Appunti per una biografia di Michelangelo Manicone
Quando si cerca di tracciare le linee più o meno es­senziali del patrimonio culturale pugliese si pesca a piene mani nell'ambito di scrittori, poeti, pittori, arti­sti, rilevando personaggi fors'anche secondari, trala­sciando quelle menti che impegnarono il loro ingegno nell'ambito delle scienze naturali, Ed è questo un errore, in quanto alcuni naturalisti pugliesi sono stati protagonisti importanti e vivaci sia perché apportarono notevoli contributi al progresso delle conoscenze tecniche e scientifiche, sia perché furono tra i pionieri e precursori degli studi naturalistici nel Regno di Na­poli e, in particolare, in Puglia. Se Napoli, capitale del regno, raggiunse livelli di levatura europea, anche in campo tecnico-scientifico fu grazie all’azione di un manipolo, anche corposo, di scienziati, latu sensu, che all'epoca costituivano l'avanguardia del sapere.
Uno di questi misconosciuti personaggi fu certa­mente Michelangelo Manicone, del quale, grazie all'azione promozionale congiunta della Provincia Monastica francescana dei Frati Minori e dell'Ente Parco Nazionale del Gargano, si può oggi riprodurre in anastatica la più importante opera di contenuto naturali­stico: La Fisica Appula.
Una serie di circostante ancora poco chiare, un succedersi di avvenimenti, anche in maniera tumultuosa, hanno fatto sì che Manicone venisse nel tempo trascu­rato e quasi dimenticato, al punto che molti fratti della sua vita sono difficili da ricostruire per mancanza di documentazione. La maggior parte delle notizie della sua vita e anche del metodo di studio possono essere desunte dalle stesse pagine del Manicone, il quale qua e là ci informa di alcune sue vicende perso­nali ed espone alcune linee del suo metodo di lavoro.
Nato a Vico Garganico il 5 marzo 1745, della sua nascita Manicone ricorda un episodio meteorologico quale una consistente nevicata a marzo: io nacqui ne’ principi di Marzo del 1745. Or l’onesto e veridico mio Padre sovente narravami che per portarmi in Chiesa a battezzare, fu d’uopo formarsi la strada entro essa neve.
Originario di famiglia contadina Manicone poco più che sedicenne prendeva l’abito francescano nel convento di Santa Maria di Stignano presso San Mar­co in Lamis, nel cuore del Gargano; studiò a Napoli e a Roma e, successivamente, a Vienna, Berlino, Bruxelles. Con linguaggio di oggi, diremmo che fu uomo di formazione culturale molto vasta, di portata europea. Si deve, quasi certamente, proprio alle espe­rienze maturate durante i soggiorni nelle capitali eu­ropee se il bagaglio scientifico di Manicone si presenta, ancora oggi, scientificamente e culturalmente molto avanzalo.
Guardiano del convento dì Gesù e Maria a Foggia, fu Definitore Provinciale dal 1776 al 1784 e Ministro Provinciale negli anni 1790-1794. Come egli stesso riferisce, intercalava ai vari doveri le sue peregrinazioni per gli spaziosi campi appuli, per le scoscese rupi garganiche; sarà attraverso queste peregrinazioni che Manico­ne costruirà il quadro delle sue profonde conoscenze.
Mentre era intento alle sue cose, Manicone si trovò pienamente coinvolto, in maniera partecipata, negli avvenimenti del 1799: il 23 gennaio nasce la Repubblica Partenopea, come molti intellettuali anch'egli aderì al nuovo corso in maniera equilibrala. Ma la Repubblica Partenopea fu di breve durata e ben presto la Re­staurazione si fece sentire; Manicone pagò il suo impegno con il veto dello stesso re Ferdinando alla pro­secuzione della carriera ecclesiastica. E gli andò anco­ra bene, considerato che furono in tanti a pagare con la testa.
Nel frattempo aggiustamenti e dolorose vicende nell'ordinamento della Provincia monastica videro Manicone protagonista; e anche in questo campo, probabilmente, si attirò inimicizie che lo perseguitarono sino ed oltre la morte.
Libero da impegni dirigenziali nell'Ordine e da incarichi, dopo un periodo di pericolosa malattia, Manicone completa e pubblica La Fisica Appula che aveva praticamente già definito nell'ultima decade del Settecento. In tutta l'opera si vede la mano della persona razio­nale che, in sintonia col secolo di cui è espressione, cerca di vedere e interpretare i fenomeni naturali con la razionalità che le conoscenze del tempo permettevano. Alcune di queste conoscenze, oggi ampiamente scontate, non lo erano nel '700, come l'affermazione che il Gargano è una montagna calcarea e la pietra calcarea non è vulcanica. Cosi demoliva l'opinione diffusa e ra­dicata vuoi per la forma, vuoi per astrusi ragionamenti etimologici legati a fatti mitologici, vuoi per alcune descrizioni di autori di età classica, secondo i quali il Gargano era considerato una montagna di origine vulcanica, ed ai fenomeni vulcanici stessi si faceva risalire la formazione delle doline, cavità carsiche di cui è disseminato il Gargano e che oggi sappiamo essere derivate da specifici fenomeni di erosione che si mani­festano nell'ambito delle rocce carbonatiche.
La modernità del pensiero di Manicone è, tra l'al­tro, nella sua profonda e competente attenzione al­l'ambiente dove si rivela, in definitiva, un precursore del più avanzato e sensibile pensiero moderno in te­ma di ambiente. Difende e sostiene con ponderate e razionali argomentazioni tecniche e scientifiche il prosciugamento delle paludi sipontine portando a confronto situazioni analoghe studiate e positivamente risolte nei paesi del nord Europa; l'effetto principale del prosciugamento, diceva il Nostro, sarebbe stata la creazione di ambienti più sani, non inquinati dal mefitismo.
Con opportuno intuito, pose in evidenza il proble­ma delle strade e della viabilità vedendo nella realizzazione di tali infrastrutture un fondamentale strumento per il progresso sociale, civile ed economico della regione. Significative in tal senso le sue parole: io odio gli antichi Romani: perché questi terribili conquistatori ponevan la loro gloria nello spogliare, e nel distruggere tutti i popoli. Ma bisogna confermare che fra tutte le più strepitose opere dell’Antichità le più utili furono incontrastabilmente le strade romane.
Manicone chiude la Fisica Appula dicendo: e qui finisco. Or la mia Fisica Appula è ella compiutamente finita?... Leggitori chiamate l'Opera mia la Fisica Appula incominciata, e aveva ragione di fare tale precisazione in quanto faceva riferimento ad una Statistica generale della Capitanata rimasta inedita.
Pochi anni dopo aver visto la stampa della sua opera principale, p. Manicone moriva il 18 aprile del 1810. In seguito, una serie di circostanze negative ha portato a trascurarne la memoria; tra avvenimenti storici sempre più tumultuosamente incalzanti per tutto l'800 e gli avvenimenti interni dell'Ordine culminati nell'unificazione delle famiglie francescane del 1899, si era un po' perso il ricordo di questo piccolo ma ge­niale frate. Solo qualche isolato tentativo di prevalente sapore locale; d'altronde sino a quando è stata domi­nante una mentalità che considerava boschi e foreste solo utili riserve di legna cui poter attingere impunemente non vi erano neanche i presupposti per ricor­dare un frate-naturalista che aveva molto lucidamente predicato proprio il contrario.
Oggi che nuovi orizzonti culturali e sociali favori­scono lo sviluppo di una cosciente e responsabile sensibilità verso la natura e verso l'amblente, è possibile affrontare anche la ricerca storica intorno a quei pochi e rari naturalisti che si sono occupati di problemi le­gati alla salvaguardia della natura intesa come bene collettivo.
Per il momento a noi rimane il piacere della lettura di quanto Michelangelo Manicone ci ha lasciato in eredità.
Paolo Malagrinò