Titolo: Racconto dattiloscritto di La Selva Giovanni
Anno: primi anni 1960 - Archivio Tardio Motolese
Descrizione: Misure cm 21x 29,5, dattiloscritto su n. 4 facciate.
Brevi note: Giovanni La Selva (1902-1965), è stato Prefetto in varie città italiane, ha pubblicato varie opere letterarie.
Oltre la copertina con la testatina ci sono tre pagine dattiloscritte di appunti forse per scrivere ricordi più ampi sulla vita sammarchesi. Racconta ricordi dell’infanzia legati alla Cumpagnia, descrive ampiamente il ritorno della Cumpagnia di San Marco da Monte Sant’Angelo la sera del mercoledì.
Verranno omesse alcune parti che non parlano della compagnia.
Testo
Appunti non corretti

La compagnia di San Marco in Lamis
Mi son ritrovato in questo mese di maggio nella mia terra natale, così ho potuto rigustare tutti i sapori della mia gioventù, i ricordi di quando piccolo vicino alle donne di casa si facevano tutte le devozioni, le corone di fiori…Purtroppo quel mondo è svanito nel vuoto, troppe cose sono cambiate … La fede non è più quella devozione spontanea che esce dal cuore e che riempie l’anima, i salmi cantati, l’incenso, il profumo delle candele non è lo stesso … Ricordo le compagnie che attraversavano il paese che venivano dal Molise, dall’Abruzzo, dai villaggi delle
Marche, abbigliate dalle varie e vetuste foggie dei luoghi di origine, parate di tutte le insegne tradizionali che differivano da compagnia a compagnia, i canti in dialetti incomprensibili con i piedi nudi e i fagotti in testa che sembrano corone; tutti incolonnati li vedevo dal balcone e rimanevo incantato perché mi sembravano tanti gnomi delle favole che portavano i regali in testa al loro re, e portavano sì il regalo al loro Principe Michele a Monte con tanta fede e devozione. Questo promontorio per loro non si chiama Gargano ma Monte San Michele, perché non esiste altro che S. Michele il tutto è un corollario al suo trono posto in una celeste basilica come Gesù che è voluto nascere in una grotta, fare della grotta, rifugio di pastori, la più grande Basilica che si sia potuta costruire da mani d’uomo.
Ormai queste compagnie non si vedono più solo un gruppetto di donne con un piccolo crocifisso ha attraversato quest’anno il paese, senza canti, senza altezzosità, senza clamore, se non fosse stato per il crocifisso e perché è maggio nessuno li avrebbe presi per romei ma per un gruppo di “barboni” che insieme girano senza meta. Oddio, che miseria, un popolo che perde le tradizioni è come un paese che abbandona il suo destino.
Di una cosa sono rimasto contento, ho rivisto la compagnia di San Marco tornare da Monte, per fortuna una tradizione è rimasta.
Mercoledì sera il suono delle campane a festa mi ha ridestato e mi ha fatto ricordare che il mercoledì ritorna la compagnia, la mia cara Angioletta mi ha ricordato che era la compagnia dei romei di San Marco. I botti dei fuochi
d’artificio mi hanno fatto ritornare bambino, mi hanno dato la gioia nel cuore di correre fuori per avere il regalo che portavano i romei, ricordo Peppuccio che mi portava sempre da Monte le piume colorate, una medaglietta di San Michele da appuntare alla maglietta e un giocattolino in legno, conservo ancora la trennela di Monte è un ricordo caro; ma mi son ricordato che ormai gli anni sono molti, che non c’è più Peppuccio e molti di questi non li conosco.
Dal balcone ho visto un popolo in festa, tutti a correre, tutti a cantare e gridare che arrivava la compagnia, tutti sono partecipi di questi romei che contenti tornano al paese dopo aver reso omaggio al glorioso Principe Michele nella sua
ara. Come se tutto il paese fosse andato a Monte.
Ricordo che la mamma mi raccontava di straordinarie storie di romei e cavalieri che salivano a Monte e come S. Michele li difendeva dal diavolo e dai briganti, noi bambini la sentivamo attoniti e meravigliati come se fossero storie vere e ci immaginavamo i personaggi come le copertine della Domenica del Corriere.
Ricordo le storie tra le compagnie e le persone per chi doveva portare la croce, i lampioncini, lo stendardo, per chi doveva suonare il campanello e chi doveva intonare le canzoni, anche questo faceva parte della compagnia, del bello della compagnia.
Si sente un campanellio di biciclette impiumate, “Arriva la Compagnia”, “Correte a vedere”.
Molte moto con i clacson a tutto volume e le piume sui manubri camminano lentamente, sembrano fare gli apripista al battaglione che viene, da lontano si sente un canto gridato a squarcia gola; arrivano.
Due lampioncini e una croce si intravedono, due file di donne cantano ad intervallo, bambini e donne con il volto cotto dal sole, l’ombrello a tracolla e il fazzelettone sulle spalle, le tonacelle fino ai piedi, il grembiule con una piccola
arricciatura in fondo in fondo e le pianelle ai piedi; poi lo stendardo con San Michele radioso sopra il demonio, tutto rosso che la poca luce fa sembrare più grandioso, le nocche mantenute da due baldi giovani con il fiasco appeso al
braccio e il berretto con la carta di giornale.
Dietro un francescano con la testa rossa dal sole e che canta a squarcia gola, insieme a lui due uomini che non conosco, ma presumo son il Priore e il vicepriore, cantano insieme a voci alterne con le donne, uno tiene il campanello che suona ogni volta che finisce una strofa; seguono tutti barcollanti per i piedi doloranti con le piume agli ombrelli legati a tracolla come dei fucili e il trufulicchio con il bastoncino di chiusura legato con una funicella al braccio.
Segue una gran folla di paesani tutti contenti perché la compagnia è tornata. Ora tutti alla Collegiata per ringraziare il Signore e San Michele della riuscita del pellegrinaggio.
Ho sentito l’aria antica del paese che sta cambiando acquisendo tutti i difetti della nuova civiltà e tralasciando tutti i pregi della vecchia tradizione contadina.
Chissà per quanti anni ci saranno ancora le fracchie e la compagnia? Speriamo non vengano travolte dalle innovazioni e da questa mentalità moderna consumistica. Spero di poter andare a Monte per poter scendere quelle scale sante percorse da Papi, Re, Santi e tantissimo popolo, speriamo i medici mi diano l’autorizzazione, purtroppo ora sono altri che comandano per me.