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Titolo: Intervista a Giampiamo Antonio
Anno: 1980
Brevi note: Intervista con registratore a Giampriamo Antonio durante la compagnia del 1980. Dalla voce di chi ha partecipato per molti decenni ed è stato animatore anche spirituale per circa ventanni della cumpagnia si hanno notizie sulla compagnia.
Testo

D. Come ti chiami e che ruolo svolgi nella compagnia?
R. Sono Giampriamo Antonio e sono un partecipante alla cumpagnia di San Marco, cerco di far pregare tutti e di dare un buon ordine durante il viaggio.
D. Da quanti anni vieni a Monte?
R. Dagli anni ’20.
D. Chi veniva in quegli anni?
R. Eravamo oltre 150 persone ci venivano pure molti preti tra cui zi’ Arciprete d. Angelo Del Giudice, d. Michele Giuliani (panecotto), d. Matteo Scarano, d. Luigi Del Buono, d. Bartolomeo Moscarella, d. Massimo Del Mastro, inoltre c’erano molti cavalli con i traini.
D. Di chi ha un ricordo più bello?
R. Zi’ Arciprete d. Angelo Del Giudice che veniva a piedi con noi. Dopo, quanto si è fatto più anziano, veniva sull’asino e con l’ombrello, poi ancora più anziano ci accompagnava fino a fuori il paese e poi ci veniva a incontrare al ritorno vicino al Cimitero per stare vicino alla Compagnia. Quanto stavamo a Monte girava tutte le case o locande dove si dormiva e si informava come stavamo e se sapeva che qualcuno non aveva niente da mangiare gli regalava una pagnotta di pane col companatico e se c’era bisogno pure delle bende per i piedi. Le preghiere erano molto sentite e lui ci teneva che tutti si comunicavano.
“Starnaredde” era un 'priore' che sapeva tenere bene l’ordine e la compattezza della Compagnia, quanto c’era da pregare si pregava, quanto c’era da scherzare si scherzava.
D. Come era prima la compagnia?
R. Prima della II guerra mondiale stavamo due giorni a Monte per fare tutte le devozioni poi, purtroppo, abbiamo dovuto accorciare e stare un solo giorno.
Prima della guerra portavamo in un fagotto appeso al bastone o portato sulla testa dalle donne un pezzo di pane e un po’ di formaggio oppure due aringhe o un pezzo di ventresca, il fiaschetto di coccio oppure di zucca e un secchiello per cacciare l’acqua nelle cisterne lungo la strada. La strada non era asfaltata ma tutta in breccia e polverosa e c’erano pochissime macchine. Le donne andavano avanti e gli uomini dietro senza nessuna confusione, si pregava e si cantava, si era allegri e non ci erano divisioni, i preti, il priore e l’arciprete tenevano sempre l’ordine e la compostezza. Si facevano le stesse preghiere di adesso, a Monte un giorno si facevano le devozioni in Basilica e un giorno si faceva la processione per il paese, anche altre compagnie facevano così. I vecchi mi raccontavano che c’erano altre compagnie di San Marco, cioè da Sant’Antonio, da San Bernardino e dalla Chiesa Madre, io sono andato sempre colla Chiesa Madre e non con le altre. Dicevano che nei primi anni del fascismo sono state unite tutte le compagnie e se ne è fatta una sola sotto l’autorità dell’Arciprete che era responsabile di fronte all’autorità civile. Ricordavano, pure, che i primi anni ci sono stati un pò di dissidi ma l’arciprete ha sedato tutti. E’ una bella tradizione
che non si è persa e si è sempre incrementata.
D. Ma perché tu vieni a Monte?
R. E’ un segreto tra me e San Michele non me lo far dire.
D. L’accoglienza a Monte com’é?
R. Prima con il Capitolo era molto fredda, ora invece con i monaci è più calda; la gente di Monte ci vuole molto bene e ci aspetta con molto calore.
D. Le preghiere sono sentite e partecipate?
R. Bhè! A dire il vero prima c’era più devozione, ma erano altri tempi, mi ricordo Graziella che stava sempre con la corona in mano da quanto si partiva a quanto si arrivava, non diceva una parola con nessuno, e Biasuccio, prima di farsi monaco,veniva a Monte e pregava sempre. Ma anche altri, però tutti hanno sempre partecipato spontaneamente alle varie preghiere e liturgie.
D. Perché tutte queste macchine che seguono la compagnia?
R. Anche prima c’erano i traini e i carri, come si fa a vietarli? Sarebbe bello se potessimo andare solo noi a piedi, ma non possiamo togliere a loro la facoltà di andare a Monte. Poi ci sono molti che per motivi di salute non possono venire a piedi perché non debbono venire? Bisognerebbe organizzarli perché disturbano ed é pericoloso ma é difficile.
D. E se tu non potresti venire a Monte?
R. Quanto arriva Maggio sento dentro una voce che mi dice ‘Tonino, devi venire, muoviti, non puoi rimanere lì’. E’ una voce imperativa, non so come spiegare, ma non mi sentirei a posto se non partissi con la compagnia, senti che i piedi hanno il formicolio, il cuore è in subbuglio e non si riesce a dormire.
D. Anche durante la guerra si andava a Monte?
R. Sì, eravamo pochi, una cinquantina, perché molti erano al fronte ma si veniva lo stesso, neanche la guerra poteva fermare la compagnia.
D. Venivano i bambini?
R. Sì, venivano i bambini accompagnati dai genitori o parenti, ma c’erano pure i ‘fuitine’, coloro che senza avvisare i familiari venivano a Monte. Tutti li aiutavamo, chi li dava l’acqua, chi il mangiare, chi la coperta per la notte. Era un problema per i genitori perché erano allarmati, non sapevano niente, i telefoni non c’erano per avvisare.
D. Ora vengono anche gli emigranti prima c’erano altri che venivano?
R. Gli emigranti non venivano perché il biglietto del viaggio per venire a San Marco costava molto, ma alcune volte venivano alcuni rignanesi anziani, erano molto devoti, ma é stato tanto tempo fà.
D. Cosa diresti ai giovani?.
R: Continuate questa tradizione e Dio e la Madonna con S. Michele vi aiuteranno.
D. Cosa diresti ai preti?
R. Aiutateci a conservare la tradizione e celebrate la Messa degnamente.
D. Ti senti responsabile della compagnia?
R. Mi sento il nonno che vuole bene ai nipoti, ma che non li rimprovera mai, sai ai figli si danno gli schiaffi, ma ai nipoti mai. Per questo voglio aiutare tutti a crescere nella fede e a sapersi accostare degnamente ai sacramenti.