In Francia
'Il piano francese di soccorso alle istituzioni finanziarie, tratteggiato dall’art. 6 della Loi n. 2008/1061, sviluppa un sistema di iniezione di liquidità negli istituti di credito a partire dalla costituzione di una società ad hoc, la Société de réfinancement, deputata a concedere prestiti agli istituti in difficoltà - francesi o stranieri - ammessi a partecipare all’intervento'.
La società, con un orizzonte temporale di 5 anni, può sottoscrivere ed acquistare titoli emessi da tali società. I capitali statali prestati dovranno rientrare nel termine dei 5 anni prefissati.
Nel Regno Unito
'Già ad aprile 2008 la Bank of England adotta il provvedimento denominato Special Liquidity Scheme, finalizzato ad immettere liquidità nel sistema tramite lo scambio temporaneo di alcuni tipi di credito legato ai mutui subprime con titoli di Stato per un ammontare massimo di 100 miliardi di sterline'.
Con operazioni successive vengono iniettati nel supporto del sistema bancario altri 300 miliardi di sterline, tramite l’acquisto di azioni privilegiate.
Le procedure per la concessione di tali crediti sono alquanto trasparenti, al fine di ridare fiducia alla credibilità del sistema creditizio britannico.
In ultimo il Parlamento britannico ha approvato una legge di riforma del diritto bancario inglese, il Banking Act 2009, che potenzia gli ambiti di intervento del potere esecutivo nel caso di difficoltà degli istituti di credito, onde evitare la messa in pericolo del sistema bancario britannico o l’economia reale del paese.
In Germania
Anche la Germania adotta a metà ottobre 2008 un piano di intervento, consistente in 3 misure:

  • sottoscrizione da parte dello Stato di azioni privilegiate per 70 miliardi di Euro.
  • garanzia governativa di durata triennale sui titoli di nuova emissione.
  • acquisto temporaneo di titoli tossici, per un importo limitato a 10 miliardi di Euro.
Contrariamente a quello inglese, il piano tedesco obbliga gli istituti beneficiari di un intervento dello Stato nel proprio capitale a non distribuire dividendi o bonus di qualunque altra specie, almeno per l’anno 2009 ed a limitare a 500.000 Euro la remunerazione annuale lorda degli amministratori delle società aiutate finanziariamente dallo Stato, per tutta la durata dell’aiuto.
Quanto è costata finora la crisi in Germania?
Secondo una studio di Kommerzbank i costi totali ammonterebbero a 474 miliardi di dollari.
In Spagna
Gli interventi spagnoli sembrano ricalcare maggiormente le iniziative americane della prima ora. Tramite il Real Decreto-ley n. 6 del 10 ottobre 2008, si dispone la creazione di un Fondo para la Adquisiciòn de Activos Finacieros, del valore di 30 miliardi di Euro, per l’acquisto di strumenti finanziari problematici.
Anche la Spagna, insieme agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, all’Irlanda ed all’Islanda, deve i suoi alti tassi di crescita alla bolla immobiliare e finanziaria.
Attualmente si trova nel poco invidiabile club dei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna). La Grecia è già 'saltata'. Presto potrebbe toccare all’Irlanda ed alla Spagna. Comunque neanche l’Italia e la Gran Bretagna sono esenti dal rischio di un crack finanziario di tipo greco. Il default di questi paesi (solo la Gran Bretagna mantiene ancora la sua moneta) creerebbe una crisi forse irreversibile dell’Euro.
Il crack della Grecia
La Grecia è il primo paese dell’area dell’Euro ad essere vittima della crisi finanziaria. La crisi ha cadenze drammatiche ed ha inizio all’indomani della vittoria elettorale del Pasok, ad ottobre 2010, quando il nuovo governo corregge al rialzo (al 12.7%) il deficit di bilancio della Grecia. L’agenzia Standard and Poor’s abbassa il rating del debito greco.
I capi di stato europei si dichiarano disponibili a prendere misure adatte alla stabilizzazione dell’area dell’Euro.
Dopo alcune misure prese dal governo greco per migliorare la situazione finanziaria, il 11 aprile 2010 i ministri finanziari europei ed il Fondo monetario internazionale  mettono a disposizione 110 miliardi di Euro nell’arco di 3 anni.
La quota europea ammonta ad 80 miliardi, di cui 22.4 a carico della Germania e quella del Fondo Monetario Internazionale a 30 miliardi.
In Germania questa incombenza allarma l’opinione pubblica. C’è il timore che la Germania, in fase di ripresa economica, debba far fronte al debito pubblico di mezza Europa.
Inoltre la coalizione guidata dalla Cancelliera Angela Merkel è attesa il 9 maggio alla prova di un voto importantissimo nel Nordrhein Westfalen, uno dei più popolosi ed importanti tra i Länder tedeschi. La legge che autorizza il governo tedesco a partecipare al finanziamento della Grecia viene votata il 8 maggio 2010. Il giorno successivo la Merkel perde le elezioni nel Land che va al voto.
Il 22 aprile 2010 Eurostat aggiorna al rialzo il deficit di bilancio della Grecia: 13.6% del PIL.
All’inizio di maggio 2010 la crisi sui mercati finanziari diventa drammatica; i titoli di Portogallo, Irlanda e Spagna, per essere piazzati, richiedono un ulteriore sovrapprezzo da parte degli investitori. Questa situazione porta all’esclusione della Grecia dall’accesso ai crediti bancari. Si teme una crisi dell’Euro.
Il 9 maggio 2010 il consiglio dei Ministri delle Finanze Europei (Ecofin) decide la creazione di un pacchetto di aiuti di 500 miliardi di Euro, dei quali 60 miliardi sono destinati ad un fondo di emergenza. Tale pacchetto è destinato ad assicurare la stabilità dell’Euro e la solvibilità degli Stati membri. Questi, in caso di richiesta di aiuto finanziario, dovranno sottoporsi a severi programmi finanziari e di contenimento dei consumi, decisi insieme all’Europa ed al Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Il 12 maggio 2010 il Fondo Monetario Internazionale versa al governo greco una prima rata di 5.5 miliardi di Euro. Il 18 maggio 2010 gli Stati europei versano 14.5 miliardi di Euro.
In Grecia si svolgono una lunga serie di scioperi generali, che causano enormi disordini.
In Italia
Nella crisi finanziaria mondiale le banche italiane non sono implicate direttamente, ma la crisi dei mercati, che è globale, obbliga anche il governo italiano ad intervenire con delle misure di sostegno.
Strumento principale sono i D.l. n. 155 e 157 del 9 e 13 ottobre 2008, il primo dei quali convertito nella legge 6 dicembre 2008 n. 190, che recepisce nella sostanza anche il D.l. n. 157.
'I Decreti provvedono a determinare la base giuridica affinché il governo possa procedere alla sottoscrizione di azioni privilegiate, emesse dalle banche per aumentare il capitale proprio, concedere la garanzia dello Stato sulle passività degli istituti finanziari e operare uno scambio tra titoli del debito pubblico e troubled assets'.
Le misure italiane non prevedono uno stanziamento massimo, anzi autorizzano il Governo ad individuare, con decreto del Presidente del Consiglio, e stanziare le somme necessarie mediante il taglio di somme già impegnate in precedenti leggi oppure tramite il ricorso all’indebitamento pubblico.