a consolare di aerea, angelica gentilezza squallide distese di pietre e pietre spolpate di ogni terriccio, o con strie di magra terra rossa, sanguigna, per la presenza di un certo minerale: la bauxite, aspro nome.
Terra rossa, ma fertile e che l'industre contadino si ostina a coltivare e a salvare dalla furia degli agenti atmosferici, recuperandola fra interminabili pazienti macerie, disposte a terrazza; macerie che, quando il terriccio non è più, hanno l'erma bellezza di cimiteri, o meglio, di campi di battaglia abbandonati.
Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto: Le comari.
Illustrazione di Alfredo Petrucci in Gargano segreto: Le comari.
A proposito della varietà del paesaggio garganico, ben a ragione un illustre e attento viaggiatore ebbe a notare: 'una piccolissima Italia, ancora inedita, quintessenziata, con degli abitanti sui generis, con un Appennino e dei laghi tutti per lei, e con un assaggio compendioso e istruttivo (sopra una lunghezza di settanta e una larghezza di quaranta chilometri circa) del colore e delle caratteristiche di paesaggio e di cultura di molte, se non di tutte le altre terre italiane di maggiore spicco: voglio dire con un poco di Liguria e un poco di Sicilia; un poco d'Istria e un poco di Toscana; un poco d'Umbria e un poco di Calabria; un po' di Capri e un po' di Ciociara... Pensate dunque che bellezza! Una piccola Italia così poco conosciuta dagli stessi italiani'.
E che dire dei paesi e degli abitanti? Paesini candidi e curiosamente affacciati sul Tavoliere (Rignano), adagiati in una conca valliva sonante d'opere (San Marco in Lamis), come scrigni aperti sulle colline in vista del mare o del lago (Sannicandro, Cagnano, Rodi), scavati nella roccia rabbiosamente zappata dal mare (Peschici), appollaiati come folti nidi di falchi a ottocento e più metri (Monte Sant'Angelo).
Gente laboriosa e radicata tenacemente al suolo, in lotta con gli elementi: che non si spaventa della solitudine, dei mali e della morte; e che, una volta, scendeva, a ogni stagione, compatta come un esercito a lavorare e mietere gli sterminati campi di Puglia. Raggruppata in grossi centri, posti a enormi distanze fra di loro, sì che ti avviene che per miglia e miglia non incontri anima viva, né casa. E come inatteso miracolo ti colpisce improvviso il canto del boscaiolo.