Anno: 1855
Archivio: ADF (Archivio di Stato di Foggia)
Brevi note: In questa relazione viene delineata la vita civile e religiosa così come si svolgeva a San Marco in Lamis nella metà dell'800, con la descrizione, ricca di notizie e particolareggiata, del paese e delle sue tradizioni di devozione popolare.
Risulta scritta da un canonico della Chiesa di Foggia a seguito di una visita fatta a San Marco in Lamis prima della costituzione della Diocesi e descrive il paese e le tradizioni.
Testo
Di buon ora siamo partiti con un calesse e percorrendo la campagna siamo arrivati alla masseria di Freda a Mercaldi, poi abbiamo dovuto abbandonare il calesse per metterci sulla soma. Abbiamo attraversato il Calderoso che era così asciutto e piano cominciato a salire la montagna, sembrava un deserto, tenimento molto povero. Siamo entrati in una valle detta del Vulture, ho avuto paura che briganti ci avrebbero assaliti, anche le cavalcature ansimavano. La salita era erta e le montagne molto scoscese, siamo passati sotto il ponte di San Michele che dicono costruito dai Longobardi per dire che di lì si entra nella valle che mena alla sua reggia, l’arco è maestoso.
Continuiamo per la valle la gente che incontriamo è ospitale ci danno da bere e da mangiare, ma come sono arretrati, sono trogloditi che vivono nelle grotte. Oh! Come possono dire che si ha comunanza di costumi e di climi con la città di Foggia, sembra di piombare in piena preistoria. I pochi terreni possibili sono tutti coltivati anche dove c’è un poco di terra e dove c’è roccia ci sono gli olivi. La gentilezza e l’urbanità è cosa molto abituale ma la povertà è troppa. Si vede questa gente timorata di Dio ma povera e ricurva per il lavoro. Dopo tante pietre troviamo una valle ubertosa piena di vigne e di vita, circondata da alte montagne e sotto lo sguardo vigile del Convento di San Matteo tenuto dagli Osservanti di San Francesco. Come arriviamo sulla cresta della montagna sentiamo tutte le campane suonare a festa, era bello sentire quel concerto …
Il quarto giorno insieme a d. Michele Gravina e all’arciprete Spagnoli, che in questi giorni è stato la mia ombra, andiamo a casa di d. Ciavarella e celebriamo nella cappella privata di San Michele e tra un pasticcino e l’altro mi fanno una elencazione di tutte le usanze del capitolo, delle chiese e delle tradizioni del paese. Da quanto sentito si capisce che questo paese è stato retto per secoli da abati commendatari e da loro vicari senza nessun vescovo presente e quindi le disposizioni della Santa Sede venivano sempre falsate e travisate … nel pomeriggio ho voluto distendermi chiacchierando sulle tradizioni religiose locali e mi hanno fatto un buon resoconto mostrandomi la fede e la devozione di questo clero e popolo. A parte tutte le varie funzioni, novene, tridui, novenari, quindicine nelle varie chiese c’è di particolare rilievo …
A Maggio la congrega del Sacramento fa l’annuale pellegrinaggio a San Michele… a fine settembre vanno a Monte S. Angelo i pellegrini di Sant’Antonio Abate e di San Bernardino…