Titolo: Intervista sullo svolgimento della compagnia nella seconda metà del secolo xx
Anno: 2000
Brevi note: Notizie raccolte da Michele Daniele, detto 'Lu sergente', nato a San Marco in Lamis il 1 marzo 1938, collaboratore scolastico.
Testo

D. Da quanto vai a Monte in pellegrinaggio a piedi?
R. Dal 1950, la prima volta mi portò mio zio, il maestro Leonardo Ferone, il quale chiese il permesso a mio padre, che non voleva accordarlo ma dietro mia insistenza mi lasciò andare.
D. Cosa ricordi?
R. Il lunedì mattina dopo la Messa dell’Angelo si sistemavano i fagotti sui traini e si partiva al canto di San Michele. I traini erano coperti con dei teli per riparare al sole i fagotti e alcuni anziani o bambini che non riuscivano a camminare per molto tempo. Però quei pochi che salivano sui traini scendevano per recitare le preghiere e i rosari insieme alla compagnia e nelle salite per non far affaticare il cavallo o il mulo.
I montanari ci aspettavano davanti alla grotta per offrirci i posti per dormire e si contattava il prezzo e le condizioni, per i traini e i cavalli si doveva provvedere alla loro sistemazione in stalla. I più fortunati e danarosi potevano permettersi una materasso e una branda, chi invece non poteva si accontentava di sacchi pieni di paglia in locali che fino a qualche giorno prima erano adibiti a stalla.
Per mangiare o si pagava un extra per l’uso di una cucina o caminetto oppure si andava in osteria oppure i poveracci si accontentavano di mangiare cose già cucinate prima oppure asciutte.
La sera sia il priore che il gruppo dirigente che il Padre spirituale non andavano a dormire se non prima avevano sistemato tutti i compaesani.
D. Quanti eravate?
R. Nei primi anni ’50 eravamo in molti poi il numero si è assottigliato perché molti sono emigrati in Argentina, Australia e America. La conta si faceva dopo la piana di Pantano e si diceva 'Cima cuntà alli calescigne' (ci dobbiamo contare dove la strada fa le salite e le discese) e ci si metteva in fila per uno e c’era il contatore ufficiale.
D. Cosa vi portavate?
R. Frittata, pane, finocchio, formaggio pecorino, “muscisca” (carne secca) e fiaschetto di vino, chi poteva permetterselo una aringa oppure della frutta secca.
Si portava l’ombrello, la giacchetta e il fiaschetto, alcuni portavano il secchiello per attingere acqua dalle varie cisterne lungo la strada. Il berretto si faceva con un foglio di giornale come i muratori. Ognuno si portava la coperta per dormire e l’asciugamani per asciugarsi.
D. Chi portava la croce e lo stendardo?
R. La croce la portava e la porta una donna per anzianità, con una scelta fra le donne dalle donne. Lo stendardo è portato da un maschio a turno senza fare scelte o priorità. Graziella Ramunno, che ha fatto la crucifera fino ad alcuni anni fa, era quella che portava il 'passo' sia se faceva molto caldo sia se pioveva, aveva terrore dei rettili per scherzare si buttava una corda o un laccio scuro a terra e si gridava ‘la serpa, la serpa’ e Raziella scappava perché aveva molto paura e tutta la compagnia correva dietro a lei non comprendendo neanche che succedeva, così con una risata si smorzava la stanchezza.
D. E il campanello chi lo suona?
R. Prima lo portava il priore 'Starnaredde' poi si sono alternati un uomo del gruppo dirigente, che serviva per avvisare se sopraggiungeva un’auto oppure c’era un pericolo, si utilizza per avvisare che si sta ripartendo dopo una pausa e che è finita una strofa di un canto o di una preghiera e bisogna dire l’altra.
D. Quali sono i momenti di preghiera dei devoti di San Michele?
R. C’è la novena prima della festa dell’8 maggio e del 29 settembre, nei giorni delle feste c’è ancora l’usanza della cosiddetta Messa dell’Angelo che si celebra alle 5 del mattino, così pure il giorno che parte la compagnia dalla Chiesa Madre. Per alcuni anni si è fatta la festa alla chiesetta di San Michelicchio nello Starale nella I° domenica di ottobre.
D. Negli anni ’60 cosa è cambiato?
R. La tradizione è andata avanti allo stesso modo sempre. L’unico cambiamento che c’è stato è che nell’andare non si va più per la 'strettela delle giumente' ma si passa per San Matteo, ma al ritorno è come prima. Prima c’erano solo i traini e qualche cavallo, poi sono venute le Lambrette e i 'treruota motorizzate' e negli anni ’70 molte macchine. Per me gli anni più belli e più fulgidi e sentiti spiritualmente sono stati gli anni in cui ha partecipato p. Francesco Taronna, francescano, che sapeva intrattenere il gruppo e lo sapeva far pregare, era vicino a chi aveva problemi di salute perché i piedi erano gonfi oppure colpi di sole e sapeva calmare chi voleva fare troppo lo 'spiritoso' a modo suo.
D. Nell’ultimo ventennio?
R. Nel 1977 si costituisce la Confraternita a San Marco in Lamis sotto la confraternita di Monte Sant’Angelo con il Priore, il P. Spirituale e gli zelatori e zelatrici che aiutano a tenere le file della compagnia, abbiamo una nostra sede e abbiamo incontri spirituali periodici. Nel 1979 eravamo circa 100-120 persone poi nel 1980 siamo stati circa 200 e poi dal 1981 siamo sempre oltre 300. Da alcuni anni purtroppo alcuni ci hanno abbandonato e si fanno un pellegrinaggio tutto loro a Monte Sant’Angelo. Nel 1999 sotto richiesta del gruppo dirigente l’8 maggio i frati di Monte hanno concesso di far portare la spada di San Michele di Monte in processione a San Marco in Lamis.
D. Come vengono nominate le varie cariche?
R. Prima veniva scelto per priore colui che era il più anziano di anni di partecipazione e che aveva una certa ascendenza sugli altri, e così pure gli altri incarichi ora da oltre un decennio ci sono libere elezioni che portano a fare le scelte.