Da un po' di settimane, in genere, sto caricando i file da scaricare nella cartella dedicata all' Astrolabio (http://www.garganoverde.it/storia/l-astrolabio.html) e ad Ernesto Rossi (http://www.garganoverde.it/storia/ernesto-rossi.html) in Download
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Download
Toggle Bar

Come eravamo. Attrezzo di lavoro delle lavandaie.
Come eravamo. Attrezzo di lavoro delle lavandaie.
Alcune attività erano svolte esclusivamente dalle donne: tra queste c'era quella delle lavandaie che lavoravano nelle case di agricoltori, professionisti, commercianti facoltosi.
Erano donne di famiglie povere e bisognose di tutto e di tutti. Facevano il bucato semplice se si trattava di biancheria minuta, ma molto spesso dovevano affrontare il bucato più corposo, con l'apporto della liscija la cui azione emolliente riusciva a pulire a fondo tutto quanto veniva messo nella tinozza (la tina). C'è da tenere presente che a quei tempi non si lavava spesso come ora e, pertanto, era duro aver ragione dello sporco di camicie, mutande e maglie di lana usate per molto tempo. Quel lavoro si svolgeva in locali specifici: stalle o locali adibiti esclusivamente per alcune occasioni come, appunto, fare il bucato o la salsa di pomodori; bastava che avessero la cisterna piena d'acqua e il camino con la legna stagionata.
Si iniziava a mettere a modde (in ammollo) la biancheria sporca con una insaponatura generale. L'indomani mattina la donna metteva lu lavature (un pezzo di tavola robusta, alta ottanta centimetri e larga trenta, con un lato piano e l'altro dentato) nella tina e cominciava a struculà, vale a dire sfregava ritmicamente la biancheria contro lu lavature. Dopo la prima passata, si cambiava l'acqua, s'insaponava e si ricominciava. Questa volta nella liscija, cioè acqua e cenere. Quel composto passava da una grossa caldaia sulla biancheria. Prima di versare la liscija nella tina, la donna stendeva sopra un panno bianco (cennerale) tessuto al telaio a mano, che aveva la funzione di filtro: mentre l'acqua andava giù, la cenere rimaneva sul telo.
Antichi mestieri. La lavandaia.
Antichi mestieri. La lavandaia.
Da ricordare un particolare che a noi può sembrare incredibile: in quella cenere veniva inserito il resto di un ramoscello bruciato di lauro (alloro) il quale trasmetteva, attraverso l'acqua che sgocciolava, il suo profumo rendendo più gradevole il bucato.
Arrivati a questo punto, ormai non c'era altro da fare che tirare via tutto dalla tina e, capo per capo, strizzare e risciacquare con acqua fresca e abbondante. Ancora un'ultima strizzata e via verso lu spanneture che generalmente si trovava sulla parte superiore dell'attuale strada per Sannicandro. Su quelle pietre si stendeva la biancheria al sole e bisognava aspettare tutta la giornata perche' si asciugasse completamente. Quel giorno la lavandaia, magari con i figli, mangiava lì, sul posto.
Alla sera venivano raccolti i pezzi di biancheria e uno dopo l'altro venivano piegati e messi nelle ceste per essere consegnati alla padrona, la quale, a sua volta, controllava se mancava qualcosa e regolava il conto.
La donna di servizio prendeva quei pochi soldi con gran soddisfazione ma aveva le ossa rotte dalla fatica. Mettersi sulla tina per ore e ore a struculià era faticoso: soprattutto le mani diventavano aggrinzite, accrettate.

 Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori
 Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori
 Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori  Posti per lavare e signori