Copertina del volume I della edizione anastatica de La Fisica Appula di P. Michelangelo Manicone
Copertina del volume I della edizione anastatica de La Fisica Appula di P. Michelangelo Manicone
Presentando la sua opera, Manicone fa riferimento a Giuseppe Maria Galanti, definendolo suo grande amico. Colpisce la manifestazione di orgoglio per questa amicizia, non solo per il valore che il monacel­lo attribuisce alla Descrizione geografica e politica delle Sicilie in quanto modello per le indagini e gli studi del territorio, ma, soprattutto, per la passione 'civile' che anima entrambi.
Ci troviamo di fronte a due pensatori che vogliono superare l'erudizione fine a se stessa per approdare ad un 'impegno intellettuale' da verificare negli effet­ti per quella che, all'epoca, era definita la 'pubblica felicità'. E, nel caso della temperie illuminista (di un illuminismo non ideologico, ma riformatore), la fun­zione dei pubblici poteri inizia ad essere concepita so­prattutto in termini di servizio, di strumento per la promozione economica, sociale e umana di coloro che da sudditi inizieranno ad essere definiti "cittadini", portatori per condizione di natura, di diritti e di do­veri.
Michelangelo Manicone rappresenta, senza dubbio ancor oggi, o forse soprattutto oggi, la massima espressione di ricerca applicata al promontorio garganico.
Innanzitutto va rilevato che il titolo della sua maggior fatica, La Fisica Appula, non deve trarre in ingan­no: pur non mancando ampi riferimenti all’intera Pu­glia e alla Capitanata in modo particolare, l'analisi è sostanzialmente circoscritta alla regione garganica e, come la Descrizione del Galanti, non trascura niente di quanto può contribuire a rendere un'idea completa soprattutto dei bisogni, delle contraddizioni, dei timori, delle difficoltà da superare per uscire dall’arretratezza. Naturalmente, non si deve sminuire o trascurare la specificità di 'naturalista' di Manicone. Va da sé che egli è essenzialmente uno studioso di fenomeni naturali e come tale va riletto e rivalutato, soprattutto per la possibilità che ci offre di ricostruire la storia naturale del Gargano, Ma egli non depóne mai lo spirito critico, che spesso è autentica vis polemica non sempre ben dissimulata dai toni ironici e non perde mai l’occasione per dire la sua, per confutare pregiudizi ed errori, per formulare ipotesi di spiegazione, per sug­gerire rimedi ai guasti prodotti dalla mancanza di un effettivo, e saggio, 'governo' del territorio.
Uno dei bersagli verso cui si concentrano gli strali di questo straordinario francescano è costituito dalle cosiddette 'cesinazioni', il disboscamento selvaggio, cioè, di migliaia e migliaia di ettari di territorio garganico.
Sappiamo dalla ricerca storica che questo fenome­no è legato all'incremento demografico che si registra nel Regno di Napoli verso la metà del Settecento ed alle gravi crisi economiche, soprattutto di produzione agricola, che accompagnano la crescita della popola­zione. Aumentare il terreno da destinare alla coltivazione, sottraendolo alla vegetazione spontanea, era, in qualche modo, una necessità ineludibile, ma subito, già ai tempi dello stesso Manicone, si rivelò, senza al­tri correttivi, un rimedio poco efficace e, soprattutto, foriero di altri guai, per cui senza spezzare il circolo vizioso dell'arretratezza, creò più problemi di quanti si proponeva di risolvere e che, in buona parte, nem­meno risolse.
Il dissesto idrogeologico, come diremmo oggi, conseguente alla distruzione dei boschi, la modifica del sistema climatico, l'aumento del 'mefitismo', cioè l’insalubrità dell'aria con gli inevitabili riflessi sulle condizioni igieniche, sono i mali che si aggiungeranno alla miseria endemica delle contrade garganiche.
Certo, non bisogna banalizzare possibili relazioni tra passato e presente, né bisogna fare del facile pedagogismo o, peggio ancora, del facile moralismo ecolo­gista. No, non si tratta di questo. Lo spessore di pen­siero, la felicità intuitiva, la passione del monacello di Vico non consentono di ridurre il suo messaggio a monito propagandista per un rispetto più adeguato della natura. Sarebbe comunque tanto, ma non gli renderebbe giustizia, non giustificherebbe adeguatamente la ristampa della sua opera maggiore.
Quest'opera, La Fisica Appula, oggi reperibile, nel­la sua integrità, solo presso qualche biblioteca, merita di essere conosciuta e studiata nelle sue molteplici implicazioni. Come spesso accade, la validità nel tempo, l'eredità di un'opera, di un sistema di pensiero, non consistono tanto nelle soluzioni prospettate per i vari problemi individuati, quanto nelle doman­de che quell'opera ha saputo porre e che ancora attendono una risposta. Manicone, per il Gargano, ha posto tante domande, ha individualo tanti nodi che ancora attendono di essere sciolti. È necessario riper­correre la sua ricerca non per attingervi certezze già confezionate, quanto piuttosto per coglierne la trama non sempre evidente e scontata, per considerarne ed apprezzarne le ragioni, le motivazioni profonde.
Del resto, la biografia stessa di Michelangelo Manicone è tale che non si lascia incasellare in facili stereotipi. La sua intensa religiosità si è accompagnata alla curiosità ed alla onestà intellettuale per cui si trovò coinvolto in eventi drammatici, come quelli del '99, della Repubblica Partenopea; sicuramente non ebbe vita comoda e serena e, per incomprensioni e fraintendimenti, si ritrovò nemico chi gli doveva essere amico. Una testimonianza, quindi, di alto profilo morale, oltre che intellettuale. Una testimonianza che l'Ente Parco Nazionale del Gargano propone in tutta la sua complessità e ricchezza, riconsiderando, con Manico­ne, il ruolo che le istituzioni, gli studi, la ricerca devo­no avere per concorrere a realizzare condizioni di vita migliori per le popolazioni di cui sono espressione.
Questa ristampa, perciò, non è una semplice operazione editoriale; essa indica la direzione verso cui orientare le iniziative culturali dell'Ente Parco che, proprio nel nome e nell'insegnamento di Michelange­lo Manicone, devono trovare momenti di stabilità e continuità. In questa prospettiva la collaborazione con la Provincia Monastica dei Frati Minori veramente non è casuale e limitata: questa collaborazione, certamente, troverà altri e più intensi momenti per unire impegno civile e tensione spirituale nel comune nel comune inten­to di contribuire ad offrire un servizio di promozione umana.
Prof. Matteo Fusilli
Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano