La copertina de La fisica daunica
La copertina de La fisica daunica
Vi presento 4 schede tratte dal libro La Fisica daunica, Vol. II: Gargano, a cura di L. Lunetta, I. Damiani, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2005. Le schede (p. Manicone le chiama 'articoli') riguardano i comuni confinanti di San Nicandro Garganico, San Marco in Lamis, Rignano Garganico e San Giovanni Rotondo e sono state arricchite da una sezione statistica e da oltre 100 foto inedite. Chi vuole può aprire una finestra con questo quadro sinottico.
Si tratta di appunti scritti da p. Michelangelo Manicone nel 1803 e molti contenuti furono ripresi nei 5 volumi della Fisica Appula, data alle stampe nel 1806-1807 mentre era re Giuseppe Bonaparte.
Il libro, curato da L. Lunetta e I. Damiani, è molto bello e si fa leggere tutto di un fiato. Fu presentato a Rodi Garganico il 18.08.2005 e p. Mario Villani, allora bibliotecario della Biblioteca 'P. Antonio Fania' del Convento di S. Matteo a San Marco in Lamis, vi tenne una approfondita (ed ottima) relazione, che noi pubblichiamo integralmente insieme ad alcune foto dell'avvenimento. Alla presentazione del libro era presente anche p. Nicola De Michele.
Michelangelo Manicone nacque a Vico del Gargano da agiata famiglia nel 1745. Nel 1761 divenne prete francescano nel convento di Santa Maria di Stignano, a San Marco in Lamis. Si laureò in Filosofia, Teologia e scienze naturali. Viaggiò moltissimo, anche all'estero. La data della sua morte è un enigma. Ufficialmente morì nel 1810 mentre secondo altri autori la data del suo decesso è il 1826. Questa incertezza è senz'altro da mettere in relazione con l'avversione mostrata nei suoi confronti dalle autorità civili ed ecclesiastiche. (NOTA).
Certo è che padre Manicone è un autore poco e mal conosciuto. Della maggior parte delle sue opere si conosce soltanto il titolo: molto poco è stato edito in vita, qualcosa dopo la sua morte. Voglio citare La Fisica Daunica (2005) ed il Trionfo del Buon Senso ed altri scritti (Centro Studi M. Manicone 2010). Non dimentichiamo che il Manicone era malvisto dalle autorità civili e religiose dei suoi tempi e che il dare alle stampe un'opera aveva bisogno anche di una certa disponibilità finanziaria. In una lettera del 16 marzo 1810 scriveva: "Io sono un povero frate e non ho denaro né meno per comprarmi un caffè".
Il Frate è conosciuto (erroneamente) al grande pubblico come 'naturalista', ma è lo stesso Manicone che si descrive: "Taluni mi chiameranno ladro, perché quello che ho detto intorno alla cura della rabbia, non è mio. Ma io rispondo a costoro, ch'io sono professore di Teologia, Dilettante di Fisica, e ladro di Medicina: e che la letteratura a' dì nostri non è che un affare di ladroneccio". (Pag. 153)
Il Manicone ama molto il Gargano e le sue popolazioni, alle quali dà continuamente dei buoni consigli al fine di migliorare le coltivazioni e le lavorazioni, per aumentare la loro ricchezza.
A proposito dei consigli dati per migliorare le colture agricole: "Io, dirà similmente il vecchio agricoltore, altro matto non conosco che l'Autore della Fisica Daunica, il quale nessuna delle nostre pratiche georgiche approva e delle nuove introdurre intende". (Pag. 107)
A proposito dei consigli dati sulla costruzione delle reti per catturare i colombacci che danneggiano gli uliveti: "Tali sono i georgici miei documenti relativamente agli ulivi di qua. So che alcuni de' proprietari Ischitellani gli leggeranno, e gli osserveranno; so che molti gli leggeranno senza osservargli; e mi duole assaissimo, che il numero maggiore né gli leggerà, né gli osserverà". (Pag. 103)
Michelangelo Manicone nella Fisica Appula, pubblicata nel 1806, se la prende con gli scettici sulla coltura della patata, che allora non era praticata sul Gargano, e scrive: ”Si, io non cesserò mai di ripetervi: coltivate le patate. So, che molti ridono, quando di coltivazion di Patate parlar mi sentono. Ma io altamente disprezzo il riso loro; perché al bel nome di patatista garganico altamente aspiro”. Nella Fisica Daunica, dopo avere trattato lungamente della coltivazione delle patate delle quali dà anche numerose ricette di cucina, egli scrive: "Coltivate le patate, questo ramo cotanto essenziale di campestre economia, e sarete liberi dalla schiavitù, e dipendenza dell'Apulia, a cui gl'inevitabili vostri bisogni vi hanno fin qui renduti soggetti".
Il Manicone scriveva in modo semplice e gustoso. A pag. 15 della Fisica Daunica è dato di leggere (l'Autore parlava di cesinazione e di lupi): "Primieramente, perché ve ne hanno molti (di lupi, ndr) in quella stagione: la quale passata più de' lupi emigrano dal Gargano per andare a accompagnare le loro care pecorelle".
Come pure (p. 138-139: Cagione de' Vermini dai quali sono afflitti i Sammarchesi): "Possano adunque i Focacciofagi Sammarchesi divenir polentofagi!".
Michelangelo Manicone è un illuminista, convinto che il sapere e la scienza possano migliorare di molto la vita dei contadini e delle popolazioni del Gargano, che egli conosce ed ama profondamente; egli ama viaggiare e parlare con la gente.
Non assomiglia per nulla al don Abbondio, che 'ruminava': "Carneade. Chi era costui?"
Ma qualcuno non era (è) d'accordo con questo grande frate riformatore.